D’accordo, è un titolo un po’ forte. Da fanatico del marchio, mi si è gelato il sangue quando ho sentito pronunciare quella frase. A dirla, un chitarrista intento a rifarsi gli occhi davanti alla vetrina di turno.
Era un ragazzo, non giovanissimo, ma neppure di quelli a cui daresti già del “lei”. Te lo immagini già, smaliziato nella sua lunga storia di acquisti, vendite, scambi tra chitarre orientali, qualche americana, molte messicane, tutte in quel sottobosco di fascia media e medio-alta in cui ormai sembra si possa trovare davvero di tutto, senza rinunciare né alla qualità né allo stile. Forse sono un po’ ragionamenti da “la volpe e l’uva”, ma quando si arriva a quel livello di esperienza - e ci siamo passati tutti - pare quasi che l’acquisto di una chitarra di livello superiore sia uno sfizio da ricconi, non più una cosa da puristi del suono né da professionisti.
La riflessione, era chiaro, nasce dalla nomea che le chitarre PRS si sono fatte negli anni: strumenti di pregio, curate sul piano sonoro quanto sul versante estetico, senza compromessi, e per questo con prezzi da capogiro.
3, 4 o 5mila euro non sono una cifra che qualsiasi musicista è disposto a sborsare a cuor leggero. Uno studente non ci va nemmeno vicino e un professionista potrebbe avere qualche remora prima di sbatacchiare sui palchi un oggetto di tale valore. La conclusione ovvia, secondo quel quasi-non-più-giovanotto, è che chitarre di quel livello smettano di essere strumenti musicali e comincino a diventare giocattoli per ricchi, acquistati da avvocati e dentisti più che artisti e turnisti.
Il sottoscritto non può essere imparziale perché, lo ammetto, ho sempre avuto un debole per le creazioni di Paul Reed Smith, da quando - sbarbatello - ho imbracciato una Custom 24 con manico in stile vintage (credo che in quel periodo si chiamasse ancora Wide Fat) e ci ho trovato il suono più dolce e la miglior suonabilità che ancora oggi ricordi in una chitarra elettrica. Ma proverò comunque ad analizzare la cosa.

Le PRS non costano tanto. Non tutte almeno.
La serie SE - Student Edition nasce appositamente per “regalare il sogno” a chi non può permettersi un esborso importante. Hai il marchio sulla paletta, e lo stesso non si può dire (o almeno non si poteva dire fino a qualche anno fa) per gli altri marchi storici della chitarra americana. Con 5-700 euro ti porti a casa una PRS vera, non una Epiphone quando vorresti una Gibson o una Squier se il tuo sogno è una Fender.
Ma in cuor tuo lo sai: non è la stessa cosa. Non è “lei”.
Sembrava ieri quando il laboratorio svelava la serie S2 - Stevensville 2, per riempire il gap tra le accessibili Student Edition e i top di gamma. Invece sono trascorsi 10 anni da allora, la serie è cresciuta e accoglie anche modelli inediti, tutti interessantissimi. Legni ed elettroniche sono gli stessi che PRS ha sempre usato sulle fasce superiori, anche i macchinari sono identici, così come la manodopera.
Ma manca sempre “quel qualcosa”. Paul Reed Smith è “fino fino”, come diciamo qui a Napoli, e sa bene che le sue chitarre, nell’immaginario generale, sono anche quel morbido contour che si appiana senza scalini al centro del top, la bombatura che diventa concava in corrispondenza dei potenziometri, quella silhouette quasi da violino che solo con una Core, cioè la fascia americana più alta prime delle Private Stock, si può avere.
Forse è quello che distingue l’esperienza di un fan delle chitarre PRS da quella di un fan Fender o Gibson.
Il percorso di crescita è semplicemente diverso: se ami la Telecaster, prendi una Squier che sul piano estetico è assai simile al “the real thing”. Manca il nome sulla paletta, ma basta fare un piccolo sacrificio per avere anche quello. Il Custom Shop è un’altra cosa, è chiaro, ma la Telecaster ce l’hai già, ed è quella vera, al millimetro. Lo stesso si dica per una Les Paul: ti basta una Studio, persino una Faded, per abbracciare lo strumento che hai sempre desiderato. Puoi prendere ancora di meglio, ma tutto sommato ti senti appagato.
