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Gibson Les Paul Jimmy Page Signature
Gibson Les Paul Jimmy Page Signature
di [user #36862] - pubblicato il

Una voce squillante e la bellezza di 21 suoni ottenibili tra serie, parallelo e inversioni di fase fanno della signature di Jimmy Page una Les Paul unica nel suo genere. Gibson l'ha prodotta solo per poco tempo, ma è bastato per farne una delle repliche ispirate alla Standard del '59 più ricercate.
Non è facile parlare delle proprie impressioni riguardanti uno strumento musicale. Esso trasmette a ognuno di noi delle sensazioni e delle emozioni diverse, immaginatevi quindi la mia difficoltà nel mettere per iscritto e raccontarvi di una chitarra che reca la firma di uno dei personaggi più importanti della storia della musica e che si fissa l’obbiettivo di dare al pubblico "quel" suono che ha fatto sognare milioni di musicisti.
Le variabili in gioco sono davvero troppe per poter anche solamente affermare di possedere lo stesso suono con cui Jimmy Page affrontò i concerti più importanti della sua vita: la mano, il volume, la strumentazione, il sentimento, la tecnica, l’emozione. Allora quello che mi rimane da fare, pur rimanendo nel tema zeppeliano (perché d’altronde sempre di una chitarra firmata si tratta), è darvi le mie impressioni su come si comporta lo strumento in scala più ampia, senza per forza di cose paragonare il suono che ne scaturisce a quello di qualcun altro.

Gibson Les Paul Jimmy Page Signature


Iniziamo con un po’ di storia.
Vista la fama del chitarrista e la richiesta a gran voce dei fan di possedere uno strumento che potesse gettare nelle mani delle grandi masse il suono (in live) di pezzi come “Dazed and Confused” , “Rock’n Roll” o “Whole Lotta Love”, Gibson decide di produrre a partire dal 1995 una Les Paul Standard che rispecchiasse a pieno le caratteristiche della mitica ’59 usata da Page. Tramite una stretta collaborazione con il musicista, il colosso americano studia e produce un modello che potesse ricalcare appieno i tratti sonori della Les Paul di Jimmy.

Gibson Les Paul Jimmy Page Signature

Da questa collaborazione nasce così la Gibson Les Paul Standard Jimmy Page, prodotta fino al 1999, che presenta delle caratteristiche tecniche e timbriche molto innovative rispetto a tutte le altre sorelle. Innanzitutto i due pickup, dei 496R e 500T, permettono ben 21 combinazioni di suono tramite il loro sistema di push pull applicato alle manopole di tono e volume: sarà così possibile splittare gli humbucker, metterli in serie, parallelo e in fase opposta. Il manico inoltre risulta molto sottile e scorrevole, ben distante dalla classica mazza da baseball di una Les Paul degli anni ’50. Per finire, è presente una finitura di color miele dorato al centro del top in acero figurato, che viene definita da Gibson come Honeyburst.
Per il resto la Jimmy Page non differisce troppo dalle altre Les Paul: ha un corpo in mogano, 22 tasti su tastiera in palissandro con intarsi a trapezio, un battipenna color crema (recante la firma del chitarrista che, ahimè, tende ad andare via facilmente), delle meccaniche Grover a tulipano, un selettore a tre posizioni e un ponte fisso dorato.
Curioso è notare come, già a partire dal 1996, Jimmy Page intentò una causa contro Gibson poiché non soddisfatto del risultato ottenuto (o forse preoccupato?), che comunque si risolse con la vittoria del colosso americano che continuò la produzione per qualche anno. In ogni caso qualche cambiamento ci fu: successivamente ai primi 500 esemplari prodotti, infatti, Gibson sostituì le meccaniche a fagiolo con quelle a tulipano, modificò leggermente la finitura Honeyburst rendendo la sfumatura rossa ai bordi più evidente, alzò leggermente il capotasto e cambiò il collo del manico. All’epoca comunque la chitarra costava circa 6000 dollari, e oggi il suo valore è in continuo aumento (soprattutto per quelle prodotte nel 1995).

