Sistemi rack e massima versatilità
Le possibilità offerte dagli anni ’80 in poi riguardo all’amplificazione del nostro strumento, chitarra o basso che sia, si possono raggruppare in tre tipologie: i combo, gli stack, composti da testata più almeno una cassa e i sistemi modulari a rack.
Un preamplificatore rack può essere composto da più canali, in genere da due a quattro, per poter sviluppare al meglio ogni suono e richiamarlo semplicemente da pedale. Esso può avere, per esempio, un canale pulito e uno distorto, oppure inglobare anche un canale dedicato al crunch, oppure un suono ultra distorto. E’ piuttosto immediato nel suo utilizzo, perché simile a ciò che si vede su combo e testate e non è molto costoso.
Un altro tipo di preamplificatore è invece quello MIDI programmabile, che possiede decine e decine di canali e quindi altrettanti suoni, per poter richiamare tante possibilità timbriche differenti, precedentemente programmate e memorizzate dal chitarrista stesso. L’utilizzo del MIDI serve a richiamare queste memorie e a modificare anche in tempo reale, se previsto, il gain, il volume e l’equalizzazione. La grande versatilità di queste apparecchiature però, costringe spesso il chitarrista a studiare bene il manuale, perché si possono commettere degli errori e ottenere risultati poco validi musicalmente.

Un buon preamplificatore rack del passato è sicuramente l’Ada MP1 con tre canali e due valvole. Si può trovare solo usato tra i 2cento e i 4cento euro, con una regolazione completamente digitale. Uno più economico è invece il Boss GL-100, analogico a due canali, proposto adesso a poco più di cento euro mentre, volendo un finale stereo delle serie Valvestate, si potrebbe scegliere il Marshall 8008 da 80+80 watt, usato a circa 2cento euro, o un meno potente ma più costoso valvolare Mesa Fifty/Fifty da 50+50 watt e doppia altezza a circa 5cento euro.

Analogamente ai preamplificatori MIDI, si è usufruito di questa tecnologia per offrire al mercato apparati con decine e decine d’effetti, o combinazioni memorizzabili e richiamabili secondo il gusto del musicista. In quelli con display alfanumerico, poi, la possibilità di leggere il nome di un riverbero, come Hall piuttosto che Room, invece che una posizione non ben precisata di un potenziometro, ha contribuito sicuramente alla loro diffusione.
Per gli effetti a rack un buon prodotto è il Rocktron Intellifex, acquistabile anch’esso tra i 2cento e i 4cento euro, dotato di un ottimo convertitore A/D-D/A, che garantisce fedeltà di risposta, requisito principale per non incorrere in distorsioni indesiderate.

Con il progredire dell’elettronica e l’aumento della miniaturizzazione, si sono iniziati a costruire apparati rack che inglobassero sia la parte di preamplificazione del segnale, sia l’effettistica, molto spesso usando uno o più triodi, per riprodurre distorsioni tipiche dei valvolari. Non mancano però moduli validi che usano esclusivamente tecnologia a stato solido.
Tante le aziende che si sono espresse in queste realizzazioni, alcune storiche e conosciute soprattutto per i loro combo e testate valvolari, come MesaBoogie con i vari modelli Quad, Studio o il costoso Triaxis oppure il finale Stereo 2:Fifty, Marshall con il popolare JMP1, che si può trovare a circa 250 euro usato, oppure lo Studio Pre e il finale EL34 da 50+50 watt, che è venduto tra i 4cento e i 7cento euro. Altre marche sono Engl con la famiglia di E-530, E-570 e E-580 e il finale 840/50 oppure Carvin con il Quad-X e Soldano.
Per quelle che producono un po’ di tutto si possono citare gli effetti Yamaha o quelli del Roland DEP-5, che si trova a 2cento euro circa, mentre un loro preampli il GP100 è a circa 4cento euro.
