Semiacustica D'Elia IVIS
<p><img src="http://assets.accordo.it/cloud-assets/146181/600x0/00/redux-01_cassa.jpg" alt="Semiacustica D" class="legacy_body">Bene, attacchiamo con qualche nome celebre: Monteleone (non io :-D, ma John Monteleone), Benedetto, Campellone, Buscarino, Buscarini, Napolitano, D’Angelico, D’Agostino, Lo Prinzi, D’Aquisto... chi ama le hollowbody da jazz ben conosce questi marchi, tutti italiani, ma tutti <i>made in U.S.A.</i> Che ne dite? Ci deve essere un motivo specifico – sociale, o forse culturale – se i più grandi liutai americani e mondiali di <i>jazz boxes</i> hanno – ed hanno avuto – origini italiane, mentre la loro produzione è stata e resta comunque americana. Sono convinto che non sia casuale la connessione che tiene insieme questi aspetti: liutai italo-americani che vivono e lavorano in America producendo le migliori chitarre da jazz del mondo. Sarebbe davvero interessante poter fare una ricerca approfondita su questa <i>hollowbody connection</i>, avendo tempo e dati specifici da analizzare.</p>
Che i liutai italiani siano sempre stati bravi, anzi bravissimi, lo dice per altro la storia della liuteria, sia di quella tradizionale che di quella più recente. Basta citare i violini cremonesi, le chitarre battenti calabresi e campane, e le chitarre acustiche bevanati per fornire ottimi esempi di supporto alla perizia dei nostri liutai. Magari, tra qualche tempo, ci sarà chi scoprirà il gene della liuteria, notando che è esso è ampiamente diffuso nel DNA delle popolazioni italiche...
Però, ad essere obiettivi, scorrendo la produzione liuteristica made in Italy, scopriamo una piccola falla, proprio a proposito delle hollowbody. Constatiamo infatti che in Italia la realizzazione di chitarre da jazz handmade non rappresenta un vero e proprio punto di forza. Pochi sono infatti i liutai che le realizzano, e quasi mai le hollowbody rappresentano la loro linea di produzione principale. Come mai? Per motivi di mercato, di tradizione, di cultura strumentistica? Per ragioni legate alla non elevatissima diffusione in Italia del jazz suonato? Vuoi vedere che per chi intende costruire chitarre da jazz è per tanti motivi inevitabile andare a tentare la fortuna negli States, sfidando la temibilissima concorrenza dei marchi citati in precedenza?
Non è ovviamente possibile dare risposte precise a queste domande, però una cosa possiamo affermarla con ragionevole certezza: date tutte queste premesse, quando ci capita di incontrare un liutaio italiano, che produce in Italia hollowbody fatte interamente a mano, sappiamo senza dubbio di trovarci di fronte ad una vera e propria rarità. E questa certezza si rafforza ulteriormente – lo dico senza paternalismo, ma a ragion veduta – se il liutaio in questione vive e lavora nell’Italia Meridionale, e soprattutto se fa il liutaio per professione.
Bene, a me è capitato di conoscere un liutaio dell'Italia Meridionale, che costruisce hollowbody interamente a mano, e lo fa per professione. Ed ho conosciuto Pino D’Elia – questo il nome del liutaio cui mi riferisco – davvero per caso, vedendo sul Web la foto di una hollowbody da lui realizzata. Della chitarra, parleremo a fondo più avanti. Per quanto invece riguarda il liutaio, invito tutti a conoscerlo di persona. Dico solo che, a chi lo incontra, Pino D’Elia si presenta indossando la semplicità e la schiettezza di chi lavora sodo senza montarsi la testa, e pur sapendo di produrre strumenti di alta qualità. E soprattutto nel suo caso, l’abito non fa il monaco, perché la lavorazione delle sue chitarre esprime, di base, un concetto di onestà e di rispetto nei confronti del legno, che viene assemblato, mostrato e fatto suonare per quello che è, senza artifici, e soprattutto con i suoi colori specifici, naturali, caldi e risonanti.
Invece, la chitarra di cui voglio parlarvi merita a mio parere una premessa di carattere meditativo. Tempo fa, su queste stesse pagine, Platoblues ha dimostrato che alcuni fra i più dibattuti temi della tecnica chitarristica non sono del tutto estranei alle speculazioni della filosofica classica. Memore di tale fortunato connubio, ho anch’io attinto ad una contaminazione tra dottrina del pensiero e chitarre, forse più scontata e meno brillante di quella di Platoblues, eppure molto spesso sottovalutata da coloro che hanno un immaginario prevalentemente chitarristico. Quindi, eccovi la mia contaminatio.
Come è noto, l’estetica è quella parte di filosofia che si occupa del bello e dell’arte, concetti questi intesi soprattutto dal punto di vista della percezione degli oggetti e/o della loro collocazione all’interno di universi personali, personalizzabili, e quasi mai imparziali. In questa ottica, l’approccio estetico sembra di fatto ineludibile quando si vuole scrivere una recensione su una chitarra, ovvero su un oggetto che prima di essere toccato ed esperito tattilmente, quindi prima di divenire un mezzo per comunicare musica ed emozioni, viene percepito in termini di forme e colori, aggredendo in tal modo – e senza intermediazioni – i nostri centri nervosi votati alla sublimazione del bello prima ancora di quelli dedicati all’utile. Quindi, su queste basi è possibile una constatazione di fatto: quando percepiamo una chitarra, prima di essere in grado di poter capire se suona bene o male, ci lasciamo sedurre – a volte irrimediabilmente – dalle sue forme, e dai suoi colori, per il semplice fatto che la riconosciamo come oggetto già presente all’interno del nostro immaginario, o quantomeno somigliante a quelli che noi abbiamo già creato e sublimato.
Pur essendo un chitarrista acustico di profondo ed ormai sanfedistico dogma Metelliano, devo ammettere di aver sempre avuto un debole per le hollowbody. A questo aggiungo che la produzione industriale contemporanea mi lascia spesso insoddisfatto dal punto di vista estetico (Eastmann e Heritage a parte), mentre quella handmade mi lascia spesso felicemente euforico. Perciò, quando ho visto la D’Elia IVIS (questo il nome della chitarra) ho riconosciuto un oggetto che faceva già parte del mio immaginario chitarristico. Il passo successivo, ovvero quello di toccare con mano e provare la chitarra, è stato semplice da compiere, sia per la grande disponibilità e gentilezza di Pino D’Elia, sia per il fatto che, fisicamente, la chitarra e il suo liutaio si trovavano e si trovano a pochi chilometri da casa mia.
Le foto della D’Elia modello IVIS ci mostrano una chitarra interamente fatta a mano, assemblata e rifinita con un accattivante gusto rétro, e con forme che richiamano idealmente quelle della produzione di Bob Benedetto. Le trovate cliccando sui link che seguono:
- chitarra intera
- cassa
- profilo
- paletta (vista anteriore)
- paletta (vista posteriore)
- fasce
- fondo
- battipenna e pickup 1
- battipenna e pickup 2
Ecco invece i suoi dati tecnici:
- Tastiera: ebano
- Tasti: medi (mod. Jumbo)
- Meccaniche: Schaller Mini-rotomatic
- Diapason: 25” (pari a 63,4 cm.)
- Manico: laminato in tre parti (due di acero e una di mogano)
- Top: acero nazionale
- Fondo: cedro nazionale
- Fasce: abete (altezza cm. 9,5 circa)
- Copripaletta: noce nazionale
- Battipenna: noce nazionale
- Tailpiece: ebano
- Manopola potenziometro: frassino con inserto superiore in ebano
- Pick-up: mini-humbucker (fabbricazione D’Elia) con copertura in noce nazionale
- Piolo reggicintura: ebano con inserto superiore in palissandro
- Binding della cassa e delle paletta: materiale plastico
- Binding del manico: legno
Come avete potuto notare, le foto mostrano una liuteria asciutta e pulita, che è possibile definere verista, soprattutto grazie ad una verniciatura leggera che tende a non alterare eccessivamente i colori originali dei legni. La foto del fondo ci mostra peraltro dei nodi, ben visibili, che in ogni caso sono stati tappati con un trattamento specifico e quindi non influiscono minimamente sulle qualità sonore dello strumento. Lasciarli in vista è stata una scelta di D’Elia, che ha voluto in questo modo sottolineare la naturale irregolarità del legno. Per altro, in termini estetici, quei nodi a vista costituiscono un bel segno di distinzione. Un'altra scelta particolare, questa di carattere più tecnico, sta invece nell’inversione dei legni, ovvero nell’uso del cedro per il fondo, dell’abete per le fasce e dell’acero per il top. I risultati sonori di fatto hanno premiato l’esperimento, perché la chitarra suona davvero bene.
