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RGA Tour: Intervista a Donato Begotti
RGA Tour: Intervista a Donato Begotti
di [user #17404] - pubblicato il

Incontriamo una vera icona della didattica legata alla chitarra: Donato Begotti è un chitarrista pregevole che in oltre ventenni di insegnamento ha spiegato a più di una generazione di musicisti il linguaggio della chitarra moderna rock. Performer, dimostratore, autore di manuali didattici, Donato è prossimo a partire con l'RGA tour, con il quale assieme a Roberto Fazari e Andrea Filippone, attraverserà l'Italia. Lo incontriamo per una lunga e interessante chiacchierata.
L'RGA tour, evento organizzato da Volonté&Co, si preannuncia come uno degli appuntamenti chitarristici e didattici più interessanti della stagione.
Dal 7 marzo Donato Begoti, Roberto Fazari e Andrea Filippone attraverseranno l'Italia per una serie di  “Seminari/Concerti” che si prefiggono di coinvolgere i partecipanti in un evento divertente e allo stesso formativo. L’esecuzione live di brani famosi e di generi musicali differenti, saranno l’occasione per toccare e trattare varie tematiche, come legato e tapping, pennata alternata, feeling, sound & creativity.
Diamo il benvenuto a Donato, ripromettendoci di incontrare quanto prima gli ottimi Fazzari e Filippone per parlare anche con loro di tecnica, didattica e dei manuali realizzati per Volontè&Co.

Ciao Donato è un piacere averti e leggerti tra le nostre pagine.
Ciao, il piacere è tutto mio! E’ sempre bello essere ospitato su Accordo! Colgo immediatamente l'occasione per salutare “con un armonico naturale con dive bomb finale” i vostri affezionati lettori e lo tutto staff.
 
Nella presentazione del vostro tour le serate sono presentate come “concerti/seminari”. Ci descrivi e spieghi meglio questo format? 
Volentieri! Stiamo lavorando con Marco Volontè, il nostro super editore, a questo tour da circa un anno. Ci siamo decisi a renderlo esecutivo nel momento in cui abbiamo avuto le idee chiare sulla missione da seguire: “divertire ed essere utili”. Tutto l’evento sarà quindi svolto in virtù di ciò. Siamo in tre, come i porcellini: io, Andrea e Roby! Ogni data del tour sarà articolata da quattro momenti. Eccoli:
Tre seminari da circa 30 minuti l’uno. La durata giusta per mantenere alta l’attenzione del pubblico. Con tanto suonato e poco parlato, accuratamente selezionato. L’obiettivo è rivelare trucchetti e suggerimenti di immediato utilizzo. Pronti all’uso.
Jam finale. Suoneremo insieme alcuni brani con scambi di ritmiche, assoli. E su richiesta canto anche “Ricominciamo” di Pappalardo! E lo faccio sul serio, Andrea e Roby permettendo!

RGA Tour: Intervista a Donato Begotti
 
Gioco a premi. Breve, divertente e si vince sul serio. Suoneremo dei famosi riff di chitarra. Chi li indovinerà vincerà un utile premio messo in palio da Volontè. Un gioco a premi classico, lo facevo in televisione circa 30 anni fa’, ma con una novità: i riff li suoneremo in due sulla stessa chitarra, una mano a testa. Immaginati che casino sarà capire qual’è il brano e vincere
Domande finali. Saremo a disposizione di chiunque abbia delle domande da sottoporci. Questo fino a quando il negoziante o gestore, nel caso dei locali, non ci sbatterà fuori. Risponderemo ad ogni quesito, fosse anche notte fonda. Detto così sembra più una minaccia che una promessa! Ma è una cosa bella!
Non è tutto. All'ingresso, ogni partecipante riceverà una cartelletta contenente del materiale cartaceo, tra cui alcuni spartiti utili per seguire meglio i seminari. L’obiettivo è unire lettura, ascolto e immagine per garantire il migliore risultato. Questo perché:
• La lettura aiuta a capire
• L’ascolto fa divertire
• L’immagine fa ricordare
A ciò si aggiunge il parlato, che sarà il più chiaro e informale possibile. Questo nel desiderio di instaurare, sin da subito, un rapporto diretto e amichevole con il pubblico. Come siamo noi tre in realtà
Il divertimento, invece, sarà il condimento fondamentale per far permeare le informazioni. Questo l’ho imparato sulla mia pelle da un grande Maestro che ho avuto la fortuna e l’onore di seguire: Filippo Daccò! Frequentavo le sue lezioni di Armonia e Orchestrazione. Duravano quattro ore l’una, ma volavano come se si trattasse di pochi minuti. Si rideva, si parlava di calcio, di gentil sesso (anche se c’erano ragazze presenti) e di vita. Contemporaneamente si lavorava duro! Il punto è che avendo il Maestro creato un ambiente rilassato e scherzoso non si percepiva la fatica. Lo ringrazio e lo saluto “lassù”! E’ grazie a questo grande insegnamento che durante il cambio palco diffonderemo in video dei documentari riguardanti l’importanza del castoro canadese nella società odierna. Rivendico il suo ruolo! Scherzo, ma sono serio quando dico che senza il divertimento si impara poco o nulla! 