Gibson Les Paul Jimmy Page Signature

Ma passiamo ora, senza dilungarci troppo oltre, alla parte più succulenta: il suono. 
Ebbene, partiamo subito dal principio che questa Les Paul non è una Les Paul come tutti la conoscono. Ll suono che ne scaturisce anche nelle classiche tre posizioni è completamente diverso da qualsiasi altra Aged, Custom, Standard, VOS e chi ne ha più ne metta. Pur non essendo particolarmente potente, il suo timbro è tagliente e ai limiti dell'acido, tanto da farla apparire in certi momenti quasi come una Stratocaster molto pompata. Bisogna stare molto attenti agli alti, perché la Signora ne ha da vendere, e bisogna dosare bene il settaggio del proprio amplificatore. L’attacco è evidente e ben udibile, ma non è paragonabile a quello di una bella ’58 o ’59 Reissue, proprio perché il suono è un poco più sottile. Tuttavia questo non è da intendere come un difetto, anzi: personalmente lo amo tantissimo, e questa sua caratteristica la fa differenziare bene dalle solite sorelle.
Il manico è molto scorrevole, la tastiera piatta dà la possibilità di lanciarsi con disinvoltura nei fraseggi più veloci e complicati. Le meccaniche tengono molto bene l’accordatura, permettendo all’esecutore di reggere un concerto senza perdere tempo ad aggiustarla, mentre il peso di 4 kg è abbastanza importante.

Gibson Les Paul Jimmy Page Signature

Per potervi parlare con precisione di come si comporta in pulito e con saturazione, devo necessariamente introdurvi tutte le combinazioni possibili che si possono raggiungere con gli humbucker: troppe. Sebbene queste rendano lo strumento estremamente versatile e si occupino di produrre le stesse configurazioni che Page si era fatto fare sulla sua Numero Uno, diventano nell’uso pratico piuttosto macchinose da utilizzare e non sempre efficaci.
Mi spiego: oltre al fatto che per eseguire certi pezzi bisogna destreggiarsi con velocità ad alzare e abbassare manopole e utilizzare il selettore, alcune posizioni sono meglio riuscite di altre (che a volte si rivelano quasi inutilizzabili). Per capirci, alcune posizioni in serie/parallelo non vanno d’accordo con gli split o la fase. Si arrivano a ottenere dei suoni spenti oppure troppo acidi privi di basse o viceversa. A meno che non si voglia entrare nel campo sperimentale perciò, l’utilizzo di determinate posizioni deve essere ben ponderato (anche se devo ammettere che in certi momenti mi è sembrato davvero di avere "quel" suono sotto le dita).

A cominciare dalle classiche posizioni, i clean sono belli carichi, ricchi di armoniche e ben definiti anche se un poco più secchi rispetto a una sorella tradizionale. Ma è con le distorsioni che la chitarra diventa un mondo da scoprire: alcune posizioni sono davvero eccezionali e creano dei timbri aggressivi, carichi, taglienti (sulle soglie dell’heavy metal più spinto), mentre altre donano davvero un’ottima cremosità allo strumento. Le manopole del volume si comportano egregiamente, mentre come al solito sono quelle di tono che non agiscono troppo bene e hanno un’escursione che tende a chiudere troppo il suono da un certo punto in avanti.
Ma parlare di 21 suoni è davvero troppo impegnativo, vi basti sapere che secondo il sottoscritto quelli davvero ben utilizzabili non superano, o di poco, la decina (e chiamatelo poco!).
Se poi il suono assomiglia o meno a quello del chitarrista beh, vi lascio giudicare con il video qui sotto, dove ho utilizzato un Mesa Boogie Mark V per i suoni clean e una Marshall Plexi per le cover a fine video.



In definitiva, per me questa chitarra ha la forma di una Les Paul ma ha un suono totalmente diverso: se sia meglio o peggio poi lo lascio giudicare a voi. Per quel che mi riguarda, certe posizioni mi hanno davvero convinto e mi hanno fatto sentire quel suono che ho tanto amato nel concerto di Madison Square Garden del ’73. Forse sono solo un sognatore, ma comunque ho apprezzato davvero tanto il lavoro svolto da Gibson. Non per nulla, ancora oggi è una delle chitarre più desiderate e bramate nel mondo dei chitarristi.
Voto personale: 9.8
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