Intanto partiamo dal motore che muove il mercato del vintage, che non è più quello delle origini. La mania per gli strumenti vintage affonda le sue radici alla fine degli anni '70, quando ci si rese chiaramente conto che gli strumenti appena usciti dalle fabbriche, specie dalle due più famose (Gibson e Fender), non erano assolutamente della qualità che ci si aspettava. Finiture, legni, elettronica, probabilmente non avevano il carattere che aveva contraddistinto la produzione del passato. Eric Clapton, già qualche anno prima, aveva cominciato a pensarla in questa maniera, e aveva preso a comprare Stratocaster degli anni '50 per farne degli ibridi, accoppiando manici e corpi secondo le sue esigenze, dando il via a una mania che conosciamo tutti molto bene. Oggi mi viene difficile dire che gli strumenti degli anni '70 sono da buttare. Sicuramente, e sonoramente, non rispecchiano i miei gusti (troppo, come dire, secchi e piatti), ma probabilmente sono in linea con i principi di massima della musica di quel periodo. Ovviamente il contour di una Stratocaster del '56 è due spanne sopra il contour di una sua sorella costruita venti anni dopo. Ma il suono dovrebbe prescindere queste considerazioni estetiche. Quindi, il motore originale a alimentare il vintage era la ricerca di quel classico suono unito a piccoli fattori estetici. Adesso è invece diventato ricerca assoluta dell'autenticità delle parti.

La ricerca spasmodica di viti e knob ha reso il mercato una giungla imperscrutabile, dove meno professionisti e musicisti si addentrano. Il risultato finale è che, in molti, arrivano a odiare il vintage quasi per partito preso, mentre altri lo idolatrano in maniera incondizionata. Quale è l'atteggiamento giusto? A mio parere nessuno ha ragione fino in fondo. Il musicista professionista dirà sempre che a lui basta un buono strumento per avere il suono che ha in testa, che esso sia vintage o di recente produzione poco importa, ed è vero!
Gli esempi si sprecherebbero, quindi non ci provo nemmeno a stilare un elenco di chitarristi che hanno un incredibile vintage sound con strumenti nuovi. Dall'altra sponda del pensiero ci sono però coloro che amano lo strumento vintage e lo paragonano a un quadro, quindi a un'opera d'arte. Questa gente spesso non suona? Ok, poco importa, perché loro tengono viva la memoria di un'arte legata al boom dell'industrializzazione. Non posso dargli torto, perché a me la visione di un vero "two-tone sunburst" su un body scolpito in frassino, recante le iniziali "TG" (il mitico signor Tadeo Gomez) emoziona più di una tela fiamminga larga cinque metri. Quindi l'amore per il vintage è anche accettazione di questo aspetto puramente iconografico.

In questi anni di prove, test, spulciature di foto e copertine di vecchi dischi, mi sono fatto una mia idea riguardante gli strumenti vintage e il loro effettivo apporto e utilizzo. Io sono del parere che niente sarà più bello di un solo su di un pezzo del 1955, eseguito con una chitarra costruita in quell'anno.
Ho suonato i riff di Luther Perkins (sideman di Johnny Cash) su una Esquire del 1952 molto simile a quella usata da lui stesso nelle registrazioni della Sun Records e la magia era tutta lì. La splendida replica del Custom Shop a firma di Cunetto, seppur perfetta in quasi tutti i particolari, si avvicinava al suono originale solo al 70%. Non sto distruggendo uno strumento favoloso (la Cunetto intendo), ma sto semplicemente dicendo che, in quello specifico contesto musicale, l'originale non ha rivali. Ma, dall'altro lato, quanti di noi suonano musica degli anni '50 perfettamente autentica? Io stesso, che campo suonando accezioni relative a questo genere, mi sentirei limitato con uno strumento originale che dà il meglio di sé in una piccola fetta del mio repertorio. E la cosa simile l'ho provata anche su strumenti degli anni '60.
Le Telecaster e le Stratocaster dei sixties hanno un suono e un carattere incredibilmente diverso dalle loro sorelline più vecchie di pochi anni. È incredibile come una Telecaster degli anni '50 sia così aggressiva e ignorante, mentre lo stesso strumento, costruito qualche anno dopo, sia perfettamente bilanciata, squillante e canterina. Eppure, ascoltando un disco di musica western swing anni '50, si capisce che la necessità fosse quella di uno strumento che si "sentisse", che bucasse l'ascolto, e da qui la necessità di uno strumento dirompente. Mentre, paragonando una Telecaster del '65 con un disco di country music dello stesso anno, fa emergere la necessità di strumenti più bilanciati, educati, signorili quasi. Ciò non vuol dire che in mano a un signor musicista l'una non possa fare l'altro, anzi, ma bisogna sempre pensare alle finalità di coloro che progettavano gli strumenti, ossia assecondare i gusti musicali preponderanti per l'epoca di riferimento.

