Eclettico, estroso, pazzo. Paul Gilbert ha dimostrato molte volte di avere una visione del tutto personale del suono e dell’estetica chitarristica in generale. Dai manici con le frange dei vecchi video didattici alle finte buche a effe della Ibanez PGM, fino alla originale Fireman nata da una Iceman rovesciata, il virtuoso non ha paura di distinguersi con scelte forti.
L’ultima operazione riguarda un profondo aggiornamento tecnico e funzionale riservato al suo acquisto più recente: una Ibanez Iceman del 1978 comprata online e ora data in pasto ai laboratori DiMarzio con una caterva di appunti per le modifiche.

L’idea di modificare un esemplare d’epoca basterebbe a far rabbrividire molti appassionati, ma Gilbert
non ha dubbi: “Perché modificare una chitarra perfetta? Per farla suonare meglio!”.
Lo spiega nel video girato per DiMarzio.
Il primo intervento, com’è lecito aspettarsi, riguarda la sostituzione dei pickup.
Gli humbucker neri cedono il posto a un Tone Zone al ponte e un Air Zone al manico, un twist sulla classica coppia Tone Zone e Air Norton in cui il pickup al manico è scelto per una timbrica più vicina al Tone Zone, ma meno aggressiva, con maggiore controllo sul tocco e sustain in quantità.
Le plastiche diventano color crema, in tinta con la nuova placchetta per il selettore dei pickup sulla spalla superiore, sostituito anche questo.
Cambiano anche i potenziometri, rimpiazzati da dei Di Marzio e abbinati a manopole tipo Ibanez Sure Grip.
Quello più in basso, oltre la base del ponte, regola il volume master. Il tono è quello più lontano dalla mano plettrante. Il poteziometro più vicino alle corde, che normalmente regola il volume di uno dei due pickup nella classica configurazione a quattro manopole per toni e volumi individuali, riporta l’indicazione “Dead”: probabilmente è semplicemente inutilizzato, lasciato al suo posto per non compromettere il risultato estetico finale.
Paul approfitta inoltre di una cavità già presente sul top, vicino al jack d’uscita, per richiedere uno switch con cui porre i pickup parzialmente fuori fase.
L’effetto è un suono nasale, ma comunque ampiamente utilizzabile per volume ed equilibrio insieme alla configurazione standard dei pickup, ricordando per certe sfumature l’impronta della Red Special di Brian May.
Per i più nerd, negli appunti si nota anche l’indicazione per il cambio corde: un set di 008-038 in accordatura standard, responsabile di un’action eccezionalmente morbida considerando anche il diapason corto da 24,75 pollici della Iceman.

È comunque interessante notare come tutte le modifiche siano reversibili. Sebbene lo strumento fosse già a monte modificato con un ponte mobile Kahler senza scasso per le molle in luogo del Gibraltar fisso con stoptail di fabbrica e avesse perso il quarto potenziometro per uno switch dedicato allo split, tutto può tornare alle impostazioni originali senza lasciare tracce evidenti.
Anche negli aggiornamenti eseguiti da Paul non c’è nulla che alteri la struttura in modo permanente come è purtroppo accaduto a molti strumenti vintage che, in particolare negli anni ’80, si sono visti dilaniare il body per inserire humbucker, Floyd Rose e switch di ogni genere.
Paul è un pazzo. “Sì” direbbe qualcuno, “ma mica è scemo”.
Per i più curiosi, l’inserzione da cui Paul ha acquistato la Ibanez Iceman del 1978 è a questo link.
L’ultima operazione riguarda un profondo aggiornamento tecnico e funzionale riservato al suo acquisto più recente: una Ibanez Iceman del 1978 comprata online e ora data in pasto ai laboratori DiMarzio con una caterva di appunti per le modifiche.

L’idea di modificare un esemplare d’epoca basterebbe a far rabbrividire molti appassionati, ma Gilbert
non ha dubbi: “Perché modificare una chitarra perfetta? Per farla suonare meglio!”.
Lo spiega nel video girato per DiMarzio.
Il primo intervento, com’è lecito aspettarsi, riguarda la sostituzione dei pickup.
Gli humbucker neri cedono il posto a un Tone Zone al ponte e un Air Zone al manico, un twist sulla classica coppia Tone Zone e Air Norton in cui il pickup al manico è scelto per una timbrica più vicina al Tone Zone, ma meno aggressiva, con maggiore controllo sul tocco e sustain in quantità.
Le plastiche diventano color crema, in tinta con la nuova placchetta per il selettore dei pickup sulla spalla superiore, sostituito anche questo.
Cambiano anche i potenziometri, rimpiazzati da dei Di Marzio e abbinati a manopole tipo Ibanez Sure Grip.
Quello più in basso, oltre la base del ponte, regola il volume master. Il tono è quello più lontano dalla mano plettrante. Il poteziometro più vicino alle corde, che normalmente regola il volume di uno dei due pickup nella classica configurazione a quattro manopole per toni e volumi individuali, riporta l’indicazione “Dead”: probabilmente è semplicemente inutilizzato, lasciato al suo posto per non compromettere il risultato estetico finale.
Paul approfitta inoltre di una cavità già presente sul top, vicino al jack d’uscita, per richiedere uno switch con cui porre i pickup parzialmente fuori fase.
L’effetto è un suono nasale, ma comunque ampiamente utilizzabile per volume ed equilibrio insieme alla configurazione standard dei pickup, ricordando per certe sfumature l’impronta della Red Special di Brian May.
Per i più nerd, negli appunti si nota anche l’indicazione per il cambio corde: un set di 008-038 in accordatura standard, responsabile di un’action eccezionalmente morbida considerando anche il diapason corto da 24,75 pollici della Iceman.