Passiamo quindi agli aspetti sonori. Usata unplugged, la chitarra ha un ottimo volume, bilanciato, morbido e molto acustico. Amplificata e provata flat con il solito Ibanez SoundWave 65, la IVIS ha dato risposte davvero eccellenti. Nel complesso, si avvicina molto alle sonorità classiche di Jim Hall, anche se si percepisce un insieme sonoro piuttosto originale. Tono e timbro restano molto acustici, e sono semplicemente la versione amplificata di quelli unplugged, merito questo attribuibile in gran parte al pickup, fabbricato direttamente da Pino D'Elia il quale vanta una profonda e dettagliata esperienza in fatto di avvolgimenti, campi magnetici e qualità dei fili di rame. L’attacco è molto nitido e puntuale, ma non aggressivo, e soprattutto non impastato nella realizzazione di contrappunti ed arpeggi. Il manico è morbido e veloce nonostante la scalatura 012, e la dinamica è davvero rilevante, perché lo strumento risponde molto bene a sollecitazioni di tipo diverso, mantenendo la sua pulizia di base anche in fraseggi veloci. I suoni sono molto ben separati, con una tendenza naturale ma non eccessivamente accentuata ad essere grassi, nella migliore tradizione del jazz. È perciò comprensibile da questo punto di vista la scelta di non creare una regolazione per il tono, lasciando solo quella per il volume. In termini di uso, infine, la IVIS sembra ideale per il jazz più classico, che sia solistico alla Joe Pass, Martin Taylor o Tuck Andress, o che intenda rielaborare gli standard più noti, nello stile di John Pizzarelli, Pat Martino, Bireli Lagrène, Toots Thielemans, o anche Wes Montgomery. Sembrerebbe invece meno propensa a lasciarsi usare nella fusion, anche se con le chitarre di alta qualità non si può mai dire mai.
Per la cronaca, la IVIS ha ricevuto anche i convinti apprezzamenti di Fabio Zeppetella, che ha potuto provarla a lungo.
Bene, credo di aver scritto tutto. Ed in ogni caso, per altre notizie o curiosità, potete rivolgervi direttamente a Pino D’Elia cliccando qui, oppure chiamandolo al 3382489384. Io invece concludo scrivendo che Pino D’Elia, grazie alla sua IVIS, è già entrato di diritto nella schiera dei grandi liutai italiani che costruiscono hollowbody. Gli auguro, perciò, di avere tutta la fortuna e la fama che merita, e di averle qui, in Italia, non altrove.
M
P.S.: oggi, 17 aprile, Pino D'Elia mi ha chiamato per un rapido saluto, e per rinnovarmi le sue condoglianze. Inevitabilmente, durante la nostra chiacchierata, siamo finiti a parlare della sua chitarra, di questo articolo, e delle tante reazioni negative che ha suscitato. Riguardo tutto questo, Pino D'Elia ha detto delle cose molto intelligenti ed oneste, e cioè: la IVIS avrei potuto anche farla sunburnst, come fanno tutti i liutai e anche le grandi marche quando hanno a disposizione del legno con delle imperfezioni, per renderle invisibili. Davvero, l'ho fatta natural per scelta, ed è un peccato che questa cosa non sia stata capita. Le altre annotazioni, e cioè quelle sui tasti storti e così via, le trovo invece infondate e prive di senso.
Mi sembra sia davvero tutto.
in primis davvero complimenti per l'articolo!non vorrei sembrare un precisino, ma hai scritto Buscarino invece che Buscarini. Un piccolo appunto; anche con le elettriche dimostra la sua bravura!
Ciao, grazie per i complimenti e la segnalazione.
In realtà ho dimenticato Buscarini :-) , e mi sono ricordato al Buscarino di John" target="_blank" rel="noopener noreferrer" style="color:#000; font-weight:bold; text-decoration:none; border-bottom: 2px solid #ff6600;">link Buscarinobuscarino.com>, un contemporaneo.
Comunque, grazie ancora.
Ciao Mario,
negli ultimi tempi mi sto innamorando anch'io di questo genere di strumenti, sebbene non abbia una preparazione tale da impiegarli nel genere per cui sono maggiormente indicate: il jazz.
Senza una ragione spiegabile, o forse semplicemente perchè gli strumenti semiacustici sono suonati da alcuni dei miei idoli, sono sempre più tentato di fare il fatidico acquisto.
Sono contento che chi voglia acquistare delle chitarre non sia necessariamente obbligato a rivolgersi ai solito marchi noti.
La possibilità di rivolgersi direttamente al produttore per richiedere particolari accorgimenti e personalizzazioni, è molto positiva perchè consente di ottenere uno strumento fatto "su misura".
Ciao,
Njuletto
Ciao Njuletto. E' anche vero che una chitarra di alta fattura, è in genere più facile da suonare, sia in termini tecnici che di ispirazione pura. Perciò, quando farai il tuo acquisto, suonare il jazz comincerà a sembrarti più "istintivo" di quanto non ti appaia adesso. Infine, la possibilità di personalizzare aspetti tecnici ed estetici della tua chitarra sarà un ulteriore incentivo a praticare quel genere di musica.
Grazie Mario per la tua risposta.
Concordo su tutto ciò che hai detto: lo strumento che ho sotto le mie dita è come se suggerisse i brani da suonare, quindi uno strumento di questo tipo mi porterebbe nella direzione aper cui è maggiormente indicato.
Forse un giorno quando ne avrò la possibilità mi dedicherò alla esplorazione del jazz per trovare una mia chiave di lettura del genere.
Ah dimenticavo: complimenti per l'articolo molto ben scritto, come ci hai abituato tra l'altro con le acustiche.
A presto,
Njuletto
In realtà, riuscendo a scovare ottime chitarre da recensire, il resto viene facile. Ma il mio vero scopo è promuovere la liuteria italiana made in Italy, perché a mio parere ha tutte le qualità per sfondare sul mercato mondiale.
Comunque, grazie per i complimenti.
Questo articolo è solo uno dei motivi per cui sono orgoglioso di chiamarti Maestro ... :-)
L'ora tarda e la profondità di certi argomenti trattati con la consueta perizia mi impongono di leggere e rileggere e rileggere e solo in seguito inserirmi nella discussione.
Lauro
Ciao Lauro, :-) sei troppo buono con me, come sempre. Aspetto i tuoi commenti.
Salve
Ho letto con interesse questo bell'articolo che non ha fatto altro che confermare le mie idee sulla liuteria italiana che, a mio parere, paga ancora il retaggio di secoli di eccellenza nella produzione di strumenti classici.
Vi siete mai chiesti perchè gli italiani, popolo di santi poeti e navigatori, non abbiano prodotto mai strumenti, tra virgolette, innovativi?
Abbiamo le grandi scuole di liuteia classica: vengono qui da tutto il mondo per imparare come si costruiscono i "veri" strumenti musicali della musica classica e non abbiamo mai eccelso nella produzione di quelli "moderni".
Lo stesso vale per gli italoamericani: possibile che la liuteria italiana e forse di conseguenza, italoamericana, abbia le ali "tarpate" da secoli di eccellenza nella produzione classica?
Possibile che il retaggio culturale di Stradivari sia un limite verso la sperimentazione che ha invece fatto grandi i liutai "avventurosi" e con idee strampalate dal punto di vista "accademico"?
Ciao, e grazie per gli apprezzamenti. Condivido le tue osservazioni, anche se questa chitarra è sperimentale, almeno per quel che riguarda l'assemblaggio dei legni. E poi, determinate Metelli sono innovative e sperimentali, anche se materialmente non si vede.
Certo, la Pikasso l'ha fatta Linda Manzer, ma è un fatto molto particolare: di Pat Metheny ce n'è uno solo (il mio amico Guido aggiungerebbe "per fortuna" :-D ). Credo che in Italia influisca molto il mercato degli strumenti: si vende poco, e quindi nessuno rischia innovazioni forti, soprattutto un liutaio.
Buondì.
Mi sento di essere un po' in disaccordo ... anche se, insomma, la mia posizione sta un po' nel mezzo.
Certo, la Pikasso l'ha fatta Linda Manzer, ma è un fatto molto particolare; altrettanto certo è che la Paolo Angeli l'ha fatta Stanzani e che Mozzani tra l'800 ed il '900 abbia inventato soluzioni costruttive quali il sistema di assemblaggio del manico alla cassa che prevede(va) l'uso di una piastra e di quattro viti (non mi ricordo quale casa produttrice lo usa oggi ... :-)) ed il piano armonico inclinato che oggi è uno dei punti di forza della produzione di Thomas Humphrey.
Bisogna intendersi su quali sono le innovazioni che consideriamo "forti": se determinate Metelli che suonano oggettivamente meglio di Martin ed Olson sono a loro volta chitarre innovative o se innovative sono solo quelle soluzioni costruttive che vanno ad integrare un sistema già affermato.
Oggi le innovazioni "forti" ci sono, magari, come ha scritto Mario non si vedono, ma Ragghianti, Stanzani, Metelli, Tacchi, Lanaro, Bonafini, Masetti ed altri, pur mantenendo molte delle costruttive quasi imposte da un genere accademico, effettuano quasi quotidianamente una ricerca che si articola sia sulla ricerca dei materiali sia sulla ricerca di nuove soluzioni costruttive.
Lauro
Forse non sono riuscito a spiegarmi...
Io parto dal presupposto che "innovare" non significa solamante aggiungere manici o corde alla chitarra, rendendola una specie di "frullato" che non si sa nemmeno da che parte guardare.
In quanto attacchi del manico, sperimentazione di materiali e soluzioni tecniche del genere, atte a semplificare i processi costruttivi, sono più propenso a considerarli "processi cosrtuttivi", che vere e proprie innovazioni tecniche.
Quando parlo di soluzioni tecniche e sperimentazione mi riferisco a "chitarre altre" nel senso di rivoluzionare il concetto stesso di chitarra, cosa che ha fatto ad esempio l'Ovation con la Adamas (per dire la prima che mi viene in mente).