Alcune aziende sono nate anche per questa tipologia di prodotti, come Rocktron che produce il valido Multivalve, o il Piranha a 250 euro usato e il Chameleon nuovo a 3cento euro, Tech21 specializzata ottimamente in effetti con il PSA-1, Seymour Duncan con il modello KTG-1, oppure i famosi Quadraverb e Midiverb Alesis e tutta la gamma dei popolari Rockman.
Tra i costruttori italiani, in tempi recenti, è doveroso citare almeno tre nomi come Brunetti, Masotti e Mark Bass che, su tutte le loro produzioni, rivolte maggiormente ai professionisti o semiprofessionisti, presentano le loro idee e innovazioni.
Queste enormi possibilità, però, sono viste da alcuni musicisti come un dispersione delle forze e dell’attenzione nei riguardi dello studio della tecnica, ma è anche vero che offrono il sistema migliore, soprattutto nei concerti, per l’arrangiamento dei vari brani.
Per questo, dopo che a fine anni ’80 sembrava terminato il ruolo dell’effetto a pedale, si è assistito a un loro ritorno per merito della riscoperta del blues, che predilige pochi effetti e semplicità nella strumentazione, oltre che una tecnica consolidata. Questa rinascita dell’effetto a pedale ha avuto come conseguenza uno nuovo sviluppo di aziende, molto spesso anche artigianali e il ritorno sul mercato di marchi storici, con le riedizioni dei loro modelli e lo sviluppo di nuovi.
Negli anni ’90 si è pensato bene di riunire alcuni effetti a pedale dello stesso marchio in dei multi-effetto, soluzione compatta ed economica superata sicuramente dal successivo avvento della tecnologia a modelli fisici.
Una possibilità ancora poco usata è invece quella della triamplificazione, dove un sistema standard, combo, stack o modulare amplifica e riproduce il suono della chitarra diretta, mentre una copia del segnale dello strumento arriva a un’unità d’effetti, che viene amplificata stereofonicamente e riprodotta con altre due casse.
Si può lasciare una parte del segnale diretto, anche alle due casse aggiuntive, oppure escluderlo del tutto a seconda delle preferenze. Il vantaggio deriva dal fatto che è possibile regolare potenza, numero, tipo dei coni ed equalizzazione separatamente tra le due amplificazioni.
Non esistono modelli costruiti appositamente per questo scopo, ma è il frutto di esigenze chitarristiche di alcuni professionisti, che spesso rimangono una voce fuori dal coro.
Il Rack lo vedo buono solo quando si fa vita da palco e ogni giorno o quasi devi spostarti per andare a suonare avendo tutto dentro i "case" con le ruote e grande protezione.
Il Combo+chitarra+effetti è ancora la scelta migliore.
(devo specificare... secondo la mia onesta opinione ??.... naa dai è superfluo)
"volendo un finale stereo delle serie Valvestate, si potrebbe scegliere il Marshall 8008 da 80+80 watt, usato a circa 2cento euro, o un meno potente ma più costoso valvolare Mesa Fifty/Fifty da 50+50 watt e doppia altezza a circa 5cento euro."
Non so quanto sia giusto dare al Mesa del "meno potente" rispetto al Marshall xchè in realtà suona 10 volte di più...
Non si compara la potenza tra un transistor e un valvolare perchè sono drasticamente diverse.
Possiamo comparare il Mesa 50:50 con eventualmente il Marshall 9100 e il valvstate con un finale a transistor qualsiasi.
Comunque bell'articolo sul rack sistema ormai poco usato ma che personalmente amo molto e non riesco a separarmene...
Affidarsi solo ad un "brand" per pre e finale non fa per me.... mi piace l'idea di poter mescolare le "carte".
Non voletemene... odio il pedalame... lo trovo poco affidabile, poco versatile e (a parte rari casi tipo eventide o similari) degradante del suono... so che scatenerò un sacco di polemiche ma vengo dagli anni '80... sono cresciuto così :-)))
La pedaliera era fatta ad opera d'arte con alimentazioni separate per pedali pre e post ampli, "frusta" per "andare" e "tornare" dall'ampli, attenzione ai ground loop ecc, ma quando ti capita una alimentazione "sporca" già dalla presa è difficile uscirne fuori, oltre al fatto di avere un sistema troppo pieno di fronzoli e di avere come al solito il problema di attivare-disattivare più pedali (lo sò che oramai ci sono molte patch bay per fare peset!).
