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Motorhead Live - Padova 17/07/2009
di [user #11075] - pubblicato il

Pensavo che il concerto fosse a Padova quando ho fatto il bigietto invece era a Piazzola sul Brenta all’Anfiteatro Camerini. Il posto non è molto difficile da raggiungere (al ritorno però niente mezzi pubblici) , una quindicina di km fuori da Padova, e peraltro la struttura merita. Una piazza sconfinata (ben più grande ad esempio di quella dove si svolge ogni anno il Pistoia Blues Festival a memoria) con tribune in fondo, qualche stand probabilmente allestito per l’occasione per sfamare e dissetare le migliaia di spettatori che avrebbero riempito la piazza.

Da circa 2 anni non andavo a un concerto veramente grande, per varie sfighe che non sto a raccontare, per cui non vedevo l’ora di tornare in azione e quale migliore occasione di farlo se non il ritorno in Italia da headliner dei MOTORHEAD? Oh yeah!



Arrivo alle 20:00 circa sul posto e neanche tempo di prendere una birra che già le Merendine Atomiche iniziano a scaldare il pubblico. La band non è male e di tanto in tanto si diverte a lanciare tra il pubblico croissants, bottigliette d’acqua e persino lattine di birra (una l’ho presa io, ho le calamite per certe cose!) guadagnandosi la simpatia del pubblico che comunque stava già dimostrando il proprio gradimento. Dopo 30 minuti le Merendine escono e ci preannunciano l’entrata in scena degli Extrema, decisamente più conosciuti. Nel frattempo la piazza si è già riempita fino quasi alle tribune, anche se ancora c’è qualche spazio vuoto. Gli Extrema non li avevo mai sentiti né su cd né dal vivo: non mi sono piaciuti tantissimo, ma c’è da dire che quello che fanno lo fanno bene; frontman e chitarrista dimostrano anche presenza scenica e abitudine al palco nell’interazione col pubblico.



Dopo 45 minuti di Extrema il pubblico è più “affamato” che mai ma in realtà si profila un’ora di attesa, in quanto per qualche motivo la security, ha deciso di portare indietro di qualche metro le transenne davanti al palco. Intanto i cori invocano la band…



Finalmente intorno alle 22,30 l’attesa spasmodica sta per terminare: i 3 entrano e come al solito Lemmy ci introduce alla band al suo modo: “We are Motorhead…We play rock ‘n’ roll!”. Cominciano con Iron Fist e comincia immediatamente il pogo selvaggio sotto il palco. Non riuscendo per niente a muovermi secondo volontà, dopo essere stato anche buttato a terra e aver preso una botta alla testa ho pensato bene che fosse meglio allontanarmi di qualche metro ma almeno godermi il resto. Faccio però in tempo a notare che neanche 30 secondi dopo aver iniziato, arriva una lattina sul basso di Lemmy, che continua a suonare con disinvoltura ma alla prima pausa sarà costretto a cambiare basso, non prima di aver insultato gli stronzi (asshole) che lanciano oggetti. Per la cronaca comunque il suo splendido basso tornerà più avanti, ance se forse con qualche danno. Stay Clean segue e tra i primi pezzi i Motorhead tirano fuori qualche numero quà e là dagli ultimi dischi, One Night Stand e Be My Baby da Kiss of Death, e soprattutto Rock Out dall’ultimo lavoro, Motorizer. Quest’ultima sembra essere conosciuta veramente da tutti ed è la prova lampante che la band non vive di rendita o fama: i Motorhead hanno pubblicato recentemente dischi di indubbio valore e che i fan hanno accolto bene. Non vendono i biglietti solo per Ace of Spades. Ovviamente non mancano i loro classici dal vivo: Metropolis la ascolto sempre con piacere e si direbbe che Phil Campbell la suoni con altrettanto piacere, così come Over the Top non manca mai. Non manca neanche il rituale in cui ci chiedono di verificare se siamo la folla più “loud” dell’anno. Tra le mie impressioni, noto che la band suona a velocità un po’ ridotta rispetto ai recenti live sia audio che video pubblicati, ma non troppo. Forse un po’ a sorpresa la band ripesca qualcosa da Another Perfect Day del 1983 ( Lemmy ironizza sul fatto che non eravamo neanche nati quando ha scritto quel disco eh eh eh…) e anche lì il pubblico sembra gradire. I Motorhead sono così, o li ami visceralmente o non li sopporti. Sarà per l’energia che ti trasmettono: guardi Mikkey Dee lì dietro picchiare come un forsennato e come può non venirti voglia di saltare? Quell’uomo è una macchina, e quando si alza in piedi sorridente a chiederci più rumore sembra che tutti non aspettassero altro. Il suo assolo di batteria nel mezzo di In The Name of Tragedy è memorabile, compreso di esplosione di fumo. A questo punto, con mio grande piacere Lemmy introduce un pezzo che lui definisce lento, Just Cos You Got The Power, che a me piace molto e che permette a Phil Campbell di esibirsi in lunghi assoli. Due parole su quest’uomo: secondo me uno dei chitarristi più sottovalutati al mondo. E’ l’unica chitarra della band eppure non senti mai mancare niente, riempie gli spazi adeguatamente con riff trascinanti ma anche con lunghi assoli. Musicale ma anche veloce, comprimario ma anche protagonista. E con il look e la simpatia che lo fanno sembrare il tuo compagno ideale di bevute del sabato sera. Il suo stile si incastra alla perfezione con il potente, distorto, poderoso contributo di Lemmy, che penso sia l’unico uomo sul pianeta a suonare il basso come una chitarra acustica distorta. Going to Brazil fa rinascere le mai morte velleità di pogo ed headbanging del pubblico. Un altro paio di pezzi tra cui Killed by Death (“…by death, by death, by death, by death…”) ci traghettano animatamente verso l’ultimo prima della pausa, Bomber. Bomber sembra particolarmente apprezzata dalla folla. Sono i Motorhead, o li ami o li odi. Sarà perché ti sembra di essere tra amici, non davanti a delle leggende dell’heavy metal: la band ti mette a tuo agio e ha l’atteggiamento di chi è venuto per divertirsi in compagnia. E poi è un piacere vedere quel simpaticone di Mikkey Dee lanciare una serie di bacchette in aria una dopo l’altra,e poi alzarsi sorridente per il finto saluto.



