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Il Restauro della Fender Stratocaster del... 1953! [IT-EN]
Il Restauro della Fender Stratocaster del... 1953! [IT-EN]
di [user #63578] - pubblicato il

Non tutti sanno che, nel marzo del 1953, Leo Fender realizzò i primi cento pezzi della nuova rivoluzionaria chitarra elettrica “Solid Body” di Fender, con l’idea di promuoverla all’imminente NAMM Convention di Luglio 1953, in programma a Chicago. Oggi raccontiamo il restauro dell’unico strumento sopravvissuto, fotografato da Leo Fender in persona nel 1953.
Fin dal 1951 Leo Fender stava lavorando a nuove forme per le solid body di casa Fender, tanto che il primo basso elettrico della storia, il Precision Bass, fu il primo strumento realizzato a partire dall'idea di una nuova sagoma "a doppia spalla mancante".
Questo nuovo design, fatta eccezione per il "contour body" che nel 1951 non esisteva ancora, è infatti del tutto assimilabile a quello della Stratocaster, che a quanto pare era nei piani di Leo già da allora.
È però nel 1953 che la nuova chitarra a sei corde diventa un progetto concreto, con evidenti richiami nel design alle chitarre di Paul Bigsby per quanto riguarda la paletta, mentre per il progetto finale del body fu fondamentale sia il contributo di Bill Carson che chiedeva qualcosa di più ergonomico della Telecaster, sia quello di Freddie Tavares, che si ispirò alle onde del mare per uno strumento che nelle loro idee di progetto doveva abbandonare “ogni spigolo” in favore di forme sinuose e morbide, come appunto quelle di un’onda.

Pienamente soddisfatti delle forme di manico e corpo, i progettisti di Fender incontrarono però numerose difficoltà sia dal punto di vista tecnico, nella messa a punto dell’innovativo sistema Tremolo del ponte a sei sellette regolabili, sia dal punto di vista estetico, nel tentativo di superare l’ormai datato look blonde/blackguard delle Telecaster, utilizzando le nuovissime plastiche di colore bianco appena apparse sul mercato.

Per risolvere tutte queste difficoltà, Fender dovette rimandare il lancio della chitarra sul mercato addirittura di un anno. Ma oggi vogliamo raccontare, qui a Vintage Vault, la storia dell’unico strumento sopravvissuto di quel primo lotto di Stratocaster prodotte nel 1953, che presenta caratteristiche uniche.

Lo strumento, recentemente acquisito dal noto autore e ricercatore americano Robb Lawrence in comproprietà con l’amico collezionista Kim Shaheen, ha una storia controversa, ma genuina.

A quanto pare, la chitarra è sempre rimasta nelle mani di un dipendente Fender, che la portò a casa con un collega e la rimontò per poterla suonare. Non è dato sapere se qualcuno in Fender fosse a conoscenza di questo, e pare che Bill Carson avesse dichiarato che alcuni prototipi fossero stati rubati dalla factory nel 1957, ma aldilà della legittimità (o meno) dell’acquisizione, non ci sono dubbi che il body sia il medesimo fotografato da Leo Fender in persona nel 1953.

Il manico originale del 1953 purtroppo è andato perduto negli anni ’60, quando il proprietario lo montò su una Telecaster poi venduta e della quale si sono perse le tracce.

Due sono gli aspetti fondamentali che rendono davvero unico questo body.
Il primo è che è l’unico esemplare noto che mostra la prima versione della cavità per le molle del Tremolo, predisposta per sole tre molle. Questo sistema si rivelò impossibile da regolare con le grandi scalature in uso all’epoca. Infatti, anche nelle vecchie foto in bianco e nero di Leo, si nota che la prima rudimentale piastra di metallo a cui erano ancorate le molle era completamente avvitata, e le tre molle, più lunghe di quelle che poi verranno utilizzate per la versione definitiva, erano tese al massimo. In questo modo il desiderato effetto “vibrato” del ponte non poteva funzionare, specie con un blocco inerziale leggero, di alluminio.

