Tornano in Italia gli Aristocrats, i super eroi della fusion. I tre virtuosi Marco Minnemann, Guthrie Govan e Bryan Beller confermano a suon di tour mondiali e dischi di essere molto più del circo strumentale che alcuni criticavano. Hanno il suono, le canzoni e il carattere di una vera band, quella che - di sicuro - da tanti anni mancava in questo genere. Da non perdere.
Tornano in Italia gli Aristocrats per un esteso tour di concerti. Il trio formato dai tre virtuosi Guthrie Govan, Marco Minnemann e Brian Beller è stato capace di ridare visibilità e freschezza a un genere come la fusion, intorpidito da anni. Gli Aristocrats hanno imposto la loro maniera grintosa e muscolare di suonare jazz rock, rinvigorendola con inserti stilistici e contaminazioni fin’ora poco battute nel genere: metal, rockabilly, reggae e addirittura country.
Nella musica dei tre, la fusion torna a essere in effetti fusione disinibita e coraggiosa tra i generi; gli scenari sonori e le pulsazioni ritmiche si susseguono in un viaggio frenetico tra virtuosismi, incastri ritmici e armonici folli, aperture oniriche e ironia strumentale.
L’abilità tecnica quasi surreale dei tre è stato lo specchietto per allodole con il quale gli Aristocrats hanno catturato l’attenzione di un’audience ampissima di appassionati del genere. Ma una volta avuti gli occhi puntati addosso, la band ha mostrato di essere ben di più di un semplice circo virtuosistico: l’interplay, la coesione ritmica, il songwriting accattivate, il muro di suono, l’empatia durante le improvvisazioni sono i veri elementi che letteralmente ipnotizzano durante un concerto di Govan, Beller e Minnemann. Elementi che li fanno apprezzare e percepire come una vera e propria band e non come l'ennesimo ensemble di strumentisti eccezionali. Ascoltare - e vedere - per credere.
Oggi gli Aristocrats tornano in Italia per presentare il loro terzo album, “Tres Caballeros”, disco che sintetizza in maniera brillanti gli elementi appena descritti, e ripresentare i loro cavalli di battaglia tratti dai precedenti “The Aristocrats” e “Culture Crash”.
Questo l’elenco completo delle date:
27/01: Genova - La Claque 02/02: Milano – Blue Note 06/02: Verona – Officina degli Angeli 07/02: Bologna – Zona Roveri 08/02: Pordenone – Il Deposito 10/02: Firenze – Teatro Puccini 11/02: Terni – Auditorium Gazzoli 14/02: Palermo – Zsa Zsa 15/02: Cosenza – B-Side
Quoto alla grande... sentiti più volte ma il loro sound è troppo spastico per le mie orecchie... Govan come al solito grandissimo ma lo preferisco nel suo album solista...
Carrera•
10 anni fa
Tornerò a vederli. Li ho già visti dal vivo due volte e li ho sempre apprezzati molto. Ogni volta di più. La differenza e loro punto di forza è il fatto che pur improvvisando molto c'è sempre sotto la solidità delle canzoni. Confesso di essere andato per Govan ...( mostruoso) e di essere però ogni volta uscito incantato da Minnemann. Davvero raccomandatissimi!
rickyfigoli•
10 anni fa
Già visti e biglietto per Firenze preso da tempo. Funamboli.
cosmorama•
10 anni fa
A Roma no?
:-/
Gianni Rojatti•
10 anni fa
No, c'è anche Roma. Il 18/02 al Planet Live. Aggiunto ora nell'articolo.
McPex•
10 anni fa
Bravissimi e noiosissimi.
ildottore•
10 anni fa
Li ho sentiti l'ultima volta che sono venuti in Italia, sono dei mostri e andrò sicuramente a sentirli di nuovo, sono dei mostri!
Baconevio•
10 anni fa
non ho mai sopportato quei gruppi di cui non saprei citare nemmeno una canzone.
avverto già i loro difensori volare a scrivere qui sopra "e allora perchè leggi l'articolo!?"
l'ho letto perchè si tratta di musica sempre e comunque, e perchè non voglio privare il mondo del mio pensiero sugli aristocrats: mi procurano crisi di nervi ogni volta ce sento dodicimila note al secondo.
Spacecaster•
10 anni fa
Concordo col commento di Baconevio. Poi ovviamente l'ascolto è una cosa troppo personale per poterne disquisire.Credo comunque che ci sia una sostanziale differenza tra chi sia capace di suonare musica difficilissima e tra chi è capace di emozionare.Tra chi è un vero virtuoso dello strumento e tra chi è capace di scrivere musica immortale.
Credo che gli aristocrats rientrino nel primo termine di paragone
Baconevio•
10 anni fa
esatto. il punto non è (MAI) andare a polemizzare sui gusti personali...ci mancherebbe.
ripeterò all'infinito: li ho ascoltati (non dal vivo), per me sono bravi a fare acrobazie sullo strumento...ma suonare (quindi emozionare) per me è altro. ho appena finito di leggere "luce & ombra"..testo fondamentale sull'opera di jimmy page...andate a comprarla di corsa!
Accordo.it e i nostri partner utilizzano cookie tecnici essenziali per il funzionamento del sito (inclusi i servizi di login e abbonamento).
Con il tuo consenso, vorremmo utilizzare anche cookie analitici e di profilazione per migliorare la tua esperienza e mostrarti annunci personalizzati.
Puoi consultare la nostra Informativa sui Cookie.
:-/
avverto già i loro difensori volare a scrivere qui sopra "e allora perchè leggi l'articolo!?"
l'ho letto perchè si tratta di musica sempre e comunque, e perchè non voglio privare il mondo del mio pensiero sugli aristocrats: mi procurano crisi di nervi ogni volta ce sento dodicimila note al secondo.
Credo che gli aristocrats rientrino nel primo termine di paragone
ripeterò all'infinito: li ho ascoltati (non dal vivo), per me sono bravi a fare acrobazie sullo strumento...ma suonare (quindi emozionare) per me è altro. ho appena finito di leggere "luce & ombra"..testo fondamentale sull'opera di jimmy page...andate a comprarla di corsa!