Sul fatto che poi ci siano in Italia maestri seri e che producono (spesso a prezzi irraggiungibili per i comuni mortali) strumenti di eccelsa qualità, penso siamo tutti daccordo!
A mio parere, quindi cosa opinabile in quanto tale, le innovazioni non ci sono, o non ci sono più entro certi limiti: se pensiamo a come si è evoluto il concetto stesso di chitarra dai primi del 900 alla seconda metà dello stesso non si può che arrivare a questa conclusione.
Le chitarre di oggi sono progettate su standards di oltre 70 anni fa, materiali e agganci del manico a parte.
Pensiamo all'X bracing, alla paletta, alla cassa, alla forma del bracing (lo scalloped che tanto viene vantato nelle produzioni più rinomate è vecchio come il cucco!)
Cito un "classico" di accordo: le opinioni sono come le palle, ciascuno ha le sue :-D
Le mie opinioni, infatti, differiscono su diversi punti ... ed è la conferma che il mondo della liuteria e della sperimentazione è quanto mai affascinante.
... sperimentazione di materiali e soluzioni tecniche del genere, atte a semplificare i processi costruttivi, sono più propenso a considerarli "processi cosrtuttivi", che vere e proprie innovazioni tecniche ...
Secondo me è proprio qui che sta l'innovazione e se così non fosse, la Klein avrebbe lo stesso valore sia oggettistico che di ricerca di (per es.) una Martin.
Per esperienza diretta, sono ancora meno d'accordo sui prezzi degli strumenti di liuteria Italiana, che sono sensibilmente più bassi dei prezzi di uno strumento di fabbrica o "altra" liuteria: per es. una Martin HD28 supera i 3.000 euro ed una Gibson L5 i 9.000; è vero che sono tanti soldi ma è anche vero che di strumenti edl genere in giro, non se ne vedono proprio pochissimi ...
Le chitarre di oggi sono progettate su standards di oltre 70 anni fa, materiali e agganci del manico a parte.
Beh ... che posso dire ? Torniamo al discorso di prima, se ad uno strumento cambi materiali e ... soluzioni tecniche del genere, atte a semplificare i processi costruttivi ... dello strumento cosa ti rimane ?
E' li che liuteria diventa arte: nel rispetto di certi canoni o caratteristiche tipiche e/o fondamentali a cui vengono applicate soluzioni innovative, sia sui materiali sia sui sistemi costruttivi.
Io ho un progetto nella mia testa di una flat - top a cui sto pensando/lavorando da un paio di anni. E' un progetto che ritengo "innovativo" (abbiamo capito che non concordiamo sul termine in senso stretto, ma va benissimo così ...) percè applica o vorrebbe applicare un sistema di incatenature misto tra "nuovo" ad una struttura intesa come "tradizionale" e so benissimo che il liutaio in grado di realizzarlo è solo un liutaio Italiano; un passo indietro alla mia Bonafini per intenderci.
Basta, mi fermo perchè quando parlo di liuteria Italiana so di non essere obbiettivo e di trattenermi a fatica; ho rivelato sin troppo ... :-).
Ciao e grazie per gli interventi e le osservazioni
Lauro
La chitarra non è uno strumento "finito", è vero. Il violino lo è, per cui sul violino non si sperimenta più. Metelli ha costruito una chitarra sperimentale qualche anno fa (vedi quiaccordo.it>)," target="_blank" rel="noopener noreferrer" style="color:#000; font-weight:bold; text-decoration:none; border-bottom: 2px solid #ff6600;">link suona molto bene, ha l'attaccatura del manico al 13° tasto, e un sistema di catene molto diverso da quello standard.
Quello però che va valutato nelle sperimentazioni è il rapporto costi/benefici: se rivoluzioni tutto un progetto già affermato (come l'X-bracing) per ottenere solo una chitarra strutturalmente diversa, ma che sonoramente non è rivoluzionaria, allora la sperimentazione non ha avuto successo.
Ovvero: forse la chitarra si avvia ad essere uno strumento finito come il violino...
:-D E scusami, ma la Pikasso della Manzer io vorrei averla, è una chitarra che ti apre la mente :-D
Avevo già letto l'articolo in questione.
Bella chitarra.
Mi sembra che stiamo scantonando con il discorso su tematiche "filosofiche" sulle quali si potrebbero, forse in altre sedi e contesti, spendere delle buone ore di conversazione.
Tutti i gusti sono gusti, come ogniuno ha i suoi (come le "palle" spraccitate).
Il tutto è partito dalla mia constatazione che il peso di secoli di eccellenza liutaia nella produzione "classica" si faccia tutt'ora sentire nel lavoro di liutai Italiani e Italo-Americani.
Non volendo entrare in merito alle preferenze personali su questo o quello strumento.
Gli Italiani (di residenza o meno) eccellono nella produzione di chitarre jazz, che io, forse a torto, considero quanto di più vicino agli strumenti classici nella storia della "liuteria moderna"...
E probabilmente eccellono in ciò grazie alla scuola classica che è nel loro DNA
Ho cercato coi miei post di esprimere ed argomenta questo concetto, non di entrare in polemica, più o meno gentile ed educata che sia, con i gusti degli altri.
Giovanni Maria Marras
Giovanni, neppure io volevo essere polemico, abbiamo solo opinioni diverse.
Magari è come dici tu. E allora, perché non scrivi qualcosa sui rapporti tra liuteria storica e sperimentazione? Da quanto mi hai fatto notare prima, devi avere delle ottime conoscenze su questi argomenti. Su Accordo c'è sempre bisogno di buoni articoli, e un tuo contributo sarebbe oltremodo utile. Lo dico in tutta sincerità.
Mi piacerebbe essere in grado di scrivere un'articolo del genere... E soprattutto avere il tempo per farlo!
Purtroppo la mia esperienza nel campo dell'argomento "Liuteria e sperimentazione" deriva da studi disordinati e poco coerenti sull'argomento, dettati, soprattutto dall'interesse personale alle produzioni Americane tra il 1900 e 1930, con particolare riferimento alle Lap-Steel Hawaiiane acustiche pre II guerra mondiale (su cui ho comunque scritto due articoli pubblicati su accordo nel caso ti interessasse l'argomento...)
Non sarei dunque in grado di fare una cosa del genere.
Grazie comunque perl la fiducia
Alt ... al tempo ...
Buon pomeriggio a tutti.
Scambiarsi opinioni personali, anche se contrastanti, non significa entrare in polemica.
Io il tuo commento lo avevo inteso assolutamente senza polemica, sono solo opinioni che, come ho scritto sopra, derivano sia da gusti che concezioni diverse.
Lauro
"se determinate Metelli che suonano oggettivamente meglio di Martin ed Olson"
soggettivamente volevi dire ;-)
Mario ha detto:"Credo che in Italia influisca molto il mercato degli strumenti: si vende poco, e quindi nessuno rischia innovazioni forti, soprattutto un liutaio."
I problemi credo che siano diversi, innanzi tutto una nostra mentalità esterofila, la visibilità: in USA i liutai acustici si mettono insieme in associazioni e promuovono i loro prodotti (Healdsburg, ASIA, Newport etc), Metelli mi diceva che ci sta provando ma gli sembra dura più per colpa dei suoi "colleghi" che per situazioni oggettive, in Italia si vende poco e allora perchè non vendersi all'estero ? McAlister e Olson vendono regolarmente in Giappone ed Europa; Ragghianti è apparso in un importante articolo su Acoustic Guitar Magazine assieme a Mainguard, Threet e altri liutai: quella è la strada giusta, più vendite significa maggior produzione e più possibilità di fare sperimentazioni.
Inoltre una personalissima opinione, va bene la sperimentazione ma a volte mi sembra che sia fine a sè stessa, mi spiego: parlavo qualche settimana fa con Danilo Metelli che è rimasto folgorato dalla mia McAlister (cosi come Franco Morone e altri che l'hanno provata) e mi diceva di chiedere a Roy come fa a dare la voce al top perchè, cito testualmente "il segreto è tutto lì"
Mario la tua recensione è stellare ! davvero bella, se dici che la chitarra suona alla grande ti credo però se vogliamo vendere qualche strumento in più si devono curare di più i dettagli, dalle foto ci sono, secondo me, delle "situazioni imbarazzanti, forse la tattica di fare apposta certe "imperfezioni" è da rivedere: basta guardare, senza arrivare negli USA, una Elferink... si vende da sola ;-)
Buondì ... no proprio oggettivamente.
Ciao
Lauro
in USA i liutai acustici si mettono insieme in associazioni e promuovono i loro prodotti (Healdsburg, ASIA, Newport etc), Metelli mi diceva che ci sta provando ma gli sembra dura più per colpa dei suoi "colleghi" che per situazioni oggettive, in Italia si vende poco e allora perchè non vendersi all'estero ?
Questa è una considerazione interessante, che mi sento di confermare.
Nel 2004 ero a NYC ed ho passato tre orette da Rudy's sulla 48^, circondato da Olson, Collings, Goodall, Gibson, Martin ecc ...
