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Maurizio Dei Lazzaretti:
Maurizio Dei Lazzaretti: "Il lockdown è - anche - un'occasione di crescita"
di [user #116] - pubblicato il

Abbiamo incontrato Maurizio Dei Lazzaretti per parlare del suo ultimo video "Africa Workout" realizzato per promuovere la fortunata collaborazione con i piatti Pasha. L'occasione ci ha offerto però il pretesto anche per una piacevole chiacchierata su musica e social, di sicuro condizionata dal periodo storico complicato che stiamo attraversando.

Maurizio ci racconti questo brano, “Africa Workout”?
Non è un vero e proprio brano. Ma uno studio che sarà presente nel mio prossimo libro, in uscita spero a breve per Volontè&Co. È, appunto, un workout che ha una prima parte in 3/4 a cui segue una in 12/8, inframezzate da un assolo. È quindi un’anticipazione dal mio nuovo manuale. Ma il valore che ha per me ha questo video, è la storia di amicizia che c’è dietro. Quando ho deciso di inciderlo avevo bisogno di un supporto di percussioni e così ho contattato Carlo Di Francesco. Carlo non è solo un egregio percussionista ma anche un produttore; avevo lavorato con lui assieme ad Alex Britti.
Nel mio lavoro a volte ti capita di passare con altri colleghi musicisti più tempo di quanto ne passi con la tua famiglia, con tua moglie e i tuoi figli. Ma non sempre è necessariamente qualcosa che va oltre il puro rapporto professionale, qualcosa che diventa vera amicizia. Con Carlo invece lo è stato e, anche se è da un po’ che non lavoriamo assieme, quando l’ho chiamato per dirgli che avrei avuto bisogno di una parte di percussioni africane, i Batà, è stato entusiasta di aiutarmi. Il giorno dopo mi aveva già inviato le parti che senti nel pezzo. Sì e ritagliato del tempo tra i suoi tanti impegni e questo per me significa davvero molto. È una prova di autentica amicizia. Una cosa che ha un valore speciale, soprattutto in un momento storico come questo che ci tiene forzatamente distanti…
 


È un periodo davvero duro questo per chi lavora nella musica…
Sì. Io per fortuna sono riuscito a continuare a lavorare con le lezioni e anche la mia docenza al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano mi ha permesso di non fermarmi. Ma ovviamente, come tutti, ho dovuto bloccare l’intera attività concertistica. Per esempio, questa estate avrei dovuto essere in tour con gli Stadio, 30 date… il lockdown però sono riuscito a viverlo anche come una possibilità: nel mio caso, che per esempio non avevo nemmeno una pagina Facebook, è stato il pretesto per iniziare a curare un mio profilo social su Instagram, per pubblicare dei video e raccontarmi e farmi conoscere un pò di più come persona – oltre che musicista - da chi mi segue…
 
Molti musicisti hanno sfruttato questi mesi di inattività per migliorarsi… 
Assolutamente. Io sono sicuro che chiunque come musicista ha un animo davvero artistico e ha qualcosa da dire, sia riuscito a trovare in questa brutta situazione ,comunque degli spunti per continuare a studiare, ricercare, andare avanti, coltivare nuovi progetti, idee.
Viceversa, i musicisti che hanno un’attitudine esclusivamente lavorativa, quelli che nella musica “timbrano il cartellino” si sono trovati sopraffatti esclusivamente dal dramma del mancato guadagno… Io nella mia storia musicale ho imparato a vivere con quella componente di rischio e precarietà che vive ogni libero professionista. Ho iniziato a lavorare giovanissimo e mio padre si preoccupava che avessi abbastanza per mantenermi. Io gli dicevo che non mi serviva nulla e magari andavo avanti a pane e mortadella; ma ero talmente felice di lavorare nella musica che ho insistito.
Anche anni fa, ho rifiutato un contratto nell’orchestra della RAI che mi avrebbe garantito stabilità e continuità, anche economica. Ma ho preferito restare precario e potermi giostrare e scegliere con libertà lavori e collaborazioni.