Con PRS invece no. Devi avere quella, quella e basta, e qualsiasi alternativa al prezzo inferiore cambia per qualche elemento sostanziale. Magari ha il top con lo scalino di una S2, o il manico avvitato di una Standard. Insomma, non è una Custom della serie Core e non lo sarà mai. E Paul lo sa, maledetto.

Tuttavia, quella cura per il dettaglio - anche quelli superflui come finiture, vernici, binding e venature del top - va di pari passo con una qualità innegabile. Quindi quegli strumenti, con un certo sacrificio, se li comprano anche i professionisti. Non si vedono spesso, ma ci si stupirebbe a scoprire quanti artisti affermati tengono una PRS al sicuro nel loro studio, pronta per regalare la sua voce al prossimo turno in sala, lontana dai riflettori che tanto ne valorizzerebbero l’aspetto, ma anche da quei viaggi in flightcase che fanno paura a chi con le chitarre ci lascia un pezzo di cuore.

Viene da sé che il ragionamento può essere esteso a moltissimi altri marchi, alla liuteria, a tutto ciò che viene additato come lusso, sovraprezzo oltre le logiche dello strumento da lavoro secondo i canoni del chitarrista comune. Sono insomma chitarre da sogno, è vero, ma non pezzi da collezione fine a se stessi. Il più delle volte sono strumenti performanti che, anzi, forse riescono a distaccarsi dai meccanismi malati del marchio storico visto come griffe, o di modelli che si sente di dover possedere solo perché si è cresciuti circondati da idoli che ne imbracciavano uno uguale. Se li si desidera, è per un amore genuino, incondizionato.
Io stesso mi sono ripromesso che un giorno aggiungerò una Core alla mia rastrelliera. Sarà probabilmente una Custom 24, 50esimo anniversario perché sono nato nel 1985 proprio come l’azienda di PRS, e mi piace l’idea di avere una chitarra celebrativa di un suo compleanno importante che poi sarà anche il mio.
Il mio cinquantesimo compleanno.
In piena crisi di mezza età.
Oh cavolo…
Era un ragazzo, non giovanissimo, ma neppure di quelli a cui daresti già del “lei”. Te lo immagini già, smaliziato nella sua lunga storia di acquisti, vendite, scambi tra chitarre orientali, qualche americana, molte messicane, tutte in quel sottobosco di fascia media e medio-alta in cui ormai sembra si possa trovare davvero di tutto, senza rinunciare né alla qualità né allo stile. Forse sono un po’ ragionamenti da “la volpe e l’uva”, ma quando si arriva a quel livello di esperienza - e ci siamo passati tutti - pare quasi che l’acquisto di una chitarra di livello superiore sia uno sfizio da ricconi, non più una cosa da puristi del suono né da professionisti.
La riflessione, era chiaro, nasce dalla nomea che le chitarre PRS si sono fatte negli anni: strumenti di pregio, curate sul piano sonoro quanto sul versante estetico, senza compromessi, e per questo con prezzi da capogiro.
3, 4 o 5mila euro non sono una cifra che qualsiasi musicista è disposto a sborsare a cuor leggero. Uno studente non ci va nemmeno vicino e un professionista potrebbe avere qualche remora prima di sbatacchiare sui palchi un oggetto di tale valore. La conclusione ovvia, secondo quel quasi-non-più-giovanotto, è che chitarre di quel livello smettano di essere strumenti musicali e comincino a diventare giocattoli per ricchi, acquistati da avvocati e dentisti più che artisti e turnisti.
Il sottoscritto non può essere imparziale perché, lo ammetto, ho sempre avuto un debole per le creazioni di Paul Reed Smith, da quando - sbarbatello - ho imbracciato una Custom 24 con manico in stile vintage (credo che in quel periodo si chiamasse ancora Wide Fat) e ci ho trovato il suono più dolce e la miglior suonabilità che ancora oggi ricordi in una chitarra elettrica. Ma proverò comunque ad analizzare la cosa.