Adam, un ragazzo simpatico e disponibile mi faceva notare che i negozi che trattano chitarre acustiche di un certo livello non ne hanno (quasi) mai una sola, ma diverse tra Collings, Olson ecc ... proprio per permettere agli utenti di confrontarne diverse con le solite Gibson e Martin; è una politica commerciale che sembra pagare.
Sarebbe interessante osservare il comportamento di certi strumenti Italiani in un negozio del genere ...
Ciao
Lauro
Chiedo innanzitutto scusa al liutaio D'Elia ed a Mario Monteleone per quello che scriverò tra poco....è tutto il giorno che ci penso e non vorrei offendere la sensibilità di nessuno.
Peraltro non vorrei affatto passare per polemico ma solo per uno che ha visioni diverse su un prodotto di liuteria.
Trovo peraltro scandalose alcene scelte e paragonare uno strumento di questa fattura ad un D'Angelico o D'Acquisto mi sembra per lo meno azzardato.
Peraltro non metto in dubbio la sonorità dello stesso bensì alcune scelte progettuali che mi lasciano perlomeno perplesso...
Non vado neppure a criticare proporzioni,misure e spanciature del top che sono giustamente scelte legate al liutaio ed esulano dalle critiche seguenti,le quali si riferiscono più che altro alla rifinitura dello strumento stesso.
Ho quindi ingrandito semplicemente le foto ed ho notato quento segue:
- Le meccaniche,dalla foto risultano non essere montate in maniera corretta: le tre meccaniche di destra risultano montate più vicine al bordo esterno della paletta che non le tre di sinistra.
- In 55 anni di vita non ho mai visto le corde appoggiarsi alle meccaniche centrali prima di essere avvolte alle meccaniche giuste. Questa è una svista imperdonabile probabilmente dovuta al fatto che non è stato disegnato il progetto....non esiste una cosa del genere, scusate...
- Non apprezzo la scritta fatta coi trasferibile sul copritrussrod, anche perchè essa è decentrata.
- Dalla foto della paletta si denota che la costruzione del capotasto è fatta in modo dozzinale e, se non è errore di prospettiva, il Mi basso ed il Mi cantino non hanno la stessa distanza dai relativi bordi del capotasto.
- Il rinforzo posteriore della paletta denota una faciloneria nell'incollatura e nelle finiture non adeguata ad uno strumento di liuteria: si notano anche difetti laterali di incollatura con colla a vista.
- Nella vista laterale si notano evidenti difetti di incollatura fra le fasce ed il filetto nero che funge da binding, soprattutto nel filetto superiore che si riallaccia al top. Addirittura si possono notare difetti assomiglianti a scheggiature nelle fasce.
- La manopola del volume la ritengo orribile ma non è un difetto....
- Il lamierino che regge il battipenna lo ritengo pure orribile e non adeguato ad uno strumento di liuteria....
- La verniciatura è pessima e, dove cadono i punti luce, si nota chiaramente che la finitura è a buccia d'arancia e quindi non lucidata a dovere.
- Si vedono evidenti imperfezioni anche fra filetti laterali neri e top in acero.
- Nella foto fasce si denotano evidenti difetti di incollaggio fra manico e top che non combaciano affatto fra di loro. Si vede una zona dove la colla la fa da padrona....
- I nodi sul fondo secondo il mio parere sono scandalosi: in uno strumento di liuteria si seleziona il legno: in questo caso sembra una tavola recuperata da un vecchio portascarpe...Scusate,ma questo è proprio il colmo...Le imperfezioni del binding nero persistono anche sul fondo...
- Il copripickup in legno è costruito in maniera dozzinale e la scritta a pirografo o scolpita non fa altro che peggiorare la situazione.
- Il pick up peraltro è montato storto rispetto alla tastiera e decentrato di parecchio a destra rispetto le corde e la tastiera stessa.
- Le corde del Mi basso e del La sono spaziete diversamente delle altre compagne...non apprezzo per nulla questa cosa...
- Nella foto intera si vede che i tasti non sono inseriti in modo molto corretto: il tasto n° 8 è messo peggio degli altri come il tasto n° 12: da notare in questo caso che le distanze sul bordo destro fra quello precedente e quello successivo sono preticamente uguali...
- La fine della tastiera non è allineata all'ultimo tasto oppure i tasti non sono allineati alla tastiera....
Forse è meglio che non continui, non vorrei trovare altre cose che non reputo corrette...
Con mio sommo dispiacere finisco dicendo che, a mio parere. lo strumente non è finito in maniera adeguata e non ha nulla a che spartire con gli strumenti di liuteria dei più famosi liutai italo/americani.
Nessuno me ne voglia.Ripeto, non è polemica questa ma soltanto mie valutazioni vedendo le foto ingrandite.
Sarei peraltro felicissimo che mi si dicesse: "Guarda che hai detto stupidate e non hai visto bene".
Mi scuso peraltro con il liutaio e con Mario Monteleone.
Ciao.
Lauro.
Alecb.
Lauro, le tue non sono aspre critiche, ma semplici punti di vista. Per altro tu compi un'operazione azzardata ed errata ab origine, basando queste tue opinioni su delle foto, che sono fatte tutte in prospettiva - ed è anche abastanza evidente - ed hanno perciò un parallasse, che sfalsa tutte le misurazioni. Tieni inoltre presente che se fatte con alcuni obiettivi, le foto possono addirittura sembrare deformi.
Potrei controbbattere punto su punto le tue osservazioni, ma rispondo in questo modo:
1 - la chitarra non è storta; non ha difetti sui tasti; non ha difetti di allineamento della tastiera; suona alla grande; ha i tasti tutti intonatissimi; non frigge; ha un'action da 2,3 millimetri e se l'ottavo tasto fosse messo male, o anche altri tasti fossero messi male, friggerebbe alla grande; ha tutti gli armonici a posto, anche quelli al terzo tasto (e tieni presente che accordo meglio io di un accordatore digitale); il pick-up non è storto, il corpi-pickup sembra storto perché è fatto a mano, ed è volutamente irregolare; il fatto che il LA ed il SI poggino sulle meccaniche centrali prima di finire la loro corsa non influsce su nulla, né sonoramente, né liuteristicamente, ed è solo un fatto estetico; ed è una cosa che ho visto anche su altre chitarre;
2 - tutte le "irregolartià" liuteristiche che tanto ti scandalizzano (vernice, incisioni, e così via) sono effetti ricercati, voluti, per dare alla chitarra l'aspetto che ha. A te può non piacere, ma come diceva il grande Totò de gustibus non est sputazzellam. Aggiungo che forse i tuoi canoni estetici prediligono altre forme, più nitide e nette, più rassicuranti, o anche altri colori, ed altre emozioni. Ma non tutti siamo uguali.
Chiudo dicendo due cose: neppure il "Guernica" di Picasso, quando venne alla luce, fu apprezzato unanimemente. Inoltre, visti i miei trascorsi su Accordo, sembrerebbe davvero strano da parte mia scrivere una recensione così entusiasta per una chitarra storta, ed in buona sostanza, di merda, come la stai definendo tu. Però non sono un fesso, né un pivello, e la chitarra l'ho vista e suonata bene, prima di recensirla: ho valutato tutto a fondo, incluse la tastiera, la paletta, le meccaniche, e tutto il resto. Se fosse stata lontanamente somigliante a quella che tu descrivi - o forse, immagini - non mi sarei messo a recensirla.
Mi sorprende per altro, Lauro, che tu ti esponga tanto criticando una chitarra che non hai visto dal vivo, e non hai provato. E' una cosa questa che forse dovresti fare, come ho fatto io.
Solo un appunto senza polemiche:
ho premesso che le critiche provengono soprattutto dalle foto e dalle finiture che si possono intravedere da queste.
Sono convinto che possa suonare alla grande:credo a quello che dici!
Ultimo concetto:a me ed a tutti,come utenti,arrivano foto e recensione:sulla recensione non ho commentato.
Non è il caso dato che le tue recensioni sono sempre molto professionali e redatte in maniera eccelsa.
Sulle foto credo sia lecito apportare critiche in funzione di ciò che si vede.
Ho semplicemente postato il mio pensiero appunto valutando le foto.
Senza polemica alcuna ma contrapponendo le mie valutazioni, per quel che possano valere.
Ciao.
Lauro.
Alecb.
Ho sbagliato ad indicare le corde, ovviamente sono il RE e il SOL che poggiano sulle meccaniche. Ma chiedo venia, è' tardi, e purtroppo devo continuare a lavorare.
Quoto in pieno Lauro che mi ha preceduto ed è stato molto attento.
Io non sarei stato in grado di descrivere così bene il mio scetticismo.
Premetto che per me l'estetica conta relativamente poco e che molto più importante è la resa e la suonabilità ma qui ci troviamo di fronte ad alcuni difetti di costruzioni che io, come acquirente, non accetterei.
Sia chiaro, sto giudicando le foto, non ho avuto in mano la chitarra.
Con tutto il rispetto per Mario e per il liutaio D'Elia.
Andreas
Non voglio rispondere troppo dettagliatamente alle vostre perplessità, l'ho già fatto con Lauro (vedi sopra). Questa risposta, perciò, è per tutti voi, non solo per doando. Utilizzo Giulio Cesare per farvi capire come la vedo:
Fere libenter homines id quod volunt credunt.
E poi, prendo qualcosa da Gustave Flaubert:
On fait de la critique quand on ne peut pas faire de l'art, de même qu'on se met mouchard quand on ne peut pas être soldat.
