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Intervista: Corde Oblique
di [user #26225] - pubblicato il

Abbiamo incontrato Riccardo Prencipe, importante musicista e chitarrista classico della scena partenopea, in occasione dell'uscita della nuova fatica discografica, la quarta, del progetto Corde Oblique: ''A hail of bitter almonds'', un disco di valore internazionale cui hanno contribuito diversi e importanti musicisti italiani e non solo.

Maria Rita: Partiamo dal titolo del disco: ''Una grandinata di mandorle amare”. Ho letto che la cover realizzata dall'illustratrice Martina Troise nasce dal racconto di un tuo sogno alquanto suggestivo, in cui dei lupi ti “assaggiavano” e da un albero cadevano delle mandorle a forarti il petto. Quale interpretazione dobbiamo dare al tuo sogno?
Riccardo Prencipe: Il sogno era l'esternazione di un momento doloroso della mia vita. Penso che le mandorle non rappresentino nulla in particolare, erano metaforicamente come proiettili che mi ferivano.
Nelle immagini sacre la forma di una mandorla è spesso cornice delle divinità, come il Cristo nella vesica piscis di molte chiese e miniature medioevali. C'è anche un rimando a questo simbolismo?
No, perchè io sono per un approccio formalistico, non utilizzo simboli nel mio linguaggio. Un oggetto o un'immagine nella mia visione è quello che è, non il simbolo di qualcosa. La lettura simbolica è spesso fuorviante, anche nei dipinti. E le mandorle nella storia dell'arte sono in genere solo mandorle, sono forme figurative. C'è ad esempio uno storico dell'arte romano, Maurizio Calvesi, che fa una lettura simbolica di tutto e va all'estremo opposto, ad esempio vede nella Fiscella Ambrosiana di Caravaggio, che è una semplice natura morta, simboli a go go (la mela sarebbe Plutone, etc...) ma per me queste sono masturbazioni mentali assurde. Provengo dalla formazione di un altro storico dell'arte che si chiama Ferdinando Bologna, che ha demolito del tutto questa lettura. Il simbolismo, è vero, c'è in altre fasi della storia dell'arte, come l'arte romanica e l'arte gotica, ma è un elemento esplicito. Il corallo, per esempio, è l'allegoria della Passione di Cristo, ma in quel caso è stato l'artista stesso a esplicitarlo. Per il resto, si tratta di elucubrazioni mentali. Riconosco il valore simbolico che possono avere delle opere d'arte, però sono interpretazioni personali, si tratta di un bel gioco immaginario, ma non è scienza. Fa parte del gusto di personalizzare un'opera, di metterci quello che abbiamo dentro, è una bella operazione di soggettivazione, ma io che vengo cinquecento anni dopo non posso attribuire a un'opera un significato certo se quell'opera non lo rivela esplicitamente.
Nella tua musica è sempre presente la città di Napoli con le sue opere d'arte e le sue atmosfere. Anche nel video di “Together alone” si intravedono le strade di via Toledo. In che modo Napoli si ricollega alla tua musica e alle tue fonti d'ispirazione?
Nel video per ''Together alone '' - una canzone che parla dell'amore che si rompe; le due persone restano legate, ma allo stesso tempo sole, perchè si lasciano - c'è via Toledo per l'esterno e il Salone Margherita, che si trova sotto la Galleria Umberto I, per l'interno. Al Salone Margherita vado a ballare il tango, è una passione che ho da un anno a questa parte, anche se nel video non sono io a ballare... Musicalmente però non lo suonerei, né quello classico né quello contemporaneo...la trovo una musica molto artigianale, ma da ballare è perfetta. Con Napoli invece ho un rapporto di amore/odio, ho provato ad andarmene molte volte ma non ci sono mai riuscito, alla fine ritorno sempre lì, è una specie di demone... Sul nuovo album la canzone ''The man of wood'' - l'uomo di legno è l'uomo che mette radici in un posto e non riesce ad andare via - descrive il mio rapporto con la terra in cui sono nato... Artisticamente è una città che ha moltissimo da dire, si va dai templi greci di Paestum al contemporaneo. Soffro del fatto che Napoli non sia come Firenze o come Roma, è una città che potrebbe vivere di turismo e quando vedo l'immondizia a terra sto male. Ma alla fine proprio questo contrasto la rende ancora più affascinante, ha un fascino decadente, il fatto che le ville di Boscoreale si trovino vicino a delle case degradate, abitate da gente che non ha idea del loro valore culturale, o che in un anfiteatro romano abbiano costruito dei “bassi”, anche questo mi affascina molto.
Quasi ogni brano è infatti ispirato a un'opera o un sito archeologico della zona di Napoli.
E' vero. ''Arpe di vento'' è riferita alla villa di Oplontis a Torre Annunziata, dove c'è la figura di una certa donna romana dipinta, bellissima, cui mi sono ispirato. ''Paestum'' è riferita ai templi di Paestum...anche se il luogo è solo un pretesto per raccontare una situazione intima, sentimentale. ''La madre che non c'è'' è nata all'anfiteatro di S. Maria Capua Vetere ed esprime una nostalgia verso il passato. C'è poi ''Crypta Neapolitana'' che è collegata a una grotta scavata dai romani. E la Villa dei Misteri a Pompei ha ispirato il brano ''Slide''.
Ma se dovessi indicare un posto in particolare che ti ispira più di tutti quale diresti?
Sicuramente le Terme del Foro di Pompei, ogni volta che ci entro mi danno i brividi. Ci vado spesso per lavoro, ma anche se ci vado più e più volte, la mia emozione non cambia.