RGA Tour: Intervista a Donato Begotti
 
Siete tre chitarristi conosciuti e apprezzati per l’elevato livello tecnico del vostro playing. E’ legittimo pensare che i vostri appuntamenti siano quindi rivolti a un’utenza di chitarristi di fascia intermedia/avanzata? 
Prima di tutto ti ringrazio per il complimento, anche perché viene da un chitarrista del tuo calibro! Ciò detto, proprio per la natura del seminario stesso, è aperto a tutti. Anche ai principianti. In più, come ti dicevo, stiamo facendo un grande lavoro sulla semplicità del linguaggio utilizzato e dei concetti da esporre. Alla fine della fiera abbiamo trenta minuti a testa. Non vogliamo sciupare neanche un secondo!
 
Donato, tu sei stato un pioniere della didattica italiana e hai avuto chiaro il polso di pìù di una generazione di allievi. Oggi dove verte principalmente l’interesse degli studenti? 
Dipende prevalentemente dal loro livello chitarristico:
• Principiante. Colui che si approccia a suonare uno strumento si vuole, e soprattutto si deve, divertire. Creare entusiasmo e piccole soddisfazioni immediate è fondamentale. E’ importante quindi che studi brani conosciuti, semplici e soprattutto progressivi nelle difficoltà. Questo deve accadere sin dalla prima lezione, accompagnato alla giusta dose di Teoria e Solfeggio
 Semi-professionista. E’ generalmente una persona che studia o lavora nella vita. Ha quindi un'occupazione primaria che assorbe la maggior parte delle proprie energie. Nonostante ciò, suona da diverso tempo. Desidera quindi dare una svolta al proprio playing con materiale musicale più sfidoso. Gli obiettivi primari sono: imparare a leggere lo spartito, conoscere la teoria, accompagnare bene, eseguire assoli stimolanti e improvvisare un pochino. In questo caso il docente deve trovare il giusto bilanciamento tra i compiti da assegnare e la vita lavorativa/universitaria dello studente che ha di fronte. Non può, e non deve, caricare con troppo studio una persona che lavora otto ore al giorno, e quando torna a casa ha una famiglia che lo aspetta o un universitario che sta preparando degli esami impegnativi. È fondamentale! La lezione deve essere un momento di svago costruttivo!
Chitarrista per la carriera. Colui che, invece, lo fa per svolgere la carriera è disposto, e ha la possibilità, di dedicare tanto tempo allo studio. E’ quindi interessato a tutto: tecnica, feeling, creatività, composizione, improvvisazione, lettura prima vista, registrazione, canto e, soprattutto, vuole saper suonare diversi generi musicali. E’ assetato di informazioni, aggiornato tramite internet su qualsiasi tecnica, concetto o chitarrista. In genere giovane, ha la possibilità e la fortuna di studiare tutte le ore che desidera. E lo fa! Per questo tipo di studenti, oltre che le fondamentali lezioni musicali, occorrono anche dei momenti di dialogo nelle quali si parla dell'ottenimento dei propri obiettivi. Altrimenti è come dare una spada in mano a una persona… senza spiegargli come utilizzarla. Il momento difficile, infatti, non è il corso stesso, benché incredibilmente tosto, ma la vita musicale che affronteranno una volta diplomati. Quella si che è una giungla! Non è facile vivere di musica, ma è incredibilmente bello! Oltre che una buona dose di fortuna, come in ogni cosa, occorre grande determinazione. La realtà è che il premio è molto alto, perché ti alzi alla mattina della Domenica e fai le stesse cose che fai il Lunedì. E lo fai perché ti piace. Ma per riuscire a fare ciò non basta l’abilità sullo strumento. Servono anche dei valori umani che si devono coltivare in classe. Questi sono affidabilità, sincerità e puntualità. Poi c'è il valore principale: l'umiltà. Non voglio essere frainteso: umile non significa “coglione” o essere “yes man”. Significa riconoscere che si può imparare da tutti, aver rispetto per l’anzianità (lavorativa o anagrafica), per il lavoro quando ti viene dato ed essere disposto a lavorare un po' di più di quello per cui vieni pagato. E tutto questo lo devi fare solo per te stesso, perché vuoi superarti sempre.