Mi sembra corretto :-D mettervi al lavoro, e farvi tradurre queste frasi, per farvi capire che siete un po' lontani da quello che ho scritto, e che soprattutto siete un po' soggiogati da canoni estetici troppo "puristici". Con cordialità,
Caro Mario,
fortuna che il latino ed il francese li ho studiati e quindi non ho necessità di farmi tradurre le citazioni... :-)
Tengo solo a precisare,dato che si è fatto un parallelo con Bob Benedetto,che la mia personale visione di uno strumento "arch top" di liuteria è,come dici tu,"soggiogata da canoni estetici troppo puristici".
Pertanto un paragone con questa "visione" ritengo debba essere fatta...
Ecco il link del sito di Benedetto:
link nhattan.html
Ognuno è pertanto libero di fare paragoni e valutazioni di carattere personale.
Con affetto.
Ciao.
Lauro.
Alecb.
Lauro, il parallelo forse lo hai frainteso. Nessuno ha detto che la chitarra di Pino D'Elia è migliore o uguale ad una Benedetto - un mio caro amico, di recente, dopo averla vista da vicino, mi ha per altro riferito che l'ultima produzione di Benedetto non è all'altezza della sua fama. Io ho semplicemente detto quanto segue: esiste una schiera di liutai italiani che fanno hollowbody di grande qualità. Pino D'Elia si ispira a queste. La chitarra che ha fatto e che io ho recensito suona alla grande. Mi piace il suo aspetto di arte povera, irregolare e apparentemente imperfetto.
Tu ed altri non siete d'accordo, ma per me va bene lo stesso, perché rispetto a voi ho un dato empirico in più per la valutazione: l'esperienza tattile, dal vivo, e le mie reminiscenze riguardo ad altre chitarre viste/provate. Però, quello che mi sorprende maggiormente, è l'accanimento delle critiche, francamente. Sembra che se ne faccia un fatto personale, pur non avendo potuto vedere la chitarra dal vivo!!!.
Chiudo qui: delle due citazioni precedenti - se come dici conosci latino e francese - quella di Flaubert dovresti trovarla :-D interessante :-D. Perché se l'avessero indirizzata a me, mi avrebbe dato diversi spunti di riflessione. La trascrivo in italiano, per coloro che non conoscono il francese. E sono sicuro che :-D partirà un flame :-D al quale, cari miei, non parteciperò:
Si fa della critica quando non si può fare dell'arte, nello stesso modo come si diventa spia quando non si può fare il soldato.
E aggiungo:
Meglio essere attaccati che passare inosservati :-D.
Niente flames, da parte mia...:-)
Per me è finita qua.
Con affetto.
Ciao.
Lauro.
Alecb.
... l'ultima produzione di Benedetto non è all'altezza della sua fama.
Ciao Mario ... dipende quale, nel senso che la Guild/Fender nel 2002 (o giù di li), aprì una collaborazione con lo stesso Benedetto per produrre le semiacustiche su licenza e dietro indicazioni, direttive ecc ...
Lo stesso Bob però, ha continuato a produrre pochissimi esemplari l'anno, come la Franco Altissimi per esempio.
Provai una Benedetto "originale" quattro anni fa dopo averlo conosciuto a Sarzana nel 2002 (persona squisita tra l'altro) ma le ultime, purtroppo non le conosco.
Ciao ciao
Lauro
Breve premessa: leggere recensioni di Mario e risposte di Lauro è sempre un piacere raffinato.
Al primo invidio l'amore che mette nel suo lavoro, al secondo il pepe, ad entrambi l'infinita competenza (che purtroppo a me manca...).
Detto questo ed accettato senza problemi il fatto che lo strumento, dal punto di vista musicale, sia perfetto, quello che non capisco è perchè sia stato rifinito in modo così imbarazzante.
Di solito un professionista, quando produce o realizza un oggetto, cerca di ottenere il massimo risultato possibile miscelando la funzionalità di tale strumento con la bellezza e/o lo styling.
Sicuramente io non sono un liutaio, ma qualche lavoretto sul legno nella mia vita l'ho fatto e non posso pensare che un professionista di rango, quale è quello citato nell'articolo, possa dire che le finiture sono state fatte così "di proposito".
Magari, azzardo, si è trattato di un "prototipo" costruito per testarne le caratteristiche acustiche prima di passare ad una versione definitiva, visto che la maggior parte dei rilievi mossi da Lauro non dovrebbero influire più di tanto sul suono.
Spero anzi che sia questo il motivo di un'approssimazione che, senza polemica, appare più da falegnameria che da liuteria.
Ciao Paolo
Complimenti: ho trovato una persona più maniacale di me nell'osservare una chitarra...
Anche se in quest'articolo le foto non le avevo neppure guardate, essendo inrteressato ad altre questioni poste dall'autore!
Concordo a grandi linee su tutte le osservazioni tranne quelle sulla finitura trasparente; per esperienza personale so che, sotto il flash di una macchina fotografica, anche la più perfetta delle laccature trasparenti può dare l'impressione della "buccia d'arancia", specialmente su chitarre "natural".
Per il resto tutto sacrosanto e ben osservato (in particolare anche secondo me i nodi sul fondo sono un abominio!).
PS Ho visto il tuo sito (complimenti per i lavori che fai!) e letto l'articolo sulla prova della tua chitarra: perchè non la recensisci visto che sembra meritare parecchio?
Avevo notato solo i difetti nella visione poteriore della paletta, alla giunzione con il manico!
Non sono intervenuto perchè non ritengo di avere il bagaglio tecnico-culturale adeguato in campo di liuteria acustica.
La questione della progettazione preventiva è una cosa che mi ha fatto piacere che tu abbia sottolineato! Ho conosciuto diversi liutai che lasciano spesso diversi aspetti della progettazione al caso. Uno una volta aveva i tasti secondo me messi a cazz...caso nel senso che dal XII in poi di un'elettrica non erano suonabili. Un altro non aveva disegnato bene la paletta e le posizioni relative delle meccaniche che pertanto avevano distanze diverse tra loro ed i tragitti delle corde dal capotasto all'alberello erano quantomeno... irregolari.
Penso che la cosa più frequente che abbia visto sia fatta male è il capotasto: solchi troppo profondi, distanza tra le corde disomogenea, etc...
Penso che chi sceglie un o strumento di liuteria cerca essenzialmente caratteristiche personalizzate e livelli di finitura superiori a quelli di fabbrica.
Riguardo al secondo punto non si può transigere, visto che siamo in un'era dove gli strumenti industriali di fabbricazione orientale hanno raggiunto livelli elevatissimi di qualità, nei limiti ragionevoli delle fasce di prezzo.
Ricordiamoci che spesso la sostituzione del capotasto è una pratica diffusa anche tra acquirenti di strumenti industriali e quindi per soddisfare tali clienti è necessario raggiungere l'eccellenza!
Senza entrare nel merito della chitarra in questione ritengo che uno strumento artigianale senza un grado di finiture elevastissimo non abbia grosso motivo d'essere. Questa è la mia opinione. Spero siate d'accordo!
"
Caro il mio Mario … mi fa piacere che anche tu ti accosti alle arch-top delle quali, dopo un passato remoto elettrico ed un imperfetto classico, sono decisamente invaghito. E’ un tipo di strumento eccezionale per le infinite sfumature di suono che il mix di acustica-amplificazione può dare. E devo anche dirti che tra le righe anticipi alcuni concetti di un articolo che sto preparando, una breve storia dell’evoluzione di questo tipo di strumento, con a base la mia convinzione circa l’essere ad un punto di arrivo, all’essersi definita un’impostazione di massima condivisa dai principali liutai. Impegni permettendo spero arriverà presto.
E’ indubbio il valore estetico della chitarra, molto naturale e “di legno”, che rende questa realizzazione di D’Elia attraente. Il concetto di prevalenza della materia legno ha coinvolto molti, tra i quali Linda Manzer (vedi nel suo sito la The Bear). E D’Elia ha, in parte, conformato la sua realizzazione a quello “stato dell’arte” di cui ho accennato (ad esempio avere un solo pick-up “floating” al manico).
Non nascondo di avere alcune grandi perplessità, anche se puramente concettuali e che andrebbero verificate con le orecchie, cosa che purtroppo non avrò modo di fare. Rimarco che le divergenze costruttive che andrò a descrivere sono frutto di un centinaio d’anni di prove ed affinamenti testate negli USA dai più grandi chitarristi jazz.
Innanzi tutto rilevo il profilo del top più o meno “alla tedesca” (vedi le cose che fece Roger Rossmeisel per Fender, Mosrite e Rickenbacker), cioè con una scavatura piuttosto netta e parallela alla sagoma perimetrale e un’arcuatura piuttosto moderata. Questa tecnica non ha avuto seguito, abbandonata per una profilatura più morbida ed un arcuatura evidente, sul modello degli strumenti della famiglia dei violini. Non so dire se sia solo una scelta estetica, ma dubito.
