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Luca Fanti e George Lynch in cassa
di [user #12502] - pubblicato il

Ho Costruito la mia cassa 2 per 12” qualche anno fa, per avere una cassa performante ma abbastanza comoda da spostare e da trasportare, soprattutto in funzione della scaletta (nel senso di piccola scala, non di lista di canzoni) della sala prove, piuttosto stretta e ripida; scelsi quindi del compensato marino molto robusto e leggero e, intanto che c’ero, comprai anche il legno necessario per farmene un’altra, poiché il titolare della falegnameria mi ha venduto a poco prezzo alcuni ritagli di materiale.

Dopo varie prove, l’ho equipaggiata con due coni Seventy’70 12G70: Sono altoparlanti con magnete al neodimio, con impedenza di 8 Ohm, prodotti in Italia da Luca Fanti, collegati in parallelo. Questi ottimi altoparlanti mi hanno accompagnato per un paio d’anni, con mia grande soddisfazione. 

Li avevo presi innanzitutto perché sopportano potenze molto elevate (150 watt l’uno) ed erano un po’ meno sensibili di altri altoparlanti analoghi, caratteristica che mi permette di spremere un po’ di più il finale del mio amplificatore a valvole da 100 watt, e inoltre poiché sembrava che la risposta sulle basse fosse ottima anche in casse dalla cubatura non enorme.
In rete avevo letto anche alcuni commenti che sostenevano che i coni di Luca Fanti a livello di timbro assomigliassero ai Celestion Vintage 30: secondo me non è assolutamente vero, e sono abbastanza sicuro di quanto affermo perché i Vintage 30 li avevo già provati nella stessa cassa. La differenza nella risposta sulle basse e medio-basse è abissale: in questo range, in configurazione due per 12”, laddove i Luca Fanti risultano corposi, i Vintage 30 invece denotano carenze importanti. Peraltro, sullo stesso sito della Celestion, nella versione precedente a quella attuale, i Vintage 30 erano raccomandati per casse quattro per 12”, in cui la definizione sulle basse è data, appunto, dalla cubatura del cabinet.
I due Celestion li ho usati solamente per due prove e un concerto, poi li ho venduti immediatamente per rimpiazzarli con i Seventy’70.
L’unico contento del suono della mia cassa equipaggiata con i due V30 era il fonico del suddetto concerto, che mi disse: “Fantastico, sembra che tu abbia crossoverato l’ampli: non c’è niente sotto i 3cento Hz e sopra i 1200, ti metto l’equalizzazione in flat”. Infine sono coni piuttosto sensibili e sopportano solo 30 watt (60 di picco), per cui il break-up era sempre in agguato, e non potevo passare il cinque con il master, anche con la testata splittata a 50 watt.
I 12G70 , invece, hanno una risposta sui bassi che, in termini di suono, fa assomigliare la mia cassa a una quattro per 12”, nonostante non si possano ottenere le sensazioni fisiche di “botta”, o di “pacca”, che dir si voglia, di una quattro per 12” (in realtà non si tratta di sensazioni, quanto piuttosto di masse d’aria in movimento).
L’unica pecca dei 12G70, a mio avviso, è il fatto che la risposta su medio-alti ed alti è un po’ troppo flautata; tuttavia, utilizzando la testata Bulk, che è un amplificatore abbastanza “rotondo”, non ne avevo mai sofferto particolarmente.
Qualche mese fa, però, ho comprato una Peavey Windsor, una testata Marshall-oriented, che peraltro ho provveduto a modificare per farla assomigliare di più a un JCM800, e la cassa coi Luca Fanti sacrificava un po’ della grinta che quella testata ha sulla parte alta dello spettro. La soluzione ottimale era comprare una 4X12” con altoparlanti “all’inglese”, ma per un prodotto decente mi serviva un quantitativo di denaro che, una volta messo da parte, è stato anzitempo devoluto al mio meccanico. Per cui, l’unica soluzione economica era costruire un'altra due per 12” ed equipaggiarla con due altoparlanti usati.
Da non dormirci alla notte. Problema numero uno: nella cassa piccola i coni british-like non mi piacciono, esperienza già fatta. Questo inconveniente, tuttavia, si poteva eliminare mettendo due coni diversi, soluzione consigliata da un utente di Accordo. Salta comunque fuori il problema numero due: non ci sono altoparlanti di stampo anglosassone dotati della potenza necessaria per sopportare il mio bombardone da 100 watt, tranne alcuni, costosi, modelli Celestion. Un mio amico, guru del suono Marshall del basso polesine, consiglia, utilizzando una cassa quattro per 12” sola, per testate da 50 watt, gli Eminence Governor, ma i 60 watt di questo modello sono comunque troppo pochi. L’altra alternativa consigliata era il Tonker, cono da 150 watt, che tuttavia non mi sembrava facesse al caso mio, in quanto molti in rete sostenevano che il midrange di questo diffusore fosse un po’ troppo sterile. Il senso di disorientamento cresceva, quand’ecco che mi accorgo che nel listino Eminence c’è il Super V12, il cono signature di George Lynch. E’ un altoparlante da 150 watt, con impedenza di 8 Ohm, con magnete in ferrite, e un cestello in metallo dalla forma insolita e dalla notevole robustezza. Lo spettro acustico riportato sul datasheet presenta alcuni interessanti spike sugli acuti che mancano ai 12G70. Li trovo usati in rete, praticamente immacolati, a un prezzo decente, li ordino e li installo, uno per cassa, accoppiati con i Luca Fanti.

Procedo quindi con la prova con gli altoparlanti dapprima collegati uno alla volta, poi assieme. Dalla prova uno contro l’altro emerge che il suono non è poi così autenticamente british, ma più moderno e rotondo dei Celestion avuti in precedenza, con un bottom-end comunque inferiore a quello dei Luca Fanti, anche se la differenza non è tragica. In compenso la proiezione sui medio-acuti è migliore, e questo giova soprattutto alla Peavey, a cui ho assegnato la cassa chiusa, mentre quella semi-open back l’ho destinata alla Bulk, deputata ora ai clean. Di break-up non se ne parla neanche col master al massimo. Le altre differenze da segnalare sono il peso (l’Eminence pesa molto di più del Seventy ’70 che, a onor del vero, è leggerissimo), e il fatto che il Super V12 sia un pelo più sensibile, e che quindi, in accoppiata, sia un po’ prevalente, ma anche questa differenza non è tragica. Purtroppo non sono in grado di registrare sample dignitosi, ho provato col mio vecchio PC, Con risultati pessimi.
Credo che questa accoppiata di coni sia azzeccata, ed ha avvicinato il suono delle mie casse a quello che avevo in mente. Sono comunque due ottimi prodotti, e si può orgogliosamente affermare che l’altoparlante italico, differenze timbriche a parte, non ha nulla da invidiare al blasonato concorrente della terra d’Albione, anzi, ha dalla sua varie carte vincenti, tra cui il peso, il prezzo, la dimensione artigianale dell’azienda, che permette il rapporto diretto col produttore.

george lynch musica e lavoro
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