Quindi via tutti i pedali (che poi erano 6 in tutto) e ho preso un bel (fantastico per me !) rocktron piranha con un rocktron xpression per i calssici effetti (non mi servono effetti speciali da film di fantascienza!) e un finalino a rack da 50+50w e una o due casse 1x12.
Quando suono ho solo una pedaliera midi con 10mt di cavo che vanno al rack e vai.
L'ho usato oramai da un pò e praticamente ho annullato tutti i rumori oltre al fatto di avere la comodità dei preset.
Ovviamente per le prove non mi porto tutto l'attrezzo ma solo un Distorsore e un Delay e in caso di micro concerti uso una red box per entrare nel PA.
Ad essere onesto ciò che mi piaceva e mi piace dei sistemi a rack è la possibilità di cambiare suono con un semplice pedale, passando dalle distorsioni più cattive ai puliti piu' cristallini senza dover fare delle corse sui pedali, e la semplicità delle connessioni (sempre rimanendo in sistemi rack umani)
Ciò che invece i sistemi a rack non riescono ad ottenere rispetto ad una testata (secondo il mio modestissimo parere) è "bucare il mix".
Con la testata riesco ad ad uscire meglio dal mix, la sensazione che avevo con il rack era quella di avere uno suono sempre un po' indietro rispetto agli altri della band.
Oggi cerco di usare una soluzione che integri il meglio delle due cose, testata e multieffetto controllati vai midi, cosi' cambio canale e suono con un pedale, e qualche pedalino: un compressore e 2 overdrive per dare dei colori un po' diversi alla testata, mentre tutte le modulazioni le lascio al G-major.
ciao ciao
Ti dico la mia esperienza.
Nel rack ho usato per forza di cose un finale a transistor (si bello il valvolare ma chi selo incolla? io mica sò Petrucci che ha gli schiavi che gli portano il rack!)
E quindi secondo me il problema stà nel finale.
Per prova ho usato il mio rack entrando del return della testata (randall RG50) anzichè il finale nela rack e la diffenrenza si è sentita, oltre al fatto che il finale valvovare si tira fuori più bassi e più dinamica.
Quindi se mi ricapita un palco grandicello dove suona solo il mio gruppo tutta la serata posso anche fare un sforzo e portare tutto (rack + testata), altrimenti mi porto solo il rack.
Il flightcase ha la maniglia e le ruote come i trolley, e potendolo portare separato dalla casa ha un peso minore di un combo di pari numero di coni.
ma quando serve, sulla testata c'è sempre il posto per un bel multieffetto programmabile per ritardi e modulazioni.
un JMP1 e L'intellifex su una cassa 1922. Passai ad un 20/20, sempre Marshall e un Triaxis. Dopo i primi entusiasmi, cominciai a non essere più convinto di un setup del genere. Per vari motivi: ronzii, difficoltà di settaggi, peso, cassa certamente non adeguata, compatibilità tra le varie macchine, ecc. Il Triaxis, per esempio, eccellente Pre ma difficilissimo da settare. Poi, il meglio di se (IMHO) lo dava con il suo finale per eccellenza: il Mesa 50+50 o l'altro 90+90 credo. (corregetemi se sbaglio). Chiaramente il tutto abbinato ad una cassa adeguata. In virtù di tutto ciò, mollai tutto. Tenni il Triaxis, che ancora ho ma non funziona, e l'Intellifex che uso ancora. (ottima macchina). diciamo che feci in tempo a prendere ancora dei soldi dando dentro l'attrezzatura citata, perchè da li a poco, con il ritorno di testate e pedalini, dei rack ti davano poco e niente! Passai subito dopo a testata cassa con una Brunetti Star-t rack e una 1936 per approdare "definitivamente" (gas sempre dietro l'angolo) Ad una H&K Switchblade e Cassa H&K 4x12 e altre cose ancora.
