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Vuoi la vintage. Ma sei sicuro?
Vuoi la vintage. Ma sei sicuro?
di [user #50760] - pubblicato il

Avete mai fatto un viaggio in moto? Probabilmente sì. E con una moto d’epoca? Beh, se non lo avete fatto (e intendo in tempi recenti, perché 30 o 40 anni fa eravamo tutti giovani, forti e baldanzosi, quindi non conta), dovreste provare.

Attenzione, quando dico “moto d’epoca” non mi spingo a pensare a una “sottocanna” dei tempi pionieristici, no. Intendo una moto comune, diffusa, apprezzata, che ne so, una Ducati Scrambler dei primi anni 70.
Motore monocilindrico, livello delle vibrazioni in grado di compromettere le vostre otturazioni dentali, faro anteriore 6V che se per caso trovavate nebbia c’era da farsi il segno della croce, gomme dal grip precario, affidabilità questa sconosciuta. Però era figa, mamma mia se lo era. Certo, dovendo viaggiare preferirei la Ducati Scrambler di oggi, che ok non sarà proprio la stessa cosa, non emanerà lo stesso fascino hippie, ma va forte il doppio, piega, frena, non vibra, non si rompe e ha pure la garanzia.

Vuoi la vintage. Ma sei sicuro?

Ducati Scrambler, la nuova (a sinistra) e l'originale d'epoca. Il look è simile, i contenuti tecnologici e il comfort non proprio.

Ecco, veniamo al dunque. Tra il suonare una chitarra in stile vintage e una vintage per davvero, io scelgo la prima opzione. Per un sacco di ragioni: la prima e più prosaica è che non ho abbastanza soldi per affacciarmi al mercato del vintage, del quale peraltro comprendo solo in parte criteri e dinamiche; la seconda, sono un pollo, compro molto con la pancia e poco con la testa…come già raccontato qualche settimana fa, se mi innamoro di una chitarra va a finire che me la porto a casa senza le dovute riflessioni; terza ragione, la più importante: per gli strumenti d’epoca occorre una vasta e solida cultura in materia, perché ho studiato e non perché me l’ha detto ammiocuggino, saper riconoscere al primo sguardo i particolari di una verniciatura, del retro di un pickup, del colore di un condensatore, della presenza o della mancanza di una sigla. Figuratevi che io tocco (molto) malvolentieri un trussrod, non mi azzardo a svitare un manico e - lapidatemi, forse lo merito - non mi cambio i pickup da solo. Non ho manualità, che volete farci? Perciò evito di improvvisarmi bricoleur o peggio ancora liutaio. In ogni caso, di chitarre vintage tra le mani me ne sono passate nel corso del tempo. Un paio di Gibson semiacustiche, una SG Junior, qualche pesantissima Strat anni 70 e persino un paio di Fender pre-CBS (delle quali, al contrario, ho apprezzato la leggerezza) con cui mi sono limitato ad accennare poche note sotto lo sguardo attento del proprietario, stupendomi per l’output contenuto dei pickup. Ma parliamo di possessi effimeri, di brevi parentesi, di strumenti concessi in prestito per (al massimo) una serata.

Vuoi la vintage. Ma sei sicuro?

Francesco Balossino (Cesco's Corner) insieme ad alcune delle sue meravigliose chitarre d'epoca.

Una Fender datata (definirla “d’epoca” è certamente troppo) l’ho anche avuta nel mio piccolo arsenale, era una Strat Dan Smith hard tail del 1982, l’ho amata davvero e mi sono fustigato a lungo per averla venduta, soprattutto perché era bella, vissuta, quel cherry burst esaltava le venature del frassino e soprattutto esaltava me. Ma sono sincero, a parità di pickup (Texas Special), il suono che ottengo dalla mia umile Strat assemblata è, se non assolutamente identico, molto, molto, molto (molto!) simile. Con la differenza che la Dan Smith non l’avrei lasciata giacere tutta la settimana in sala prove come faccio con l’assemblata e in generale qualche piccola apprensione già a suo tempo me la generava.

Vuoi la vintage. Ma sei sicuro?

Un esemplare di Stratocaster Dan Smith Cherry Burst del 1982

Figuriamoci come potrei convivere con una chitarra degli anni 60: mi porterei appresso una serie di angosce, ma l’incubo peggiore sarebbe quello del giudizio inappellabile di un esperto, del tipo “lo sai che ti hanno fregato, che questo particolare non è originale, che questi tasti non sono i suoi, che… che… che… che!!!!”. Ecco, sono certo che quella scure si abbatterebbe ineluttabile sulla mia testa di babbeo. 
Chiarito questo, è inutile nascondersi: il sogno dello strumento datato resta, ma provo a conciliarlo con il pragmatismo, e chissà magari in futuro mi orienterò su una lawsuit japan, spesso (diffidate di chi dice che lo sono SEMPRE, perché non è vero) eccellenti chitarre che, ormai da tempo, hanno un proprio mercato e tanti estimatori. Estimatori che, non di rado, purtroppo ci marciano su e sparano cifre improponibili per una Fernandes o una Tokai, mentre mi sembra che le sovraccitate attenzioni per le (ottime) Squier JV si siano assestate, dopo il boom di una decina d’anni fa. 

Vuoi la vintage. Ma sei sicuro?

Di sicuro, comunque, per l’acquisto di una chitarra datata chiederei il parere a un esperto e la community di Accordo è il posto giusto, anche perché questo sito è esso stesso, per così dire, vintage. Come sapete Accordo.it è andato online nel 1997 ma nasce dall’esperienza del magazine cartaceo Nashville, fondato nel ’92 da gente che già bazzicava il mondo delle sei corde da molto tempo. Sapete, per fondare una rivista - questo posso dirlo per esperienza diretta - bisogna essere matti da legare. Matti per diventare editori, matti per scommettere tutto sulla propria passione e su quella dei propri lettori. E questa lucida, contagiosa follia, traspariva tutta dalle pagine di Nashville. Per trasmettere quel bagaglio (culturale, emotivo, storico) e per celebrare i 30 anni di Nashville, lo staff di Accordo ha raccolto i primi quindici numeri della rivista accorpandoli in un unico volume. Lo trovate a questo link
La raccolta di Nashville può essere acquistata anche in bundle con la riedizione aggiornata del libro Fender di Maurizio Piccoli 
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