RGA Tour: Intervista a Donato Begotti
 
Tra gli argomenti che affronterete in ogni clinic ci sono anche Feeling e creatività. Se è chiaro che lo sviluppo di elementi come la pennata, il tapping o il legato possono essere stimolati attraverso esercizi di meccanica e tecnica,  qual è il tuo approccio allo sviluppo di feeling e creatività negli allievi. Ci racconti come imposti questo tipo di percorso? 
Ce ne sono diversi. Farò un esempio molto chiaro durante il mio seminario. Un giorno lessi su un meraviglioso libro di Edward De Bono (“Essere Creativi”) una definizione di creatività. Te la propongo per come l’ho rielaborata. Partiamo da un presupposto: non si inventa nulla che in qualche modo non esista già. La creatività, nasce quando una persona unisce due, o più, elementi che già esistono per crearne uno nuovo, che non c’era. Anche la musica si evolve in questo modo. Infatti, quando leggi le interviste dei tuoi beniamini riscontri che hanno imparato dai loro idoli, mettendoci poi del proprio. Tipo: “Questo riff l'ho preso dal chitarrista “X”, quest’altro da “Y”, poi ci ho messo del mio, ed è nato il mio stile.”
Veniamo ora all'aspetto pratico. Per sviluppare la creatività nelle persone, alla Rock Guitar Academy abbiamo dei corsi specifici di Composizione, Improvvisazione Blues, Rock e Jazz. In tutti questi corsi ai ragazzi viene chiesto di scrivere dei brani. Sì, anche in quelli di improvvisazione. Si scrivono dei brani sui quali poi si dovrà improvvisare. Un altro corso che sviluppa tanto la creatività e quello di “Session Men”. Il docente fornisce delle tracce guida di basso e batteria e poi dice: “Per la prossima lezione incidete almeno quattro tracce di chitarra utilizzando sia un’acustica sia un’elettrica. Fatelo nello stile di… e se ce lo avete inserite anche un ukulele e delle nacchere! Ad ogni lezione i ragazzi arrangiano quindi una canzone sviluppando il proprio stile musicale. La creatività negli studenti è uno degli aspetti fondamentali che vogliamo stimolare alla RGA.

