Sembra che il primato delle valvole nell'amplificazione della chitarra elettrica cominci a vacillare: l'affermazione può apparire azzardata, eppure anche il più convinto sostenitore dei buoni cari vecchi tubi termoionici si sarà accorto che negli ultimi tempi il vituperato sostituto digitale si sta facendo strada e che macchine sempre più performanti stanno mantenendo quelle che un tempo erano promesse un po' velleitarie: Kemper, Helix, Multiamp e simili stanno davvero raggiungendo livelli di fedeltà dell'emulazione non solo della timbrica ma anche del feel e della risposta dinamica dei più classici amplificatori a valvole prima insperati.
Ma il digitale non è per tutti e ciò che più lo caratterizza - l'estrema versatilità - a molti non serve, soprattutto se la contropartita è la complessità della programmazione e la mancanza di immediatezza nel trovare il proprio suono ideale.
Come il rinnovato successo degli effetti a pedale di ogni forma, dimensione e prezzo dimostra come molti chitarristi, probabilmente la stragrande maggioranza, non necessitino delle decine di simulazioni di amplificatori e di effetti necessarie a turnisti e membri di cover band, ma si accontentano di avere il proprio suono base da arricchire con l'uso di pochi (o molti) effetti ben scelti. Per costoro la scelta ovvia era fino a poco tempo fa un amplificatore a valvole, ma oggi sembra che le cose stiano almeno in parte cambiando.
Chi è attento alle tendenze del mercato degli amplificatori avrà notato negli ultimi due anni il proliferare di amplificatori allo stato solido caratterizzati da dimensioni sempre contenute, pesi piuma e potenza ragguardevole. La tipologia è varia: si va dalle mini testate, quasi tutte debitrici della vecchia Crate Power Block (DV Mark, Quilter, Seymour Duncan, la nuova serie Vox MV 50) agli amplificatori per pedaliera (dai minuscoli ed essenziali Electro Harmonix Caliber e Mooer Baby Bomb al completissimo Bluguitar Amp 1, passando anche qui per Duncan). Molti di questi amplificatori, ma non tutti, sfruttano finali in classe D, alcuni hanno una valvola nel preamplificatore, quasi tutti sono completamente analogici: uno solo (Yamaha THR 100) ha un preamplificatore basato su emulazioni digitali ma nell'uso non si discosta da un tradizionale amplificatore analogico. Tutti sono caratterizzati da una qualità timbrica e da una risposta al tocco che si avvicinano sempre di più a quelle delle valvole e in più l'affidabilità, la silenziosità, le dimensioni sempre più contenute e il peso sempre più ridotto sono una forte tentazione anche per coloro che le differenze le sentono, ma sono disposti a un piccolo compromesso a favore della trasportabilità e della comodità d'uso.
Non è da trascurare, inoltre, il fattore economico: le più care e complete tra le mini testate in commercio costano come un valvolare di fascia medio bassa, ma competono per potenza, versatilità e qualità timbrica con amplificatori di livello ben superiore.
Da sempre curioso di tutto ciò che c'è di nuovo nel mondo della chitarra e ora anche spinto dalla necessità personale di un amplificatore piccolo e leggero, ho provato due esempi recentissimi di mini testata, caratterizzati da elementi comuni (progetto italiano da cima a fondo, grande potenza, notevole dinamica, mandata effetti, riverbero, possibilità di lavorare come preamplificatori senza collegare un carico al finale) ma anche molto differenti tra loro (da una parte una sorta di coltellino svizzero di costruzione artigianale, dotato di due canali e di due diversi booster e dunque capace di adattarsi a qualunque contesto anche senza bisogno di pedali di gain esterni, dall'altra una testata monocanale di produzione industriale, dedicata esclusivamente a un suono pulito californiano, ottima base per i pedali). In questa sede, intendo illustrarvi il mio incontro con la testata Southern Amps "the Stalker" custom.

Ho appreso di questo piccolissimo costruttore di amplificatori dal sito di Barbanera - l'utente Mehari, ottimo liutaio brianzolo - che, dopo una breve chiacchierata telefonica, mi ha convinto a contattare il costruttore - su Accordo col nickname di Svalvolman - con il quale ho scoperto di avere parecchi conoscenti in comune.
