Kevin Ryan Mission Grand Concert
<div style="float:right;border-left:4px;"><a href="http://www.accordo.it/articles/2010/03/32512/premio-giornalistico-accordo-ovation-2010.html" title="Premio Accordo-Ovation 2010"><img src="http://www.accordo.it/galleries/2010/premio-ovation.gif" alt="Premio Accordo-Ovation 2010" title="Premio Accordo-Ovation 2010"></a></div><img src="http://assets.accordo.it/cloud-assets/35639/600x0/00/t_ryan.jpg" alt="">Penso che Kevin Ryan non abbia bisogno di grandi presentazioni. Allievo di Richard Hoover (Santa Cruz) e Jim Olson, le sue chitarre vengono suonate da alcuni dei più noti nomi sulla scena musicale e, si narra, sarebbero state loro vendute senza particolari sconti o favoritismi. Altre voci parlano invece di una costruzione molto robusta, di una particolare verniciatura sottilissima ma protettiva e via con altre varie leggende metropolitane. Io ho qui appunto la Mission Grand Concert che vedete nella foto e cercherò di descrivervela.

Le chitarre di Kevin Ryan mi sono istintivamente sempre piaciute e devo dire che Ryan è anche una persona molto disponibile, rendendosi subito empatico quando risponde puntualmente via mail per dare delucidazioni e pareri.
La Grand Concert è il modello che l'ha reso famoso ed è diventato una specie di riferimento in questo genere di strumenti, caratterizzati da un corpo compatto, piuttosto profondi come cassa e molto maneggevoli. Sono chitarre che nascono essenzialmente per il fingerpicking, molto equilibrate, con bassi potenti ma registri alti e medi in bella evidenza. Ryan costruisce anche la Nightingale, leggermente più grande (una small jumbo, per intenderci) e la Cathedral Grand Fingerstyle (jumbo) il cui nome è già un programma. Ha poi in gamma una parlour di piccole dimensioni. Vi rimando al suo sito per i dettagli su legni, forme e dimensioni: www.ryanguitars.com.
Questo esemplare di Mission del marzo 2002, targato M25468W, oltre a non essere a spalla mancante come la maggior parte delle altre, ha anche un'ulteriore caratteristica degna di nota, ossia la tavola armonica che vi descriverò fra poco.
Legni e costruzione
La chitarra è costruita con i legni canònici che a me piacciono molto: palissandro indiano per fondo e fasce, bindings in cocobolo, ebano per tastiera e ponte, abete Englemann per la tavola armonica, il vero elemento caratterizzante di questo strumento. Se la si guarda sotto la luce naturale, rivela onde tridimensionali come colate di miele, un effetto suggestivo che è impossibile purtroppo rendere in fotografia. A me questo top, pieno di curve e di effetti, sembrava vagamente inquietante, abituato come sono a considerare la regolarità e la simmetria delle venature dell'abete un massimo pregio. Ho quindi chiesto lumi al sig. Ryan, il quale così mi ha risposto per mail (traduco dall'inglese):
“Si tratta di una tavola molto rara, ne ricevetti alcune da un lotto speciale proveniente dal Canada molti anni fa e me ne sono rimaste solo alcune. Una l'ho montata sulla Dragonfly visibile nel mio sito e venduta a 35.000 € (!), mentre un'altra la sto usando per una chitarra che verrà venduta a 30.000 $ (altro !), quindi penso che il valore delle chitarre costruite con questi top sia destinato ad aumentare con il tempo”
Nel suo sito potete trovare la storia dettagliata di questo lotto di Englemann, il link è tra le risorse.
A questo punto, le mie riserve sulla figurazione della tavola armonica si sono improvvisamente dissolte.
Questa chitarra è stata costruita con decorazioni sobrie ma molto curate: abalone intorno alla buca e sul retro, filetti di legno chiaro lungo i bordi del corpo con binding in cocobolo. Sulla paletta spicca l'inconfondibile R anch'essa in abalone. Le meccaniche sono le Gotoh 510, che mi sembra stiano diventando uno standard su questa classe di strumenti per la precisione dell'accordatura.
La costruzione così come la finitura sono di alta classe e davvero degne di lode.
Confermo infine l'impressione generale di uno strumento robusto, fra l'altro neanche tanto leggero.
Manico e suonabilità
Il capotasto è da 1 ¾”, la tastiera di ebano scuro, senza segnatasti anteriori, è molto bella, il manico ha un profilo snello dichiaratamente dedicato alle diteggiature fingerstyle - per i miei gusti un po' troppo sottile - dal quale si fa fatica a far uscire il pollice come imparato nei fatidici anni '80 durante i quali se non lo si usava per fare qualche accordo era meglio darsi all'ippica. La chitarra è bilanciata, contenuta nelle dimensioni ma abbastanza profonda di cassa, perlomeno se paragonata per esempio ad una OM.
Suono
E siamo come sempre alla parte più difficile. Direi senza esitazione che la caratteristica principale di questa chitarra è la trasparenza, note sempre intelligibili con propensione all'analiticità (infatti è impietosa con gli errori, purtroppo), esaltata probabilmente dalle caratteristiche della tavola armonica. Il suono è limpido, i bassi sono profondi ma non gommosi e non sovrastano quindi il resto delle note. La timbrica è brillante ed il volume sonoro notevole. Le note sui cantini sono molto eleganti e, direi, poco metalliche, quasi da chitarra classica. Purtroppo qui intervengono valutazioni necessariamente soggettive. Mi sembra che il suono possa essere definito moderno, nel senso che si distacca dai timbri di quelle chitarre che si ispirano dichiaratamente ai modelli classici (tipo OM o 000) anteguerra, tendenzialmente più scuri ed introspettivi e che Ryan cavalchi e per certi versi rappresenti le tendenze della liuteria contemporanea.
Conclusioni
Questa Mission è una chitarra dal suono molto elegante. Il valore dello strumento è testimoniato anche dal volume sonoro che riesce ad esprimere. Un chitarrista più dotato di me sul piano tecnico potrebbe senz'altro aggiungere molte altre informazioni. Il giudizio che mi sento di dare sulle creazioni di Kevin Ryan è senz'altro positivo e consiglio, a chiunque non si possa permettere di ordinarne una magari con la massima personalizzazione possibile, di rivolgersi al mercato dell'usato come ho fatto io, con un po' di fortuna si possono trovare esemplari in condizioni equivalenti al nuovo.
Un saluto a tutti gli amici chitarristi.
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