RGA Tour: Intervista a Donato Begotti
 
In tantissimi anni di insegnamento, ci fai una top 3 dei più frequenti errori di impostazione, attitudine, metodo che bloccano, castrano letteralmente lo sviluppo di una tecnica armoniosa, efficiente, pulita?
Modalità serietà: ON! Qui la situazione si fa’ tosta. Ne riscontro quattro:
Impostazione. Prima di tutto l’errata impostazione delle mani. Andrea Filippone (specialista nel tapping a 12 dita) e Roberto Fazari (la pennata alternata più veloce del West) faranno degli utili interventi riguardo a ciò nei loro seminari. Conosco persone che suonano da parecchio tempo, che vorrebbero essere più veloci, ma nonostante tutto l'impegno profuso non riescono a diventarlo. E’ l'impostazione errata a giocargli contro. Bisogna avere la forza d'animo di fare un passo indietro, riprogrammare sia le mani sia il cervello e tutto si risolve! Come per gli atleti, sono rari i chitarristi che nascono con un’impostazione perfetta. Occorre lavorarci, ma i risultati sono appaganti.
Si studia troppo veloce. E’ normale che ci si voglia divertire suonando al più presto alla velocità originale di un brano ma, soprattutto se si desidera svolgere la carriera, è necessario fare anche qualche sacrificio. Studiare lentamente è uno di questi.
Paura di non farcela. Per uno studente di chitarra è pericolosa. In realtà lo è per chiunque. Spesso non proviene da sé stessi, cioè non è la persona che la subisce a crearsela, ma nasce da eventi esterni a lui. Proviamo a ribaltare il concetto, come ho scritto su “Ditones”: ti è mai capitato di comprare un bel vestito, indossarlo e notare che le ragazze ti guardano più del solito? Pensi sia veramente merito del vestito? No, probabilmente tu sei diverso... per come ti fa sentire quell’abito. Ti senti bene con te stesso! Ciò suggerisce che la maniera in cui ti “percepisci” è strettamente correlata al tuo modo di agire... al tuo modo di suonare! Non bisogna mai mettere in dubbio la possibilità di riuscire a suonare qualcosa. Dire a se stessi “Forse ce la farò”, significa considerare, in partenza, l’eventualità di non farcela. Immagina invece di dire a te stesso “Posso farcela”. Il concetto è lo stesso, ma la condizione mentale con la quale affronti l’obiettivo è costruttiva e ti carica di energie, invece di privartene.
Focus. Se lo fai per diletto, allora è giusto pensare unicamente a divertirsi. Se lo fai per carriera, invece, è suggeribile diventare come un laser. Questo dedica tutte le sue energie ad un solo obiettivo per volta, lo centra e lo brucia. Il laser non sciupa la propria forza in “distrazioni laterali”, perché ha il “potere del focus”! La luce diffusa, invece, fa tutto e niente. E’ indiscutibilmente molto bella e appagante ma alla fine, purtroppo, si disperde. Non conclude perché “tiene il piede in troppe scarpe”. Il mio suggerimento per gli studenti è: scegli un obiettivo, max due, alla volta e “spingi” nella sua direzione al massimo della tua forza: 101%. Tieni duro e non distrarti finché non lo ottieni! Poi, con la stessa intensità, passa al prossimo. E così via. Lo so, non è facile, ma chi ha focus ha più probabilità di successo.
Modalità serietà: OFF! 
Abbraccio tutti i lettori e colgo l'occasione per ringraziare il nostro super editore Marco Volontè per l'opportunità che ci sta offrendo.
Ti ringrazio per le intelligenti e argute domande, faccio un doppio carpiato al volo e, con deferenza, vi aspetto ai seminari. Grazie a tutti! 



Ecco la locandina ufficiale del tour con tutte le date:

RGA Tour: Intervista a Donato Begotti
donato begotti interviste RGA
Link utili
I manuali della RGA pubblicati da Volontè&Co
Il sito della RGA, Rock Guitar Academy
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Commenti
di LuigiFalconio85 [user #42411] - commento del 15/02/2017 ore 16:38:26
Ho quasi tutti i libri del Maestro Begotti :D
Rispondi
di Iconoclast76 [user #43596] - commento del 15/02/2017 ore 18:30:02
ma sempre di velocità parla? a dire che non sto bene e non ho la chitarra adatta altrimenti gli farei un pezzo cosi veloce che dovrà chiamare i santi in paradiso per fare i suoi manuali hahahaha
Alla fine la cosa bella della chitarra è la personalità, tanti chitarristi compreso me hanno una postura tutta sua che gli conferisce un suono unico perche rovinarlo?per avere qualche bpm in piu? e farlo diventare come tutti gli altri? prendi gente come Van Halen, Gilbert, Vai, Malmsteen, per citarne solo qualcuno hanno tutti impostazioni delle meni agli opposti....
Belle perle di saggezza ci trasmette il begutt..
Rispondi
di Lupin77 [user #41354] - commento del 15/02/2017 ore 21:00:07
Massimo rispetto per Begotti e il suo metodo ma alla fine i chitarristi che hanno segnato davvero la musica e la chitarra sono quasi tutti autodidatta. Ricordiamo fra tutti Hendrix, Knopfler, Clapton, BB King, Gilmour e altri che non ho citato. Soprattutto rispetto a Gilmour ancora oggi si possono leggere decine e decine di argomenti titolati "Vorrei avere il suono di chitarra dei Pink Floyd". Studiare va benissimo (poi dipende dal livello cui uno aspira) ma una buona parte dei corsi organizzati e gestiti da chitarristi italiani di "livello" verte solo sulla tecnica abbinata alla teoria. Purtroppo questo porta ad un appiattimento dello stile chitarristico in favore di una ricerca tecnica fine a se stessa. Siamo di fronte al chitarrisimo tipo catena di montaggio automobilistica nel quale ogni chitarrista suona con una tecnica perfetta e una personalità pari a zero. I veri artigiani della chitarra (vedi i nomi sopra) sono coloro che hanno preferito ascoltare se stessi curando il cuore e l'espressivita' piuttosto che la brutale e noiosissima tecnica estrema. Parlo per me ovviamente ma potendo scegliere preferisco i dischi da solista di Gilmour pregni di cuore ed ispirazione ed esenti da schitarramenti brucia manico ai dischi, esempio, del bravissimo Guthrie Govan (che con la chitarra fa ciò che vuole) che gioco forza finisce col proporre sempre musica che ruota solo e prepotentemente intorno alla chitarra insieme ai suoi funambolici ma ripetitivi lick. Per carità de gustibus...Ma per me la chitarra è a servizio della musica e non il contrario.
Rispondi
di Alex95SG [user #30733] - commento del 15/02/2017 ore 21:43:26
“Siamo di fronte al chitarrisimo tipo catena di montaggio automobilistica nel quale ogni chitarrista suona con una tecnica perfetta e una personalità pari a zero" permettimi di dissentire, conosco diversi ragazzi che studiano o hanno studiato in RGA, io stesso ho studiato sui loro libri e con un loro insegnante (bravissimo), e sinceramente non credo sia giusto definire né quei ragazzi né me "con personalità pari a zero". consiglio un giro sul canale YouTube di Donato, ci sono alcune tra le migliori esecuzioni di tutta la rete di moltissimi pezzi storici, anche di chitarristi meno tecnici di Govan, come Robben Ford e Andy Timmons. La sua scuola forma dei Professionisti, capaci di affrontare le sfide che si presentano al musicista del 2017, ma allo stesso tempo dà le basi per crearsi poi il proprio stile ed il proprio progetto musicale, il tutto direi andando oltre al banale "tecnica abbinata alla teoria". Inoltre non condivido il pensiero finale su Govan, non mi pare che sia ripetitivo, anzi, ha un estro creativo fenomenale, e parecchia parrocchia espressività. Dici che la chitarra debba essere al servizio della musica, ma in che senso? Se scrivi un pezzo strumentale in cui alla chitarra è dato il compito di esprimere la melodia è ovvio che sia in primo piano quest'ultima, in una band tradizionale il chitarrista invece ha la sua parte e suona quella, andando a creare il mix finale con tutti gli altri.
Rispondi
di alexmik [user #38140] - commento del 16/02/2017 ore 09:21:27
Sono totalmente d'accordo con te.
Ho il massimo rispetto di Begotti e di tutti i ragazzi che studiano con tanta fatica e sacrifici per diventare dei chitarristi virtuosi, ma in effetti, ascoltando certe esecuzioni mi arriva solo la pulizia e la velocità ma non il cuore.
Conosco molti chitarristi che hanno studiato con i suoi metodi (o altri simili) e sentendoli suonare percepisco l'impronta data dal maestro piuttosto che la personalità del singolo esecutore.

Personalmente, mi colpiscono di più Nile Rodgers, Johnny Marr o Adrian Belew di Malmsteem, Vai e tutti gli shredder del pianeta.