Le PRS non costano tanto. Non tutte almeno.
La serie SE - Student Edition nasce appositamente per “regalare il sogno” a chi non può permettersi un esborso importante. Hai il marchio sulla paletta, e lo stesso non si può dire (o almeno non si poteva dire fino a qualche anno fa) per gli altri marchi storici della chitarra americana. Con 5-700 euro ti porti a casa una PRS vera, non una Epiphone quando vorresti una Gibson o una Squier se il tuo sogno è una Fender.
Ma in cuor tuo lo sai: non è la stessa cosa. Non è “lei”.
Sembrava ieri quando il laboratorio svelava la serie S2 - Stevensville 2, per riempire il gap tra le accessibili Student Edition e i top di gamma. Invece sono trascorsi 10 anni da allora, la serie è cresciuta e accoglie anche modelli inediti, tutti interessantissimi. Legni ed elettroniche sono gli stessi che PRS ha sempre usato sulle fasce superiori, anche i macchinari sono identici, così come la manodopera.
Ma manca sempre “quel qualcosa”. Paul Reed Smith è “fino fino”, come diciamo qui a Napoli, e sa bene che le sue chitarre, nell’immaginario generale, sono anche quel morbido contour che si appiana senza scalini al centro del top, la bombatura che diventa concava in corrispondenza dei potenziometri, quella silhouette quasi da violino che solo con una Core, cioè la fascia americana più alta prime delle Private Stock, si può avere.
Forse è quello che distingue l’esperienza di un fan delle chitarre PRS da quella di un fan Fender o Gibson.
Il percorso di crescita è semplicemente diverso: se ami la Telecaster, prendi una Squier che sul piano estetico è assai simile al “the real thing”. Manca il nome sulla paletta, ma basta fare un piccolo sacrificio per avere anche quello. Il Custom Shop è un’altra cosa, è chiaro, ma la Telecaster ce l’hai già, ed è quella vera, al millimetro. Lo stesso si dica per una Les Paul: ti basta una Studio, persino una Faded, per abbracciare lo strumento che hai sempre desiderato. Puoi prendere ancora di meglio, ma tutto sommato ti senti appagato.
Con PRS invece no. Devi avere quella, quella e basta, e qualsiasi alternativa al prezzo inferiore cambia per qualche elemento sostanziale. Magari ha il top con lo scalino di una S2, o il manico avvitato di una Standard. Insomma, non è una Custom della serie Core e non lo sarà mai. E Paul lo sa, maledetto.

Tuttavia, quella cura per il dettaglio - anche quelli superflui come finiture, vernici, binding e venature del top - va di pari passo con una qualità innegabile. Quindi quegli strumenti, con un certo sacrificio, se li comprano anche i professionisti. Non si vedono spesso, ma ci si stupirebbe a scoprire quanti artisti affermati tengono una PRS al sicuro nel loro studio, pronta per regalare la sua voce al prossimo turno in sala, lontana dai riflettori che tanto ne valorizzerebbero l’aspetto, ma anche da quei viaggi in flightcase che fanno paura a chi con le chitarre ci lascia un pezzo di cuore.

Viene da sé che il ragionamento può essere esteso a moltissimi altri marchi, alla liuteria, a tutto ciò che viene additato come lusso, sovraprezzo oltre le logiche dello strumento da lavoro secondo i canoni del chitarrista comune. Sono insomma chitarre da sogno, è vero, ma non pezzi da collezione fine a se stessi. Il più delle volte sono strumenti performanti che, anzi, forse riescono a distaccarsi dai meccanismi malati del marchio storico visto come griffe, o di modelli che si sente di dover possedere solo perché si è cresciuti circondati da idoli che ne imbracciavano uno uguale. Se li si desidera, è per un amore genuino, incondizionato.
