Il JTM45 è il primo amplificatore Marshall della storia. Derivato da un Fender Bassman reinventato in salsa british, segna l’inizio di un’intera filosofia sonora senza di cui il sound del rock non sarebbe stato lo stesso.
Marshall dedica ora un tributo al suo “valvolare originale” con lo Studio JTM, amplificatore a valvole in formato combo e testata che promette di catturare l’essenza di un JTM45 di inizio anni ’60 con la praticità di una struttura più piccola e la facilità di gestione di un wattaggio ridotto.
Il JTM45 è famoso per alcune precise caratteristiche timbriche e di feeling, che ne hanno fatto una preferenza assoluta per tutto un movimento stilistico che dal blues ha condotto fino al rock puro.
Come il suo predecessore, ora lo Studio JTM si promette reattivo al tocco, grosso nel suono con la caratteristica presenza sui medi capace di proiettare la chitarra al di sopra di qualsiasi mix nei suoni distorti quanto nei puliti brillanti e con una propensione alla saturazione croccante resa ancora più facile da governare in ambienti casalinghi o su palchi più piccoli grazie alla potenza contenuta.

20 watt totali sono infatti sprigionati da una coppia di valvole 5881, mentre tre ECC83 provvedono allo stadio di preamplificazione.
Ottimale per lo studio di registrazione, per i palchi meno impegnativi e per esercitarsi in casa, lo Studio JTM sfrutta un riduttore di potenza con cui è possibile portare l’uscita fino a soli cinque watt senza alterare la risposta del circuito ma, in questo modo, sfruttando saturazioni anche più corpose senza dover esagerare col volume.
Allo stesso modo, nei live più impegnativi è possibile sfruttare un’uscita DI con cui entrare dritti in un banco mixer o in un’interfaccia audio, senza richiedere microfonazione dedicata.
Come il JTM originale lo Studio ha quattro ingressi con cui è possibile ponticellare i canali Normal e High Treble, mentre tra gli accorgimenti moderni si segnala un loop effetti con pulsante per il bypass.
Il pannello dei controlli resta lineare, immediato e tradizionale, con equalizzazione a tre bande, controllo di Presence e due master separati per i canali Normal e High Treble, indicati con Loudness.

Lo Studio JTM arriva in versione combo col modello ST20C e come testata con la ST20H, da abbinare ai cabinet ST112 con un altoparlante da 12 pollici o ST212 con due coni. In tutti i casi si tratta di Celestion Creamback da 65 watt per un timbro british da manuale.
Sul sito Marshall è possibile vedere l’intera serie a questo link, mentre in Italia lo Studio JTM sarà disponibile con la distribuzione di Algam Eko.
Marshall dedica ora un tributo al suo “valvolare originale” con lo Studio JTM, amplificatore a valvole in formato combo e testata che promette di catturare l’essenza di un JTM45 di inizio anni ’60 con la praticità di una struttura più piccola e la facilità di gestione di un wattaggio ridotto.
Il JTM45 è famoso per alcune precise caratteristiche timbriche e di feeling, che ne hanno fatto una preferenza assoluta per tutto un movimento stilistico che dal blues ha condotto fino al rock puro.
Come il suo predecessore, ora lo Studio JTM si promette reattivo al tocco, grosso nel suono con la caratteristica presenza sui medi capace di proiettare la chitarra al di sopra di qualsiasi mix nei suoni distorti quanto nei puliti brillanti e con una propensione alla saturazione croccante resa ancora più facile da governare in ambienti casalinghi o su palchi più piccoli grazie alla potenza contenuta.

20 watt totali sono infatti sprigionati da una coppia di valvole 5881, mentre tre ECC83 provvedono allo stadio di preamplificazione.
Ottimale per lo studio di registrazione, per i palchi meno impegnativi e per esercitarsi in casa, lo Studio JTM sfrutta un riduttore di potenza con cui è possibile portare l’uscita fino a soli cinque watt senza alterare la risposta del circuito ma, in questo modo, sfruttando saturazioni anche più corpose senza dover esagerare col volume.
Allo stesso modo, nei live più impegnativi è possibile sfruttare un’uscita DI con cui entrare dritti in un banco mixer o in un’interfaccia audio, senza richiedere microfonazione dedicata.
Come il JTM originale lo Studio ha quattro ingressi con cui è possibile ponticellare i canali Normal e High Treble, mentre tra gli accorgimenti moderni si segnala un loop effetti con pulsante per il bypass.
Il pannello dei controlli resta lineare, immediato e tradizionale, con equalizzazione a tre bande, controllo di Presence e due master separati per i canali Normal e High Treble, indicati con Loudness.

