La ricca selezione di strumenti andati all'asta includeva alcune chitarre storiche suonate live o nei dischi, oltre a una schiera di strumenti meno noti, della Golden Era e non, che Knopfler si è comprato negli anni per sfizio, come facciamo tutti (ovviamente nei limiti di noi comuni mortali). L'asta ha fatto registrare un risultato superiore a ogni aspettativa, ben al di là di quanto accaduto in passato con strumenti appartenuti a Eric Clapton, Kurt Cobain, Jimi Hendrix, Peter Green, David Gilmour, eccetera.
Particolarmente clamorosa la performance di alcuni strumenti di scarso interesse (se non off-the-wall) e mai apparsi in pubblico, pagati uno spropositop solo per il fatto di aver trascorso qualche anno nel magazzino di Mr. Sultans of Swing.
E se è normale che qualcuno sia disposto a pagare 47.880 sterline per la Höfner comparsa sulla locandina del tour "Kill to get crimson", resta difficile capire il senso di pagare 52.920 sterline per una Danelectro Neptune anni '70 che vale un trentesimo sul mercato del vintage, per non dire delle 37.800 sterline spese per una Eko anni '60 reperibile nei mercatini a meno di 1.000 euro.

Da segnalare anche la cigarbox Daddy Mojo, simpatico gadget che ha spuntato circa quaranta volte il suo valore reale, e la manouche Draleon ("crafted with pride in China" dice l'etichetta) per cui qualcuno ha speso 17.640 sterline, che sarebbe come dire venti volte lo street price, ammesso di trovare un negozio che abbia il coraggio di mettersela in vetrina.

Le Schecter Van Nuys sono le magnifiche chitarre che a fine anni '70 hanno riportato l'America sulla via della qualità. Ma si può pagare mezzo milione per una T-Style rossa, vale a dire cento volte il valore di mercato, solo perché Mark l'ha usata dal vivo qualche volta in gioventù? E se è comprensibile che qualche facoltoso appassionato paghi oltre mezzo milione (di nuovo cento volte il valore di mercato) per la celeberrima Pensa-Suhr MK1 del 1988, resta difficile pensare che altre chitarre costruite per Knopfler dal buon Rudy e pagate almeno venti volte il valore commerciale possano essere un buon investimento.

Poi c'è Fender, un po' in disparte, perché Mark si è tenuto in casa quelle buone e ha messo all'asta giusto tre prototipi della sua signature e una special con pickup lipstick. Va bene, sono rosse e fanno scena, ma che senso ha spendere oltre 100.000 sterline l'uma solo perché sono rimaste stipate per una decina d'anni in casa Knopfler a far polvere?

E con questi chiari di luna colpisce per ragionevolezza la cifra pagata per la Les Paul del 1959, "solo" 693.000 sterline. Sono un sacco di soldi, ma in linea con le quotazioni correnti per il modello (400.000 - 1.000.000 di dollari). Chi l'ha acquistata (beato lui) ha fatto buon affare, perché si è messo in cantina un capitale destinato a rivalutarsi nel tempo molto di più non solo di Eko e Danelcectro, ma probabilmente anche della Les Paul celestina, forse mai suonata da Knopfler e pagata quaranta volte il suo valore di mercato e assai difficile da rivendere se non perdendoci un sacco di soldi.

Se ci chiediamo che senso può avere, potremmo discuterne anni.
Evidentemente ci sono persone estremamente facoltose, che possono permettersi tutto questo.
Diventa comunque un valore affettivo.
Esempio: il sito di Steve vai ha foto e descrizione di tutte le sue chitarre. cito:
"Fender “Stratocaster Road Worn™ 50’s, Maple Fretboard, Black Model: 0131012306”. I ordered 3 strats from Bill Cumisky at Fender. This one, a Jeff Beck model and an Eric Johnson model. I like this guitar a lot and have used it on tracks such as Gravity Storm, John the Revalator, etc. ". Delle altre due qui citate ci sono solo foto senza descrizione. Per queste pagheresti 30/50 volte il loro valore di mercato piuttosto che sborsare qualche centinaio di migliaia di euro per una delle sue Jem iconiche da tour?
Beninteso che (come è successo alle chitarre dell'articolo) se c'è l'accordo tra l'offerta e la richiesta e la chitarra passa di mano facendo contenti venditore e compratore queste mie chiacchiere cessano di significato.
E' evidente che questi prezzi non sono stati pagati nella speranza di realizzare un investimento (come ben spiegato, nessuna delle chitarre citate potrà mai rappresentare un asset in crescita); e allora, la sola spiegazione che resta è che chi li ha comprati sborsando cifre che definire irragionevoli è solo un eufemismo lo ha fatto per il solo piacere di poter accogliere gli amici mostrando "la chitarra di Mark Knopfler", e -nel migliore dei casi- suonandola. Quanto vale, questa soddisfazione? Quanto è giusto spendere per appagare il desiderio del "possesso" di un feticcio, e soddisfare le proprie smanie esibizionistiche? Risposta non c'è, e nemmeno soffia nel vento. Perfino nel Vangelo si parla -bene- del mercante che, per ottenere una perla preziosa, vende tutto quello che ha: la felicità non ha prezzo, e fortunato colui che può permettersi di spendere cifre irriguardose per comprarsene un po'.
Se poi davvero sia sufficiente, beh... E' un'altra storia.
Non le sfuggirà che chi compra questi oggetti non è gente comune, economicamente parlando intendo. Spero anche che non le sfugga la semplice constatazione che "il mercato è quella cosa che periodicamente separa il denaro dai cretini"...
- che ci sia gente al mondo con tanti soldi è un dato di fatto: che alcuni di quelli siano appassionati di rock e/o di chitarre è meno scontato (ma bello: sono umani);
- che quelli possano fare beneficenza (l'asta, come alcune precedenti, aveva anche un importante contenuto di "charity"), pure acquisendo un oggetto dei loro sogni, è usuale, e, di nuovo, li rende umani;
- che i memorabilia "appartenuto a" siano fuori dalle logiche di mercato è un dato di fatto, ma alcuni con un alto contenuto qualitativo, altri meno (es. Gibson LP '59 vs. Eko chennesò)
- che questi avvenimenti generino curiosità nei più è un dato di fatto;
- che questi avvenimenti generino almeno un po' di invidia nei tantissimi "normali" (chitarristi o meno), categoria nella quale mi pongo, è anch'esso un dato di fatto.
IMHO