L’idea di prendere canzoni scritte nel periodo d’oro ma mai pubblicate poteva far pensare alla trovata commerciale, un tentativo di tornare alla ribalta senza troppo sforzo, anche qui la realtà è ben diversa. Uno dietro l’altro i pezzi scorrono veloci, senza mai annoiare e sentire nuovamente il sound che si era perso coi Van Hagar non può che far piacere. “You And Your Blues” non desta molto, passa inosservata, come orecchiabile fino al ritornello che racchiude un’ottima performance vocale, ma è il quarto brano che risveglia dal torpore. Tapping contemporaneo di basso e chitarra per l’intro e riff monumentale nella strofa, cosa chiedere di più da un album di Van Halen? “Bullethead” è sicuramente uno degli altri brani da incorniciare, sempre per la chitarra di Eddi che non smette di regalare riff e assolo uno dietro l’altro passando per “As Is” che raggiunge i BPM giusti per far scatenare anche il rocker più sedentario. Il brano che non ti aspetti invece si nasconde in “Honeybabysweetiedoll” con un sound moderno, nuovo decisamente inusuale non per il 2012, ma per i Roth e soci. Ritmiche stoppate e accordature cavernose e breacking down, non c’è ovviamente da spaventarsi, non si sono reincarnati nei Meshuggah. Il brano più bello è difficile da stabilire, effettivamente siamo lontani dalle spettacolari “Running With The Devil”, “Hot For Teacher” e “Panama”, ma sicuramente uno dei più degni di nota è “Outta Space”, divertente quanto basta, grezzo al punto giusto. Resta da citare un buon blues “Stay Frosty” che verso la fine dell’album fa decisamente tirare il fiato
In definitiva A Different Kind Of Truth non sarà certo il miglior album dei VH di sempre ma va come un treno (emblematica la copertina) e segna il ritorno di una delle più grandi band di sempre senza lasciare il sapore amaro della trovata pubblicitaria.
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