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Kalamazoo KGN12: universo Gibson pre-war da riscoprire
Kalamazoo KGN12: universo Gibson pre-war da riscoprire
di [user #43441] - pubblicato il

L'universo delle chitarre acustiche pre-war non è per tutti i gusti, ma scovare una vecchia Kalamazoo e riscoprire nel suo suono il fascino di quasi un secolo di storia è un'esperienza unica per chiunque, anche per chi non conosce la costellazione di brand minori prodotti da Gibson negli anni '30.
Appurato che siete dei buongustai delle sei corde, da navigato somellier della chitarra vintage ho deciso di portarvi per mano in un viaggio nel mondo delle Gibson pre-war, ossia quelle fatte prima del secondo conflitto mondiale.
Oggi siamo abituati a standard qualitativi impensabili nella prima metà del secolo scorso. La musica era concepita in modo differente e il mondo funzionava in modo diverso: se avevi la grana comperavi chitarre di pregio, sennò ti accontentavi.
Se oggi compri una Epiphone da 200 euro, è una chitarra dignitosa che ti consente di suonare a un livello accettabile, e con pochi centelli in più ottieni già strumenti professionali. Nella prima metà del secolo scorso gli strumenti entry level erano qualitativamente scarsi e con "suonini da cartone pressato". Ricordiamoci che negli anni '20 era il pieno boom delle cigar-box guitar e degli strumenti poveri che oggi stanno prepotentemente tornando alla ribalta, grazie a gruppi americani e singoli artisti come Seasick Steve (che se non conoscete, vi consiglio di guardare su YouTube).
A prescindere, anche le chitarre di pregio erano costruite con criteri differenti per ottenere suoni che oggi definiremmo vintage. Quindi, quando vi approcciate a strumenti anteguerra, non dimenticate di valutarli inquadrando il periodo di appartenenza. Nelle chitarre acustiche le differenze sono macroscopiche. Mi riferisco sempre al punto di vista timbrico.
 
Tornando a noi, vi vorrei parlare un po' delle Gibson del periodo, raccontandovi cosa succedeva in quegli anni per finire recensendo una delle mie bimbe. Sarà per voi quella che nelle degustazioni di vini, si definisce una "verticale".
 
Kalamazoo KGN12: universo Gibson pre-war da riscoprire

Siamo nel 1940, in Polonia se la passano decisamente male. L'Europa se la sta facendo sotto per colpa di un omino con i baffi (no, non l'omino Bialetti, quell'altro: quello che come tutti gli omini ha un ego decisamente più grande di lui e direi, mi si consenta il termine, mal gestito). Gli Stati Uniti stanno tranquilli e beati a guardare cosa succede e ancora non si sono schierati. Succederà l'anno seguente, quando in località Pearl Harbor altri simpatici omini dagli occhi a mandorla decideranno di "risvegliare il Gigante", come avrà occasione di dire l'Ammiraglio Yamamoto dopo il famoso bombardamento. Ma nel frattempo, tutto ciò deve ancora succedere e il nuovo continente balla sulle note delle big band dell'epoca.
Siamo in piena era Swing! Il country scrive pagine importanti, dilaga anche il western swing. Muddy Waters e molti altri bluesman lasciano le campagne e tentano di scrollarsi di dosso il fardello rurale che li vede schiacciati da più di un secolo, attratti dalle luci della città.
 
Intanto, a Kalamazoo nel Michigan, gli eredi del vecchio Orville Gibson sono ben attenti alle esigenze del mercato e anche al fastidioso sguardo del fisco, che come tutti ben sapete di là dall'oceano funziona, cosa che da noi non è così scontata.
In quest'ottica, il nostro amato brand ha da poco più di un decennio inventato il modo di riprendersi dalla grave crisi del '29 e "pagare le bollette", come si suol dire. La famosa crisi del '29 in realtà, come sempre avviene, parte a metà degli anni '20 e trova il suo apice sul finire del decennio. A casa Gibson campare di banjo e mandolini diventa durissima. Anche altri importanti concorrenti come Epiphone stanno saltando e quindi urge trovare un sistema per riempire le tasche salvaguardando il nome.
 
L'uovo di Colombo è dietro l'angolo:
- Come facciamo a vendere tutti gli strumenti che servono per pagare le tasse?
- Idea! Abbassiamo i costi e così allarghiamo il bacino di utenza!
- Sì, bravo, e il prestigio del marchio dove va a finire? Abbassare i costi significa limare sui materiali.
- Antichi che altro non siete! Non necessariamente dobbiamo calare la qualità!
- E come?
- Semplice: paghiamo meno i dipendenti e sacrifichiamo i sacrificabili, così serve pure da monito a chi resta. Prendiamo i modelli già in produzione, togliamo qualche fronzolo qua e là, dove i legni masselli non servono ne facciamo a meno e inventiamo dal nulla una lunga serie di marchi alternativi. Di fatto sono sempre Gibson a tutti gli effetti, ma ci costano meno e possiamo commercializzarli a cifre inferiori senza inficiare il buon nome della famiglia.
 
Voilà, inventato su due piedi il sistema per non finire a gambe all'aria. Lo so, curiosoni, che vorreste sapere quali sono questi marchi, e il vostro affezionato vi accontenta subito: andate a dare un'occhiata a questo sito, che vi schiarite le idee.
 
Torniamo nel 1940 (mi sembra di essere Lucarelli e i suoi gialli). Kalamazoo è il top brand di casa Gibson nella versione alternativa. Produce di fatto i cavalli di battaglia della casa madre a qualche dollaro di meno, mantenendo un ottimo livello qualitativo.
 