In secondo luogo la selezione e l’accoppiamento dei legni è veramente singolare: a fronte di una ormai universalmente accettata formula “top in abete, fasce e fondo in acero” ci troviamo di fronte il trio di legni “top in acero, fasce in abete, fondo in cedro”. Non condivido poi la presenza di nodi che, se da un punto di vista estetico possono “fare natura”, da un punto di vista strutturale potrebbero col tempo e la stagionatura saltare via e lasciare il buco (non tutti i nodi lo fanno comunque, che un mio amico falegname mi spiegava che ci sono nodi buoni e nodi cattivi). Nel libro “Making an archtop guitar” Bob Benedetto mostra una foto di una chitarra costruita con un piano armonico di legno imperfetto, con nodi, e asserisce che non hanno praticamente effetto sonoro udibile. Chiude però asserendo che se il liutaio ha a disposizione i migliori legni deve usare quelli, se non li ha allora può andare avanti lo stesso che il suono non ne patisce un granché.
Non bisogna comunque avere preconcetti: dico che la miglior archtop che finora io abbia posseduto, e che tuttora possiedo, è una europeissima Golden Hofner dei primi ’60 (suono acustico del tutto simile a una D’Angelico Excel che ho avuto modo di provare in quel di Bologna).
Concludo con una nota commerciale. Proprio di recente mi sono trovato a volermi mettere in casa una archtop non industriale, che per le mie esperienze personali dovrebbe essere una spanna sopra alle migliori realizzazioni in serie (Gibson super400 con prezzo da nuova intorno agli 8.500 euro va bene come paragone?), e dopo aver considerato Tomassone e Stanzani ho concluso per l’italoamericano. La scelta è stata dettata dal fatto che in Italia, e credo in Europa, nessun liutaio possa vantare un’esperienza superiore al centinaio o più centinaia di archtop carved. Sinceramente non so i prezzi dei liutali italiani come siano, anche se Hofner commercializza la sua migliore archtop intorno ai 3.000 euro.
Subito mi sono rivolto a Linda Manzer, ma ha la lista d’attesa chiusa (!!!). Poi ho chiesto a Monteleone (l’avresti detto?), ma ho lasciato perdere perché 28.000 $ per la sua Radio Flyer mi sembravano troppi. Ho trovato un buon partner in John Buscarino che per 12.500 $ (che fanno al cambio attuale intorno ai 10.500 euro) e un anno di attesa si è mostrato molto motivato (“I will use an extra selected european cello spruce wood for the top at no extra cost”) a costruire per un italiano (il padre è di origini siciliane, la madre è nata a Roma). Quando arriverà non mancherò di informare la comunità accordiana.
Gente, imparate da Giovanni Ghiazza come si scrive un commento di alta qualità, motivato e basato su fatti specifici - letture e riferimenti precisi. Lo dico con estrema serietà.
Grazie Giovanni, il tuo commento mi rinfranca, e mi conferma che le innovazioni nel mondo a volte sono contemporanee, si sviluppano in contesti diversi e lontani geograficamente, e partono dalla stessa voglia di migliorare le cose esistenti. Soprattutto, mi fa piacere leggere che lo stesso Bob Benedetto ha parlato di nodi e piani armonici imperfetti, giudicandoli leciti nella costruzione di una archtop. Questo dovrebbe far ricredere tutti coloro che in questo thread hanno critricato aspramente le scelte di Pino D'Elia: per loro, il mio consiglio è che cerchino di liberarsi del velo di conformismo che appanna i loro occhi.
E passiamo a noi, Giovanni. Grazie ancora per il tuo bel commento. La cosa curiosa dei liutai italio-americani è che sono quasi tutti di origine siciliana. Ad esempio, John Monteleone è palermitano di origine. Anche io sono d'origine siciliana, ma del John americano sono purtroppo :-D solo un omonimo. Certo è che i suoi prezzi sono davvero proibitivi, ma sembra sia il più quotato di tutti negli USA - se non nel mondo; per altro, rispetto a Benedetto, sembrerebbe meno industrializzato.
Per quanto riguarda i tedeschi, invece, oltre alle Hofner che sono leggendarie, credo che a trovare una hollowbody di Arnold Hoyer, degli anni '60 o '70, si avrebbe una fortuna stratosferica, perché Hoyer non solo usava materiali di altissima qualità, non solo copiava fedelmente i modelli della Gibson, ma inseriva miglioramenti prettamente liuteristici e pragmatici. Ad esempio, una Hoyer Les Paul Custom Winer Red che avevo (era del '77) e montava già il tune-o-matic (che nel '77 secondo me forse neanche la Gibson montava).
Linda Manzar è brava, allieva della Martin; ha avuto la grande fortuna di incontrare Pat Metheny, che era in cerca di chitarre particolari, innovative, e sperimentali fino all'inverosimile. Ma credo che la sua produzione non sia la migliore in assoluto, anche se è estremamente qualitativa.
Grazie davvero Giovanni per il tuo intevento costruttivo in questo thread. Mi farà piacere leggere il tuo articolo sulla Buscarino, che da quanto posso immaginare sarà una chitarra di primissimo livello.
ah... quella bella hoyer wine red... mi ricorda qualcosa.
Visto che si parla di alternative vi ricordo le Levin svedesi. andatevene a vedere qualcuna
link
ancora: la liuteria siciliana ha di fatto con i suo emigrati contribuito a fondare la scuola francese, si ricordino solo Pappalardo, Di Mauro, Amico, Anastasio, Busato, Bucolo, Castelluccia, Favino, Olivieri, Burgassi, Martella, Grizzo, Rossito, Petillo...
un elemento manca alla discussione: il prezzo della chitarra...
>>>Ad esempio, una Hoyer Les Paul Custom Winer Red che avevo (era del '77) e montava già il tune-o-matic (che nel '77 secondo me forse neanche la Gibson montava).
Mario,guarda che le Gibson Les Paul furono dotate del ponte tune-o-matic a partire dal 1955 sui modelli Gold Top....
Non su un ponte con tre "piedi" come quello della mia Hoyer Les Paul Wine Red. Non ho mai visto un ponte così, per quante chitarre ho potuto analizzare.
Bisognerebbe vedere dal vivo una Hoyer per capire com'era fatto quel ponte.
Allora non era un "tune-o-matic" :-)
Lauro.
Lauro, se trovo una vecchia foto, te la mando. Ho l'impressione che il tuo dissenteire sia vagamente aprioristico, e la cosa francamente non è piacevole. Tu una Hoyer l'hai mai vista? E soprattutto, una Les Paul Custom Wine Red del '77 fatta da Hoyer l'hai mai vista?
Sono andato alla ricerca di questo strumento,l'ho trovato in foto,visto il ponte ed anche l'attaccacorde particolare.....è un ponte che poggia su due viti laterali da una parte ed una vite dalla parte opposta.
Certo non è un tune-o-matic ma sinceramente non so il funzionamento particolare di questo ponte.
De me lo spiegassi mi faresti una cortesia,visto che sono un affamato del "sapere".
Anche vantaggi e svantaggi.
Anche dell'attaccacorde.
Ti ringrazio.
Ciao.
Lauro.
Alecb.
Mi dispiace, posso essere daccordo sul "lecito", che è un parametro alquanto soggettivo, ma devo assolutamente dissentire dal fatto che la presenza di nodi non influenzi l'acustica...
Il nodo, in quanto elemento di discontinuità nella tessitura del legno, altera le sue carratteristiche di resistenza alle sollecitazioni in entambe le direzioni (orizzontale e verticale al piano che lo contiene)
Ora la capacità di "risuonare" del legno varia al variare di diversi parametri, ma, supponendo di mantenere costanti quelli non intrinsechi al piano armonico stesso (volume della cassa armonica, larghezza della bocca, spessore delle incatenature, tipo di colla etc. etc.), la presenza di discontinuità tessiturali fa si che il legno non vibri in maniera perfetta, avendo in esso una brusca variazione del cosiddetto "modulo di elasticità".
Come diretta conseguenza di ciò, e la fisica non è un opinione o un velo di conformismo, i nodi influenzano eccome l'acustica di uno sturmento.
Lo scopo del fondo di una chitarra, oltre ad essere strutturale (saprete che una chitarra acustica suona anche senza ma con volume inferiore) è quello di fungere da "specchio di risonanza" rimandando, come uno specchio appunto, le vibrazioni dell'aria, contenuta nella cassa e provocate dalle corde, al piano armonico stesso implementando l'effetto risuonatore della cassa armonica stessa.
Di conseguenza un nodo sul piano armonico è INCONCEPIBILE, sul fondo, cosa a cui ci riferiamo, malgrado il suo effetto sia limitato per quanto sopra, sconsigliabile su uno strumento di qualità!
E mi sembra stiamo parlando di questo.
Oltretutto, sempre per quanto sopra, il nodo, con l'invecchiamento del legno, può essere fonte di stati di tensione interni non costanti, ovvero creare delle dilatazioni o contrazioni non omogenee con quanto ne consegue per eventuali danni alla laccatura, in particolare se essa è molto spessa e rigida.
Questo oltretutto vale anche se lo stesso viene livellato a dovere e riempito a regola d'arte di qualsiasi materiale ne impedisca la sfogliatura o lo svuotamento.
Con questo Post non voglio essere polemico ma unicamente fare una distinzione tra ciò che è "fisicamente" vero (in quanto misurabile) da ciò che entra nel campo delle "diverse filosfie costruttive" sulle quali si può pure avere opinioni contrastanti senza avere torto.
