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Kramer Alluminium neck - la chitarra venuta dal freddo

Kramer Alluminium neck - la chitarra venuta dal freddo

Questa non è certo una delle mie chitarre preferite. Come è noto, sono un fenderiano e, probabilmente, una chitarra così è quanto di più lontano possa esserci dal mondo delle seicorde di Leo. In ogni caso è sicuramente una chitarra particolare, che merita attenzione e suscita curiosità. Premetto che non sono riuscito a trovare in rete informazioni per poterne identificare il modello con precisione. Il sito <a href="http://www.vintagekramer.com/alum.htm">VintageKramer</a>, il più completo che ho trovato, non reca traccia di questo modello in particolare (il tagliando nella custodia recita la sigla K-50).

di mehari 04 APR 21
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Probabilmente si tratta di un modello discontinuo, appartenente alla serie DMZ che però, per la maggior parte, presenta body con corni arrotondati; è simile anche alle Stagemasters ma non uguale. Presumo che sia databile 1979-1980 (qualsiasi informazione è bene accetta, ho anche contattato Kramer e aspetto risposte), Kramer iniziò la produzione a metà degli anni settanta costruendo esclusivamente chitarre con manici in alluminio. Tale caratteristica rimase fino al 1981, quando passò a manici tradizionali e, introducendo il Floyd Rose sulle chitarre di serie, godette di un periodo veramente d'oro diventando uno dei produttori più grandi (N.B. dopo il fallimento, il marchio kramer è stato acquistato da Gibson).
La chitarra in questione presenta più di una particolarità che la rendono alquanto singolare, vediamole una per una.

Il corpo è in laminato, cioè costituito di più pezzi incollati longitudinalmente tra di loro. Principalmente è costituito da acero americano, un legno non troppo utilizzato per i body a causa del suo peso importante (ma latore di timbriche squillanti e sustain a go go), intervallato con striscie di noce, creando un bell'effetto di contrasto chiaro/scuro nella parte centrale. La verniciatura è lucida, non troppo sottile ma neanche troppo spessa da risultare plasticosa.
La forma è stratoide ma non corni decisamente più ampi e sottili, per facilitare l'accesso ai tasti alti, di impronta chiaramente hard-rock.

Sul corpo campeggiano due humbuckers, quello al manico è un DiMarzio (presumo l'originale, visto che il nome della serie DMZ richiama proprio il nome DiMarzio), l'altro è un Seymour Duncan Fred, probabailmente sostituito dal precedente proprietario (l'ho presa usata). La selezione dei pickup avviene tramite un piccolo interruttore on/on/on (altra cosa inusuale). Sono presenti due toni e due volumi, uno per ogni pickup, montati direttamente sul body, come la presa jack, senza mascherine di sorta.
Il ponte (come le meccaniche) è uno Schaller con sellette in ottone e l'innesto delle corde è del tipo wrap-around (quelle nella foto sono montate in modo sbagliato).
Tutta la serie DMZ, e anche la serie XL, monta ponti fissi, al contrario di quanto si ci si possa aspettare da chitarre dal look appastanza spinto. E' paradossale notare che invece, poco più tardi, nel 1982, Kramer intraprese una sorta di joint-venture con Floyd Rose diventando la prima casa a introdurre il famoso ponte tremolo su chitarre di serie (che fece anche la sua fortuna).

La parte più intrigante è, però, sicuramente il manico: questo è composto principalmente da una struttura di duralluminio con innesti in acero (con funzione puramente estetica/riempitiva ma anche termica), qui si vede una sezione.

Il tutto sembra incollato con qualche resina, forse collanti epossidici.

La tastiera è in "ebonol", un polimero sintetico con caratteristiche visive e strutturali simili all'ebano. Duro, molto compatto, è facilmente lavorabile e si incolla bene al legno, questo materiale è poco usato probabilmente a causa di pregiudizi nei confronti delle plastiche in simili applicazioni. Posso affermare (da amante del legno e dei prodotti naturali) che la sensazione sotto le dita è piacevole e, all'inizio, ho fatto fatica a credere che non fosse un bell'ebano di prima qualità (logicamente andando a vedere con una lente non troverete nessun poro e nessuna venatura tipica del legno, ma nero, nero e solo nero). I dots segnatasti sono anch'essi in alluminio.
I tasti sono 22, ben posati e ben rifiniti, è presente il tasto zero e un capotasto di tipo roller molto particolare che accresce il carattere weird dello strumento. Il raggio della tastiera è ampio: almeno 12 pollici o forse anche 16.

Il manico è fissato al corpo con tre viti a brugola poste in linea (nascoste sotto una placchetta di metallo vicino allo strap lock) che fanno presa direttamente sulla struttura di alluminio, sagomata tipo coda di rondine.

La sezione del manico è piacevole, forse un po' "fat" ma, superato l'iniziale smarrimento dovuto al feeling con l'alluminio, si lascia suonare senza sforzo.

La paletta, croce e delizia di questo strumento, ha una forma a diapason. Può piacere o essere odiata, sicuramente non lascia indifferenti e di sicuro non è soggetta a rotture!
La sensazione della mano sul manico mi ha ispirato per il titolo di questo articolo. Diciamo che non è certo una chitarra per suonare con tranquillità; se non fate andare per bene e velocemente la mano sinistra, questa dopo un po' comincerà a diventare freddina a causa del contatto con l'alluminio, quindi occorre svisare parecchio e pestare giù duro.

Data la rigidità del manico in duralluminio, il costruttore ha pensato bene di non dotare il manico di truss rod. Effettivamente come scelta è condivisibile, anche perché più il manico è duro e rigido e più il truss rod è sottoposto a stress e tensione per poter lavorare, quindi forse sarebbe stata necessaria addirittura una barra da 8mm. Il manico è già bello robusto così.

Di fatto io la chitarra l'ho acquistata a un prezzo stracciato proprio a causa del manico che risultava decisamente imbarcato, praticamente insuonabile, con un'action di quasi un centimetro a metà tastiera. La mia soluzione è stata l'unica possibile: ho smontato il manico e l'ho messo in forma piegandolo con due morsetti da falegname nel senso opposto, dandogli un backbow di due o tre centimetri per circa un mese, smorsettandolo e controllandolo di tanto in tanto e aumentando piano piano l'inarcamento. Alla fine è tornato dritto come un fuso.
Non credo che l'origine della stortura fosse una scalatura troppo grossa (il manico è decisamente strong) quanto invece uno stress termico, magari dovuto al differente comportamento del complesso alluminio/acero/ebonol.

Come suona?
Dal punto di vista liuteristico non posso che spalancare tanto di occhi e bocca. Sustain a manetta, note intonate ovunque, armonici, manico comodo (ora) insomma... magari tutte le chitarre che ho suonassero così.
Il suono da amplificata è altrettando gradevole; al contrario di quel che si pensa guardando l'acero e l'alluminio, il suono è caldo, pastoso, bello, anche se non amo gli humbucker. Di certo non è la chitarra della mia vita, però è uno strumento singolare, ben costruito e ben suonante. Non è da ritenersi particolarmente di valore (più che altro perché non ricercato) ma sicuramente piuttosto raro. Certo è che non me ne separerò tanto facilmente, oltretutto mi è rimasta attaccata la mano al manico, visto che siamo sottozero!

chitarre elettriche kramer aluminium neck

Link utili

  • VintageKramer



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