
In effetti mi ero fatto un'idea romantica di questi guitar hero strafatti, con 100dB di casino nelle orecchie, che accordavano con nonchalance e orecchio perfetto. La realtà è un poco più complessa. Già dagli anni '50 erano diffussi accordatori stroboscopici la cui storia vede intrecciati due nomi importanti dell'industria musicale. Quel Charles Gerard Conn famoso per strumenti a fiato e per la fusione con la Selmer, che negli anni '50 era specializzato anche negli accordatori. E quel Richard Peterson che ha acquistato brand e know-how Conn e che oggi è leader della produzione di accordatori stroboscopici. Un giro su Wikipedia per i particolari sulla storia e sul funzionamento.

Gli accordatori servivano, e servono, a musicisti, accordatori di pianoforti, scuole di musica e orchestre. Oltre a essere presenti in tutti gli studi di registrazione. Ancora oggi sembrerebbe che gli accordatori stroboscopici siano i più precisi e ho scoperto con grande meraviglia che ne esistono modelli professionali da oltre 5mila euro nella gamma Peterson.

L’ST6 è abbastanza facile da usare, è arrivato dall’Inghilterra con il suo trasformatore 60/50. Può essere calibrato attraverso un segnale esterno (un diapason per esempio) o si auto-tara con la frequenza della rete elettrica. All’ingresso si può attaccare il microfono in dotazione o il jack della chitarra e il gioco è fatto. All’interno c’è un motore che fa girare dei dischi e già questo gli da un fascino irresistibile.
Nelle foto un Duane Allman che sembra o molto concentrato ad accordare o un poco perplesso. Fate voi.

In questa foto invece l'ST6 nel backstage dei Led Zeppelin. In rete c’è un’abbondante letteratura per i più curiosi.

Per entrare nel mondo strobo, la cosa più economica mi sembra l’applicazione iStrobosoft Peterson per iOS.