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Skreddy P19
Skreddy P19
di [user #28944] - pubblicato il

Il P19 è l'ultimo arrivo di casa Skreddy, un fuzz al silicio che va a rimpiazzare il Pig Mine ormai ritirato dalla produzione.
Chi mi conosce o in passato ha avuto modo di leggere i miei diari si sarà fatto un'idea di quanta ammirazione io abbia per il marchio Skreddy.
È una linea di pedali composta quasi interamente da fuzz, per lo più ispirati al suono di Gilmour nelle sue varie evoluzioni. Il costruttore Marc Ahlfs si è ritagliato uno spazio di tutto rispetto nella cerchia degli artigiani americani, grazie alla qualità dei suoi prodotti e all'ottimo rapporto diretto che nel tempo ha saputo instaurare con i propri clienti. Il P19 è l'ultimo arrivo di casa Skreddy, un fuzz al silicio che va a rimpiazzare il Pig Mine ormai ritirato dalla produzione.

Il nome P19 deriva proprio dalla somiglianza estetica con la parola inglese Pig, come ultimo tributo al suo predecessore. La costruzione è impeccabile, tre solide manopole in alluminio montate sulla scatola con finitura brushed aluminium.
La scritta P19 in stile aviazione si riferisce al soaring tone ovvero quelle planate che (si spera) prenderanno i nostri solo.
Un piccolo switch a due posizioni Flat / Hump ci permette di mantenere il suono inalterato, oppure dargli un leggero incremento di frequenze medie, non si tratta comunque di un drastico cambio di equalizzazione.

Marc, via email, mi ha raccontato che progetta i pedali testandoli nel suo Hiwatt del '77 e questo significa che nascono pensati per suonare bene dentro un amplificatore decisamente clean.

I tre controlli sono Sustain, Volume, e Tone.
La quantità di distorsione (Sustain) disponibile è più che sufficiente per soddisfare le più bellicose intenzioni, e comincia da un overdrive, per arrivare a fine corsa in pieno fuzz.
Il Tono ha un'escursione realmente sfruttabile nella gran parte della gamma.
Volume ce n'è in abbondanza, personalmente sento che tenerlo regolato da ore dodici in su apra maggiormente la distorsione, la renda più dinamica.

Contrariamente a quello che forse alcuni avrebbero fatto, il mio primo pensiero non è stato verificare quanto il P19 si avvicini al suono di Comfortably Numb, perchè i samples ascoltati in rete mi avevano già convinto di quanto ciò fosse possibile. Io avevo voglia di sentire subito uscire note potenti e dirette, senza nemmeno effetti. L'ho collegato a un JCM800 e ho registrato di getto la demo, nuda e cruda.

Primo impatto: il rumore di fondo è pochissimo, questo mi ha colpito subito perché difficilmente ho sentito muff tanto silenziosi.
Suonando accordi è evidente la definizione sulle corde basse, sempre molto dettagliate, i power suonano corposi e nitidissimi.
Nel video ascolterete, per esempio, un Em7add9 in prima posizione suonato con il massimo del gain, che resta leggibile in ogni corda.

Le note singole sui cantini sono piene, sinuose e ricche di sustain, con un attacco che risponde bene al variare del tocco. Scavando con il plettro nelle corde le note urlano. Viceversa, suonando pianissimo l'attacco può quasi sparire inghiottito dalla grossezza del suono. Con i toni chiusi è sorprendente quanto ancora tutto rimanga dettagliato.
Il lavoro di chi crea pedali curandone il suono con ambizione e competenza si apprezza anche da prove come questa.

La predisposizione al feedback è molto divertente, è facile trovarsi sotto le dita note lunghe che si trasformano in sustain infinito, senza che il pedale abbia una compressione esagerata.
È risaputo che i Muff non brillino per il loro clean up e il P19 in questo caso non fa miracoli, ma abbassando il volume della chitarra possiamo comunque ottenere un suono chiaro.
Spinto da curiosità ho tirato fuori la Les Paul per sentire cosa succede con gli humbucker. Risultato: un muro di fuzz enorme, potentissimo e comunque sempre a fuoco in ogni nota. Anche con accordature drop, il P19 si comporta benissimo, ho la netta impressione che potrebbe risultare un ottimo fuzz anche per basso.
Il tutto senza bassi inutilmente boomy, e con una presenza sulle alte frequenze che resta piacevolmente brillante evitando ogni cosiddetta high-end fizz.
La buona notizia è che suona bene anche con poca distorsione, tirando fuori una timbrica dal carattere particolare che io trovo persino affascinante.
Il secondo video infatti si basa esclusivamente su questa regolazione e, come noterete, anche con poco gain il sustain è eccellente, le note suonano grosse, si legano fra loro con molta fluidità e il feedback sembra sempre pronto a colorare le note.

L'aggiunta di pochi effetti tramite GarageBand vi lascia immaginare quale potrebbe essere il risultato finale utilizzando software più professionali, senza neanche modificare il suono originale. Devo trattenermi per evitare di scrivere come un fanboy, ma lasciatemi dire che ne sono entusiasta.

Parliamo di un pedale che non è un puro clone del Muff, perciò chi cerca una replica esatta del Ram's Head di Gilmour probabilmente avrà da obiettare.
Il P19 è una reinterpretazione del circuito classico, influenzato anche da pedali come il P1 e P2 di Cornish, con sfumature e caratteristiche dettate dal gusto personale del costruttore. Gilmouriani a parte, chi ha in mente qualunque altro genere di musica troverà in questo pedalino di dimensioni contenute un suono davvero importante, cattivissimo e magari anche più versatile del previsto.

Sul sito di Skeddy ci sono tutte le informazioni su costi e spedizioni, e soprattutto grafici dettagliati sull'azione che lo switch e il controllo di Tono hanno sull'equalizzazione generale.
E ci troverete anche questi miei due video, cosa che come potete immaginare mi ha fatto enormemente piacere!
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