Io stesso mi sono ripromesso che un giorno aggiungerò una Core alla mia rastrelliera. Sarà probabilmente una Custom 24, 50esimo anniversario perché sono nato nel 1985 proprio come l’azienda di PRS, e mi piace l’idea di avere una chitarra celebrativa di un suo compleanno importante che poi sarà anche il mio.
Il mio cinquantesimo compleanno.
In piena crisi di mezza età.
Oh cavolo…
Detto questo le serie PRS "economiche" vanno già più che bene per fare qualsiasi cosa.... Le serie custom e "di alto livello" hanno prezzi davvero eccessivi che al giorno d'oggi con la informatizzazione e l'automazione robotica dei processi produttivi , non han senso logico (lasciamo stare l'emotività). Vale per tutti i marchi ovviamente e quelli famosi americani dovrebbero vergognarsi a proporre certi prezzi totalmente ingiustificati. Io sono grande fans di Ibanez ,ad esempio, che mi permette di avere chitarre eccelse e di ogni tipo(catalogo immenso, fin troppo) senza spendere molto e non noto grandi differenze oggettive (ripeto ,lasciamo stare l'emotività) con chitarre dal costo triplo... I processi produttivi sono ormai eccelsi anche nelle chitarre sotto ai mille euro ed ibanez e PRS ne sono la testimonianza.
C'è però il punto debole di questi strumenti favolosi , ed è il suono , il motivo principale per cui l'ho venduta senza rimpianti.
Le PRS hanno tutte pickup che negli anni sono cambiati, per un motivo o per l'altro. A prescindere da come vengono regolati i volumi dei due hambucker, se sono o meno splittati ecc. giriamola come vogliamo, il suono è del tutto anonimo. Il suono più anonimo possibile. Nati per emulare allo stesso tempo una gibson e una fender, non sono nè carne nè pesce.
Alla fine, io penso che siano chitarre perfette per professionisti (la ricordo nelle mani di Mancuso padre, nei concerti con De Gregori).
Un'altra cosa che ricorderò per sempre: leggerissima, piccola e imbracciabile come un fucile. E i colori... che colori. Sono contento che la mia ex PRS sia nelle mani di chi la sa suonare e sicuramente la farà cantare come si merita.
ho la fortuna di non trovarle interessanti esteticamente (oltre ad essere ben oltre il prezzo massimo che sono disposto a spendere per uno strumento) quindi sono immune ma ne riconosco la qualità costruttiva, sono oggettivamente strumenti fatti mooolto bene
Ho avuto per un po' una standard 22 del 1994 con dragon II, selettore rotativo e ponte fisso: molto bella, ma non ho gridato al miracolo.
Poi mi è capitato poi di conoscere alcuni liutai che ne hanno prodotto un paio repliche con alcune modifiche (come il ponte a due pivot anziché vintage a 6 viti) pagate "pochissimo" in quanto prototipi ed ex demo, che ho confrontato con 2 PRS custom USA (una 22 e una 24) prodotte tra gli anni 90 e 2000. Sono tornato a casa col sorriso sulle labbra.
Per cui ne sono immune anche io. Resta il fatto che abbiano un design spaventosamente bello
Le consiglio pure a chiunque, ma non mi ci ritrovo
Problema mio
ma son gusti ;-)
E forse il motivo me lo ha suggerito un negoziante della zona che commercia usato, che un giorno mi disse che parecchi vanno da lui proponendo di rientrare una PRS per prendere magari una Les Paul C.S., o una Suhr per una Strato C.S., ma... in tanti anni, nessuno gli ha mai chiesto il contrario.
in poche parole ecco il cliente tipo della PRS :D
ps è una battuta non te la prendere :)
Non è una questione di suono, il suono c'è, eccome; non è una questione di suonabilità, è comodissima e super versatile; non parliamo poi dell'estetica e del livello di fattura, insuperabili. Dov'è il problema? È piuttosto un'impalpabile sensazione di qualcosa che manca. Cosa? La sensazione di imbracciare un pezzo di storia della musica: a PRS manca il fatto di essere arrivato dopo degli altri e quindi che la musica di riferimento di molti sia stata composta e suonata con altri strumenti. Sicuramente meno belli, meno comodi, meno versatili e in una parola, meno perfetti. Ma erano quelli: e questa cosa l'inconscio non te la perdona.