Credo che la chitarra debba essere al servizio della canzone e non vicevecersa.

Riuscire a fare questa cosa bene, per me rappresenta lo spartiacque tra l'essere uno Strumentista (= chi suona la chitarra con una tecnica ineccepibile) e l'essere un Musicista (chi fa funzionare la canzone, anche a costo di suonare 1 sola nota ogni 16 battute).

Guthrie Govan, in questo, è un meraviglioso ibrido.
A fronte di una tecnica immensa e di un talento debordante, se opportunamente veicolato riesce a tirare fuori quintali di cuore, vedasi l'assolo su Routine di Steven Wilson, per citarne uno.
Rispondi
di pg667 [user #40129] - commento del 16/02/2017 ore 10:32:02
ti porto la mia personale esperienza: dei 5 chitarristi da te citati adoro Gilmour (ma come musicista "completo", non tanto per il suono che mi lascia semi indifferente) e mi piace molto Hendrix.
mentre Clapton, PER ME, se escludo il periodo Cream che mi piace, tutte le sue composizioni da solista mi suscitano una noia ed un fastidio incredibile, lo trovo di una piattezza incredibile: devo però ammettere che molti chitarristi che apprezzo lo citano fra le proprie influenze, ne consegue che qualcosa di buono prima o poi lo troverò.
Knopler mi lascia totalmente indifferente, BB King è storia e me lo sto ascoltando ora, mi piacciono molto i brani ma l'apporto della chitarra è di contorno, non è quello che mi colpisce o che mi farà ricordare i brani.
sono strano io?
no, ho semplicemente gusti diversi: non è una gara a chi ce l'ha più lungo, ne ha chi ce l'ha più veloce o lenta (la mano).
ad ogni approccio chitarristico corrisponde una sensazione ed un stato d'animo: quando sono triste ed incazzato è più probabile che trovi nelle mie "corde" ascoltare gli Emperor con le loro chitarre zanzarose suonate in 32esimi che non Hendrix, per una lunga gita in auto da solo i Guns n' Roses, i Racer X o i Poison vanno sempre bene, per le pulizie di casa mi affido a Earth, Wind & Fire o Michael Jackson e così via...
e vanno tutti bene, sono tutti validi.
si critica sempre la tecnica e la velocità perchè non le si capiscono: io a 16 anni trovavo i Pink Floyd noiosi perchè non li avevo contestualizzati al giusto stato d'animo.
e odiavo i Take That finchè alcuni anni fa non mi è capitato di vedere dei video live e capire che erano degli ottimi performer, discreti cantanti e ballerini.

detto questo ho avuto la fortuna di vedere Donato Begotti molti anni fa all'inaugurazione del Niccolai di Firenze e ne rimasi davvero colpito: la sua versione del Volo del Calabrone è clamorosa, ma non sento mai nessuno lamentarsi della velocità e del livello tecnico della composizione originale del Calabrone, così come nessuno critica mai la tecnica mostruosa di Paganini, Bach, Chopin: forse perchè chi li ascolta o non suona quegli strumenti o ha un bagaglio tecnico-teorico in grado di fargli capire non solo che un tal contrappunto è ipertecnico ma che è anche una genialata che non potevi liquidare con 2 note in croce.

ogni genere e stile ha il suo contesto: Malmsteen sarebbe ridicolo su un brano degli AC/DC, ma pure Angus su un brano di Malmsteen. e pur preferendo tutta la vita gli AC/DC ci sono giorni in cui Balck Star è esattamente quello che vorrei sentire/suonare.