È comunque interessante notare come tutte le modifiche siano reversibili. Sebbene lo strumento fosse già a monte modificato con un ponte mobile Kahler senza scasso per le molle in luogo del Gibraltar fisso con stoptail di fabbrica e avesse perso il quarto potenziometro per uno switch dedicato allo split, tutto può tornare alle impostazioni originali senza lasciare tracce evidenti.
Anche negli aggiornamenti eseguiti da Paul non c’è nulla che alteri la struttura in modo permanente come è purtroppo accaduto a molti strumenti vintage che, in particolare negli anni ’80, si sono visti dilaniare il body per inserire humbucker, Floyd Rose e switch di ogni genere.
Paul è un pazzo. “Sì” direbbe qualcuno, “ma mica è scemo”.
Per i più curiosi, l’inserzione da cui Paul ha acquistato la Ibanez Iceman del 1978 è a questo link.
E comunque sono del parere che Paul abbia ragione ed io aggiungo che ognuno è libero di stravolgere la sua chitarra come meglio crede se è alla ricerca del suo suono perfetto. Farei la stessa cosa anch'io. Anzi l'ho già fatto più di una volta e lo rifarei ancora.
Perche' quelli " bravi" lo fanno certamente e devo dimostrare al mondo ed al mio gatto che anch'io sono " bravo" ?? NOOOOO!! Se poi cambio un pick up o solo un condensatore ( perchè ormai SONO CONVINTO di essere tra quelli bravi... o fighi - fate vobis- ) quale devo scegliere tra le centinaia che offre il mercato, quello che ha scelto il mio idolo X ? ? certo che no. Credo sia importante avere le idee molto ma molto chiare prima di mettere mani ad uno strumento ( specie se d' annata) e al portafoglio.
Se la copra per collezionarla o con l'idea di rivendersela casomai in futuro il discorso cambia...
Non è una chitarra "d'epoca", è solo un po' vecchia, e le modifiche sono assolutamente comuni e fattibili da chiunque (non servono i laboratori della DiMarzio...).
L'unica vera modifica che avrei fatto io sarebbe stata l'eliminazione di quell'orribile ponte, pesantissimo, inefficace e ammazza-sustain.
L'avrei riportata a T.O.M. + stoptail, come si merita.
Per inciso, quel pontaccio che pesa quasi mezzo chilo (460 grammi, per la precisione) non è nemmeno a montaggio... incruento, nonostante il complesso sistema per agganciarsi ai normali piloni di fissaggio di una gibson-style: richiede infatti una fresatura, seppur limitata, per consentire il movimento di leva e molla sottostanti.
Tutt'altro che reversibile. Bah.
Ne ho avuti due, uno comprato quando era appena uscito, e sembrava una cosa strepitosa, e uno me lo sono ritrovato su una Burny LesPaul Custom (dalla quale l'ho rimosso).
Escursione abbastanza limitata verso il basso -niente a che vedere con un Floyd- e risposta troppo "elastica" che a mio avviso riduce l'attacco e il sustain. Non era precisissimo nel ritorno alla posizione neutrale e non teneva neanche particolarmente bene l'accordatura, motivo essenziale per cui inizialmente lo volevo (in realtà non uso quasi mai la leva).
Il sistema di bloccaggio alla paletta non sostituisce il capotasto, come nel Floyd, ma si colloca dopo il capotasto: facile da installare, ma può contribuire a pregiudicare il mantenimento dell'accordatura.
L'unico aspetto positivo è la facilità di usare la leva "a tirare" (upbending).
Tra parentesi, la versione "stud mount", che in teoria dovrebbe adattarsi senza problemi a chitarre di tipo LesPaul, si fissa al body solamente tramite i piloni posteriori -quelli dello stoptail- mentre davanti rimane semplicemente APPOGGIATO a due supporti che si inseriscono nelle boccole del ponte...
Eppure lo vendono ancora, si vede che a più di qualcuno piace.