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Dai Beatles al Tibet: le 170 chitarre di Claudio Cardelli
Dai Beatles al Tibet: le 170 chitarre di Claudio Cardelli
di [user #63578] - pubblicato il

Claudio Cardelli ha viaggiato in India, Afghanistan, Iran, Pakistan, Laos, Thailandia, Tibet, producendo una dozzina di documentari per Geo. La sua passione asiatica, poi divenuta umanitaria e politica soprattutto rispetto al Tibet, nasce dall'amore per i Beatles e le chitarre. Claudio ne ha oltre 170 e ne porterà una selezione il 14 maggio a Milano in occasione di Vintage Vault.

Redazione: Buongiorno Claudio, e grazie per essere qui con noi oggi. Vuoi raccontare la tua storia ai lettori di Accordo?
Claudio Cardelli: Mi considero della “beat generation” soprattutto dal punto di vista musicale sebbene già dal 1970 abbia iniziato i miei viaggi in Asia: viaggi che durano tutt’ora. Sono stato in India decine di volte, Afghanistan, Iran, Pakistan, Laos, Thailandia, Tibet…  e ho lavorato con Geo  per oltre vent’anni producendo per loro una dozzina di documentari sui diversi paesi elencati. I Beatles furono i catalizzatori di questa mia passione asiatica che poi è divenuta anche umanitaria e politica soprattutto per quanto riguarda il Tibet. Ho iniziato a suonare la chitarra nel 1965 e nel ’66 ho debuttato con la mia prima storica band i Log con i quali ho continuato periodicamente a suonare fino al 2020. Dal 1997 ho fondato la band dei Rangzen ("indipendenza" in tibetano) con cui ci siamo tolti molte soddisfazioni come registrare un album ad Abbey Road, suonare in India davanti a 10.000 tibetani e il Dalai Lama e, recentemente, suonare tutti brani dei Beatles orchestrati al Teatro Galli con la "Orchestra Rimini Classica" e il coro "Note in Crescendo". Non sono certamente un virtuoso, ma un vecchio "mestierante" che credo abbia l’esperienza per inserirsi dignitosamente nel nostro sterminato repertorio di oltre 800 brani che comprendono: Beatles, Stones, Kinks, Who, Spencer Davis, Led Zeppelin, Hendrix, Dylan, Doors e, per parlare di chitarre Martin, Crosby Stills Nash& Young.

R: Com'è cominciata la tua passione per le chitarre Martin? E perché proprio Martin?
CC: Come ho già detto è stata sicuramente la West Coast e loro quattro (CSNY) che mi hanno instillato la “Martin Obsession”. Quei suoni, quelle accordature strampalate, quelle foto, poche, che negli anni ’70 potevamo ammirare inebetiti dal loro fascino, suggerivano continuamente quel nome: Martin. Il problema era che in quegli anni (io ho vissuto a Pesaro fino al ’71 e poi a Rimini) dalle nostre parti non si era mai vista una Martin. Giusto le Eko Ranger, per la vicinanza delle zone di produzione nelle Marche, e qualche giapponese circolavano nei negozi di strumenti della provincia e oltretutto a nessuno di noi, concentrati sulle elettriche, veniva in mente di spendere certe cifre per una chitarra acustica. Verso la fine dei ’70 mettemmo insieme un “super gruppo” per tributare i magnifici 3 (o 4 con Young) usando le suddette acustiche con i pickup esterni adesivi alla cassa. Davvero molto scarsi come resa. Dunque l’esigenza di migliorare i suoni delle nostre acustiche venne fuori sempre più prepotente. 

R: Quando hai comprato la tua prima chitarra Martin?
CC: È stato con la fondazione dei Rangzen nel 1997 (dove militano anche i miei due figli Francesco e Riccardo, oltre a Marco Vannoni alla batteria e Enrico Giannini alle tastiere) che c’è stato il primo acquisto: una D28 presa al Music Store di Colonia durante una visita al quartier generale della mia azienda. Messa da parte una Ovation della prima ora con il suo suono “cartonato”, la D28, equipaggiata con un Baggs senza controlli se non il volume, ha cambiato completamente la qualità sonora delle nostre performance. In particolare nel repertorio West Coast e Dylan. Ma ovviamente anche Beatles etc. Subito è iniziata l’ingordigia e il desiderio di approdare alle top di gamma: quelle usate proprio da David Crosby & friends e conseguentemente la voglia di approfondire la storia dell’azienda, i modelli, le specifiche. Pur avendo anche delle Gibson, Collings e Taylor per Martin rimane il mix “letale” del quale non ci si può liberare. Fascino, qualità, look, storia.   

R: Quando hai immaginato per la prima volta di trasformare la tua passione in una vera e propria collezione?
CC: Non lo ricordo esattamente ma la GAS per le chitarre in generale è iniziata nella metà degli anni ’90 un po’ istigato da amici già collezionisti (Tony Imperato e Roberto Cola)  e un po’ con l’incremento della attività concertistica dei Rangzen. Quella per le Martin di fatto è iniziata nel 1998 con il primo acquisto. Mi sono accorto che in cinque o sei anni avevo già messo insieme una trentina tra chitarre e qualche basso mentre mio padre continuava a chiedermi come mai avessi sempre chitarre diverse sul palco... Dunque ero in piena sindrome. Me ne accorgevo dal fatto che quel particolare senso quasi libidinoso di possedere uno strumento che mi intrigava era diventata una piacevole dipendenza.