(PS: anche io ho una PRS ma, ovviamente, alla fine preferisco la Strato)
Sono chitarre da crisi di mezza età? Visti i prezzi e la tipologia, sicuramente sì. Come tutte le chitarre di questa fascia (e non mi mancano di diversi marchi, Gibson, Fender ecc., così non mi faccio mancare il confronto), lo è senz'altro: quando era giovinetto il lusso era comprarmi le corde o un pedale, figuriamoci una seconda chitarra. Figuriamoci una chitarra di quella fascia!
Ma a livello di gusti non direi che sono da crisi di mezza eta, perché già ai tempi in cui sfogliavo Guitar Club nei primi anni Novanta ne ammiravo la forma e fantasticavo sul suono.
Ora posso permettermele, quindi mi diverto a suonarle e ammirarle. Sono senza personalità? Mi viene da ridere di fronte a questa domanda. È chiaro che per noi ha personalità ciò che ha fatto la storia e sappiamo chi l'ha fatta, e quelli sono i suoni che "riconosciamo". Chi ha avuto una parte marginale nella storia del rock (in tutte le sue declinazioni hard, blues ecc.) è ovvio che non ci porta con l'orecchio a dei richiami precisi. Ma questo non vuol dire che siano senza personalità. Semplicemente se cercate il suono che vi rimandi a qualcosa di "classico", la PRS non fa per voi: che senso avrebbe?
Io le trovo grandiose ed eclettiche, come le Music Man, le Schecter USA, le Tom Anderson, le ESP di alta fascia ecc.
L'ho pagata un botto? Sì. Ma è la stessa cifra che Fender ti chiede per una Strato CS heavy relic, dove 1000 euro li paghi per lo scorticamento mentre lì paghi la perfezione liuteristica e dell'hardware. Due mondi diversi, io li esplora entrambi.
Fermo restando che costa più o meno il doppio della cifra che ritengo il limite da spendere per una solid body, potrei anche permettermela, ma ho rimosso da tempo la tentazione.
Troppo costosa, se dovessi spendere quel denaro lo farei per altri strumenti.
Onore al merito del costruttore, ma il costo è folle.
Ad ogni modo, chi la desidera fortemente fa bene a comprarla.
Io la chitarra da crisi di mezza età l’ho già presa, una Strato CS usata, una delizia. Ora sto bene.
Voi vi trovate bene? Sono abituato alla Stratocaster che ha tutto al posto giusto
Finalmente metti le mani sulla versione migliore dello strumento che preferisci! Figurati cosa te ne frega di dentisti, età, invidie e vanti. Quando prendi un oggetto di questo livello sei come un bambino a Natale, altro che!
esistono sono le 24 tasti, a 22 non le fanno più?
Non saprei se è la stessa strategia, ma non mi stupirebbe!
Le finiture, per me, sono fin troppo vistose... E questo è il motivo che mi impedisce di comprarne una usata e metterci una bella coppia di pickup per avere un muletto molto affidabile.
Purtroppo per Paul Reed Smith, per quanto possa interessare a Paul Reed Smith di vendere una chitarra in più, per quanto belle e rispettate, le sue chitarre non mi fanno scattare quella scintilla che mi fa dire "al diavolo i soldi, me ne prendo una". A parità di denaro da sborsare credo mi prenderei una bella Fender o una Taylor, perché sono le chitarre con cui mi trovo meglio e con cui so di riuscire ad ottenere le mie piccole soddisfazioni in termini di suono.
A dire il vero una delle due marche sopra citate è arrivata di recente a casa, non siamo al livello di spesa di una Core ma al tempo stesso non avevo mai speso così tanto per una chitarra. Tra un po' scriverò qualcosa, non voglio essere troppo preso dall'euforia dell'acquisto appena effettuato.