il mega pippone palloso è finito, andate in pace.
Rispondi
di e.n.r.i. [user #46044] - commento del 16/02/2017 ore 16:32:45
Un attimo. Secondo me Hendrix, Knopfler, Clapton, ecc. sono artisti.
Gli artigiani sono i chitarristi professionisti, tecnicamente preparati, cui manca quel guizzo creativo per lasciare un segno nella storia della musica.
Comunque quando riascolto quello che ho suonato io non sento nè Gilmour nè Cocilovo: sento solo che mi farebbe tanto bene avere delle basi un po' più solide...
Rispondi
di JFP73 [user #29480] - commento del 15/02/2017 ore 21:13:35
Bah ......
Rispondi
di Sykk [user #21196] - commento del 16/02/2017 ore 07:43:10
Se uno vuole imparare precisione e velocità Begotti mi sembra un ottimo insegnante, è chiaro che poi contano anche altre cose e un bel pezzo dipende più dalla fantasia o un bel riff.
Quindi perché sparare a zero?
Vorrei solo che non cercasse di parlare inglese...
Rispondi
di Lupin77 [user #41354] - commento del 16/02/2017 ore 10:50:10
Ciao ragazzi, apprezzo molto i vostri commenti. naturalmente i gusti sono gusti per cui non intendevo fare di tutta un'erba un fascio. Noto soltanto che il chitarrisimo cosiddetto moderno è generalmente più orientato verso l'aspetto tecnico che espressivo. Questo non significa che uno "studiato" non possa essere anche un musicista di cuore, per carità, però nella mia esperienza colgo un certo appiattimento della parte espressiva inerente alla chitarra. Detto questo la chitarra è un macrocosmo immenso nel quale c'è posto per tutti. Un saluto.
Rispondi
di chikensteven [user #45729] - commento del 16/02/2017 ore 15:19:17
ora tocca a me, Be dirò la mia, io considero donato un grande innovativo l’ho sentito + volte a dei seminari gratuiti svolti ad un guitar festival che fanno dalle mie parti, non solo a rivoluzionato il mio modo di pensare e di suonare, ma ha fatto incuriosire ed innamorare tanti ragazzi presenti alle sue dimostrazioni. Io sarò sempre grato a lui anche se non ho studiato presso le sue strutture, comunque su questa testata ci sono tanti blogger che scrivono, che hanno manie diverse come chi assembla, chi collauda, chi studia tecnica, chi improvvisa, chi acquista pedalini e fa il collezionista, beh insomma di tutto e di +, è normale che non si condivida tutto, anche per me è lo stesso, però rispetto tutti i colori che ci sono e questa per me è la ricetta per convivere su un blog. Inoltre tanti pensano che sia solo un rockettaro, ma andatevi a vedere i metodi armonici di daccò,dove ha studiato anche donato, sui quali ho studiato anch’io presso l’accademia di musica di modenadal grande GIUSEPPE LA MONICA, che è stato anche insegnante di MASSIMO VARINI, e li si che c’è da divertirsi, e non c’è nulla di rock solo jazz allo stato puro. P.S. conservo ancora una maglia vinta in uno stand in fiera a pesaro 20 anni fa, con un gioco dove BEGOTTI suonava dei riff, poi mandato in onda su VIDEO MUSIC, bei ricordi sigh
Rispondi
di pierinotarantino [user #29514] - commento del 16/02/2017 ore 15:54:59
L'unica pecca è che il tour non arriva a sud.
Rispondi
di davrap [user #44402] - commento del 17/02/2017 ore 00:21:26
Io direi che la musica deve sapere suscitare emozioni a chi la ascolta e maggiormente a chi ci ascolta suonare. Io cerco di ascoltare qualsiasi cosa da Ruggero Robin, Steve Vai, joe Pass, Greg Howe Begotti Jeff beck bret garsed o chiunque altro magari anche Lang Lang, ballo con i miei figli Bruno Mars e cerco di imparare un riff di Mike Stern. Perché ci deve essere differenza? A volte ho bisogno di essere ispirato da Lukather o da Govan, a volte non tiro fuori una nota buona, a volte mi sento EVH. I manuali di Begotti mi hanno sistemato delle cattive impostazioni e ne sono grato, ci sono molti altri metodi e da ognuno di questi bisognerebbe trarne fuori ciò che ci piace e ciò che può essere originale. Comunque e' fantastico vedere l orgoglio che dimostra Begotti quando qualche suo allievo ottiene dei successi personali
Rispondi
di xstrings [user #23053] - commento del 17/02/2017 ore 09:14:21
