“Culture Clash” è il secondo album degli Aristocrats, trio strumentale composta da Guthrie Govan Marco Minneman e Bryan Beller. Al momento la band è, probabilmente, l’ensemble musicale tecnicamente più evoluto e musicalmente coraggioso presente al mondo.
Spesso si sono viste formazioni stellari, super gruppi allestiti da grandi virtuosi ma, altrettanto spesso, questi esperimenti non sono andati al di là di un album in studio e poche, pochissime, esibizioni live. Ma gli Aristocrats sono una vera e propria band che da un paio di anni gira il mondo spassandosela a terrorizzare tutti i musicisti del pianeta con concerti mozzafiato, sorretti da un’interplay eccezionale, virtuosismi e improvvisazioni folgoranti e stralunate.
“Culture Clash” fotografa la band in un momento di grandissima energia, freschezza e vivacità creativa. Tant’è, che a convincere di questo album è proprio la scrittura. Canzoni, strutture, arrangiamenti che traghettano l’album ben oltre l’esile canovaccio "groove- tema –assolo" di tanta musica jazz e jazz rock. Dopo lunghissimi tour e centinaia di concerti i tre musicisti hanno imparato a conoscersi alla perfezione e, innamorandosi l’uno della follia musicale dell’altro, si sono avvicinati alla composizione di questo album senza inibizioni, divertendosi a giocare coi generi musicali e mescolandoli furiosamente tra loro. E’materiale tosto che diverte ma anche impegna l’ascoltatore. Un reperorio che senza l’ironia e il piglio dissacrante con cui gli Aristocrats suonano potrebbe risultare cervellotico e ostile ma che i tre riescono a far scivolare fluido. Persino i virtuosismi più sfacciati, spudorati e persino gratuiti, risultano irresistibili e strappano un sorriso. Ripercorriamo l’album in una veloce carrellata canzone per canzone.