*le PRS per come sono nate: strumenti di alta qualità costruttiva pensati per essere nè copie Gibson, nè Fender. Sono le Core, inutile con queste premesse paragonarle alle Les Paul Studio o Fender Messico. Sono pensate per essere solo di alto livello, e lo sono.
*Le PRS da collezione: nessuno compra una Dragon per suonarla. E' una cosa arrivata un po' dopo e che ha preso piede. E' un investimento, se piace piace. Non discuto, a me non piace ma è come la strato da 20k intarsiata. Nessuno la suona ed è sciocco criticarla per quello.
*Le ultime arrivate: le PRS per chi ha visto tutto ciò e ne vuole una fetta, ma spendendo meno. Sapendo che le magie non esistono, tra SE, CE ed S2 han fatto un lavoro per renderle popolari, pare con un ottimo successo.
visto che le differenze di prezzo tra le 3 categorie sono abissali, non si deve fare confusione. Una Custom 24 tutta in legni figurati AAAAAAAAA è ovvio che sia un esercizio di stile per chi la fa e un oggetto da collezione per chi la compra, ma una core per me è semplicemente un ottimo strumento musicale.
Però basta con 'sta storia che le PRS non hanno personalità solo perché il suono non è né F né G. Sarà F#.
AHAHAHAHAH
Il tempo trascorse rapidamente e quel desiderio era sempre là, nella mia testa - poter raggiungere una Core U.S.A.
Così, mentre visitavo il mio negozio di fiducia, il mio occhio cadde su di una C24 Orange Tiger; non dimenticherò mai il fascino delle sue venature ambrate sul top scolpito! Forte della mia esperienza (ormai ventennale) nella compravendita di strumenti, cercai subito la via per portarmi a casa quella bellezza di legno. Qualche giorno dopo, era infatti sul divano di casa… a farmi compagnia con il suo fascino senza tempo.
La battezzai Elektra Sherazad, omaggio a “Mille e una notte”. Ma la G.A.S., si sa, è una brutta malattia… e chi possiede una PRS, dopo poco, ne insegue subito un’altra! Avevo infatti il pensiero di trovare una C24 da suono vintage - l’occasione si presentò quando, in occasione di una vendita, mi offrirono una C24 57/08: un modello (in edizione numerata 350 pz) che prende il nome dai leggendari P.A.F. 57 - Paul Reed Smith aveva acquistata la macchina avvolgibobine, originale, di Gibson e l’aveva impiegata per riproporre la più fedele riedizione dei leggendari humbuckers. Non potrò resistere a quell’offerta! L’esemplare che mi portai a casa era una incantevole Quilted, 10top, Charchoal Grey; uno degli strumenti più affascinanti che abbia mai visto! Il nome che scelsi per lei fu Klaudia Grey (omaggio a una donna che mi ha ispirato durante il mio percorso artistico).
Qualche tempo dopo, un’altro colpo di fulmine, seguito da un altra permuta, mi permise di portarmi a casa anche un gioiello inaspettato; si tratta della particolarissima 509 (5 pick-up, 9 suoni). L’esemplare in questione era una sensuale Charchoal Burst, proposta ad un prezzo (per i canoni del tempo) ancora arrivabile. Ecco arrivata Naomi.
Avrei potuto essere contento cosi, ma… qualche anno dopo (era il 2020), la maledizione della C24 mi colpì ancora! Sempre nel medesimo negozio, restai senza parole quando i miei occhi incontrarono un’altra C24, sempre finitura Orange Tiger, ma edizione 35th Anniversary*. Tornai a casa, silenzioso. Quei giorni furono tra i più tumultuosi… ma l’epilogo fu chiaro: dovevo averla! Il pomeriggio successivo, tornato dal lavoro, mi recai in negozio per contrattare la permuta della mia prima C24, ancora in condizioni seminuove (la utilizzavo solo in studio!) con la bella anniversario. Poco più di un’ora dopo, me ne uscii dal negozi… festeggiando i miei 35 anni con la bella PRS. La chiamai Elektra Sherazad II, in memoria della mia prima Core.
