La storia si ripete fin da quando sul mercato sono comparsi i primi effetti multipli a prezzo accessibile. Pedaliere multieffetto, plugin o processori digitali moderni, ogni epoca ha avuto i suoi modelli di riferimento per avvicinare i neofiti al mondo dei suoni per chitarra elettrica. Il grande vantaggio rispetto alla faticosa pratica di costruirsi una strumentazione tradizionale fatta di amplificatori e stompbox singoli è quello di avere subito a portata di mano un’infarinatura generale di cosa offrono le diverse scuole di pensiero.
La teoria insegna che, con qualsiasi processore fino anche alle applicazioni software più accessibili, con un po’ di pratica si possa riuscire a inquadrare cosa distingue l’amplificazione vintage da quella hi-gain, lo stile UK dallo USA, overdrive e distorsori, modulazioni di sorta. Una scelta così ampia, però, può anche alimentare una confusione e dare vita a false convinzioni che poi è difficile scrollarsi di dosso.
Chi è più navigato nel campo sa bene come ogni suono sia il risultato di una delicata alchimia a cui contribuisce ogni singolo componente della catena. Combinazioni diverse, anche solo disposizioni differenti o regolazioni alternative, possono modificare nel profondo una pasta sonora e, se non si posseggono le basi giuste, è difficile capire quale aspetto è responsabile dei cambiamenti che si odono.
Bisogna insomma andarci coi piedi di piombo e, senza il confronto costante con chi è più esperto, si rischia di finire fuori strada.
È esattamente questo il meccanismo che, ormai eoni fa, mi ha portato a compiere il mio primo acquisto “serio” in musica, rivelatosi subito un enorme buco nell’acqua.

Quando il primo Guitar Rig approdò sui computer, per noi pivelli fu una piccola rivoluzione. I multieffetto più quotati tra i neofiti erano prodotti come il Line 6 POD (il mitico fagiolone rosso) e la Zoom 606, con la loro discreta selezione di suoni più o meno ispirati a strumenti reali ma che, nelle menti dei meno esperti, non suggerivano granché. Con il plugin era finalmente possibile vedere quegli strumenti disegnati su uno schermo, riconoscere i riferimenti reali così come li avevamo adocchiati sui palchi e nei negozi. Il software diventava un’enorme vetrina per capire cosa ci piaceva e, un giorno, sognare di acquistare il pezzo originale a cui quella simulazione si ispirava.
Per me, galeotto fu un preset dedicato al suono di Slash.

La catena era all’incirca quella in foto. Partiva con l’immancabile compressore, che già da solo altera sensibilmente tutto quello che viene dopo ma che si può immaginare quanto poco dica a chi ancora sta cercando di padroneggiare il barrè.
Seguiva uno Screamer usato come booster, con volume bello alto e poca saturazione, ficcato in una plexi con preamplificatori ben tirati e una 4x12 a chiudere il tutto.
Per chiunque sarebbe stato evidente che quello Screamer era messo lì a spingere l’amplificatore, dando giusto quella botta di medi che riusciva a “intubare” anche la mia Squier per farle fare vagamente il verso a un humbucker. Ma io questo non potevo saperlo, e tutto quello che notavo era che, quando nel preset azionavo quel modulo verde, la distorsione ricca e densa di Slash prendeva vita, per magia.
I forum sul web erano una miniera di informazioni e confronti, così scoprii che quello Screamer era ispirato a un preciso pedale per chitarra, pure piuttosto famoso. Era fatta, il suono di Slash era a un passo.
Feci il mio primo investimento a lungo termine, acquistando un Ibanez TS9 a scatola chiusa.
Vi lascio immaginare il risultato quando l’ho ficcato nel mio Elka a transistor da 10 watt…
L’amplificatore - il suono pulito di una trombetta da stadio che diventava un fuzz da cono rotto in uno sciame di zanzare quando si alzava il gain - non aiutava di certo ma, anche quando lo sostituii con qualcosa di più serio e cominciai a capire cos’era una valvole grazie alle prime esperienze in sala prova, la situazione non migliorò granché.