Kalamazoo KGN12: universo Gibson pre-war da riscoprire
 
Pare che la chitarra che Robert Johnson imbraccia nella famosa foto con la sigaretta che gli pende dalle labbra sia per l'appunto una Kalamazoo KG14, una replica fedele della Gibson L00 di cui mantiene sia caratteristiche sia i legni (KG sta per Kalamazoo Guitar). A proposito di Robert Johnson, pare che le famose registrazioni della Columbia, per qualche ignoto motivo, fossero uscite a una velocità superiore rispetto al cantato naturale, un po' come se faceste andare il giradischi, non dico a 45 giri, ma diciamo a 38 giri anziché 33. In pratica abbiamo sempre creduto che Robert Johnson avesse una voce acuta alla James Brown, quando invece era bassa, quasi alla Isaac Hayes. Per fortuna recentemente qualche anima pia se ne è accorta e ha posto rimedio all'errore. Se vi interessa, potete sentire qui la vera voce.
 
 
La super goduria di quell'anno a mio avviso è la KGN (N come natural) 12 Oriole.
Parliamo di un vero gioiellino, una L00 fatta e finita con uno splendido top in abete, fasce e fondo in acero, uno stupendo binding in finta tartaruga e, che ve lo dico a fare, tastiera in ottimo palissandro brasiliano. È una goduria per gli occhi e soprattutto per le orecchie.
La KGN 12 è detta Oriole perché porta una decal sulla paletta (deliziosamente a libro, come mamma Gibson) con l'uccellino nero e arancione che da noi è conosciuto come rigogolo (ma suona molto meglio in inglese). Alcuni rari modelli ne sono tuttavia privi, come la mia: narra la leggenda che a un certo punto finirono le decal e, visto che la chitarra venne prodotta solo dal 1940 al 1941, in fabbrica fecero spallucce e dissero "pazienza".
 
Kalamazoo KGN12: universo Gibson pre-war da riscoprire

È una chitarra interessantissima, dall'indescrivibile sapore vintage. Pur essendo sorella della L00, il suono è totalmente differente. L'acero risponde in frequenza in modo diverso dal mogano della sorellina ed è nettamente più chiaro. Le frequenze medio alte sono cristalline e ne fanno per naturale vocazione un oggetto fantastico per songwriter alla Bob Dylan.
Il colore è ambrato lucido, ma con quella patina che ti fa immediatamente capire che sei di fronte alla storia di casa Gibson. Il manico è un fat V che ti scorre tra le mani con una facilità che non ti aspetteresti da un oggetto di quest'età. Se la annusi, senti ancora il profumo del legno. Il binding tartarugato è perfetto nonostante l'età e il battipenna tigrato ti ipnotizza come lo sguardo del pitone Ka nel Libro della Giungla.
Le meccaniche originali hanno preso ormai la brunitura del tempo, ma svolgono ancora il loro lavoro, precise e fluide, fedeli come un Templare al Santo Sepolcro.
 
La custodia rigida, originale con un interno che probabilmente fu blu e poi virato al glicine, racconta la storia di una chitarra che ha viaggiato tanto, ma fra le mani di musicisti che ne hanno avuto cura. Un viaggio che dal Michigan forse l'ha portata nelle terre dove tutto è cominciato, navigando forse dal delta del Mississippi, dove ha preso il suo mojo, fino magari alla California, terra di libertà, di pace, amore libero e blues. Forse ha visto la caotica New York che rinasceva con i suoi songwriter nel Greenwich village.
Avrà accompagnato qualche bluesman nella città del vento a Chicago? Avrà suonato nel quartiere francese della "Big Easy" New Orleans o nella "Alabama, dolce casa"? Non lo sappiamo. Ciò che so per certo è che due anni fa ci siamo conosciuti all'ombra delle due torri e, tra un piatto di tortellini e un bicchiere di Lambrusco, è stato amore a prima vista e non ci siamo più lasciati.
 
 
È una chitarra emozionante, che entra in punta di piedi e ti conquista con un suono caldo ed equilibrato, mai eccessivo, rotondo, preciso.
 
 
Con pulizia e leggerezza ti riporta ad atmosfere del passato e coccola le tue fantasie facendoti immaginare la calma e la bellezza di un tempo che non c'è più, quando per fare il vino si usava l'uva e la si pestava con i piedi, quando il grano si tagliava con la falce. Ti riporta a tempi dove fumavi con la tua pipa di pannocchia, il blues raccontava di amori traditi, di cuori spezzati e i dispiaceri si annegavano nel moonshine distillato al chiaro di luna sui monti Appalachi.
 
 
Amici, vi direi come al solito: se vi capita, almeno provatela. Ma questa volta la vedo quanto mai difficile perché non vi capiterà spesso di trovarne una, o forse mai.
Di prezzi non starei quasi a parlarvene: è rara come il tartufo e la cifra la fa un po' chi ce l'ha. Io non l'ho pagata tantissimo, con poco più del solito millino è entrata a casa mia e nel mio cuore per restarci, ma può arrivare fino alla soglia dei 4mila oggi come oggi.
Ma la realtà è: quanto siete disposti a spendere per vivere un sogno?
Come il buon vino del contadino, ci dovete fare la bocca. Come vi ho detto all'inizio, il timbro delle chitarre pre-war o si ama o si odia. Come il vino senza solfiti è genuina e schietta, e a chi non beve il vino, il Signore neghi anche l'acqua!
chitarre acustiche gli articoli dei lettori kalamazoo kgn12 vintage
Link utili
I marchi minori di Gibson
La storia di Robert Johnson
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