Il secondo aspetto che rende assolutamente incredibile il rinvenimento di questo pezzo di storia Fender è proprio il ponte che rivela, nel blocco inerziale di leggero alluminio, la presenza di soltanto tre fori per l’ancoraggio alle molle, come da progetto originario, ma anche cinque fori passanti laterali. Questi erano utilizzati da Leo per provare un altro sistema di ancoraggio con viti passanti attraverso il blocco e molle di contrasto dedicate, che avrebbero dovuto lavorare tra il blocco inerziale e la parete laterale della cavità del body, di fatto in direzione opposta a quella poi scelta nel progetto definitivo. Fu il primissimo tentativo di sviluppare il sistema Tremolo, da subito accantonato perché pare suonasse malissimo, in maniera estremamente metallica.

Robb e Kim stanno lavorando per restaurare lo strumento in maniera fedele alle fotografie scattate da Leo, e hanno così studiato minuziosamente tutti i dettagli visibili negli scatti dell’epoca, tra cui spicca l’uso di un battipenna di bakelite nera, e manopole dome knobs come quelle in uso nelle Telecaster ed Esquire, ma anche uno switch tip custom realizzato in metallo e una leva prototipale con leggera piegatura e nessun tip in plastica all’estremità.

Quanto alle cover dei pickup, Freddie Tavares, in una intervista con uno storico negoziante di strumenti americano, confermò di aver disegnato e realizzato in prima persona quelle che diventarono le prime cover per i pickup della Stratocaster, costruite per l’appunto in plastica stampata di colore nero, del tutto simili alle iconiche cover viste nelle Strat del 1954, che sarebbero però state prodotte nella fragile miscela bianca di polistirene, impropriamente chiamata bakelite.

Il Restauro della Fender Stratocaster del... 1953! [IT-EN]

Questo rarissimo set originale del 1953 realizzato per uno dei prototipi da Freddie Tavares è ancora nella collezione personale del negoziante americano e non è in vendita, così Robb e Kim si sono rivolti a Francesco Balossino di Cescoscornerguitars, che anni fa portò avanti un progetto decisamente folle e “anti economico” con l’obiettivo di riprodurre fedelmente le prime plastiche della Fender Stratocaster del 1954, che non sono mai state riprodotte come si deve né da Fender né da altri.

Il progetto, chiamato “Short Skirt Project” in onore delle ormai celebri manopole di Tono e Volume della Stratocaster, è stato sviluppato in partnership con il team di ItalyMaker, a Milano, facendo una scansione 3D dei fragilissimi pezzi originali per poi ricostruire delle copie fedeli che fanno davvero giustizia a questi strumenti iconici.

La stampa 3D garantisce due aspetti. Il primo è la relativa facilità di realizzazione, anche se i pezzi vanno poi rifiniti a mano e richiedono molta cura nei dettagli e tempo per la finitura. Il secondo è che sono assolutamente riconoscibili internamente, proprio per le caratteristiche di lavorazione della stampa 3D. Quindi un prodotto che dona il look giusto ma senza possibilità di “inganni” a livello commerciale, nello spirito più puro e genuino del restauro.

Così è stato possibile creare un set di cover per i pickup del prototipo del colore corretto, rifiniti con leggero aging superficiale seguendo il riferimento degli originali realizzati da Freddie Tavares.

Lo strumento sarà parte dell’ultima pubblicazione di Robb Lawrence, attualmente in lavorazione e di prossima uscita.

Il Restauro della Fender Stratocaster del... 1953! [IT-EN]

[EN] The Restoration of a Fender Stratocaster from... 1953!

"Not everyone knows that, in March 1953, Leo Fender made the first 100 pieces of Fender's revolutionary new "Solid Body" electric guitar, with the idea of promoting it at the upcoming NAMM Convention in July 1953, scheduled in Chicago. Today we tell the story of the restoration of the only surviving instrument, photographed by Leo Fender himself in 1953!"
 
It was as early as 1951 when Leo Fender started working on new "shapes" for Fender's solid bodies, so much so that the first electric bass in history, the Precision Bass, was the first instrument made out of the idea of a new "double cutaway" shape.
This new design, - with the exception of the "contour body" that did not yet exist in 1951 - is in fact completely similar to the outline of the Stratocaster’s body shape, which apparently was in Leo's plans even back then.
 
However, it was only in 1953 that the new 6-string guitar became an actual project, with obvious references in the design to Paul Bigsby's guitars as far as the headstock was concerned, while, for the final design of the body, both the contribution of Bill Carson, (who asked for something more ergonomic than the Telecaster), and that of Freddie Tavares were fundamental.  Freddie was inspired by the waves of the sea for an instrument that, in their design ideas, had to abandon "every edge" in favor of sinuous and soft shapes, like those of a wave.
 