La fortuna ha voluto che i miei gusti si stessero trasformando di pari passo, e quel pedale incompreso - che per un periodo continuavo a tenere a cannone in pedaliera per farci power chord spompati e fastidiosamente mediosi solo perché lo avevo pagato troppo per metterlo da parte - col tempo ha cominciato a rivelarmi tutta la sua meraviglia.
Mi è andata di lusso, ma non tutti hanno avuto la stessa fortuna.
Tempo dopo avrei scoperto un ringhio estremamente simile a quello che volevo in origine in pedali come il Marshall Guv’Nor, tanto idolatrato nell’edizione grossa nera anni ’80 quanto vituperato nella versione GV-2 in scatoletta argentata. Questo però nei multieffetti non c’era, e l’unico modo per arrivarci è stato comprare, provare, scambiare scatolette “alla vecchia maniera”.
Quanto ai processori, mi hanno insegnato piuttosto a usare in modo approfondito strumenti che conosco già e ancora oggi sono una palestra stimolante per affinare ogni nozione nel campo del tone shaping anche più avanzato. Perché, quanto ad affidarmi a loro per capire cosa mi piace nel mondo reale, non è che la storia vada granché a favore.
La teoria insegna che, con qualsiasi processore fino anche alle applicazioni software più accessibili, con un po’ di pratica si possa riuscire a inquadrare cosa distingue l’amplificazione vintage da quella hi-gain, lo stile UK dallo USA, overdrive e distorsori, modulazioni di sorta. Una scelta così ampia, però, può anche alimentare una confusione e dare vita a false convinzioni che poi è difficile scrollarsi di dosso.
Chi è più navigato nel campo sa bene come ogni suono sia il risultato di una delicata alchimia a cui contribuisce ogni singolo componente della catena. Combinazioni diverse, anche solo disposizioni differenti o regolazioni alternative, possono modificare nel profondo una pasta sonora e, se non si posseggono le basi giuste, è difficile capire quale aspetto è responsabile dei cambiamenti che si odono.
Bisogna insomma andarci coi piedi di piombo e, senza il confronto costante con chi è più esperto, si rischia di finire fuori strada.
È esattamente questo il meccanismo che, ormai eoni fa, mi ha portato a compiere il mio primo acquisto “serio” in musica, rivelatosi subito un enorme buco nell’acqua.

Quando il primo Guitar Rig approdò sui computer, per noi pivelli fu una piccola rivoluzione. I multieffetto più quotati tra i neofiti erano prodotti come il Line 6 POD (il mitico fagiolone rosso) e la Zoom 606, con la loro discreta selezione di suoni più o meno ispirati a strumenti reali ma che, nelle menti dei meno esperti, non suggerivano granché. Con il plugin era finalmente possibile vedere quegli strumenti disegnati su uno schermo, riconoscere i riferimenti reali così come li avevamo adocchiati sui palchi e nei negozi. Il software diventava un’enorme vetrina per capire cosa ci piaceva e, un giorno, sognare di acquistare il pezzo originale a cui quella simulazione si ispirava.
Per me, galeotto fu un preset dedicato al suono di Slash.

La catena era all’incirca quella in foto. Partiva con l’immancabile compressore, che già da solo altera sensibilmente tutto quello che viene dopo ma che si può immaginare quanto poco dica a chi ancora sta cercando di padroneggiare il barrè.
Seguiva uno Screamer usato come booster, con volume bello alto e poca saturazione, ficcato in una plexi con preamplificatori ben tirati e una 4x12 a chiudere il tutto.
Per chiunque sarebbe stato evidente che quello Screamer era messo lì a spingere l’amplificatore, dando giusto quella botta di medi che riusciva a “intubare” anche la mia Squier per farle fare vagamente il verso a un humbucker. Ma io questo non potevo saperlo, e tutto quello che notavo era che, quando nel preset azionavo quel modulo verde, la distorsione ricca e densa di Slash prendeva vita, per magia.
