Giacomo Salmoiraghi, insieme al suo socio Giorgio De Lucchi, sono i volti dietro alle chitarre e ai bassi Sciàtt, che in poco tempo hanno imparato a farsi conoscere dagli affezionati di SHG e Custom Shop Milano grazie alle loro forme improbabili e a un DNA vintage-postmoderno che non può passare inosservato neanche nel mare sterminato di strumenti da sogno dei due show.
Giacomo si è fatto voler bene da subito, e ho seguito da vicino e con interesse la sua crescita come liutaio. Ha sempre avuto fisso in testa un unico shape: una chitarra puntuta e affusolata che ottimizzasse l'ergonomia e il bilanciamento dell'insieme. Quando mi ha accennato del suo progetto battezzato 999, le mie orecchie si sono drizzate: la serie Sciàtt 999 sarebbe diventata una linea di chitarre solid body completamente fatte a mano, di liuteria italiana pura ma che, grazie a una serie di accorgimenti, sarebbero state offerte al pubblico a partire dalla cifra di 999 euro.
Con quello che costa il lavoro in Italia, parlare di liuteria sotto i 1500 euro sembra fantascienza, così ho voluto mettere alla prova il suo senso degli affari. Ci siamo scambiati un po' di opinioni e, nel giro di qualche settimana, il disegno era definito.

La mia sarebbe stata una chitarra interamente in mogano, con manico incollato e con tastiera in ebano. Nessun segnatasto, solo i dot sul bordo e un numerino impresso a caratteri dorati a ridosso del 24esimo tasto (perché di fret ne abbiamo voluti 24, anche se raramente mi ritrovo a posare i miei goffi polpastrelli oltre il 15esimo). In piccolo e solo per occhi attenti, la scritta recita "17844": è il mio numero di iscrizione ad Accordo, un tributo dovuto a una chitarra che, di fatto, esiste solo grazie a queste pagine virtuali.

Una caratteristica legata alla serie 999 è il body particolarmente sottile, utile a contenere i costi dei materiali ma anche gradito per il peso ridotto che ne deriva (parliamo di una scheggia da 2,4kg). Una scelta tutta mia è invece quella di adottare una scala da 25 pollici in stile PRS (chi mi conosce sa che è un mio pallino da sempre). Il manico l'ho voluto a C, spesso ma non troppo, e devo ammettere che il lavoro di Giacomo in questo è stato impeccabile: la chitarra è suonante e suonabile in tutta la sua estensione, senza zone morte e con un capotasto in ottone che rende piacevolmente uniforme il timbro delle corde a vuoto, oltre a contribuire a una quantità di vibrazioni imponente, anche da spenta.
Giacomo, amante dei pickup "non standard", sa del mio debole per i Filter'tron e mi ha subito proposto di montarne un paio: due repliche in Alnico V. Ho acconsentito senza esitare e ho appoggiato anche la scelta di abbinarci un ponte fisso in stile hardtail: tra Tremolo e Bigsby, le mie chitarre hanno tutte ponti mobili, e quella che prendeva forma sui nostri appunti era una sfumatura che proprio mi mancava in tavolozza.
Così messa, la chitarra avrebbe lasciato il banco al prezzo di 999 euro, ma Giacomo aveva un ultimo asso nella manica: l'hardware dorato, dalle manopole alle meccaniche fino anche ai fret, è stato un suo regalo. È da sempre una mia fissazione e, abbinato col nero satinato a poro aperto in cui ha confezionato il tutto, ammetto che mi ha strappato qualche attimo di commozione quando, la mattina di sabato 19 novembre, l'ho vista per la prima volta con i miei occhi, esposta al centro dello stand Sciàtt durante l'ultimo SHG.
Quella che state leggendo non è una vera e propria recensione: non troverete un altro strumento come questo nei negozi, e se lo volete uguale dovrete rivolgervi solo a Giacomo. Sarebbe superfluo spiegare quanto asciutti e definiti suonino i bassi anche in distorsione, o come le note cantino fino agli estremi di banda, risuonando con vigore anche sugli acuti in cui molte concorrenti perdono corpo. Sarebbe inutile descriverne i suoni o la loro collocazione in un repertorio che fa capo solo al musicista che l'ha commissionati, quando tra l'altro ho visto chitarristi shreddarci sopra da matti mentre la provavano a SHG, quindi anche in questo la demo allegata lascia un po' il tempo che trova. Qui si tratta piuttosto di me che condivido con i vecchi amici di Accordo un'esperienza unica, che consiglio a tutti, cioè quella di veder prendere forma giorno dopo giorno la chitarra che si ha in testa, tra continui aggiornamenti, foto, pareri e messaggi in chat (per lo più vocali, preferiti da Giacomo quanto odiati da me).
