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Attenuatore di potenza fai-da-te
di [user #25169] - pubblicato il

Mai come negli ultimi anni ho sentito parlare così tanto di amplificatori valvolari sotto i dieci watt di potenza, ormai quasi nessuno se non i metallari più accaniti o professionisti che suonano live, acquista una testata o un ampli da cento watt valvolari, questo per ovvie ragioni di utilizzo, sia domestico sia nell'ambito di piccoli locali. Molte testate inoltre offrono la possibilità di essere utilizzate a wattaggi ridotti rispetto al totale.

La selva di miniampli, mini head etc attorno ai 5-10 watt si presta però a un utilizzo quasi esclusivamente domestico o di prove con batteristi calmierati e, soprattutto, ha il difetto di avere una ridottissima soglia del pulito, per avere un minimo di volume bisogna rassegnarsi ad avere un suono già leggermente crunch; oltretutto, se non sono affiancati da un altoparlante come si deve (almeno 10") il suono è quello che è.
Dal punto di vista del rapporto costo/potenza/timbrica/utilizzo prevalente, secondo me il miglior compromesso rimangono sempre i valvolari attorno ai 20-30w, equipaggiati generalmente con una 6L6 o una coppia o un quartetto di EL84 e uno o due coni da 10 o 12 pollici, questi offrono generalmente buone timbriche anche a volumi ridotti e sopportano bene anche un lavoro di studio o di piccoli locali, mantengono la soglia del pulito fino a volumi anche decisamente alti e sfumano, andando oltre, in una saturazione dolce all'inizio e arrabbiata verso la fine. Se sono anche equipaggiati di un secondo canale si rivelano decisamente versatili.
Nella mia esperienza, i migliori suoni d'indirizzo rock-blues li ho sentiti uscire da questo tipo di amplificatori, "tirati per il collo", chiaramente, in queste condizioni il volume è notevole, soprattutto per gli ampli monocanale magari privi di un controllo di gain, dove tutta la saturazione la si ottiene solo alzando il master. Per adattare il volume alle esigenze dell'ambiente in cui si suona (casa, prove, piccolo locale, palchetto microfonato) mantenendo però il timbro da ampli valvolare saturato si può usare un dispositivo chiamato Attenuatore di Potenza.

Un attenuatore è un dispositivo (basato generalmente sull'assorbimento della potenza erogata dall'ampli, mediante resistenze o carichi fittizi) da interporre tra l'amplificatore e l'altoparlante in modo che possa assorbire la potenza in eccesso e impedire che raggiunga tutta l'altoparlante, attenuando così il volume in uscita.
L'amplificatore lavora comunque alla stessa potenza (e quindi mantiene la timbrica caratteristica) ma il volume risulta ridotto.

Un dispositivo di questo tipo, professionale e di qualità, ha un costo generalmente notevole, anche perché spesso permette di attenuale segnali di amplificatori anche molto potenti, cento watt e oltre.
Su amplificatori di wattaggio modesto, appunto 20-30 watt, si può optare per una soluzione decisamente più economica e fai-da-te, anche se con qualche compromesso.

Attenzione
Questo progetto è potenzialmente pericoloso per la salute... dell'amplificatore. Calcoli o valori errati e componenti difettosi possono danneggiare seriamente l'amplificatore, quindi occhio a quello che fate, verificate sempre più volte prima di collegare la prima volta e monitorate ben bene temperatura e dissipazione del calore procedendo gradualmente.

Il progetto si basa sulla cella L-Pad che consiste in due resistenze, di valore stabilito, una in serie tra l'ampli e il cono e una in parallelo sul cono che permettono da un lato l'assorbimento della potenza e dall'altro il rispetto dell'impedenza vista dall'amplificatore.

Per un approfondimento vi rimando al link tra le risorse, dove è ben spiegato il concetto e dove trovate anche un calcolatore per trovare valori e potenze delle resistenza da usare in base all'attenuazione desiderata (espressa in decibel, ricordo che ogni 3dB si ha circa un dimezzamento del volume anche se è una approssimazione indicativa) e alla potenza dell'ampli.
Nel mio caso ho usato un attenuatore di potenza di una nota marca hi-fi (cercate L-Pad e lo trovate) che consiste in un grosso potenziometro da interporre tra l'uscita di potenza dell'ampli e il cono che varia i valori delle due resistenze in serie e in parallelo a esso in modo da ottenere un'attenuazione di potenza regolabile e mantenere un'impedenza costante (nel mio caso 8 Ohm), il costo si aggira tra i 15 e i 20 euro.