I forum sul web erano una miniera di informazioni e confronti, così scoprii che quello Screamer era ispirato a un preciso pedale per chitarra, pure piuttosto famoso. Era fatta, il suono di Slash era a un passo.
Feci il mio primo investimento a lungo termine, acquistando un Ibanez TS9 a scatola chiusa.
Vi lascio immaginare il risultato quando l’ho ficcato nel mio Elka a transistor da 10 watt…
L’amplificatore - il suono pulito di una trombetta da stadio che diventava un fuzz da cono rotto in uno sciame di zanzare quando si alzava il gain - non aiutava di certo ma, anche quando lo sostituii con qualcosa di più serio e cominciai a capire cos’era una valvole grazie alle prime esperienze in sala prova, la situazione non migliorò granché.
La fortuna ha voluto che i miei gusti si stessero trasformando di pari passo, e quel pedale incompreso - che per un periodo continuavo a tenere a cannone in pedaliera per farci power chord spompati e fastidiosamente mediosi solo perché lo avevo pagato troppo per metterlo da parte - col tempo ha cominciato a rivelarmi tutta la sua meraviglia.
Mi è andata di lusso, ma non tutti hanno avuto la stessa fortuna.
Tempo dopo avrei scoperto un ringhio estremamente simile a quello che volevo in origine in pedali come il Marshall Guv’Nor, tanto idolatrato nell’edizione grossa nera anni ’80 quanto vituperato nella versione GV-2 in scatoletta argentata. Questo però nei multieffetti non c’era, e l’unico modo per arrivarci è stato comprare, provare, scambiare scatolette “alla vecchia maniera”.
Quanto ai processori, mi hanno insegnato piuttosto a usare in modo approfondito strumenti che conosco già e ancora oggi sono una palestra stimolante per affinare ogni nozione nel campo del tone shaping anche più avanzato. Perché, quanto ad affidarmi a loro per capire cosa mi piace nel mondo reale, non è che la storia vada granché a favore.
Qui un po' di IR: link
Qui microfonazione: link
Ancora casse virtuali: link
E di cassa si parla spesso negli articoli sugli amplificatori, la cassa esterna è stata anche oggetto di un focus all'interno della prova di un piccolo combo che ne permetteva il collegamento: link
C'è stato perfino un recente articolo che mette sul piatto della bilancia proprio la questione chitarra/ampli: link
Quando possibile facciamo approfondimenti raggiungendo specialisti del suono ( link ), ma credo sia naturale che gran parte dei prodotti che passano su un giornale di settore interessino strumenti effettivamente in produzione, forniti da negozi, distributori e produttori.
Sarà che io seguo solo quelli, ma credo che in nessun momento storico ci sia mai stata un'offerta così ampia di marchi blasonati, boutique, economici etc... ce n'è veramente per tutti i gusti, anche troppo.
Discorso diverso per casse e coni forse... ma quelli hanno sempre offerto una scelta piuttosto limitata.
Quello che è vero è che uno non può tenere in casa 10 ampli e 10 cabinet... ma magari 10 chitarre sì e pedali a bizzeffe... quindi che questi ultimi siano in cima alla GAS è naturale...
Però, chiacchierando di recente con alcuni amici negozianti, è in effetti emerso come l'amplificazione sia cambiata senza sparire del tutto. I grossi valvolari sono un po' in via d'estinzione, quelli sì, ma al loro posto tengono duro i modelli più piccoli (ora con uscite XLR, simulatori di cabinet integrati ecc.) e sono emersi tantissimi sistemi compatti, solid state o digitali, che prima semplicemente non esistevano.
Il trend si riflette sull'interesse verso le casse tradizionali: si pensi a Celestion che ha deciso di mettersi in gioco coi propri IR, e io stesso sto cercando una buona testata da usare quasi esclusivamente col Captor per registrare in diretta nella scheda audio... quindi insomma, è una situazione tutta in evoluzione da seguire.