Ci voleva Jackdynamite per convincermi, e ci voleva la sua idea delle 999 per smuovere la mia curiosità, ma l'avventura è stata ripagata. Le sue Sciàtt hanno raggiunto un livello di cura ragguardevole e non ho paura di dire che, a quel prezzo, non troverete una chitarra industriale con la stessa attenzione per i dettagli funzionali.
Molta carne, poco fumo. Giacomo mi ha assicurato che il body è in due pezzi, ma ancora non riesco a individuare la giunzione per quanto è incollato con attenzione, e persino il manico: anche grazie al tacco schiacciato e smussato contro il body sottile, se mi dicessero che è un neck thru, ci crederei.
Tuttavia si tratta di uno strumento spartano, con un solo volume e un tono più un selettore a tre vie di qualità degna. Niente orpelli estetici, hardware più che dignitoso e un solo shape a disposizione (strano sulle prime, ma vi assicuro che ci si fa presto l'occhio e ancor prima si impara ad apprezzarlo sulla pancia), ma tanto basta a farne un'ascia da guerra in piena regola. Quanto al progetto di sfornarle a 999 euro l'una, non so come riuscirà a far quadrare i conti, ma gli auguro di dover mettere da parte tanti "un euro" di resto, perché il ragazzo ha fatto davvero centro.











Se posso fare una osservazione, avrei messo le cinque cifre del numero di iscrizione ad Accordo in corrispondenza dei cinque spazi tra le corde.
Ciao
In ogni caso, per quanto è personale il "codice" dietro quella scritta, che nessuno capirà se non spiegata, ci può anche stare che si veda poco, come un tatuaggetto semi-nascosto :p
È proprio una bella idea questa cosa del prezzo.
Parlami dei pu.
In ogni caso c'è dire che, anche se non credo siano qualcosa di esoterico, il loro lavoro lo fanno: niente problemi di microfonicità, ronzii né altro, e hanno dimostrato anche uno spettro di frequenze piuttosto ricco e una buona risposta al tocco...
questa bassa uscita però aiuta a captare il meglio delle frequenze "buone" della chitarra senza sforzo, regala ottima dinamica e mantiene comunque questi hb molto brillanti. per scurire basta il tono come si sente nel video , se fossero troppo cupi la vedrei difficile schiarirli!
comunque può essere un plus.
E comunque molto bella, con la forma del body che mi ricorda certe Manne
passati 3 anni e mezzo dai primi disegni e il primo basso, la maggior parte dei detrattori di queste forme ora dicono di apprezzarle, in alcuni casi moltissimo. forse è questione di tempo? e se non lo fosse, fa niente, sarebbe un mondo triste senza gusti variegati :)
Ottimo il lavoro di Giacomo, le sue Sciàtt con queste nuove 999 sono finalmente chitarre "esclusive" ma per tutti. Essenziali, spartane, ma ben progettate, di sostanza. Originali, particolari, all'avanguardia ma dal cuore legato alla tradizione.
Auguro tutto il bene a lui perché queste chitarre meritano veramente è auguro a te di divertirtici adeguatamente... È una bomba sotto ogni punto di vista :)
Purtroppo quel corno superiore sa di "già visto", mi richiama subito alla mente le Manne...
