
Jimmypioli: Partiamo dagli inizi. Quando e come ti sei avvicinato alla musica?
Filippo Graziani: Diciamo che mi sono avvicinato alla musica non prestissimo nonostante in famiglia si respirasse musica quotidianamente. Il mio primo strumento è stato la batteria ma poi, visto che già mio fratello Tommy la suonava, ho cominciato ad avvicinarmi alla chitarra. Poi è stato un processo del tutto naturale come per tutti, mi sono lasciato andare e ho cominciato a scrivere le mie cose.
FG: Un periodo particolare, considerando che in Italia per un giovane o un gruppo a quei tempi era molto difficile sia farsi notare che trovare posti in cui potersi esibire. D’altra parte è stato formativo perché sin dall’inizio l’esperienza la facevi direttamente sul palco, non c’erano i talent...
FG: No infatti. Inizialmente le mie influenze musicali erano lo stoner rock, il grunge, il post punk . Poi ovviamente anche tutto il classic rock, dai Beatles agli Zeppelin.
FG: È stata un'esperienza molto formativa sia dal punto di vista artistico sia umano. In USA ci sono locali che fanno suonare gruppi ogni sera e in ogni parte e anche il pubblico è molto diverso, la gente va in un locale con la voglia di divertirsi e ascoltare buona musica senza badare troppo alle apparenze.
FG: L'ho approcciato in maniera molto naturale, nel senso che ho respirato la musica e le canzoni di mio padre da sempre. Ovviamente le sensazioni che ho provato inizialmente sono state forti più che altro per il fatto che il pubblico che viene ai concerti vuole sentire quei pezzi e quelle melodie, sebbene con il tempo sia riuscito a liberarmi da quello schema "tributo a" e le ho fatte anche più mie, nuotando tra le armonie dei brani e giocando con le melodie.
FG: Sono stato molto orgoglioso, tuttavia ho pensato che fosse soltanto l’inizio e che evidentemente le cose che avevo da dire e da esprimere erano comunque arrivate.
FG: È una situazione totalmente diversa. Con tutta la band ovviamente sia il repertorio sia la veste dei brani assumono un carattere più rock, tuttavia la situazione in acustico credo abbia un fascino e una magia che con la band al completo non si riesce a provare. E poi suonare solo con poche cose ti mette veramente a nudo a contatto con il pubblico, specialmente in piccoli teatri come questo di Francavilla d’Ete, una vera bomboniera.

FG: Come dicevo prima sono nato e cresciuto respirando la sua musica, e anche le chitarre e gli strumenti li ho sempre avuti a portata di mano sebbene abbia cominciato abbastanza tardi. Papà aveva un rapporto diretto con la musica e la chitarra era lo strumento con cui esprimersi. Era un musicista curioso, gli piaceva esplorare sia i suoni che gli strumenti, era un artista molto aperto.
FG: Papà era uno a cui piaceva provare gli strumenti. Ultimamente utilizzava le Blade, ma durante la sua vita ne ha avute diverse, dalla Epiphone Casino del ’67 con cui ho cominciato a strimpellare, a Stratocaster, Telecaster, la sua storica Gibson ES-345. Ogni tanto ne utilizzo qualcuna, ma preferisco usare strumenti più affidabili in quanto sono chitarre che necessitano molta manutenzione e lavoro per poter essere al 100%, e quindi preferisco tenerle a casa e farle uscire per qualche occasione particolare.
FG: Come ti dicevo prima, ha utilizzato diverse cose nel corso della carriera. Agli inizi usava come chitarre quelle che citavo prima, quindi i marchi storici, con ampli Roland Jazz Chorus che a lui piacevano tantissimo. Poi nel corso degli anni ha anche adottato prodotti nuovi come le chitarre Blade e una di liuteria, e come ampli ha usato anche Marshall JCM 900 e ultimamente anche Peavey.
FG: Quella di questa sera qui a Francavilla d’Ete è l’ultima data di questo lunghissimo tour acustico. Adesso ho bisogno di un po’ di tempo per "disintossicarmi" e per lavorare sul mio nuovo album. Ultimamente sto ascoltando molta musica diversa, se vedessi la mia playlist nell'iPod spalancheresti gli occhi (risate).
FG: Non sono uno che vede tutto nero perché ci sono delle realtà e degli artisti molto interessanti e che hanno molto da dire. Quello che mi preoccupa è l’invasione che ormai è inevitabile dei talent televisivi che sfornano e sfruttano ragazzi magari anche talentuosi ma destinati a bruciarsi dopo il primo singolo o al massimo dopo il primo album. Quello che mi interessa in un artista è la verità, al di là del genere musicale o delle cose che vuole esprimere. La verità potrà anche non farti sfondare, ma sicuramente non ti farà perdere te stesso.
Andrò a sentirmi qualcosa!
L'ho sentito suonare (bene) mentre registrava una trasmissione con Elio e le Storie Tese per RAI 2, il Musichione. Sfoggiava la ES-345 (con Maestro, se ben ricordo) citata nell'articolo.
Da li' ho cominciato a seguiro artisticamente.
Bravo Filippo!