Maurizio Dei Lazzaretti: "Il lockdown è - anche - un'occasione di crescita"
 
Ho letto una tua frase legata ai musicisti che pubblicano i video delle loro esecuzioni sui social: raccomandavi loro di preoccuparsi di crescere musicalmente piuttosto che cercare unicamente il consenso degli altri…  
Sì, perché in tanti casi mi è parso di vedere una ricerca di stravaganza, la voglia di stupire e raccogliere consensi che prevarica sulla ricerca sonora, musicale e artistica.
Magari ti capita di vedere, faccio un esempio, qualcuno che si serve del rumore degli ortaggi per creare una parte ritmica nel groove di un brano. Ora, la mia domanda è: ma questa cosa ha effettivamente una valenza musicale, artistica? O ha unicamente il fine di stupire e raccogliere follower. Non credo vada dimenticato che avere tanti follower non coincide necessariamente con avere altrettanto spessore musicale o artistico. Insomma, a volte mi pare che si metta l’immagine davanti al suono. E la stessa cosa avviene nell’esasperazione della tecnica per la quale si rischia di produrre contenuti che rischiano di essere unicamente d’interesse per i musicisti…
 
Questa esasperazione della tecnica e dell’aspetto più circense, non potrebbe anche dipendere dal fatto che sui social, spesso, si fa musica da soli? Lavorare in un gruppo o con un produttore aiuta ad essere più concentrati sulla musicalità…
Certo l’isolamento, il fatto di produrre musica in solitudine pregiudica l’opportunità di empatia che si crea, per esempio, in studio tra musicisti e produttore. A volte l’apporto di un lavoro di squadra o di un produttore, è proprio di darti certezza, spronarti a tenere qualcosa che invece tu, di tuo, rifaresti. Magari pregiudicandoti la possibilità di avere una take con una freschezza e unicità di cui tu non riesci a scorgere il potenziale.
 
A te è mai capitato?
Come no.. Ricordo la registrazione di un disco di Rosario di Bella. Il produttore era Greg Walsh un gigante che ha lavorato anche con i Pink Floyd. Walsh era anche fonico di quel lavoro. Chiusi i brani del disco, chiese a me e il bassista Paolo Costa di suonare su una base non prevista. Un pezzo che non avevo mai ascoltato. Suonai la take certo che sarebbe stata una guida su cui lavorare e che avrei poi reinciso, mettendola in bella copia. Invece, Greg mi disse “Questa è esattamente la take che finirà sul disco”. Quando giorni dopo riascoltai quella parte di batteria dovetti dargli ragione: c’era una freschezza che andava preservata.
 
Maurizio Dei Lazzaretti: "Il lockdown è - anche - un'occasione di crescita"

E allora che consiglio daresti a chi produce e registra la sua musica in autonomia?
Anche se registriamo da soli, nei nostri home studio, dovremmo cercare di non rinunciare a una certa spontaneità e freschezza che sono quegli elementi che un produttore cerca in studio e un ascoltatore apprezza. Perché, anche qui, bisogna chiedersi se questo accanirsi nell'inseguire la perfezione tecnica, esecutiva coincide con altrettanto valore artistico. Io personalmente cerco di non andare oltre 2, 3 take. Rcentemente, su uno degli ultimi video che ho fatto, mi sono arrovellato perché, una volta registrato, volevo dare più enfasi a dei colpi di kick. E così ho risuonato il pezzo una volta e un’altra ancora. Per poi, dopo aver fatto passare un po’ di tempo e bevuto una tazza di caffe, decidermi a pubblicare la prima versione che era la più autentica ed efficace. E gli oltre 1000 like ricevuti mi hanno gratificato di questa decisione…
 
Sono unicamente i social e il web la causa di questo approccio esasperatamente perfezionista e tecnico nel fare musica?
 Ma guarda, sinceramente è un problema culturale, di ascolti e formazione che esisteva anche prima dei social e della diffusione della musica sul web. È normale che un ragazzo giovane, senza una formazione adeguata, resti più colpito da una performance di Malmsteen piuttosto che dall’eleganza di un passaggio di Phil Palmer. La semplicità in musica è un valore che non è così facile da percepire ed apprezzare. Nella semplicità risiede una forma alta di bellezza che bisogna avere gli strumenti per riuscire a cogliere e capire. Come in certe performance di Vinnie Colaiuta o AlfredoGolino: esecuzioni che il grande pubblico magari non percepisce come speciali e che invece, proprio nella loro semplicità, hanno piccole sfumature che fanno la differenza.

Maurizio, "Africa Workout" è un video uscito per promuovere la tua collaborazione con i piatti Pasha. Ci racconti il set di piatti impiegato in questo video?
Eccoli...
BR-H14 | Brilliant Hi-hat 14”  
GS-ST2 | Glory Stack (Crash 14” China 16”)
DGL-C20 | Desert Glow Crash 20” 
DRK-C18 | Dirk Crash 18” 
DGL-R22 | Desert Glow Ride 22” 


 
batteristi interviste maurizio dei lazzaretti
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