A prescindere, W la liuteria italiana!
buon lavoro! :)
Sì, l'intenzione di base era avere un suono comunque aperto (da qui la scelta del pickup al manico un pizzico più arretrato e dei due Filter'tron), ma ammetto che una tale definizione sui bassi mi ha (piacevolmente) sorpreso. Credo sia merito anche del ponte, perché pure da spenta risulta molto asciutta, al punto da ricordarmi un po' la Fireman di Gilbert, che per me è la definizione low-end fatta chitarra!
prima di tutto, meno legno c'è, più "suono c'è" , perchè la massa del legno tende ad assorbire molte frequenze, non che questo sia un male , anzi, molte chitarre han caratterizzato il loro suono anche in questa maniera.
poi oltre questo c'è di mezzo la scala, ben più lunga di una gretsch (24,62 contro 25) che contribuisce a spingere sulle alte e medio alte comunque regalando bassi molto precisi, ci mettiamo anche i pick up che comunque twangheggiano e il risultato è questo.
io personalmente ho spinto per tutto questo perchè, come scrivo sopra in un altro commento è molto più complicato cecare di schiarire un suono che scurirlo, ormai con effetti, equalizzatori, e anche il solo controllo di tono si possono far ingrassare la nostre amate chitarre.
Assolutamente sensatissimo il commento sul "si fa sempre in tempo a tagliare": è valido anche in studio o quando si fanno i suoni live. Meglio tagliare le frequenze che cercare di enfatizzare quello che "non c'è".
Sono strumenti più curati (per forza di cose), il che si traduce spessissimo in una migliore suonabilità.
Io sono contentissimo dei miei strumenti di liuteria e ti auguro di esserlo con questa!
Se suoni una delle mie 999 capisci che pensare ad un sistema scomodo e poco ergonomico , è sciocco, sapendo anche che non regala nulla sul piano sonoro, anzi.
Aggiungo che se uno vuole un sistema differente, scomodo e meno raffinato puó prendersi una "banale" fender et simila di fabbrica
Comunque la resistenza è la medesima della mia wilshire
Spazio c'è !
Purtroppo non sono riuscito a venire a Milano (e la mia Sciàtt si è offesa moltissimo, era già pronta nella sua custodia...) e ho potuto ammirare le 999 solamente in foto.
Non avrei saputo quale scegliere, bellissime entrambe.
Se un colosso come Gibson riesce a mettere sul mercato una chitarra come questa link a quel prezzo, era davvero impossibile fare meglio di 999?
Da un lato credo che i costi si abbattono sicuramente con le economie di scala, ma Gibson deve fare anche i conti col distributore, il negoziante, il marketing etc..
I due progetti si assomigliano dal mio punto di vista, per la filosofia costruttiva che esalta semplicità e la funzionalità.
Mi chiedevo semplicemente se è utopia pensare a chitarre made in Italy con un prezzo super concorrenziale tanto da far passare notti insonni a chi sta pensando a qualcosa made in Mexico, Korea e come nel caso della Firebird anche Made in Usa
La produzione industriale differisce principalmente per il costo del lavoro: una Gibson come quella è costruita con macchinari automatizzati che, a lungo andare, ammortizzano enormemente il proprio costo, ma che hanno senso solo su grosse serie di strumenti (vedi CNC). Anche la catena di produzione influisce: nello stabilimento Gibson, come in molti altri, ogni operaio si dedica a un preciso passaggio costruttivo, con un approccio più simile alla catena di montaggio. Questo consente a una squadra di sfornare qualche decina di pezzi al giorno senza alcuno sforzo. Al contempo, le materie prime vengono acquistate in gran numero per far fronte alla produzione su vasta scala, e i costi si abbassano in proporzione.
Un artigiano, invece, deve fare i conti con tempi enormemente più lunghi, costi maggiori per i materiali e impossibilità (o quantomeno difficoltà) a strutturare il proprio lavoro in modo simile all'approccio industriale in quanto i suoi strumenti sono per lo più delle "one-off", pezzi unici che non giustificherebbero l'acquisto, la programmazione e l'uso di una CNC né l'assunzione di una squadra capace di produrne in gran numero.
Chitarre made in Italy a quel prezzo sono senz'altro possibili, ma tocca ai musicisti cominciare a comprare italiano per consentire agli artigiani di crescere fino a trasformarsi, un giorno, in aziende automatizzate, con CNC e squadre di operai.
Speriamo allora che i musicisti inizino ad orientarsi verso queste chitarre, così che l'artigiano cresca e i costi diminuiscano. Sarebbe fantastico avere un made in Italy a prezzi veramente concorrenziali.
per quanto riguarda il resto ti ha ben risposto Pietro, ma voglio sottolineare che le mie chitarre sono personalizzabili, decidendo scala, radius, forma del manico, pick up, legni , colore ecc... gibson, fender ecc questo non lo offrono, se non nei custom shop al costo di una panda :)