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Manuale di sopravvivenza digitale
Manuale di sopravvivenza digitale
di [user #21196] - pubblicato il

Creare i suoni giusti con le librerie sconfinate di un processore multieffetto digitale può essere disorientante, ma seguire alcune semplici linee guida può aiutare a trovare la strada più efficace: scopriamo il metodo del nostro lettore Sykk.
Anche se ormai i chitarristi hanno capito che l'approccio migliore alle macchine digitali è comportarsi come se si stesse costruendo un rig analogico, descrivo il metodo di lavoro che mi ha permesso di evitare delusioni sonore, insoddisfazione cronica, e il ritorno all'analogico che non per tutti è davvero la scelta migliore.

Primo passo: un suono
Lavorare inizialmente su un singolo suono è a mio avviso obbligatorio se si vogliono ottenere buoni risultati indipendentemente dalla qualità del sistema che ci troviamo davanti, e deve essere un suono ritmico con il gain massimo che serve, perché penso sia il più difficile da realizzare.
Questo preset deve essere composto solo da simulazione di amplificatore, cassa, equalizzatore e riverbero.
Eventualmente anche un overdrive può essere aggiunto se indispensabile, per esempio se si suona un genere che richiede di fare palm muting.
Aggiungete anche un noise gate se necessario.

Non perdetevi nel mare degli IR. Ok se si vuole provare qualcosa di diverso da quelle già presenti in macchina, ma va tenuto presente che, a seconda del sistema a cui ci colleghiamo, la IR che ci sembrerà migliore non sarà mai la stessa a meno di non suonare sempre in impianti bilanciati.
Il motivo è che il risultato finale, che vorremo si avvicini il più possibile al suono che abbiamo in testa, dipenderà da come una IR è equalizzata (principalmente a seconda del microfono utilizzato e della posizione davanti al cono durante la profilazione) ma anche e soprattutto da come questa equalizzazione si somma a quella dell'impianto o cuffie che stiamo utilizzando.

Se escludiamo l’equalizzatore, potete procedere con le regolazioni anche a casa da soli, anzi il riverbero consiglio proprio di regolarlo in cuffia perché è come essere in un ambiente totalmente privo di riverbero naturale. Per il suono base lo imposto più basso possibile, ma presente quanto basta per percepire quel miglioramento generale del suono che altrimenti in cuffia, se totalmente dry, è quasi fastidioso.

Veniamo all'equalizzazione, che va fatta assolutamente sull'impianto che si userà nei live (se di proprietà della band) oppure in quello della sala prove o sulla la spia personale, ma sempre durante le prove.
Inizialmente io utilizzavo un parametrico, tagliando tutte le frequenze al di sotto di un certo valore e tutte le frequenze al di sopra di un altro valore. Non è proprio così in quanto il taglio è graduale, ma la regolazione era molto veloce dovendo impostare solo due valori.
Di recente preferisco usare un classico multibanda, in modo da non tagliare troppo certe frequenze, in caso il fonico decida che vanno recuperate in uscita all'impianto principale.
A parte il solito taglio delle basse sotto i 100 Hz, provate a dare un po' di spinta alle frequenze tra 1 e 4 kHz, che generalmente sono quelle che servono a farsi sentire senza alzare troppo il volume.

Usare sempre lo stesso preset è importante, perché solo in questo modo dopo un po' di approssimazioni successive avrete un suono che funziona bene quando suonate insieme agli altri e che si spera sia anche appagante per voi senza bisogno della solita "botta del valvolare dietro la schiena".
Capisco che in questa fase magari alle prove vi serviranno anche altri suoni quindi ok: se proprio non potete farne a meno create anche un clean provvisorio. Ma lo ripeterò allo sfinimento: concentratevi sull’ottenere il distorto di base.

Manuale di sopravvivenza digitale

Secondo passo: tre suoni
Ora che avete la vostra base (che non modificherete mai più!) potete fare anche un preset per gli assolo, partendo dal precedente e aumentandone possibilmente solo il volume o le medie frequenze e se proprio necessario anche riverbero e gain - magari aggiungendo un overdrive - o se già presente per le ritmiche aumentandone il gain piuttosto che farlo dalla simulazione di amplificatore.

Fate anche un suono pulito o crunch a seconda delle vostre preferenze e necessità, cercando di modificare il meno possibile il preset ritmico distorto, la cosa migliore sarebbe solo spegnere l'eventuale overdrive e diminuire il gain dell'amplificatore, o tutt'al più cambiarne il modello ma senza cambiare la simulazione di cassa.
Valutate anche se aumentare un po' il riverbero dato che il pulito ha meno sustain.

Questo terzetto di preset va rodato per bene: dovete verificare con la band che i volumi siano ben bilanciati, magari a casa vi sembrerà che lo siano ma a me generalmente capita di scoprire che dove uso il pulito il batterista pesta meno e devo abbassare il volume. Oppure a casa sembra che il suono per l'assolo sia sufficientemente più alto degli altri, ma quando si è con la band si scopre che non si esce a sufficienza dal mix.

Terzo passo: tanti suoni
Ora che siete sicuri di avere tre suoni funzionali e gradevoli (che non modificherete mai più!) con cui potete coprire l'intera scaletta, potete farne delle varianti basate sulle esigenze più specifiche dei vari pezzi: il pulito col chorus, l'assolo con il delay a tempo, la ritmica crunch con il gain un po' più basso, e così via.
Come sopra, a questi nuovi suoni può essere necessario dare una limatina durante le prove con la band.

Manuale di sopravvivenza digitale

Quarto passo: sentirsi dal vivo
Il digitale mi ha aperto le porte anche su aspetti non prettamente di qualità sonora, in particolare possedendo una macchina dotata di volumi separati per l'uscita principale e quella delle cuffie, ho sperimentato il monitoring in-ear (cablato e fascettato insieme al jack della chitarra) con una certa soddisfazione.
È sicuramente qualcosa che consiglio di provare, anche se ammetto che è molto difficile all'inizio tra volumi che non sai come regolare, cavi che ti intralciano e devi capire come fissarti addosso.
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