Avevo trovata la chitarra definitiva!
Pur non potendo rinunciare alle altre magnifiche sorelle, Lei è l’unica sola donna del mio cuore.
Anche se il sogno della mia vita sarebbe riuscire a mettere le mani su di una Dragon, mi ritengo più che soddisfatto dei miei tre tesori* Sono strumenti eccezionali e ritengo valgano ogni centesimo speso. L’unico vero difetto è il fatto di avere sempre il timore di portarli, con me, sul palco; ragion per cui, sono chitarre che suono esclusivamente in studio.
Ad oggi, considerato l’aumento apprezzabile dei listini, sono gratificato anche dall’investimento… anche se, per me, rimarranno sempre e soltanto le mie, fedeli, compagne di viaggio.
- Buona Musica a tutti! -
I principali determinanti del suono di una chitarra elettrica collegata ad un amplificatore, con buona pace di coloro che credono che il legno sia in grado di "suonare" attraverso un trasduttore magnetico, sono i pickup e la loro posizione.
PRS pubblica i grafici, sebbene approssimativi, della risposta in frequenza dei suoi pickup, analogamente a quanto fanno molti produttori di pickup, e NON fanno altre case produttrici di chitarre elettriche.
Pertanto, il suono delle PRS é frutto di una scelta precisa; può non piacere ad alcuni, ma magari proprio per questo piacere ad altri.
Siamo poi stati abituati a sentire combinazioni di suoni (chitarra+ampli+effetti) che hanno letteralmente costruito la storia del Rock; per un chitarrista di mezza età (o anche di tre quarti, se é per questo), questi suoni hanno costituito la colonna sonora della sua vita.
Forse siamo stati abituati soprattutto a "vederli" questi suoni; come qualche commentatore ha scritto (pensiero che per molti versi condivido) le caratterizzazioni sonore si assottiglierebbero molto ad un ascolto in cieco.
Nondimeno esse esistono; Sultans of Swing suonata con una Gibson Les Paul ha FRANCAMENTE un suono diverso.
Ma il fatto che PRS non faccia parte di questa storia é una mera questione temporale: fino a metà degli anni Ottanta PRS nemmeno esisteva, e nel periodo immediatamente era troppo giovane per emergere in un mondo in cui Fender e Gibsono avevano una posizione ampiamente consolidata. Non esistono sound celebri della storia del rock che sono stati fondati su PRS; é mancata la possibilità materiale.
Quindi il fatto che il suono di PRS sia "anonimo" é un fatto che ha ragioni storiche, indipendenti da PRS, mentre QUALE sia questo suono é una scelta precisa di PRS.
In altri termini, PRS certamente non suona come una Fender o come una Gibson; una PRS suona, semplicemente, come una PRS.
Coloro a cui piace come una PRS suoni, compreranno una PRS; se a qualcuno piace come suona una Fende o una Gibson, deve comprare una Fender o una Gibson, non una chitarra che suoni "come" una Fender o una Gibson
La risposta che mi sono dato è che probabilmente si tratta di strumenti in genere molto versatili con i quali puoi fare veramente tutto, pure il jazz, senza sfigurare e forse scontano un po' questo, nel non essere connotate con uno stile o con un endorser "iconico" come usa dire ora.
Detto questo, nel mio piccolo ho una custom 24 del 2016 e ancora non le ho trovato un difetto, stante il fatto che chiaramente può non piacere.
Ad esempio quando uno parla di "suono anonimo" dovrebbe spiegare che cosa intende e capisci bene che questo significherebbe entrare in un ginepraio. Probabilmente nella maggior parte dei casi chi afferma questo, come dici giustamente tu, intende che da quello strumento non riesce a tirar fuori il suo suono di riferimento, o quello che ha in mente. Forse sarebbe più giusto esprimersi in questi termini. Questo ovviamente finché la conversazione si mantiene su livelli accettabili, se qualcuno mi oppone che Hendrix suonava la Strato allora mi arrendo (ha suonato di tutto in realtà, anche se è giusto associarlo alla Strato).