Ed eccoci arrivati alla pausa, ovviamente tutti sanno che la band tornerà fuori per il bis, e infatti poco dopo così è: vediamo i Motorhead in versione acustica (!) per Whorehouse Blues. La piazza la conosce e la accoglie rumorosamente, tanto per rimarcare quanto detto prima sui pezzi recenti (la canzone è da Inferno, 2004). A mio modo di vedere questo pezzo viene anche meglio dal vivo, risalta più il groove dell’accompagnamento, e le migliaia di Motorhead-maniacs che applaudono e cantano sembrano pensarla come me. Phil alla chitarra acustica, Mikkey Dee su un’altra acustica con una cassa e un charleston sui piedi si dimostra più versatile del previsto. Lemmy canta e conclude il tutto con un assolo di armonica molto applaudito. Siamo pronti per il gran finale: i cori che invocano Ace of Spades sono scontati ma vengono accontentati subito: prime plettrate veloci sul distortissimo basso di Lemmy e la folle esplode, tutti iniziano a saltare, urlare, pogare, cantare, dalle prime alle ultime file. Un inno. Ace of Spades va via veloce e Lemmy si ferma un attimo per introdurci alla band. Da 25 anni nei Motorhead, Phil Campbell (ovazione media); il miglior batterista del mondo, Mikkey Dee (ovazione grande); Phil poi ci presenta, come se ce ne fosse bisogno, Lemmy Kilmister (ovazione mooolto grande). E’ ora tempo dell’immancabile (si, avete indovinato) Overkill. Le luci bianche forti in stile discoteca fanno accendi e spegni per tutta la canzone, cosa che io e i miei occhi non abbiamo gradito molto, ma diciamo che questo resta un piccolo dettaglio, dato che ormai tutta la piazza è in un esplosione totale. Alla fine, come sempre, Lemmy lascia il basso acceso appoggiato all’ampli in eterno feedback, la band fa un inchino e ci saluta nel frastuono del feedback ancora acceso per un minutino e scompare verso il backstage. Arriva un addetto a spegnere la strumentazione e le luci si accendono. E’ finita.



Ci vogliono un paio di secondi per riprendersi, riabituarsi alla luce e riconnettere i pensieri. Il corpo soffre per vari colpi subiti, le mie scarpe sembrano reduci da una battaglia in trincea, la stanchezza si materializza tutta insieme, ma accidenti ne è valsa la pena. Non posso che essere soddisfatto della performance di quei 3 tipi, che accidenti, sanno suonare bene e sanno suonare bene insieme; non penso sia il momento o il luogo in cui spiegare chi o cosa siano i Motorhead, chi li conosce lo sa bene. Torno a casa soddisfatto e contento, anche perché dopo aver visto gli Aerosmith e Steve Vai, con i Motorhead ho visto dal vivo le mie 3 band preferite. Oh yeah!

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