Giovanni (questo il suo vero nome), geniale elettrotecnico, ha accettato di buon grado di farmi provare una delle sue testate e si è dimostrato estremamente generoso di informazioni e opinioni in materia. È difficile trovare una persona così entusiasta di quello che fa e così disponibile a spiegarlo in modo semplice anche a chi, come me, di elettronica capisce poco.
La Stalker (qui nella versione Custom, vale a dire con una ulteriore riserva di gain rispetto allo standard e due opzioni di boost invece che una sola) è, come anticipato, una piccola testata a due canali. Il primo è un pulito che tende a comportarsi come un valvolare, vale a dire con un incremento di medie e di armonici man mano che il volume sale. L'altro è un distorto con controllo di gain (controllabilissimo, ma ce n'è in quantità incredibili) e master. Arricchiscono la sezione gain due booster presettati e inseribili anche a pedale, uno con enfasi sulle frequenze medio-alte e alte, l'altro più lineare. Entrambi possono essere attivati indipendentemente dal canale utilizzato, permettendo di ottenere suoni sull'orlo della saturazione con il canale pulito e lead più incisivi o più cremosi con il canale drive. Completa la sezione pre un singolo controllo di tono, estremamente efficace e perfettamente utilizzabile lungo tutta la sua corsa (cosa rara).
Il riverbero digitale (chip Hammond) è progettato in modo da cambiare la tipologia dell'effetto - non solo l'intensità - lungo la corsa del potenziometro ed è posto, come il controllo di tono, dopo il ritorno del loop effetti.

L'amplificatore, che pesa meno di tre chili, è contenuto in una scatola Hammond di dimensioni relativamente contenute (potrebbe persino trovare posto in pedaliera) finita con una vernice trasparente che evidenzia l'aspetto grezzo dell'alluminio e l'origine artigianale dell'oggetto. I pannelli anteriore e posteriore sono serigrafati in nero con una grafica eccezionalmente efficace: ogni controllo, entrata e uscita ha la sua etichetta descrittiva e intorno ai potenziometri un motivo tipo rosa dei venti o stella a più punte permette un riferimento di posizione preciso in modo originale e decorativo. Una semplice maniglia metallica laterale permette il trasporto mentre altre due maniglie uguali fungono da rollbar a protezione delle alette per la dissipazione del calore (uno scrupolo più che una necessità, dice il progettista) che si trovano sulla parte superiore dello chassis.
L'aspetto, che ricorda un'apparecchiatura da laboratorio anni '60, può far storcere il naso a chi cerca un design da amplificatore tradizionale o al contrario un aspetto utilitario/modernista da apparecchiatura audio professionale. Io lo trovo semplicemente bellissimo e pieno di carattere. Aggiungo che l'amplificatore può essere, entro certi limiti, personalizzato anche nell'estetica, trattandosi, come già scritto, di un prodotto assolutamente artigianale.
L'alimentazione è fornita da un alimentatore esterno dall'aspetto affidabile. La scelta dell'alimentazione esterna (in linea peraltro con Vox, Seymour Duncan e molti altri prodotti dello stesso genere), può suscitare qualche perplessità dal punto di vista della praticità, ma si rivela certamente una scelta vincente sul piano della silenziosità e dell'assenza di interferenze, nonché dell'affidabilità.
Il costo si aggira intorno ai 700 euro ma, trattandosi di un prodotto artigianale che può essere modificato o adattato elle esigenze del cliente, il prezzo è puramente indicativo.