prencipe
Una cosa piuttosto curiosa è il fatto che uno dei brani si intitoli “Le pietre di Napoli”, come il tuo album precedente, “The stones of Naples”. Perchè?
Una volta finito il disco “The stones of Naples” sono andato a fare le foto promozionali del CD in questo posto che si chiama la Valle del Gigante o l'Atrio del Cavallo, perchè avevo pensato per il titolo proprio a questo posto. Quando mi ci sono recato, quest'atmosfera magica mi ha molto ispirato, sono tornato a casa e ho scritto il pezzo, ma oramai l'album era già finito, quindi è finito su quello successivo. Io in realtà non mi fermo mai, quando finisce un disco ne inizia subito un altro. Adesso ho già due pezzi nuovi...
Anche se nel tuo canzoniere figura un brano in lode di una “Atheistic woman”, nei testi del nuovo album ci sono invece diversi riferimenti a Dio o a un sentimento trascendente. Qual è il tuo rapporto con questa tematica?
Di solito non ci sono riferimenti religiosi, ma sensazioni: nel brano ispirato alla Trasfigurazione di Cristo di Giovanni Bellini, ad esempio, quello che mi interessa non è il soggetto del dipinto, ma il fatto che l'artista lo abbia dipinto in un certo modo, dando molto risalto al paesaggio. Ha messo in quel dipinto cose che altri pittori non ci avrebbero messo - se fosse stato commissionato, poniamo, ad Alberto Vivarini avrebbe fatto una trasfigurazione statica, plastica, finta. Lui invece ci ha aggiunto delle nuvole colme di pioggia e un albero sinuoso, la cui figura ricorda le curve di una donna. Ci ha messo tutto quello che poteva metterci e questo ha fatto la differenza. C'è una frase all'interno del booklet, del pittore olandese van Eyck, che riferendosi a una sua opera ha detto: “Ci ho messo quello che ho potuto”. Così è per me l'arte, anche se l'idea magari è ancora diversa e non si riesce mai a raggiungerla davvero, si fa quello che si può, si dà il massimo. La cosa che mi piace di quel dipinto è che è davvero uno dei momenti migliori di quel pittore, in cui ha dato il meglio di se stesso. Questo non vale solo per gli artisti, c'è anche chi lo fa in lavori diversi, perchè anche un salumiere che si impegna a rifornirsi di prodotti particolari e lo fa con passione dà il meglio di sé.
Per te la figura dell'artista ha una funzione nel mondo?
Sì. Io ad esempio ho a che fare per lavoro con persone di tutti i tipi, di tutte le età. Quando lavoro con i ragazzi delle scuole gli faccio sempre capire che quello che è importante non è tanto conoscere la storia o sapere chi è Raffaello o Michelangelo o Giovanni Bellini, ma soprattutto imparare a osservare le cose con un moto attivo del cervello. Molti sono proprio spenti, guardano le cose senza osservarle: io li metto sempre alla prova, dico loro di disegnare il loro telefono cellulare senza guardarlo. Sbagliano tutti. A volte non guardiamo più nemmeno le fidanzate che abbiamo da tanto tempo, è una cosa che è capitata anche a me. Lo studio della storia dell'arte può essere il contrasto alla passività dell'abitudine. Questo atteggiamento è anche un male del nostro tempo, la tecnologia crea una comodità che stordisce. Una volta anche cercare un film che ci interessava era difficilissimo, bisognava setacciare le videoteche, mentre ora basta digitare il titolo su Google e il gioco è fatto. Non si apprezzano le cose, e questo succede anche con la musica, si scaricano milioni di MP3 senza nemmeno ascoltarli.
Parliamo del tuo strumento, la chitarra classica. Come hai iniziato a suonarla e come prosegue la tua evoluzione come chitarrista?
Il mio rapporto con lo strumento è un po' come quello che ho con Napoli, nel senso che non ho ancora capito se mi piace o no (ride). E' uno strumento difficile da suonare, forse solo il violino e il violoncello sono più difficili tecnicamente della chitarra classica; poi ha una resa ancora più ostica, un suono privo di armonici, secco, non come il pianoforte, in cui basta toccare un tasto per ottenere un suono pieno e ricco di armonici. Riscaldarla è una cosa davvero difficile, anche se mi piace perchè le corde si toccano direttamente, senza intermediari come il tasto, l'archetto o il plettro: la chitarra classica la suoni con le mani, c'è un rapporto viscerale. Anche per il conservatorio è la stessa cosa, io ho capito dopo anni che il conservatorio non mi piaceva, perchè bisognava solo eseguire i pezzi, mentre a me invece interessava scriverli. Ho iniziato a suonare la chitarra e a studiarla a 15 anni, quando, dopo aver ascoltato i pezzi dei Metallica e dei Megadeth, volevo a tutti i costi suonarli. Ho iniziato con la chitarra elettrica, ma per capire da cosa nasceva un accordo o una nota sono approdato alla chitarra classica e al conservatorio. E alla fine ho capito che a me la musica interessa scriverla. I miei studi mi hanno dato un bagaglio tecnico piuttosto alto, anche se non mi ritengo un grande chitarrista: ce ne sono di molto più bravi di me, ma sono solo esecutori, non hanno un'indole compositiva. Ora sto continuando a studiare con un chitarrista classico napoletano, Aniello Desiderio, che secondo me è per la chitarra classica uno dei migliori attualmente.
Hai dei chitarristi di riferimento?
Tra quelli storici Julian Bream e John Williams; attuali, come detto, il mio maestro Aniello Desiderio.