Ciò che voglio dire è che un rack devi saperlo mettere assieme e devi saperlo gestire. Sempre IMHO. Cià
Piesse: bell'articolo e dettagliato, specie per i prezzi.
Per quanto riguarda i pre-valvolari rack non ne ho praticamente provati in prima persona, ho notato con le pedaliere con pre a modelli fisici (in particolare digitech) collegata a finali valvolari una sensazione che cmq il suono fosse piu' indietro, forse dovuto al fatto che il pre non lo tiravo "a manetta" per entrare con un suono potente nel finale. In ogni caso non mi pare facile, nei rack, accoppiare strumentazioni di costruttori diversi, sembra cmq che ci sia molto da lavorare per tirare fuori dei suoni che con un testata/cassa si ottengono con pochi tentativi.
Per i finali valvolari, se guardo nei mercatini trovi dei costi paragonabili alle testate a 2-3 canali valvolari, per cui per me non ha molto senso (quelli a transistor non li considero neanche), prenderei sempre una testata e casomai la uso come finale, ad esempio le testate Randall ed Engl ci si puo' collegare al return e funzionano in tutto e per tutto come finali.
Sono l'unico che usa entrambe le possibilità (rack e pedali) ?
Ah no, anche Castellano, Varini, Stef Burns, Tremonti...
Io mi sono fatto costruire un buffer che splitta il segnale in 2 identici: uno va dritto alla testata Masotti e poi Dragoon V30, l'altro va a pre-fx Digitech gsp2101 poi finale transistor Rocktron e poi (stereo) Dragoon C12H.
E' una sorta di triamp, però anzichè avere la stessa preamplificazione, io uso 2 preamplificazioni diverse, così posso fare cose un po' "strane" tipo segnale dry distorto + segnale wet (100%) pulito etc...
Ma, se suono cose più "da club", uso SOLO un Peavey Classic 30 E BASTA :)
Fare tutto con poco è difficile (ma meno costoso ahimè).
Buona Musica a tutti
Adesso con tributo agli AC DC mi sto sistemando il rack in modo da avere un cassettino dove metto il pedale booster/overdrive e l'accordatore, l'output di questi pedali va nell'input della testata e nel send return sempre il TC ELectronic; tra l'altro stavo pensando che non si tratta sempre di tirarci fuori suoni megaeffettati (chenneso tipo i Def Leppard degli anni 80) ma avere la praticità di tenere gli effetti tutti nello stesso contenitore, così il montaggio/smontaggio e' piu' veloce, poi "hai tutto a portata di mano".
ALtra cosa: ma nessuno ha notato come me che i pre a rack, valvolari e non, piu' finale hanno meno impatto di testate con identiche regolazioni e potenza?
Il tutto lo collego al send return del mio valvolare Rivera 55/112.
Come ha scritto qualcuno , il problema del pre midi a rack è forse la complessità e quindi attenzione che abbiano un buon manuale.
Io devo dire che sfrutto l'apparecchio al 40% delle sue potenzialità, perche' dopo diversi anni alcune cose ancora non ho capito come usarle Ciononostante, per come attualmente lo so usare posso affermare che:
1- i suoni hanno una qualità incredibile...basta mettersi con calma e settarli uno a uno e memorizzarli. Ancora non ho finito di lavorarci uno a uno su tutti i suoni, (non tutti belli di fabbrica), ma di quelli che ci ho messo mano ho tirato fuori almeno una decina di clean cosi' come altrettanti distorti e 5-6 lead (c'e' posto fino a 254 presents, con la pedaliera richiamabili 125) veramente al top
2- il cambio dei suoni e' on fly, senza ritardi e ne' tic ne' toc
3- vuoi mettere il godio di programmare le tue scalette dei pezzi da fare affiancando per esempio ad un certo pulito , con una distorsione calda, ad un'altra con un bel crunch?