Messa alla prova con due diverse casse (una vecchia 4x10 Binson e una nuova DV Mark 2x12) e molti strumenti (Stratocaster e chitarre solide e hollowbody con P90, mandoguitar, varie lap steel vintage e persino una baritona) la Stalker si segnala subito per la sua potenza. I 50 watt (a 8 ohm) dichiarati ci sono tutti e la dinamica è simile a quella di un valvolare di potenza anche superiore: i puliti hanno headroom da vendere e l'aggiunta di uno dei due booster (perfettamente calibrati nel volume) accentua l'impressione di trovarsi alle prese con una testata valvolare di alta potenza. I distorti mi hanno dapprima deluso, risultando un po' troppo frizzanti sulle alte: poi ho realizzato che la riserva di guadagno è davvero moltissima (anche troppa per i miei gusti) e che stando nella prima metà della corsa del relativo potenziometro il suono è davvero simile a quello di un valvolare, anche nella sensibilità al tocco e al volume della chitarra. Con il gain su valori bassi si ha un tono sull'orlo della saturazione che fa venir voglia di aprire la scatola e cercare le valvole, che non ci sono, e che è perfetto, come anche il pulito per l'uso di pedali di saturazione esterni (l'ho provata con un Rockett Archer Ikon, un OCD e un Double Muff Fuzz).
Il controllo di tono è davvero efficace e, abbinato ai due booster, non fa sentire la mancanza di un circuito di equalizzazione più complesso nel plasmare i suoni distorti. Un ulteriore confronto con una testata Mesa Mini Rectifier mi ha convinto che ciò che a me non era piaciuto (forse la ragione è anagrafica) può piacere a molti altri e che la versatilità di questa scatoletta è davvero notevole.
Ma il digitale non è per tutti e ciò che più lo caratterizza - l'estrema versatilità - a molti non serve, soprattutto se la contropartita è la complessità della programmazione e la mancanza di immediatezza nel trovare il proprio suono ideale.
Come il rinnovato successo degli effetti a pedale di ogni forma, dimensione e prezzo dimostra come molti chitarristi, probabilmente la stragrande maggioranza, non necessitino delle decine di simulazioni di amplificatori e di effetti necessarie a turnisti e membri di cover band, ma si accontentano di avere il proprio suono base da arricchire con l'uso di pochi (o molti) effetti ben scelti. Per costoro la scelta ovvia era fino a poco tempo fa un amplificatore a valvole, ma oggi sembra che le cose stiano almeno in parte cambiando.
Chi è attento alle tendenze del mercato degli amplificatori avrà notato negli ultimi due anni il proliferare di amplificatori allo stato solido caratterizzati da dimensioni sempre contenute, pesi piuma e potenza ragguardevole. La tipologia è varia: si va dalle mini testate, quasi tutte debitrici della vecchia Crate Power Block (DV Mark, Quilter, Seymour Duncan, la nuova serie Vox MV 50) agli amplificatori per pedaliera (dai minuscoli ed essenziali Electro Harmonix Caliber e Mooer Baby Bomb al completissimo Bluguitar Amp 1, passando anche qui per Duncan). Molti di questi amplificatori, ma non tutti, sfruttano finali in classe D, alcuni hanno una valvola nel preamplificatore, quasi tutti sono completamente analogici: uno solo (Yamaha THR 100) ha un preamplificatore basato su emulazioni digitali ma nell'uso non si discosta da un tradizionale amplificatore analogico. Tutti sono caratterizzati da una qualità timbrica e da una risposta al tocco che si avvicinano sempre di più a quelle delle valvole e in più l'affidabilità, la silenziosità, le dimensioni sempre più contenute e il peso sempre più ridotto sono una forte tentazione anche per coloro che le differenze le sentono, ma sono disposti a un piccolo compromesso a favore della trasportabilità e della comodità d'uso.
Non è da trascurare, inoltre, il fattore economico: le più care e complete tra le mini testate in commercio costano come un valvolare di fascia medio bassa, ma competono per potenza, versatilità e qualità timbrica con amplificatori di livello ben superiore.
Da sempre curioso di tutto ciò che c'è di nuovo nel mondo della chitarra e ora anche spinto dalla necessità personale di un amplificatore piccolo e leggero, ho provato due esempi recentissimi di mini testata, caratterizzati da elementi comuni (progetto italiano da cima a fondo, grande potenza, notevole dinamica, mandata effetti, riverbero, possibilità di lavorare come preamplificatori senza collegare un carico al finale) ma anche molto differenti tra loro (da una parte una sorta di coltellino svizzero di costruzione artigianale, dotato di due canali e di due diversi booster e dunque capace di adattarsi a qualunque contesto anche senza bisogno di pedali di gain esterni, dall'altra una testata monocanale di produzione industriale, dedicata esclusivamente a un suono pulito californiano, ottima base per i pedali). In questa sede, intendo illustrarvi il mio incontro con la testata Southern Amps "the Stalker" custom.