Però volevo fare un esempio... solo in casa Marshall per dire, di valvolare al momento c'è:
- serie Studio con 8 modelli
- serie Origin con 4 modelli
- serie DSL con 7 modelli
- serie JVM con 7 modelli
- serie Handwired con 2 modelli
- serie Vintage Reissue con 6 modelli
- 27 cabinet
Io credo che un catalogo così vasto Marshall non l'abbia mai avuto... ogni 3/4 mesi esce qualcosa di nuovo... non mi sembra un settore che sta "rallentando" proprio per niente.
Tra l'altro con internet, sono spuntati piccoli produttori come funghi... insomma, credo siamo in un era di massima espansione, altro che rallentamento.
Ho l'impressione invece che chi segue più il mondo digitale siamo un po' vittima nel marketing e si sia fatto convincere che il mondo dell'amplificazione tradizionale stia scomparendo... e non parlo solo del tuo commento, ma di molti altri commenti simili che ho letto anche qua su accordo...
"Ho l'impressione invece che chi segue più il mondo digitale siamo un po' vittima nel marketing e si sia fatto convincere che il mondo dell'amplificazione tradizionale stia scomparendo... e non parlo solo del tuo commento, ma di molti altri commenti simili che ho letto anche qua su accordo...".
Può anche essere vero però che il mondo dell'amplificazione tradizionale sia in declino più in Italia, e "stranamente" chi produce amplificazione non guarda all'Italia come alla stella polare e al mercato di riferimento.
"Ho l'impressione invece che chi segue più il mondo digitale siamo un po' vittima nel marketing e si sia fatto convincere che il mondo dell'amplificazione tradizionale stia scomparendo... e non parlo solo del tuo commento, ma di molti altri commenti simili che ho letto anche qua su accordo...".
Può anche essere vero però che il mondo dell'amplificazione tradizionale sia in declino più in Italia, e "stranamente" chi produce amplificazione non guarda all'Italia come alla stella polare e al mercato di riferimento.
Eppure per molti sono la stessa cosa.
Secondo me la cassa è di importanza vitale, per alcuni aspetti ancora più importante dell'ampli
Ma tutti sbagliano. Tanti tanti anni fa (credo fosse il 1999) suonavo con un ampli valvolare Starfield by Ibanez, un combo 2 coni 100 watt che pesava un'ira di Dio. Avevo già una passione per i pedali, e mi accorsi che l'ampli digeriva male i suoni dei pedali che avevo acquistato. Fu così che, da giovane inesperto, mi presentai al negozio di strumenti musicali della mia città e scambiai il mio Starfield con un Fender London Reverb, un ampli a transistor...solo perchè avevo letto da qualche parte che i Fender erano ampli pedal frienldy. Arrivato a casa, attaccai subito il nuovo ampli alla pedaliera ed il suono faceva ancora più schifo. Spippolai una notte intera, non mi piaceva e soprattutto io suonavo grunge ed avevo bisogno della distorsione valvolare, per cui la mattina successiva tornai in negozio e mi ripresi il mio ampli..
Nel mio caso la domanda c'era, ma era quella sbagliata e forse fu rivolta a persone non preparate a sufficienza, perché se oggi un ragazzo mi chiedesse "sai a quale pedale si ispira questa simulazione verde? L'ho vista in un preset su Slash e voglio quel suono", credo che l'avrei messo ben benino a sedere per spiegargli un po' di cose :D
Quindi come riconoscere o dove trovare la giusta alchimia?
Per quanto mi concerne (non essendo un alchimista e manco uno stregone), acquisto tutto quel che mi serve per ottenere un determinato suono... solo dopo aver sentito con le mie orecchie (e non con quelle di questo o quel influencer) il risultato finale determinato dal collegamento di un tal strumento ad un tal ampli a sua volta collegato ad un tal cabinet (contenente tal woofer) e sentito, sempre con le mie orecchie, come tal combinazione renda bene inserendo nel suo magico mix questo o quel pedalino. Trovata la quadra, semplicemente replicò quella combinazione vincente (per le mie orecchie).