La cosa triste è che abbiamo in tanti strumentazioni semi-professionali e andiamo a suonare fuori x 40 euro e una piadina. Un paese triste il nostro anche per chi fa musica...
Ci fosse il dm 4 della line 6 rack lo prenderi domani ma credo lo abbia solo the edge..
Pensavo a un g-major per gli effetti ambiente e sto cercando disperatamente un multieffetto con delle distorsioni decenti.
Avevo un rack della boss ma sembrava di ascoltare una radiolina..
Voi quale consigliate d'acquistare ? fate conto che suono pop-rock quindi vorrei una cosa molto versatile e dai suoni cristallini (parlo di delay, riverbero e sopratutto il CHORUS !!!!! )
Fatemi sapere presto !!!!!!
Grazie mille Vincenzo.
Si trovano per pochi soldi (meno dell'xpression, che se non ricordo male in qualche esemplare aveva pure un problemino di affidabilità di una scheda) e sono molto validi, non ho mai sentito l'expression ma a livello di funzionalità è esattamente identico, penso sia tutto sommato un repackaging.
Ciao
Lorenzo
Da quel poco che so, i TC hanno suoni un pelino più caldi dei rocktron, non hanno il mix del dry analogico e hanno una certa flessibilità in meno nel mixing degli effetti.
L'unico TC che ho avuto a tiro era un g-major, talmente maltrattato che non si accendeva, anche se spesso le manopole del g-major risentivano piuttosto facilmente dell'usura.
Ciao
Lorenzo
In ogni caso provalo, eviterei acquisti per posta se non da negozio, che ogni tanto si beccano apparecchi con qualche problema.
Ciao
Lorenzo
link
Meglio sarebbero intellifex o intellipitch (il chorus dei due è uguale), occhio che è rognoso da regolare perché hai otto voci di chorus con regolazioni indipendenti, non è detto che un suono del genere lo becchi al primo colpo.
Il replifex ha un chorus sempre in quello stile, un pelo meno ricco, ma più "semplice" (diciamo un suono stile "18 and life" dgli skid row), in più ha roba utile come il tap tempo midi e gli switch per cambiare canale all'ampli.
L'Xpression non l'ho mai sentito, devo dire che come caratteristiche è identico, solo che in genere costa di più, quindi meglio quelli vecchi :-)
Io la farei così:
*Scarica i manuali e confrontali
*Cerca un apparecchio a prezzo decoroso che tu possa ritirare di persona
*Vai e provalo.
Come ti dicevo, se non compri da negozi più che fidati evita gli acquisti a distanza. Ogni tanto capita di beccare unità con magari manopole malfunzionanti o simili. È normale, sono apparecchi di una certa età, ma diventa un fastidio se te ne accorgi solo dopo l'acquisto.
Comunque per capire quale prendere, tra rocktron e tc, l'unica è provarli, non ci sono grandi alternative.
Che poi se vai sull'usato non si parla di cifre folli, al peggio li rivendi :-)
Ciao
Lorenzo
Grazie mille aspetto risposta.
-V-
il mio segnale esce dalla chitarra e fa questo giro:
accordatore tc polytune--overdrive mxr zw44--pre jmp1--multifx tc g-sharp in loop parallelo--eq mxr 6 bande--finale mesa 20/20--cassa brunetti 2x12 o vht 1x12.
il jmp1 ha 2 in e 2 out, come il g-sharp. quindi anziche microfonare mi caccio nell'impianto con la cab-sim del jmp1 efettato e uso la cassa come spia.
l'eq mi serve da booster per bucare il mix, e lo uso prima del finale se suono dritto in cassa, o per andare al mixer usando la cassa come spia.
pre, modulazioni e finale stanno in rack; pedali, controller midi e alimentatore su una pedana autocostruita; una cassa in salaprove e live, l'altra a casa per studio.
peso del rack (completo di case), siamo sui 23kg, poco piu di una testata valvolare di medie dimensioni.