Fully satisfied with the shape of the neck and body, the Fender designers encountered numerous difficulties both from a technical point of view, in the development of the innovative "tremolo" system of the bridge with 6 adjustable saddles, and from an aesthetic point of view, in an attempt to overcome the now "outdated" "blonde/blackguard" look of the telecasters, using the brand new white plastics that had just appeared on the market.
 
To solve all these difficulties, Fender had to postpone the launch of the guitar on the market for as much as a year, but today we want to tell, here at Vintage Vault, the story of the only surviving instrument of that first batch of stratocasters produced in 1953, which has unique characteristics.
 
The instrument, recently acquired by the well-known American author and researcher Robb Lawrence in co-ownership with his collector friend Kim Shaheen, has a controversial, but genuine history.
 
Apparently, the guitar always remained in the hands of a Fender employee, who took it home with a colleague and reassembled it so he could play it. It is not known if anyone at Fender was aware of this, and it seems that Bill Carson had stated that some prototypes had been stolen from the factory in 1957, but beyond the legitimacy (or not) of the acquisition, there is no doubt that the body is the same one photographed by Leo Fender himself in 1953.
The original 1953 neck was unfortunately lost in the 60s, when the owner mounted it on a telecaster, which was later sold and of which all traces have been lost.
 
But what makes this item truly unique? Two aspects are fundamental, the first is that it is the only known example that shows the first version of the cavity for the tremolo springs, prepared for only 3 springs. This system proved impossible to adjust with the huge string gauges in use at the time, in fact you can also see in Leo's old black and white photos, that the first rudimentary metal plate to which the springs were anchored was completely tightened, and the 3 springs, longer than those that will later be used for the final version,  They were stretched to the max. In this way, the desired "vibrato" effect of the bridge could not work, especially with a "light" inertial block made of aluminum.
 
The second aspect that makes the discovery of this "piece" of Fender history absolutely incredible is the Bridge, which reveals, in the inertial block made of light aluminum, the presence of only 3 holes for anchoring to the springs, as per the original design, but also 5 side through holes, used by Leo to try another anchoring system with screws passing through the block and dedicated contrast springs,  which should have worked between the inertial block and the side wall of the body cavity, in fact in the opposite direction to the one then chosen in the final design. This was the very first attempt to develop the "tremolo" system, which was immediately shelved because it sounded very bad, in an extremely metallic way.
 
Robb and Kim are working to restore the instrument in a way that is faithful to the photographs taken by Leo, and have thus meticulously studied all the details visible in the shots of the time, including the use of a black bakelite pickguard, and "dome knobs" like those used in the Telecaster and Esquire, but also a custom "switch tip" made of metal,  and a prototype tremolo arm with slight bending and no plastic tip at the end.
 
What about the pickup covers? Freddie Tavares, in an interview with a well known American vintage guitar dealer, confirmed that he had personally designed and made what became the first covers for the Stratocaster pickups, built precisely in black molded plastic, very similar in shape to the now iconic covers seen in the 1954 Strat, which would however have been produced in the fragile white mixture of polystyrene,  improperly called "bakelite".
 
This very rare original set from 1953 made for one of the prototypes by Freddie Tavares is still in the Personal Collection of the American dealer, and is not for sale, so Robb and Kim reached out to Francesco Balossino of Cescoscornerguitars, who years ago carried out a almost crazy and "anti-economic" project with the aim of faithfully reproducing the first plastics of the 1954 Fender Stratocaster,  which have never been reproduced properly either by Fender or others.
 
The project, called "Short Skirt Project" in honour of the now famous Tone and Volume knobs of the Stratocaster, was developed in partnership with the ItalyMaker team, in Milan, making a 3D scan of the very fragile original pieces, and then reconstructing faithful copies that really do justice to these iconic instruments.
 
3D printing guarantees two aspects, first, the relative ease of production, even if the pieces must then be finished by hand and require a lot of attention to detail and time for finishing, the second is that they are absolutely recognizable internally, precisely because of the processing characteristics of 3D printing. So a product that gives the right look but without the possibility of "deception" on a commercial level, in the purest and most genuine spirit of Restoration.
 
Thus it was possible to create a set of covers for the prototype pickups of the correct color, finished with slight surface aging following the reference of the originals made by Freddie Tavares.
 
The instrument will be part of Robb Lawrence's latest release, which is currently in the works and will be released soon
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