Non è certo la prima volta che si sollevano le questioni su tecnica, teoria e quant'altro, io sarò strambo ma la penso diversamente da tutti! ;D
Se decido di andare a lezione, a prescindere che si tratti di Begotti, Varini o qualunque altra scuola, vado ad imparare le basi per poter approcciare alla musica nel modo più corretto e completo possibile;
se imparo tecniche come sweep, tapping ecc ecc non significa che debba per forza diventare un chitarrista shredder, questo è un vostro limite mentale!
La verità è che più alzo i miei limiti meglio suonerò quando eseguo un qualcosa al 50 o 60 % delle mie possibilità.
Si è detto che molti di coloro i quali escono da queste scuole suonano in maniera impersonale, ottimi esecutori ma finisce li....beh questo fatto non è colpa della scuola di turno ma dello studente stesso perchè il gusto non ce lo insegna nessuno.
Queste scuole ti mettono in grado di poter suonare un po' di tutto e di conoscere la teoria, poi se da li uno non è in grado di emozionare chi ascolta è un limite del musicista stesso, non dell'insegnante.
Per me quelle che dite voi sono scuse, come nascondersi dietro un dito.
Scusate lo sfogo ma è ora che si aprano un po' gli occhietti ;)
Rispondi
di chikensteven [user #45729] - commento del 17/02/2017 ore 20:38:52
hai detto delle sacrosante verità, grande stima per il tuo commento
Rispondi
di ValerioMetta [user #46043] - commento del 17/02/2017 ore 20:49:32
Sei un grande!!
Rispondi
di gerlop [user #44005] - commento del 17/02/2017 ore 23:27:04
Mi rivolgo a coloro che hanno la convinzione che velocità e tecnica = mancanza di cuore. Trovo molto riduttivo bollare certe capacità, non comuni a tutti, in questo modo per me privo di significato. Se non hai tecnica, anche un minimo, il cuore non potrà mai esprimersi. La tecnica è la cassetta degli attrezzi con i quali hai la possibilità di lavorare, oppure il vocabolario che ti permette di conoscere più parole per parlare ed esprimerti.meglio. Gli esempi si sprecano. Di certo non significa che essere veloci e tecnici sia l'unico traguardo, ci mancherebbe. La pulizia di ciò che fai, secondo me, è ancora più importante anche se comunque legata a tutto il discorso. Per alcuni "avere cuore" può significare guardare e ascoltare un tizio che suona la chitarra che gli arriva sulle ginocchia e si contorce facendo due note ogni ora; per altri potrebbe essere un iperveloce funambolico...secondo me è molto soggettivo, perché spesso il "cuore" è in chi ascolta, prima che in chi suona. Se ascolti un musicista che si avvicina alla tua idea di fare musica, che sia lento, veloce, supertecnico o meno, alla fine ci vedrai ciò che cerchi. In passato ne ho fatte di serate e concerti prima che la vita mi portasse su altre strade, ma chi mi ascoltava mi considerava uno shredder, cosa in cui non mi sono mai riconosciuto perché esprime una categoria che in musica non trovo molto appropriata. Oggi ho perso parecchio di quello slancio velocista che avevo e suono per puro divertimento da solo, ma proprio per il fatto di essere sganciato da impegni e scadenze, nonché da concetti così astrusi, ho capito che se la tecnica permette al cuore di esprimersi meglio, solo se hai cuore puoi studiare la tecnica. Sembra un paradosso ma sono legati a filo doppio: la fatica che costa studiare la tecnica la puoi sopportare soltanto se hai la musica nel cuore e il cuore per la musica.
vai al link
Rispondi
di PegasusVanDerKlyne [user #19758] - commento del 22/02/2017 ore 21:01:00
Opportunità interessante e sicuramente originale.

Non mancherò 😎
Rispondi
di PegasusVanDerKlyne [user #19758] - commento del 16/03/2017 ore 00:19:57
Incontrato alla tappa di Modena*

Che dire... Nulla da appuntare sulla tecnica (Donato è un vero maestro!), la cosa che più mi ha colpito è la simpatia e la forza comunicativa di quest'uomo: Mr. DTone riesce, letteralmente, a trascinare l'ascoltatore entro una dimensione magica 🌌

Suggerisco l'RGA tour a tutti!
(musicisti e non... 😎)
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