Ho appreso di questo piccolissimo costruttore di amplificatori dal sito di Barbanera - l'utente Mehari, ottimo liutaio brianzolo - che, dopo una breve chiacchierata telefonica, mi ha convinto a contattare il costruttore - su Accordo col nickname di Svalvolman - con il quale ho scoperto di avere parecchi conoscenti in comune.
Giovanni (questo il suo vero nome), geniale elettrotecnico, ha accettato di buon grado di farmi provare una delle sue testate e si è dimostrato estremamente generoso di informazioni e opinioni in materia. È difficile trovare una persona così entusiasta di quello che fa e così disponibile a spiegarlo in modo semplice anche a chi, come me, di elettronica capisce poco.
La Stalker (qui nella versione Custom, vale a dire con una ulteriore riserva di gain rispetto allo standard e due opzioni di boost invece che una sola) è, come anticipato, una piccola testata a due canali. Il primo è un pulito che tende a comportarsi come un valvolare, vale a dire con un incremento di medie e di armonici man mano che il volume sale. L'altro è un distorto con controllo di gain (controllabilissimo, ma ce n'è in quantità incredibili) e master. Arricchiscono la sezione gain due booster presettati e inseribili anche a pedale, uno con enfasi sulle frequenze medio-alte e alte, l'altro più lineare. Entrambi possono essere attivati indipendentemente dal canale utilizzato, permettendo di ottenere suoni sull'orlo della saturazione con il canale pulito e lead più incisivi o più cremosi con il canale drive. Completa la sezione pre un singolo controllo di tono, estremamente efficace e perfettamente utilizzabile lungo tutta la sua corsa (cosa rara).
Il riverbero digitale (chip Hammond) è progettato in modo da cambiare la tipologia dell'effetto - non solo l'intensità - lungo la corsa del potenziometro ed è posto, come il controllo di tono, dopo il ritorno del loop effetti.

L'amplificatore, che pesa meno di tre chili, è contenuto in una scatola Hammond di dimensioni relativamente contenute (potrebbe persino trovare posto in pedaliera) finita con una vernice trasparente che evidenzia l'aspetto grezzo dell'alluminio e l'origine artigianale dell'oggetto. I pannelli anteriore e posteriore sono serigrafati in nero con una grafica eccezionalmente efficace: ogni controllo, entrata e uscita ha la sua etichetta descrittiva e intorno ai potenziometri un motivo tipo rosa dei venti o stella a più punte permette un riferimento di posizione preciso in modo originale e decorativo. Una semplice maniglia metallica laterale permette il trasporto mentre altre due maniglie uguali fungono da rollbar a protezione delle alette per la dissipazione del calore (uno scrupolo più che una necessità, dice il progettista) che si trovano sulla parte superiore dello chassis.
L'aspetto, che ricorda un'apparecchiatura da laboratorio anni '60, può far storcere il naso a chi cerca un design da amplificatore tradizionale o al contrario un aspetto utilitario/modernista da apparecchiatura audio professionale. Io lo trovo semplicemente bellissimo e pieno di carattere. Aggiungo che l'amplificatore può essere, entro certi limiti, personalizzato anche nell'estetica, trattandosi, come già scritto, di un prodotto assolutamente artigianale.
L'alimentazione è fornita da un alimentatore esterno dall'aspetto affidabile. La scelta dell'alimentazione esterna (in linea peraltro con Vox, Seymour Duncan e molti altri prodotti dello stesso genere), può suscitare qualche perplessità dal punto di vista della praticità, ma si rivela certamente una scelta vincente sul piano della silenziosità e dell'assenza di interferenze, nonché dell'affidabilità.
Il costo si aggira intorno ai 700 euro ma, trattandosi di un prodotto artigianale che può essere modificato o adattato elle esigenze del cliente, il prezzo è puramente indicativo.

