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New York e Mr. Big
di [user #23679] - pubblicato il

Ritorno da due intense settimane a New York e volevo condividere con voi alcune sensazioni vissute. Sono stato per lo più a Manhattan, quindi parlo di una piccola parte di NY. Quello che mi colpisce di questa città, come di Londra, è l’atmosfera di creatività: respiri e assapori continuamente idee e ispirazioni.

Veniamo a noi. NY + cambio favorevole = chitarre! Chissà, magari una Suhr Scott Henderson, che da noi ha costi proibitivi, o una Tom Anderson. Una Gibson Black Beauty, magari l’ultimo Strymon Timeline.

Non ho acquistato nulla. Né una chitarra, né un pedale.
Qualcosa è cambiato.
Consueto giro sulla via del rock, la 48 st. vicino a Times Square. I negozi che hanno fatto la storia del rock, Rudy's, Sam Ash. Entro dentro: nulla di straordinario. Qualche Gibson, qualche Fender, nulla di veramente comparabile a quello che troviamo da Tomassone, tanto per citare un mito di casa nostra.
Impossibile trovare Suhr, Tom Anderson. Difficile trovare delle Custom Shop degne di nota. Stesso discorso vale per amplificatori e chitarre acustiche.
È cambiato anche l’atteggiamento. Sono passati i tempi in cui, seduto sul seggiolino, ti circondavi di diverse chitarre, alternandole continuamente per tastarne le differenze. Oggi gli oggetti del nostro desiderio sono appesi ai muri e ben legati. Solo il commesso può sganciarle con l’apposita chiavetta e ne porge una per volta. Finita la prova di una, la riassicura al gancio e te ne porge un’altra.
Direte, piccole cose. I signori di Bologna mi hanno messo a fianco una rastrelliera con dieci chitarre scelte, per mezza giornata, da cui è uscita la mia insostituibile Stratocaster.
Mi sono detto: Guitar Center sarà la mia salvezza. Varcata la soglia, la prima impressione è da mozzare il fiato: muri interi di chitarre, suddivise per marche. Già, peccato che per la maggior parte sono i modelli di medio livello dei rispettivi marchi. Senza contare che anche in questo caso non c’è traccia delle marche americane più attraenti.
Dai, fatemi provare almeno qualche Ovation. In tutta Manhattan sono riuscito a provarne quattro, di cui tre entry level.
A questo punto mi sono fermato, ho riflettuto ai miei punti di riferimento a Bologna, Modena, Milano... non c’è partita.
Ma non tutto è cambiato.

NY rimane un tempio della musica. Per strada, dentro le metropolitane, incontri gruppi che suonano in modo pazzesco e ti domandi perché stiano in strada.
Ricordo una frase di Stef Burns durante un seminario:- Il bello di NY è che tutto è musica. Ti può capitare, mentre bevi una birra in un piccolo pub, di vedere salire sul piccolo palco Jeff Beck -.
Io ero seduto in un pub, alzati gli occhi e ho visto uno strano tipo con delle singolari mega cuffie decorate con la bandiera americana. Un marziano? No no, i marziani sono tanti e ci stanno invadendo.

A fine concerto, credendo di non avere ancora dimostrato di provenire dal simpatico pianeta rosso, i membri del gruppo hanno deciso di scambiarsi gli strumenti: Paul alla batteria, Billy alla voce, Eric alla chitarra. A metà canzone Billy ha deciso che era il momento di fare l’assolo, quindi ruba la chitarra a Eric. Giudicate voi.

Due parole con il tecnico di Paul
D: Dunque, ho visto che Paul ha tre Marshall, come li utilizza?
Risposta: In realtà ne usa solo uno, il JMP, con i due ingressi linkati per miscelare il suono e avere molta botta.
D: Che tipo di suono ha impostato sull’amplificatore?
R: La testata è monocanale. Paul imposta un leggerissimo crunch, che poi spinge con un overdrive o un distorsore. Se vuole un pulito diminuisce il volume della chitarra.
D: Parliamo della pedaliera. Ho sentito un suono netto, molto asciutto. Non mi pareva ci fossero delay. Me lo confermi?
R: Sì sì. Nessun delay, nessun riverbero. La pedaliera è molto semplice. Tutto avanti alla chitarra. Un overdrive e un distorsore per ritmiche e assolo, un paio di compressori, un chorus, flanger e phaser. Tutti pedali normalissimi, che si trovano in ogni negozio.

Pedaliera Paul Gilbert

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