Devo però ammettere che, per mia fortuna, suono un genere (Incognito e dintorni) che non necessita di tenere sottomano decine di chitarre o centinaia di ampli e cabinet e manco di aver sottopiede migliaia di pedalini o l'ultimo modeler/profiler uscito sul mercato insieme a millemila tonnellate di IR 🤗
buoni molto più che in passato per farsi un'idea di come suonano certi pedali o amplificatori ma sempre da prendere con le pinze
oggi siamo davvero fortunati ed abbiamo l'imbarazzo della scelta per essere versatili quando serve
ma poi se le riproduzioni dei pedali drive o degli ampli siano davvero fedeli questa è una scommessa (meno difficile che in passato però...)
per quanto riguarda le modulazioni e gli effetti di ambiente penso siano meno problematici invece
tutto questo per dire che non è ovviamente come avere un vero overdrive in un caldo valvolare ma non è più poi così enormemente lontano: il digitale è davvero un'ottima opportunità per tutti: per il recording, per la pratica, per stare più leggeri nei live quando occorre, per sperimentare routing o effetti che altrimenti non avremmo a disposizione o sarebbe complicato fare un continuo cablaggio audio e di alimentazione
però se ci si dovesse fare un'idea di come suona davvero un Fuzz Face o un Big Muff, ad esempio, tra quelli proposti in una delle tante pedaliere digitali di qualità (o per mia esperienza da Line6...) o da un plugin software si andrebbe un pò fuori strada...non che suoni completamente diverso ma un Fuzz Face è altro..(certo bestia ancora più difficile il fuzz dell'overdrive...)
farsi un'idea di come suona a grandi linee un Electric Mistress o un Memory Man o un Red Llama o altro prima di sborsare denaro per acquistarne uno vero credo sia legittimo
poi certo provarlo è meglio...
trovo molto utili anche i plugins di compressori o equalizzatori da studio sulle DAW per capire come funzionano certi "pezzi" blasonati per me impossibili da reperire in formato hardware
Giocando con diverse chitarre, pedali ed (meno) ampli, mi sono convinto che il punto di partenza per fare suonare decentemente il tutto (al netto dei limiti del chitarrista), sia cercare di capire quali frequenze sono enfatizzate o attenuate, di base, dall'ampli clean o quasi, dai pedali e dalla chitarra, e poi deliziarsi/dannarsi a trovare le sfumature che più ci piacciono. Aumentando guadagni e distorsione, con la fioritura delle armoniche, il gioco diventa deliziosamente più divertente o frustrante.
Può essere corretto?
Buona giornata a tutti
Buona musica
avere a disposizione con poche centinaia di euro un prodotto che ti da la possibilità di testare con soddisfazione simulazioni di strumentazione che fisicamente si tradurrebbe in un esborso di decine di migliaia di euro permette di imparare molto e di farsi qualche buona idea fondata sul risultato che si mira ad ottenere.
poi si passa alle cose serie, e qui un eq in pedaliera aiuta tantissimo a capire come intervenire per avvicinarsi al suono voluto.
sempre tenendo conto che il grosso del suono lo fa il cab col suo cono, e l'ampli che lo alimenta.
e ricordiamoci infine che tutto questo, se siamo microfonati, dipende dalla catena microfono, mixer, PA. e a quel punto, che ci sia un ampli fisico o una pedaliera che esce diretta, per il fonico cambia poco, ma per noi potrebbe fare tutta la differenza del mondo sentirci solo dagli in-ear o sentire l'aria spinta dal cono sulla schiena.
mh, forse sono andato un po' fuori tema, mannaggia.
ok, dicevamo... il tube screamer? uso la simulazione dal multieffetto digitale.