Come coseguenza una chitarra acustica a suona senza fondo, col fondo nodoso e col fondo senza nodi, ma, quando la si paga diverse centinaia (se non migliaia) di euro....
PS Come fate a scrivere in grassetto?!? Vi Odio!
Non posso che concordare in pieno!
Ho letto con molta attenzione tutti i post: posso solo aggiungere che uno strumento musicale è essenzialmente "suono" ma non può prescindere anche dall'estetica. E questo vale per qualsiasi opera. Si è fatto riferimento ad artisti del calibro di Picasso: non mi pare che egli abbia dipinto su una tela bucata. Io mi posso riferire soltanto all'estetica della chitarra vista dalle foto e non sul suono. Mi chiedo: ma sarebbe stato difficile per il (senza alcuna polemica) bravissimo liutaio selezionare delle tavole al limite della perfezione e curare tutti i particolari per rendere la chitarra oltre che efficiente anche bella a vedersi? Un bel piatto risulta sicuramente ancora più appetibile se ben presentato. Io nel mio piccolo, realizzando con grande fatica un'archtop, ho cambiato tre volte le fasce laterali perchè desideravo che la mia chitarre non conoscesse stucchi o coperture, ma questo ovviamente è solo il mio giudizio: a prescindere dal suono (sulla cui qualità non ho elementi) probabilmente non comprerei quella chitarra che, non me ne voglia il costruttore, assomiglia più ad ad un mobile della casa di campagna piuttosto che ad un oggetto del desiderio quale deve essere nel mio immaginario una chitarra.
Possiedo una semiacustica made in Italy ecc. di marchio LUD dotata di una sua “diversità”fisica, di proporzioni, curve, gobbe e spanciamenti vari che poco hanno di tradizionale, parlando di semiacustiche. Eppure dubito che potreste condannare la sua qualità costruttiva. Ripeto, qualità costruttiva, intesa come cura nel realizzare ottimamente qualsiasi particolare dagli incollaggi alla scelta dei legni, dalla bombatura di fondo e top al binding fino al ponte, inserimento tasti, centrature varie, ecc. E questo è un progetto a sé, dedicato allo studio di nuove soluzioni con tutti i relativi problemi che ne derivano eppure non risente minimamente di imperfezioni nella realizzazione. Questo lo dico io ma non solo. Tutti quelli che l’ hanno provata ma soprattutto due liutai ai quali l’ ho fatta vedere mi hanno confermato la bontà della costruzione e dei materiali.
Io la chitarra l’ ho comprata usata circa un anno fa sul mercatino e sinceramente non so chi l’ abbia costrutita, ma il tizio che me l’ ha venduta mi parlò di un semplice liutaio e semplici attrezzi. Nessuna mega ditta o macchinari sofisticati. Ricordo quindi che stiamo parlando di costruzione ad opera di un singolo artigiano, due mani uno scalpello una lima e poi non so che altri attrezzi esistono però, so che esiste una qualità obiettiva che tutte le realizzazioni di un certo prestigio dovrebbero garantire. Perché quando si infarcisce un prodotto di epiteti quali made in Italy fatto a mano custom shop ancora come una volta pregiata liuteria dalla notte dei tempi, si presume che questi giochino a favore del prodotto finale e non che ne giustifichino in qualche modo la palese inadeguatezza. Posso anche capire la scelta alternativa o provocatoria nell'utilizzo di materiali poveri, Benedetto docet, ma la sua chitarra è realizzata in maniera impeccabile. Poteva farla anche di gommapane, suonava bene uguale.
Le cose bisogna cercare di farle al meglio e se il nostro meglio non è abbastanza, meglio lasciar perdere. Chiaramente se pensiamo di venderle …
mi piacerebbe non vedere quei nodi sul fondo, mi piacerebbe che la paletta avesse un design più originale e che le meccaniche fossero montate in modo corretto, mi piacerebbe che l'incastro tra manico e paletta fosse diverso (non sono un liutaio ma mi pare bruttino) non mi piacciono i copripickup di legno. Tolto tutto questo, ed ammesso che la chitarra suoni come si deve posso dire che mi piace e mi piacerebbe provarne una.
P.S. Ma è la foto venuta male o ha ragioner Lauro Alec-B quando dice che il manico è storto? mi pare che dalla parte dei cantini le corde siano tutte spostate, è forse per via del ponte malposizionato?
Un po' in ritardo ma conto che il commento venga preso per quel che è ...
Come al solito, il mio punto di vista sta nel mezzo, nel senso che è vero che la chitarra andrebbe provata prima di essere criticata ma è anche vero che certe soluzioni e/o scelte possono essere apprezzate o meno.
Conosco quasi tutti i personaggi che hanno movimentato la discussione in oggetto e di tutti ho stima, per tutti ringrazio accordo di avermeli fatti conoscere. Fa male vedere che due parti così importanti di una comunità che si apprezza anche per i rapporti umani che si possono creare e si sono creati, entre in conflitto in questo modo.
Non credo e non sono disposto a credere in nessun modo alla malafede di nessuno dei partecipanti.
Conto che tutto si risolverà per il meglio, per quello che poi, è in realtà: un grosso malinteso.
Conosco Mario e conosco Lauro. No esiste che nessuno dei due sia stato in malafede.
Modi di fare tipici delle persone possono essere fraintesi, questo è vero, opinioni diverse delle persone possono essere altrettanto fraitese, questo è altrettanto vero, ma sono certo che la malafede, fortunatamente, gira ancora al largo da qui.
A presto.
Lauro "il grigio"
Ci sono diverse cose da premettere; logiche peraltro.
La chitarra non la ho provata e quindi non so come suona ma conoscendo la perizia e la competenza di Mario non ho nessun dubbio nel credere che la chitarra suoni benissimo.
Però è mia opinione personale che la liuteria, indipendentemente dai discorsi di ricerca e/o innovazione che abbiamo affrontato in precedenza, abbia anche dei canoni estetici.
Tralascerei il discorso sulle corde che toccano/non toccano le meccaniche, l'allineamento/disallineamento del ponte, che potrebbe sconfinare nella filosofia: capitai su un sito tempo fa che addirittura esaltava le capacità vibranti della paletta se le corde toccavano altre meccaniche ecc ...
Diverso il discorso dei nodi sul fondo che in un chitarra acustica/semiacustica come questa ha la sua importanza, maggiore o minore se costruita con legni masselli o laminati.
Ho la fortuna di abitare vicinissimo a Bologna e la altrettanto grossa fortuna di aver provato negli anni, diverse chitarre semiacustiche, dalle Guild Artist Award, alle Gibson, D'Angelico (probabilmente io e Giovanni abbiamo provato la stessa :-)), Monteleone ecc ... non ultime le Stanzani e Tomassone prima, Stantom poi.
In nessuno degli strumenti costruiti con legni masselli ho mai visto un benchè minimo accenno di nodino, salvo qualche rarissima eccezione di accenni a piccolissime imperfezioni nella venatura dei legni; quelle che secondo Benedetto, danno "carattere" al legno (Sarzana 2002) ed in ogni caso mai sul piano armonico.
Ho a disposizione quasi quotidiana una Stantom tipo L5 costruita con legni laminati piegati a caldo che sul fondo ha dei nodini ben visibili; beh credetemi, vorrei tanto che la mia Epiphone suonasse così ma proprio non ce n'è.
Giovanni Ghiazza scrive
- Nel libro "Making an archtop guitar" Bob Benedetto mostra una foto di una chitarra costruita con un piano armonico di legno imperfetto, con nodi, e asserisce che non hanno praticamente effetto sonoro udibile. Chiude però asserendo che se il liutaio ha a disposizione i migliori legni deve usare quelli, se non li ha allora può andare avanti lo stesso che il suono non ne patisce un granché.
Sono assolutamente d'accordo.
Mi sembra che in questo caso, si sia andati un pochino più in la del semplice nodino sul fondo, penso che tu, Mario, questo me lo possa concedere ...
Parlavo con Lauro (alecb, non era una crisi di identità ... :-)) l'altro giorno: Olson è considerato il liutaio numero 1 al mondo.
Ora, per principio, io non considero nessuno il numero 1 al mondo: meglio Olson o Benedetto (per es)? O Klein ? O Buscarino ?
E via così.
Ma non nego che le Olson che ho provato erano tutte chitarre di assoluta eccellenza, sia sul piano della manifattura che delle finiture; qualcuna suonava meglio, qualcuna suonava peggio ma come tutte le chitarre costruite da tutti i liutai di questo mondo.
E per tutte le chitarre costruite da tutti i liutai da questo mondo è possibile affermare che nessuna di quelle è la chitarra definitiva che suona meglio di qualsiasi altra al mondo, per tantissimi motivi che non ripeterò in questa sede.
Non si tratta di sminuire uno strumento eccellente e/o straordinario, ma di ribadire che la chitarra è uno strumento oggi non ancora definitivo, magari ancora lontano dalla sua forma ideale.
Io no ho assolutamente nessun problema ad ammettere ed affermare che la Country Boy della Bourgeois suona oggettivamente meglio della mia D35, ma sono altrettanto assolutamente certo che da qualche parte c'è una chitarra che suona meglio della Bourgeois, che diamine.
Queste non sono chitarre da "serie A", sono addirittura superiori e fanno parte di quella produzione eccellente ed esclusiva in cui tutto deve essere ricercato senza compromessi.