prencipe
Ci descrivi la tua chitarra e la strumentazione che usi?
Uso due strumenti diversi: per il disco uso una chitarra di liuteria fatta a mano da due liutai, Spataffi e Sansone. Dal vivo è diversissimo, perchè sono quindici anni che cerco di ottenere un buon suono, ma purtroppo, con le corde di nylon e il legno, il suono che ottieni è sempre più “plasticoso” rispetto al disco. Dal vivo uso una chitarra preamplificata che non suonerebbe bene registrarla con un microfono; inoltre uso molti pedali, reverse, compressore e delay. In studio il suono è preso direttamente dai microfoni, gli effetti sono messi dopo.
La tua composizione dei brani parte dalla chitarra?
Sì, dalla struttura della chitarra traggo una melodia, poi viene il resto.
Come è avvenuta quindi la lavorazione del disco?
Per il disco come registrazione abbiamo lavorato con Pro Tools, che però ha interagito con un banco analogico, l'API, che ha 64 canali analogici, e il missaggio è stato fatto in questo modo. Purtroppo quel tipo di banco non ha l'automazione, questo vuol dire che ogni canale deve essere regolato manualmente e vanno trascritte tutte le regolazioni, poiché non possono essere salvate come si fa con i software. A questo sono stati poi aggiunti compressori e riverberi come outboard - in pratica sono degli effetti a rack che stanno in dei set e danno molta qualità al suono... Un reverbero in rack analogico dà molta qualità al suono e si sente la differenza rispetto agli effetti digitali. Abbiamo lavorato moltissimo, anche quindici ore al giorno, e ringrazio molto il nostro fonico, Claudio Esposito, che ha fatto uno splendido lavoro. Poi abbiamo fatto il mastering a New York allo Sterling Sound Studio, con uno dei senior più bravi, che si chiama George Marino. Per questo disco, più che per gli altri, ho investito moltissimo sul suono.
C'è qualcosa in particolare che pensi caratterizzi la scrittura dei nuovi brani?
In questo disco manca la struttura canzone, ci sono molte variazioni nella struttura dei pezzi. Basta ascoltare ''Red little wine'', uno strumentale, tra i più sperimentali del disco, con la sua progressione di chitarra e i vari giochi della sezione ritmica con controtempi...
Come sono stati coinvolti i numerosi ospiti del disco?
Per ognuno di loro è stato diverso. Nel caso di Donatello (Pisanello, ndr) degli Zoe', ho scritto una linea per il suo strumento, l'organetto (antenato della fisarmonica). Nel caso di Duncan (Patterson, ndr) degli Anathema...mi ha detto “secondo me qui ci starebbe bene un mandolino che segue il violino”. I Synaulia, dei musicisti milanesi che fanno studi sulla musica antica, hanno fatto da soli, e hanno fatto molto bene, sapendo che avevamo in comune gusti molto affini, per il brano ''Slide'' - che si riferisce a una tecnica chitarristica, lo scorrere da un tasto all'altro senza alzare il dito...è infatti nata da un gioco che stavo facendo con lo strumento – dove appunto ci sono la cetra romana e i flauti di pan.