Il mio consiglio è quello di approcciarsi allo strumento vintage con amore per l'epoca in cui è stato concepito, solo così ne apprezzerete le scelte costruttive o le intuizioni geniali di chi lo ha concepito. Se non c'è questo amore e questa ricerca, secondo me, è quasi assurdo pensare di investire in strumenti vintage. Vanno bene le repliche, che sono strumenti fatti veramente bene e con tanta cura e conoscenza.
Nota della redazione: Le foto di questo articolo ritraggono alcune delle fantastiche chitarre d'epoca della collezione privata di Alberto Venturini esposte durante le scorse edizioni di SHG. Mentre leggete queste righe, una selezione del suo miglior vintage profuma le sale di SHG GuitarShow e RitmiShow 2016. I cancelli si apriranno tra poco, e non potete permettervi di mancare!
Sono fermamente convinto della veridicità di quel che dici, dal basso della mia esperienza ho maturato un pensiero molto simile.
Lo strumento rispecchia le esigenze dei musicisti della sua epoca e questo è stato uno dei punti di forza dell'impresa di Leo Fender: costruire strumenti ascoltando i musicisti. Ogni innovazione risponde a una precisa richiesta del pubblico. Una Stratocaster che ricalchi in tutto e per tutto un esemplare del '61, o del 58/59, probabilmente oggi avrebbe pochissimo mercato o meglio, probabilmente venderebbe tantissimo, lasciando però dietro di sè stuoli di chitarristi insoddisfatti. Le riproduzioni "rivedute e corrette" del Custom Shop sono strumenti decisamente più attuali.
Ma basti pensare a quello che Leo Fender ha creato in G&L: strumenti diversissimi dalle sue prime Fender, ma creati per rispondere alle esigenze del mondo della musica di 30 anni dopo le sue prime produzioni. Chitarre chiamate ad interfacciarsi con musicisti e tecnologie profondamente cambiate rispetto a quelle degli anni '50 o '60.
Credo sinceramente che, se oggi Leo Fender progettasse la sua ultima "Fender guitar", darebbe vita a uno strumento molto, molto diverso dalle sue chitarre vintage e magari più moderna di molti strumenti di attuale produzione :)
Detto ciò, resta l'amore, l'emozione e il timbro che solo una chitarra di quegli anni può restituire. Un insieme di caratteristiche che va preso ed amato per quel che è e, soprattutto, che va contestualizzato. Sperando che questa degenerazione del fenomeno vintage non porti esiti tristi.
Oggi, purtroppo, il mercato degli strumenti vintage è diventato fenomeno collezionisti e prescinde dal lato più puramente musicale, tanto che uno strumento è valutato per originalità, condizioni e rarità e non per il suono… Come dovrebbe, sebbene si tratti di materia estremamente soggettiva e volatile.
Tristemente, l'estrema appetibilità di questi strumenti ha fatto sì che essi sono preclusi per la maggior parte dei musicisti, ossia delle persone cui erano destinati.
Però, non sono d'accordo fino in fondo. Alcuni strumenti in particolare per ila bellezza dei suoni che sono capaci di produrre e per il valore iconico che rappresentano (certo c'è anche quello) hanno assunto anche un valore musicale che ne fa dei classici senza tempo, tanto da venire apprezzati anche al di fuori del contesto originario per cui sono stati pensati e nel quale sono diventati famosi.
Probabilmente, usare una chitarra degli anni 50 sarà, oggi, scomodo e, per molti versi, anche poco pratico ma quegli strumenti, figli di un'età dell'oro ancora al confine tra industria di massa e artigianato, sono capaci di rilucere anche in un contesto musicale attuale, come effettivamente avviene…
Poi, dare un valore a questi strumenti è estremamente difficile e soggettivo. C'è il valore di mercato con il quale, ovviamente, volenti o nolenti, occorre confrontarsi.
E c'è il valore che ciascuno di noi da all'oggetto del desiderio che, aggiungo, per fortuna, appartiene solo a noi...
Quanto e' importante per noi la ricerca di quel 100% di autenticità dell'archetipo del suono originale? Ma soprattutto esistono parametri sui quali misurarla? In alcuni articoli precedenti abbiamo "toccato con mano" il risultato di alcune prove comparative molto interessanti, ma ricordo dai commenti che le reazioni erano molto soggettive. Naturalmente se per per un chitarrista la ricerca di quel 100% di autenticità e' cosi' importante va bene prodigare qualsiasi sforzo (anche economico) per avere in mano "the real thing".
Ho iniziato a strimpellare la chitarra nei primi anni '90. All'epoca era già esploso il fenomeno del vintage e Strato e Tele degli anni '50, o prima meta' anni '60 erano già inarrivabili. Pero' si potevano trovare ancora ottimi strumenti Fender del primo periodo CBS, o Gibson dello stesso periodo a prezzi comparabili a quelli del nuovo dell'epoca. Quel tipo di vintage, seppure all'epoca era considerato un po' di secondo rango, aveva un rapporto qualitativo ottimo. Progressivamente nel corso degli anni il concetto di vintage ha inglobato anche una buona parte della produzione anni '70, con conseguente lievitazione dei prezzi.