Magnetico scrive, giustamente
- Penso che chi sceglie uno strumento di liuteria cerca essenzialmente caratteristiche personalizzate e livelli di finitura superiori a quelli di fabbrica. -
Beh, direi che ha ragione; nella fattispecie, una arch-top come la D'Elia, per essere paragonabile e/o confrontata con le altre citate, deve o dovrebbe poter competere in tutti gli aspetti, anche quello estetico, cosa che a causa di qualche particolare, questa non è in grado di fare.
Ma, allo stesso tempo, sono assolutamente certo che chi è in grado di costruire uno strumento come questo abbia anche le potenzialità per crescere e migliorare sotto tutti gli aspetti.
E' cosa nota (spero) il rispetto e l'ammirazione che nutro nei confronti della liuteria Italiana: conto che lo teniate ben presente tutti quanti nel momento in cui vi preparerete a tirarmi le pietre che avete già in mano ... fate piano vi prego ...
Buon pomeriggio
Lauro "il grigio"
Dal mio punto di vista l'impatto visivo è molto importante, ma è solo una delle ragioni per cui mi interesso ad una chitarra, credo che le Olson siano da un punto di vista...liuteristico (si può dire ??) tra le più belle chitarre in assoluto, ma... io suono sempre con la McAlister che è molto più spartana e il suonarla mi eccita, ha una dinamica e un suono incredibili: è la MIA chitarra. La Olson è stata provata da Piero Urban e in DADGAD nelle sue mani si è trasformata, non la riconoscevo più: strepitosa !! ma io non suono in DADGAD quindi...
Anch'io concordo con Magnetico.
e con Lauro quando afferma:"per tutte le chitarre costruite da tutti i liutai da questo mondo è possibile affermare che nessuna di quelle è la chitarra definitiva che suona meglio di qualsiasi altra al mondo"
Buondì ...
>credo che le Olson siano da un punto di vista...liuteristico (si può dire ??) tra le più belle chitarre in assoluto
Certo che si può dire e senza paura anche, è la verità ... :-); e aggiungo che sono contento anche che si trovi un punto di incontro comune.
Abbiamo la fortuna di "essere stati scelti" come appassionati da quello strumento meraviglioso che è la chitarra (semi)acustica; ci sarà un motivo no ?
A presto
Lauro
Sono tornato ieri da 2600 km fatti in camper, partenza venerdì ore 17:00 rientro lunedì ore 13:00, meno di 20 ore di sonno in 3 giorni, il tutto per andarmi a comprare una chitarra (classica) in germania, Breitenfled, al confine con la Repubblica ceca.
Ho passato una giornata con questi due liutai tedeschi, Armin e Mario Gropp...bè, devo dire che di tavole con nodi, colle strabordanti, non ho visto la minima ombra, neppure per gli strumenti da studi che per la serie Spezial. Per la cifra che ho pagato (l'ho pagata abbastanza) se avessi trovato un nodo, una colal straordante, una meccanica montata male col cavolo che l'avrei comprata. Al di là del romanticismo legato alla simpatia che si può provare per le cose "imperfette", i liutai passano una vita a capire, studiare, scegliere, essiccare, conservare il legno, e non mi sembra verosimile che un fondo possa richiedere un intervento per un "ripristino" meccanico senza intaccare le qualità sonore del legno.
Sono d'accordo con Alecb in toto.
Vorrei rilevare un'altra cosa, che non so se è sfuggita agli altri o se semplicemente sono io a non saperne abbastanza.
Premetto che non sono un liutaio e neppure un grande esperto di liuteria, ho solo l'esperienza di chi, negli ultimi anni, ha avuto la possibilità e la fortuna di provare, ascoltare, suonare, parlare per molto tempo con alcuni dei più grandi liutai del mondo: a parte i già citati Gropp, Allan Wilcox, Garrone, Damman, Nusko, Scandurra,Di Lernia, Raponi, Giussani, Hippstock,ecc... amo il mio strumento e cerco di sapere tutto ciò che mi può tornare utile per suonarlo al meglio.
Ora, l'abete è legno dolce, estremamente vibrante (si usa per il top in molti strumenti tra cui tutti gli archi e le chitarre), idem il cedro, con cui sono fatte l'altro 50% delle chitarre classiche.
Il top in acero è una soluzione già usata e sentita, anche la mia Heritage H-575 custom ha il top in acero massello e suona bene.
Sinceramente non so come la chitarra riesca a suonare perchè, con tutta quella materia vibrante, dovrebbe essere una specie di polmone impazzito. Di solito per fasce e fondo si usano legni rigidi.
Sono sinceramente curioso di sentire come suona perchè (teoricamente) sembra davvero strana.
Son contento che l'articolo sia stato reso nuovamente commentabile.
Sarei contento se che chi scrive un articolo su questo sito, che goda dei privilegi di "autore" o meno, non potesse scegliere di chiudere i commenti sullo stesso ritenendoli fuori luogo.
Anche perchè penso che nei limiti della buona educazione ogniuno possa esprimere giudizi di merito anche perchè, qulaora "incompetenti", non troverebbero seguito.
Continuo ad esprimere il mio apprezzamento per l'articolo molto ben scritto e, seppur con qualche riserva, ad apprezzare la chitarra.
La costruzione di una chitarra con legni e look 'poveri' è di per sè una scelta interessante. Ricordo un esperimento fatto da Bob Benedetto, che voleva dimostrare come il progetto dello strumento e la cura costruttiva del liutaio fossero in realtà più importanti della materia prima ai fini del suono. Benedetto realizzò una archtop con legni da costruzione. Brutta, certo, come finitura e aspetto, ma che suonava altrettanto bene quanto i suoi modelli più curati.
E quindi nessuno può escludere, a priori, che la chitarra oggetto di questo thread suoni bene. Occorre provarla e rispettare in ogni caso chi l'ha costruita.
La prima impressione, però, è che sia uno strumento davvero un po' troppo rozzo come fattura.
Prima cosa: rispetto alla tradizione di secoli e secoli di liuteria, è una chitarra fatta 'al contrario', come per essere ascoltata da una persona che siede dietro al musicista e non davanti. E' vero, il topo in acero non è una novità, ma lo è per uno strumento acustico. L'acero riflette il suono e in teoria in questa chitarra dovrebbe proiettarlo verso dietro. Ripeto, è teoria, ma è una teoria che funziona da quattrocento anni. A questo punto perchè non fare le buche ad f sul fondo invece che sul top?
Secondo: una archtop acustica che deve realmente suonare ha bisogno di una tastiera sollevata rispetto al top. Cos' funzionano i violini, e così funzionano le archtop dal 1923, anno in cui compaiono le prime L-5 realizzate da Lloyd Loar. E' stata la tastiera sollevata a rendere il top libero di vibrare e da questo punto è partita metà della storia della chitarra americana. D'Angelico, Stromberg e compagni hanno realizzato TUTTI chitarre con l'estensione della tastiera sollevata. Qui invece troviamo una tastiera che blocca il top per parecchi centimetri: certo è assai più facile da realizzare, ma è molto probabile che senza questo 'errore sintattico' la chitarra avrebbe avuto parecchio più volume e molte altre qualità in più. Questo è secondo me un dettaglio importante e rivela davvero una conoscenza molto approssimativa di certe conquiste tecniche, che oltre ad essere conosciute debbono anche sapersi sfruttare. Se poi è stata una scelta finalizzata a ridurre la vibrazione del top per un migliore uso elettrico, allora perchè non forare il top per mettere comandi e pickup e concepire tutto il resto come chitarra semi-acustica?
Ultima cosa, e qui non c'entra la tradizione: un errore che nessun liutaio vero farebbe è quello di costruire una paletta in cui le meccaniche del RE e del SOL sono posizionate in modo tale che queste due corde tocchino prima le meccaniche intermedie (LA e SI). Con tutto il rispetto per il lavoro di chiunque, ma questo è un errore talmente grossolano da fare ritenere anche le altre scelte come legate più alla poca conoscenza del mestiere che a originali idee costruttive.
I nodi nei legni e la rozzezza delle finiture ci possono pure stare, ma una paletta con le corde che si toccano tra loro no. Vi prego, non scomodiamo nomi illustri e prendiamo questa simpatica chitarra per quello che è. A me non piace.
Io sono amico di Pino D'Elia da quando eravamo ragazzini ............ ho suonato più di una volta la chitarra mostrata nell'articolo e nell'imbracciarla, al di la dei pro e dei contro (de gustibus), vi assicuro che mai ho sentito, tra le tante chitarre che ho posseduto, una chitarra che lasciasse trasparire la personalità e la semplicità, come in questo caso, di chi l'ha costruita. Sulla scelta di utilizzare i legni "poveri" ......... qualsiasi discorso pseudo-filosofico non potrebbe reggere se non si conosce Pino ......... umanità allo stato puro, semplicità disarmante, acuto osservatore e sempre "in"....... allo stesso modo queste caratteristiche trapelano "violentemente" dal suo strumento ........ semplice, lineare, equilibrato, asciutto, fantasticamente acustico e ............ direi ......... con sentori di prugna e .... sudore ......... (potrei anche registrarla e farvela sentire ------- a distanza di tanto tempo)
Ciao Mario e Ciao Pino è da un po' che non ti sento ....... quasi quasi ora lo chiamo e vedo che fa .........