Leggenda, fantasia, finzione, ma dopotutto era vero che Chuck stesse cercando qualcosa di nuovo, e ancor più vero è il fatto che l'abbia trovato. Lui come altri. Erano gli anni cinquanta e si suonava rockabilly: puro rock'n'roll. Gli scandali “rock” di Jerry Lee Lewis e di Chuck Berry, il piano, Bill Haley, Charles Hardin Holley (meglio noto sotto il nome di Buddy Holly), Elvis e la nascita di quello che non era più solamente un fenomeno musicale, ma un qualcosa che aveva già oltrepassato i confini, divenendo un'icona della cultura pop.

Nel 1962, la mattina del primo Gennaio, quattro ragazzi si presentavano come da appuntamento alle porte degli studi di Decca, a Londra, dopo un viaggio di dieci ore in un furgone. Mike Smith, l'uomo che li ascoltò suonare, divenne in breve tempo “l'uomo che rifiutò i Beatles”, che pochi anni dopo assaporavano già il piacere del loro successo internazionale. Era scoppiata la “british invasion”, la conquista del mercato statunitense. La stampa di magliette, loghi, la produzione e la vendita di dischi in larga scala. Concerti, magliette, gadget, festival e trasmissioni radiofoniche. Un esplosione di musica e di bussines, di Beatles e di Rolling Stones. Un po' come ora - volendo - solo che allora c'era l'anima nella musica, la passione, la grinta dello show, del rompere gli schemi, la protesta urlata e cantata!
La nascita di così tanti gruppi che portavano con se il marchio dei sentimenti di ribellione dell'America di quegli anni. Quando gli inglesi invadevano gli Stati uniti e gli Stati Uniti invadevano il Vietnam.
Tutto sembrava così straordinariamente nuovo e moderno. Hendrix si preparava a trasformarsi in quello che è ora considerato uno dei più grandi chitarristi di tutti i tempi e il mondo dei giovani esibiva la sua protesta condividendo passione, gioia, idee, problemi e soluzioni, sventolando come bandiera universale la musica.

In un certo senso, pensandoci, la musica è lo specchio vivo, reale e diretto di una società. È la massima espressione, così come ogni forma d'arte, che sia pittura, cinema o una bella poesia, del pensiero dell'uomo. Di un uomo e di tutti quelli che come lui la pensano in quel modo. La musica è da sempre stata mezzo di condivisione di idee e di sentimenti.
La novità, la genialità di un qualcosa espresso musicalmente che dentro di sé porta sentimento e anima. Questa è stata la verità della musica. Non è questione di chi era più bravo o meno bravo, di “oddio, prima era meglio” ecc... Il fatto è che chiunque abbia voluto fare musica negli anni passati ha sempre trovato un dannatissimo modo di comporla e donarle un cuore, un espressione!
Da Son House ai The Clash, passando per Joan Baez e Kurt Cobain. L'espressione di uno stile di vita, di una moda o di una filosofia, di un modo di essere e di comportarsi direttamente derivato e connesso al nostro essere appartenenti a questa società. Se la musica davvero è l'espressione dell'idea di ognuno di noi, allora dov'è adesso?
Sinceramente mi rifiuto di credere che l'uomo ora non abbia più idee o la forza di reagire, tanto musicalmente quanto socialmente. Al diavolo tutta questa commercialità, economia, business e questo rendere sterile qualsiasi cosa.
Se una volta si faceva musica con i mezzi che si avevano, tirando fuori i migliori capolavori, ora che la possibilità di avere mezzi, strumenti e opportunità ce l'hanno praticamente tutti, dov'è tutta questa genialità? Dove risiede tutta questa “anima”? Per quanto ci sia buona musica e qualche sporadico album davvero ben fatto, è un po' di tempo - credo - che manca un cosiddetto capolavoro. Ci stiamo davvero affidando a fenomeni quali Lady Gaga, Justin Bieber, One Direction? Senza nulla togliere alla loro produzione artistica ovviamente...
La musica è stata ed è tuttora parte della nostra cultura, e conoscere la nostra cultura è un passo fondamentale per ognuno di noi. Cosa aspettano allora i grandi artisti del momento a fare un passo in più e a risollevare con forza e innovazione il livello di musica e di cultura che lasceremo al futuro? Cosa aspettiamo noi a dire “basta non ne possiamo più!” e a stufarci davvero di questa enorme “arte scaduta”? Cosa aspettiamo a far capire a quegli artisti che è tempo di finirla con le solite trovate commerciali?
Forse, sarebbe di nuovo ora di andare a ricercare la qualità.
La qualità della musica, non quella del prodotto finito, inteso come Cd, come numero di vendite.
La qualità vera e propria.