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Gibson Melody Maker JJ: I love Rock’n’Roll
di [user #21858] - pubblicato il

La GAS quando arriva, arriva! Se ti trovi poi nella fabbrica della Gibson a Memphis è ovviamente più facile. Entri nello shop e dopo poco ti accorgi che anche con il cambio favorevole euro/dollaro non puoi avvicinarti a nulla. Poi trovi la porta dell’outlet e tutti i tuoi incubi legati a quella parola svaniscono. Non sei in coda sulla Milano Genova il sabato mattina alle sei per arrivare a Serravalle il primo giorno dei saldi insieme alla fidanzata che ha messo le scarpe comode per fare 2cento km di passeggiata fra i negozi, ma davanti a una serie di chitarre e prodotti della casa in saldo, una succursale del paradiso delle sei corde.

Dopo pochi minuti di girovagare ho già poggiato gli occhi su un gioiellino bianco satinato che risponde al nome di Melody Maker Joan Jett Signature, prodotto nel 2009 con il suo unico pickup zebrato al ponte, un Burstbucker 3 (che dovrebbe corrispondere a una replica dei vecchi PAF dei tardi anni '50), un volume più un tono e un kill-switch. Il ponte è il classico Tune-o-Matic con stoptail e non il wrap-around che tipicamente si trova su questo modello, un solido corpo in mogano con una doppia spalla mancante per accedere al meglio alle parti alte della tastiera e che mi ricorda sempre le SG, insomma la replica della chitarra usata dalla selvaggia e bella Joan nei suoi riff più famosi.

La prendo dalla rastrelliera e provo a sentire il feeling dell'accoppiata manico tastiera: un ebano che definirei wide/thin slim taper, cioè alto come un ’50, ma piatto come un ’60. Il paragone lo faccio con la mia vecchia Les Paul Classic che ha un ’60 slim da corsa e che tanto mi piace.

Chiedo al gentilissimo commesso di poter provare la chitarra in questione mentre già penso a come portarla in Italia, lui mi sciorina una serie di dettagli tecnici e di trasporto che capisco solo in parte (fortuna che quella di allentare le corde prima di imbarcarla come bagaglio a mano l’ho intuita al volo, altrimenti crack alla paletta assicurato) mentre accende l’ennesimo prodotto in saldo: un godurioso GoldTone GA 30 a valvole con coni da 10 e 12 pollici. Vi avevo avvertito che era un paradiso.

Vi risparmio i dettagli tecnici circa la prova e l’immenso piacere nel costatare che non bisogna spendere almeno 2mila euro per avere una bella Gibson che suoni bene. La mia idea era quella di farne un muletto per la Les Paul principale o comunque da portare nei luoghi più malfamati dove il rischio furto è alto, ma alla fine dopo due anni di rodaggio posso dire che è un’ottima prima donna.

È cattiva ed essenziale, ma non solo rock e punk come si sarebbe portati a credere. Nella leggerezza del suo corpo (e chi usa Gibson sa di cosa si parla) c’è tanto blues e anche un po’ di musica da fare sul canale clean del nostro amplificatore preferito.






Non è superfluo sottolineare che nel suo prezzo che da listino americano si aggira sui 999 dollari (quindi sui 500 euro?) è compresa una lussuosa custodia rigida con interno in pelo bianco.

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