R: La tua collezione ha un filo conduttore? Quante chitarre comprende oggi? E con che criterio aggiungi o togli strumenti? 
CC: La collezione di Martin (una trentina di pezzi ) comprende tutti i modelli D, diversi modelli 000, 00 e tutte le OM più vari modelli signature e un paio di custom shop. La mia collezione intera è essenzialmente legata alle chitarre possedute dai miei miti. Dunque dalla Harmony Meteor Natural di Dave Davies di You Really Got Me, a quella Sunburst di Keith Richards del primo album degli Stones ( assieme alla Stratotone di Brian of course) fino alle Dan Amstrong, alle Les Paul e alle varie hollow body Gibson quasi tutte rosse. Dalla Rickenbacker 325 di Lennon alla 360 12 di George, e tutte le sue Gretsch (Duo Jet, Country Gentleman e Tennessean) alle varie Epiphone Casino beatlesiane e rollingstoniane. Tutti i bassi Hofner di Paul  e i Framus di Bill. Non sono uno scannato delle Stratocaster, per fortuna, e ne ho solo una decina di cui un paio di “alta epoca” 
Oggi ho circa 170  tra chitarre chitarre elettriche, acustiche e bassi. Anche se qui si parla di chitarre, in particolare di Martin, aggiungo l’altra mia passione. Il Vox AC30, nel ho sei, e il Fender Deluxe. No Marshall at all...
 

Dai Beatles al Tibet: le 170 chitarre di Claudio Cardelli

R: Immagino che nella tua collezione ci siano alcune chitarre a cui sei particolarmente affezionato. Quali sono e perché?
CC: Si, ovviamente. La mia Telecaster Fiesta Red, che suono dal 1967, autografata da David Crosby e Jeff Pevar. Tra le altre alcune sono chitarre appartenute a rock star.  Ho una stupenda Gretsch 6120 del 1959 appartenuta a Graham Nash e da lui regalata a Danny Kotrchmar. Puoi immaginare cosa si prova a metterci le mani sopra pensando a tutti i capolavori che ha inciso? (tra l’altro settata alla perfezione). Una chitarra che ha fatto i due album di Crosby e Nash “Wind on the water” e “Wistling down the wire” e che si vede in braccio a Nash durante lo storico concerto di Wembley del 1974. 
Poi  una decina di anni fa presi una magnifica Gibson ES5 del 1951 già di Kid Ramos e poi sempre di Kortchmar che si vede spessissimo nel film di Scorsese “Lightning in a bottle”. Poi ancora una Rickenbacker 360 e una Jet Firebird del mio caro amico Ivan Graziani. Una Gibson 345 del 1960 di Michel Polnareff…
Come “affezione” sicuramente quelle che ho quasi sempre sul palco. Una Casino del 1962 (numero di serie tre prima di quella di McCartney) Una Les Paul Gold Top del 1968. La Gretsch Tennessean del 1962 e la Country Gentleman del 1963. Telecaster DeLuxe Nera per le song “aperte” degli Stones… 
Insomma le amo tutte e le “favorite” son sempre un problema da indicare.


R: Qual'è la chitarra che porteresti "sull'isola deserta"?
CC: Domanda terribile…. Martin D 45 V acustica, Epiphone Casino elettrica.

R: Puoi anticiparci qualche chicca che esporrai il prossimo 14 Maggio a Vintage Vault? Con che criterio le hai selezionate?
CC: Dipende dal veicolo con cui salirò a Milano - Porterò sicuramente le Martin Mark Knopfer, Eric Clapton, Johnny Cash, CEO; poi una Custom shop 00028 bellissima di due costruite. Varie OM dalla 28V alle OM 42 e 45. Tutta la serie D dal 18 a 45 …La 00028 Italia ( ebbene sì, esiste)  poi altre che valuterò al momento; spero di arrivare a portare almeno una ventina di pezzi. A presto dunque!

Dai Beatles al Tibet: le 170 chitarre di Claudio Cardelli

Il prossimo 14 maggio a Milano, a Vintage Vault, ci sarà una sfilata ricchissima di chitarre vintage acustiche ed elettriche da ammirare, ascoltare e provare. Per scoprirle e comprenderne le qualità e i difetti. Per capire se davvero suonano meglio o se è tutta suggestione. Per scoprire caratteristiche palesi e segrete che le rendono oggetto dei desideri - più o meno oscuri, più o meno dichiarati - di una gran parte dei chitarristi al mondo. Chitarre vintage che saliranno anche sul palco e si faranno sentire, nelle mani abili di alcuni celeberrimi professionisti, per essere messe alla prova e dimostrare se il loro valore è reale o immaginario. 

Nelle prossime settimane che precedono l'evento, unico nel suo genere in Italia, daremo conto costantemente degli strumenti esposti, del programma eventi e delle presenze. Intanto è già possibile acquistare il biglietto d'ingresso a prezzo scontato (solo 6 euro anziché 8) qui.
chitarre acustiche interviste vintage vintage vault
Link utili
Biglietto d'ingresso a prezzo scontato (solo € 6 anziché € 8)
Il sito di Vintage Vault

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