Raccontaci dunque della collaborazione con Donatello Pisanello di Officina Zoe'. Come è nato il brano ''Pietra bianca''?
Il pezzo parla del Salento, dove sono stato la scorsa estate. C'è Donatello, che fa appunto musica salentina, ma questa collaborazione avviene in modo particolare, c'è infatti anche un velo di malinconia che in questa musica di solito è assente. E' un brano nato dalla chitarra, poi ho aggiunto percussioni e clarinetto; a quel punto pensare a Donatello e all'organetto è stato naturale. Nel brano c'è un'improvvisazione di canto di Floriana Cangiano, la voce principale del disco, che è davvero splendida.
Ci diresti qualcosa anche sulla tua collaborazione con gli Anathema?
Gli Anathema sono un gruppo che amo molto, da “Silent Enigma” in poi. Daniel fu il primo con il quale ci fu uno scambio, abbiamo suonato dal vivo l'anno scorso, poi per vie virtuali ho conosciuto anche Duncan, che ha collaborato al disco. Duncan adesso ha un progetto acustico bellissimo, che si chiama Ion. Dicevamo da molto di voler fare un pezzo insieme, io avevo ascoltato un mandolino che aveva messo in un pezzo degli Anathema e gli ho proposto di inserire il mandolino nel disco. Lui ha una grandissima creatività, ha avuto un passaggio da una fase elettrica molto aggressiva a uno stile acustico molto dolce.
Cosa pensi del progressive?
Non lo ascolto, anche se molti vedono nei miei brani accenti prog e l'etichetta italiana per cui pubblico è Progressivamente, che è legata a quel mondo.
Come giudichi invece l'ultimo disco dei Radiohead, gruppo dalle chiare venature prog, di cui proponi la rilettura di ''Jigsaw falling into place'' (ma eseguite spesso dal vivo anche ''Paranoid android'')?
Il pezzo dei Radiohead è stato molto rivisitato, con il violino e la voce femminile, il che ha portato un'alterazione di tonalità, con l'aggiunta di alterazioni di tempo. Anche la batteria è stata molto cambiata, è molto più incalzante... Riguardo al loro nuovo disco, ammetto che mi piacciono solo tre brani, i primi non mi dicono granché (forse devo ascoltarlo meglio, chissà). Purtroppo è fisiologico avere degli alti e bassi nel corso di una vita anche per i grandi. In piccola parte anche Lisa Gerrard, che per me è una divinità, dopo moltissimi album stupendi ha di recente prodotto canzoni che non sempre mi fanno impazzire.
Sempre a proposito di generi, sei d'accordo con chi afferma che la vera musica italiana parte dal folk e non dal rock?
Un gruppo rock italiano è un po' un controsenso, come un francese che fa musica napoletana. Partire dalla nostra storia è interessante, ma dalle radici bisogna andare avanti e proporre comunque qualcosa di diverso. Altrimenti della musica folk tradizionale si corre il rischio di non poterne più.

Leggi la recensione di "A hail of bitter almonds"

Sito ufficiale: www.cordeoblique.com

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