In secondo luogo, c'è tutta una fetta del vintage che semplicemente non è più replicato, custom shop o meno. Se voglio una Melody Maker me la devo prendere anni '60, non c'è verso. Sono gli strumenti anticonvenzionali, strani, particolari, con identità forte, che forse per questo non esistono più, poco versatili per natura (nell'accezione attuale), rudi, e unici.
Sulla parte del sound giusto per il periodo giusto, è sicuramente vero, ma c'è anche un altro aspetto: alcuni strumenti in contesti diversi rinascono del tutto, come le "student" fender riscoperte dal grunge o dal "rock alternativo". Insomma ce n'è per tutti. Quello che inizio a non sopportare più sono le infinite disquisizioni se sia meglio una Historic o una True Historic e se la smussatura diversa valga il prezzo. La musica è proprio altrove.
:-) :-) :-)
Poi ci prendiamo una messicana una Strato vietcong e siamo felici.
Don Diego è sicuramente attratto come tutti noi dal fascino di uno strumento d'epoca, ma sono convinto che la differenza da lui percepita tra un vero vintage e una riedizione, la più accurata che sia, difficilmente possa essere così grande e significativa, mentre lo è , e ancor di più del 70% citato, se si considera quanto detto nella seconda parte dell'articolo citando valori storici e contestualizzazione con l'epoca: in questo caso la differenza non è quantificabile perchè non si può "riprodurre un'epoca"
L'articolo è bellissimo , perchè pone l'attenzione sul significato intrinseco del vintage, più che su caratteristiche timbrico - strutturali, almeno così l'ho letto io.
link
Questo mi basta.
Battute a parte: l'articolo è -come sempre- del tutto condivisibile. Ma siamo sempre lì: uno strumento ha valore (musicalmente, intendo) in quanto consente di creare quel suono che si cerca: se devo fare ultrametal, del twang di una Tele anni '50 non so che farmene. Ed è verissimo quello che sempre Don Diego diceva in un commento: un professionista, uno che "sa" cosa deve suonare e come, e ha padronanza non solo della tecnica esecutiva ma anche degli aspetti tecnici di uno strumento, saprà come sfruttare le caratteristiche costruttive di una chitarra per tirarne fuori il sound adatto, lavorando in un modo piuttosto che in un altro non solo con le mani sulle corde, ma anche sulle manopole e i settaggi.
E poi certi discorsi hanno un senso se uno suona "plug and play", chitarra e ampli, effettistica zero (o poco più). Perché se poi la chitarra originale di Charlie Christian la passi da un rig con millemila aggiustamenti, allora non è uguale se usi una cinese da 100 euro?
Questo per dire, ancora una volta, che la ricerca di uno strumento "vintage" è più da collezionisti che da musicisti: come qualcuno ha già detto sopra, nessuno si porta in tour una chitarra "pezzo unico" da 15.000 euro o più (diamine, perfino il reverendo Gibbons lascia a casa sia la Pearly Gates '59 sia la Jupiter originale, e sicuramente i suoi strumenti sono più "curati" di quelli di quasi tutti noi). E poi, siamo sempre lì: Gibbons (e tutti gli altri) non hanno "un" suono, ne hanno diversi, e dal vivo li riproducono con varianti anche significative; perfino ascoltando B.B. King, uno che certo non era noto per la varietà dei suoni, ci si rende conto che ci sono differenze importanti non solo tra il live e lo studio, ma anche tra due live registrati a pochi mesi di distanza. E allora, comprarsi una chitarra da 20.000 euro per riprodurre il suono di un assolo che ci è rimasto nelle orecchie (e che magari è così perché quando l'hanno registrato nel '53 il microfono era stato messo storto ;) ) forse a un musicista non serve, anche se indubbiamente certe caratteristiche costruttive aiutano. Ma torniamo alla solita domanda: una replica riproduce il 70% delle caratteristiche dell'originale, ma chi ascolta è in grado di percepire la differenza?
Nel 1968 avevo 17 anni e mi sono comprato una Fender Jaguar usata pagandola
100 mila lire, l'ho venduta per 120 mila e nel 1970 mi son preso una Telecaster strausata
anche quella ( sarà stata del '57 o '58 ?? ) e l'ho venduta per 150 mila lire .... Ahimè ...
La Jaguar era un po' fredda e metallica, ma la Tele la ricordo ancora come uno strumento
magnifico e irriproducibile .
Vostro Paolo
Eko era dappertutto e fa parte della cultura musica italiana avendo strumenti a prezzi abbordabili e quindi, propulsori della musica Beat nascente in Italia. Mi sono da molto fatto la domanda "e se Eko facesse riedizioni di qualità moderna?" Per me, è unicamente una questione di look! Se la star giusta la lancia...