Messa alla prova con due diverse casse (una vecchia 4x10 Binson e una nuova DV Mark 2x12) e molti strumenti (Stratocaster e chitarre solide e hollowbody con P90, mandoguitar, varie lap steel vintage e persino una baritona) la Stalker si segnala subito per la sua potenza. I 50 watt (a 8 ohm) dichiarati ci sono tutti e la dinamica è simile a quella di un valvolare di potenza anche superiore: i puliti hanno headroom da vendere e l'aggiunta di uno dei due booster (perfettamente calibrati nel volume) accentua l'impressione di trovarsi alle prese con una testata valvolare di alta potenza. I distorti mi hanno dapprima deluso, risultando un po' troppo frizzanti sulle alte: poi ho realizzato che la riserva di guadagno è davvero moltissima (anche troppa per i miei gusti) e che stando nella prima metà della corsa del relativo potenziometro il suono è davvero simile a quello di un valvolare, anche nella sensibilità al tocco e al volume della chitarra. Con il gain su valori bassi si ha un tono sull'orlo della saturazione che fa venir voglia di aprire la scatola e cercare le valvole, che non ci sono, e che è perfetto, come anche il pulito per l'uso di pedali di saturazione esterni (l'ho provata con un Rockett Archer Ikon, un OCD e un Double Muff Fuzz).
Il controllo di tono è davvero efficace e, abbinato ai due booster, non fa sentire la mancanza di un circuito di equalizzazione più complesso nel plasmare i suoni distorti. Un ulteriore confronto con una testata Mesa Mini Rectifier mi ha convinto che ciò che a me non era piaciuto (forse la ragione è anagrafica) può piacere a molti altri e che la versatilità di questa scatoletta è davvero notevole.
Il "sito" effettivamente non c'è... ed è il mio che lo "ospita" come gradito collaboratore ed amico. Ma non è detto (anche se è utile) che o sei su internet o non esisti.
Mi stupisco sempre di vedere come si desiderino sempre caratteristiche artigianali su prodotti industriali e il vice versa su prodotti artigianali.
E' evidente che dal punto di vista commerciale è un'operazione di dimensioni microscopiche anche se dal punto di vista progettuale è invece tutt'altro che improvvisata.
A mio avviso Giovanni al momento fa bene a impegnare le poche risorse che ha a disposizione nella sperimentazione e nella ricerca piuttosto che al packaging e al marketing che, se l'inizio funziona, verrà in un secondo momento.
Per quanto riguarda l'aspetto "DIY" non sono d'accordo con te... è una scelta sia economica che di stile e poi se vogliamo ben vedere ci sono realtà molto più blasonate (vedi Pete Cornish) che hanno sempre tenuto un'aspetto ben più grezzo :D
Per il prezzo, dato che sono apparecchi costruiti uno ad uno e possono avere carratteristiche "custom" questo oscilla in una forbice che, a questo punto, indico sul sito.
io per esempio posso costruire un certo numero di chitarre l'anno... sembra assurdo ma ricevere troppe richieste che non potrei esaudire con i miei metodi di lavorazione potrebbe mettermi in difficoltà.
hai ragione per quanto riguarda l'idea di prezzo.. e infatti ho aggioprnato la pagina.
"cosa", si capisce dalla pagina (le informazioni sono sufficienti ma consiglierò a Giovanni di darmi altre clip da aggiungere) e "dove",si capisce dal mio sito che lo ospita :)
Sul prezzo non mi esprimo: per le mie tasche lo considero alto, questo non vuol dire che sia ingiustificato (ogni tanto si aprono delle diatribe su questo punto).
Innanzitutto dimenticate, almeno in questo caso, il concetto di ampli a transistors per come lo conoscete. Questo che vedete, e tutti gli altri che ho costruito (tra combo e testate circa 13), non ha niente a che vedere con lo standard dello stato solido e, ci tengo a precisare, neanche per fortuna con la classe D. Si tratta di una circuitazione del tutto diversa e originale, frutto di qualche anno di studio e prototipi. Sono felicissimo di non aver copiato nessuno e se ascolterete qualche sample, vi renderete subito conto che questi apparecchi sono dei "transistors" sì, ma del tutto diversi dai soliti. Li lavoro io, a mano, uno ad uno, dalla A alla Z, compresi i disegni sul mobile e la realizzazione delle PCB.