Lo Studio JTM arriva in versione combo col modello ST20C e come testata con la ST20H, da abbinare ai cabinet ST112 con un altoparlante da 12 pollici o ST212 con due coni. In tutti i casi si tratta di Celestion Creamback da 65 watt per un timbro british da manuale.
Sul sito Marshall è possibile vedere l’intera serie a questo link, mentre in Italia lo Studio JTM sarà disponibile con la distribuzione di Algam Eko.
Ho la mini jubilee e con il batterista sto col master a 3.5 con 12 dB di attenuazione sul loop fx (perché così quando suono a casa è più agevole) pilotando una 2x12 con greenback.
Probabilmente in una band hard rock e due chitarre, magari con l'altro chitarrista e una 100W, sei tirato per il collo, ma in qualsiasi altra situazione sei assolutamente sereno.
Se poi invece che una 2x12 passi a 4x12 con coni efficienti diventa ancora più difficile avere avere problemi di volume.
Poi, se mi permetti, non è che Marshall ha smesso di fare le versioni 100W di queste teste. Se uno sa di aver bisogno della 100 la trova in negozio.
Poi non so chi comprerebbe un amplificatore di questa fascia di prezzo per studiare a casa, ma questo è un altro discorso.
Suona bene, ma nulla di che... a quella cifra si può trovare di meglio.
Certo che è proprio bello...
Magari dipende anche da chi lo sta usando nel demo...
secondo me il problema non è tanto in casa o in sala prove dove, bene o male, 20W bastino sia a farsi sentire dai compagni della band che a non farsi denunciare dai vicini, il problema è nei concerti con i "fonici" che potrebbero capitarci tra le mani (per strappargli il collo, il più delle volte). Vi racconto un aneddoto capitatomi qualche anno fa: un giorno vado a vedere un concerto di Andy Timmons che sul palco faceva bella mostra dei suoi 3 Mesa Boogie tirati a dovere. Il suo fonico (l'impianto, come accade quasi sempre in questo tipo di spettacoli, era affittato da un service locale che quindi non seguiva l'artista in tutto il tour) ha equalizzato tutto a dovere pur essendo il volume degli ampli quasi a palla (l'ho appurato a concerto concluso quando ho fatto incursione sul palco per avere un autografo).
Il giorno dopo, a pochi chilometri di distanza, mi sono trovato a suonare io con il mio gruppo e con lo stesso identico service che la sera prima aveva amplificato Andy Timmons, service montato nella stessa maniera ma gestito non dal fonico di Timmons, ma dal titolare dell'impianto (che definire "fonico" proprio non si può)... ebbene, accendo il mio modesto Fender HotRoad Deluxe da 40w, con volume a 2,5, giusto per provare che tutto funzionasse, dopodichè, nelle intenzioni, avrei alzato come sempre il volume fino a 5 (ricordo a tutti che il volume degli ampli Fender va da 0 a 12, quindi generalmente mi fermo a meno della metà della corsa)... ebbene, alla quarta nota, suonate clean che più clean non si può, con volume appunto a 2,5 sento dalla cassa spia la voce del sedicente "fonico" che dal mixer in fondo alla piazza mi impone di abbassare il volume, altrimenti avrei coperto tutto, altrimenti, per evitare casini con gli altri strumenti, mi avrebbe dovuto escludere dall'impianto facendo uscire il suono della chitarra "crudo", non mixato con il resto della band. Dato che vivo un momento "zen" della mia esistenza, per evitare di farmi qualche anno di galera, ho staccato l'ampli, scollegato i pedalini, sono tornato in auto e ho preso la Boss GT100 che porto sempre dietro per ogni evenienza, l'ho collegata direttamente al mixer con una DI e il sedicente "fonico" a fine concerto mi ha fatto i complimenti per i bei suoni... morale della favola: quando si suona live, non importa se hai un ampi da 20W o un ampli da 250W, nè importa se suoni una chitarra cinese da 70 euro o una PRS Private Stock da 10.000 euro, nè conta se tu sia un professionista affermato o un bradipo con l'artrite, nulla di questo conta, conta solo se il fonico è "vero" o è solo un elettricista che per arrotondare compra un mixer e un impianto audio sperando che smanettandoci sopra a casaccio possa accadere qualcosa di buono...