La peculiarità di questo sistema consiste nel fatto che si può usare il volume master dell'ampli (o i volumi master nel caso di un doppio canale) per ottenere la timbrica e la saturazione desiderata e usare l'attenuatore come un vero e proprio master volume che varia solo il volume di uscita POST-Finale, adattandolo alle esigenze d'ambiente.

Ecco lo schema per i collegamenti:

La cosa importante da tenere in considerazione è che il dispositivo di attenuazione, di qualunque tipo sia, deve dissipare la potenza erogata dall'amplificatore che non raggiunge il cono e lo fa sotto forma di calore.
Le resistenze del circuito L-Pad devono essere quindi di potenza adeguata (come suggerisce il calcolatore) alla potenza dell'amplificatore, anzi, per stare sul sicuro conviene raddoppiare i valori delle potenze indicate. L'insieme delle resistenze deve essere collocato a contatto con un dissipatore, magari munito di ventola.
Nel caso del potenziometro, questo è costruito in metallo e ceramica, atti a dissipare il calore, ma i valori di potenza non sono attendibili nel caso di un ampli valvolare (teniamo presente che generalmente questi potenziometri sono usati per attenuare il volume di altoparlanti in un sistema con casse multiple tipo camere di albergo, chiese etc., quindi la potenza non è certo paragonabile a un mostriciattolo valvolare tra i 10 e i 30w) nel mio caso, con un Laney VC30 ho usato l'attenuatore da 100w e scalda moderatamente, lo stesso attenuatore, su un Fender concert 60w si stava cuocendo, quindi suggerirei un attenuatore da 50w per ampli fino a 15w e uno da 100 per ampli tra 28 e 30 watt. Per wattaggi superiori consiglio di utilizzare attenuatori professionali.

Davanti a questo sistema i puristi storceranno il naso in quanto, negli attenuatori professionali, è generalmente presente un carico passivo (resistenza) e uno "attivo"/induttivo (una bobina fantasma paragonabile a un cono senza membrana). Questo perché gli altoparlanti non sono strettamente paragonabili a delle resistenze e infatti si parla di impedenza e non di resistenza. Questa poi non è costante ma varia in funzione delle frequenze e altri parametri troppo difficili da capire per me e probabilmente anche per chi legge. In caso, invece, abbiate nozioni e puntualizzazioni in merito, come al solito, invito gli eruditi a postare commenti. In ogni caso, come nella maggior parte dei miei progetti, quel che conta è la semplicità di realizzazione, l'economicità e il risultato.

Come suona
Nel mio caso mi posso ritenere pienamente soddisfatto, l'amplificatore si può tirare tranquillamente a "10" e mantenere un volume finale sopportabile stando con la faccia davanti al cono. Chiaramente non è questo lo scopo. Una volta settato il master volume, si usa l'attenuatore come volume finale e il volume della chitarra per ottenere sfumature più o meno pulite, al minimo si può suonate in appartamento, a metà in sala prove e a manetta su un palco (nel mio caso ho previsto un interruttore per escluderlo completamente).

Devo dire che, a onor del vero, il timbro finale non è esattamente identico a quello dell'ampli non attenuato, nel mio caso si perdono un filo di frequenze alte ma nulla che non si possa compensare agendo sui controlli di tono, questo è dovuto anche al fatto che effettivamente il cono si muove meno e in maniera diversa che a piena potenza.

In conclusione
Per quello che costa io gli do un bel 10: tutte le sfumature di un valvolare al volume desiderato! Il progetto è semplice e alla portata di tutti, si può realizzare in un box esterno (attenzione alla ventilazione) o inserito direttamente nella testata o nel mobile dell'ampli come nel mio caso.

Lo consiglio vivamente ai possessori di ampli di wattaggio moderato tipo Laney VC30, Peavey Classic, Blues Junior, Vox AC15 e così via.

Nel sample utilizzo la Maplecaster nel canale clean del Laney VC30 e aumento progressivamente il volume del canale (che ha solo il master volume) compensando con l'attenuatore in modo da mantenere un volume di uscita costante (paragonabile con il parlato della mia voce chioccia che sentite in sottofondo). Giudicate voi; l'audio della fotocamera comprime parecchio quindi effettivamente non si riesce a capire bene qual'è il livello di uscita attenuato rispetto a quello originale ma vi posso assicurare che un VC30 senza attenuatore a 8 di volume sul clean vi fa allontanare dalla stanza.

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Link utili
L-Pad
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