Qualcuno ha, pertinentemente, scritto che il col sistema si vogliono emulare le valvole. La risposta invece è no! Ho voluto semplicemente creare un dispositivo che suonasse davvero bene e che rispondesse coerentemente a tutte le qualità desiderabili di un chitarrista. Risposta dinamica eccellente, ricchezza di armoniche, soustain ottimo e progressione dolce dei colori sonori... Indipendentemente da cosa avrei utilizzato nello specifico. Certo, quelle citate, sono tutte caratteristiche che di solito si ritrovano nei (e si attribuiscono ai) circuiti valvolari.
Eppure, no, lo sviluppo dei circuiti in questione non è stato pensato o impostato per ricalcare pari pari i tube amp.
Lavoro con le valvole da 30 anni e sono anche molto affezionato ad esse... Ed è proprio il fatto che le conosco abbastanza bene che mi ha permesso di potermi staccare dai canoni comuni e di capire perché con esse so ottengono certi risultati e con le tipologie stato solido standard invece no.
Quindi sono partito da lì.
Questo circuito suona bene di suo, al naturale, perchè la componentistica lavora (e di riflesso la produzione delle armoniche avviene), per così dire, in modo naturale.
Vi dirò addirittura di più: la risposta dinamica di questi circuiti è addirittura superiore al 90% dei valvolari. Il nostro comune amico chitarrebarbanera "mehari" ne sa qualcosa al riguardo.
Il nome "Stalker"... su ragazzi, un po' di ironia e leggerezza, dai.
Molestatore, qualcuno che non smette di rompere, ecco il significato. Ho scelto goliardicamente questo nome perchè, a dispetto di peso e dimensioni, il cazzillo fa un sacco di baccano e poi... prendendo in giro me stesso: Quando riparo o modifico un ampli e poi lo provo, amo tirargli il collo, per cui dal vicinato sono stato spesso accusato di essere uno "stalkerizzatore". Immaginate la scena con un jcm 800 o una plexi da 100watt su una 4x12...
Infine, sul fatto che il valvolare oggi costi poco, rispondo: è vero, verissimo. Ma è anche uno dei motivi principali per cui gli stessi ampli sono praticamente inaffidabili. Che senso ha comprare una Fender USA se ci sono le Harley Benton che sono esteticamente uguali, suonano benone anche (e sono rifinite bene) al costo di 200 euro?
Insomma...
A disposizione per qualsiasi osservazione, ovviamente. Ben volentieri
link
Anche i valvolari sono molto cambiati negli ultimi anni, specialmente nel peso e nella trasportabilità, ho un combo DV Mark che pesa meno di 17 kg ed ho costruito un clone Dumble di circa 18 kg.
link )
Test audio del primo Stalker realizzato: link />
Piccola demo della versione II:
link />
Test "Old Rocker" amp:
link
Complimenti e grazie per le demo.
Insomma.. ti faccio un grande in bocca al lupo per il tuo progetto!
Sul digitale tipo Kemper, Helix e simili, posso dire la mia personale che si riassume in: purtroppo il digitale non ha una sua "voce" ma gliela conferisce sempre un apparecchio analogico "originale" che viene profilato. Per cui, mi dispiace ma l'analogico non potrà sparire facilmente. Il digitale, insomma, ha motivo di esistere solo per pura questione di comodità, però sempre e solo se c'è cosa dargli in pasto.
Personalmente, non credo nemmeno che al 90% dei chitarristi servano tutti quei suoni e opzioni.
Anzi. Sempre a mio modestissimo parere, ritengo che coloro che hanno una personalità precisa e distinguibile hanno pochi suoni (e spesso addirittura uno solo).
I più grandi chitarristi della storia avevano e hanno un solo suono (effettistica a parte, ovvio) che, unitamente al loro tocco e al loro stile, li ha resi immediatamente riconoscibili. Non trovate? Brian May, Eddie Van Halen, Eric Clapton, Robben Ford, Carlos Santana, Steve Lukather, Rory Gallagher... Un solo timbro: il loro.
4 suoni su un dispositivo (a cui comunque possono sommarsi pedali vari) sono più che sufficienti per far ogni cosa e avere ogni sfumatura. Il resto lo fa la propria personalità musicale. Questo il mio parere. Troppi suoni sviliscono il carattere distintivo di un musicista elettrico.
Per i turnisti che servono decine di artisti il discorso, allora, può essere diverso.
La prima categoria, a fronte di una sonorità eccellente, ha il contro di pesi importanti, una certa fragilità di base e la necessità di una manutenzione/assistenza costante e programmata. E la qualcosa costa, purtroppo. Se poi, si ha la sfortuna di incrinare un bulbo durante il trasporto... Serata out senza muletto pronto.
Lo stato solido, se ben costruito, obiettivamente, è robusto, ha pesi e dimensioni al confronto ridicoli, non ha particolari necessità di manutenzioni e non ha sostituzioni+tarature inesorabilmente programmate. E il suono di costui può benissimo competere con l'altro.
Si possono ottenere dinamiche eccezionali e ricchezze armoniche di tutto rispetto, con botta, potenza, definizione e attacco micidiali!
Se solo i costruttori famosi avessero voluto farlo per davvero, ci saremmo arrivati tranquillamente 30 anni fa. Ne sono convinto. Anche perchè non credo di essere un progettista migliore degli altri... Forse solo più testardo e lungimirante 😁
Osservazione: le casse peseranno il solito - che si possa inventare una cassa efficiente che sia leggera? Critica: cambia nome! The Stalker non ci sta. Siamo nell'era MeToo e stalking è un reato. Poi, si rischia di allontanare acquirenti al femminile. Qui l'umorismo non c'entra.
Aspetta però... Fama e ricchezza possono arrivare lo stesso, anche con un rinomato caratteraccio, numeri ridicoli di produzione, nessun sito internet, nessuna pagina Facebook e nessun buonismo o morbo di "politica corretta" a tutti i costi.
Dumble, Alexander Howard Dumble... Piacere!
E anche la Cina con i suoi valvolari a prezzo di mattone napoletano, trema!
Per quanto riguarda il prezzo, ad esempio. Se noi visitiamo un qualunque sito di azienda produttrice, non troviamo quasi mai i prezzi (per i rivenditori-distributori il discorso ovviamente non vale). Questo però non è un limite alle vendite, non mi pare, in quanto un potenziale interessato manda una mail ed il gioco è fatto. Una persona curiosa ma comunque interessata, non scappa via di fronte a questa prassi (che ripeto, è praticamente generale).
Tuttavia, comprendo anche e sono fondamentalmente d'accordo sull'avere un "metro" indicativo. Anche se poi, essendo apparecchi per la maggior parte custom, vanno poi visti uno ad uno.
La pagina Facebook è rintracciabile facilissimamente tramite Google (ho controllato) e, seppur da poco, esiste un account Instagram. Escludendo l'angolo su chitarrebarbanera.it (sempre grazie mille Paolo).
Similmente al nostro mehari, ho preferito partire in sordina, senza particolari arie e senza pretendere a tutti i costi numeri e visibilità totali. La penso come lui.
La reputo una crescita qualitativamente migliore e con i piedi ben saldi per terra. Il sito arriverà e con esso tutto il resto.
Voglio solo, e ci tengo, che il percorso sia qualitativo, onorevole e coerente. Una volta si guadagnava la fiducia delle persone lentamente, col contatto umano diretto, un passo alla volta... Insomma così. E credo che oggi, seppur controcorrente, fuori moda, sia una scelta vincente, sicuramente da ripescare e poi riproporre.
Come ho già scritto dell'altro prodotto, se un accessorio come questo si rivela utile in senso musicale, va bene.
E' accettabilissimo.
Il commento però, secondo me, può essere potenzialmente fuorviante.
Suggerirei di non tentare di lasciar immaginare paragoni improponibili (soprattutto nel comportamento elettronico di questo ampli) ed enfatizzerei il prodotto come timbricamente valido, sufficientemente potente per ottenere certe sonorizzazioni e, nella sua versatilità, anche robusto in senso elettronico.
Ben vengano questi prodotti, orgogliosamente nostrani, non edulcorandone i limiti oltre misura.
Ciao