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G&L ASAT Classic. Una chitarra per i cinque sensi.
di [user #10062] - pubblicato il

Tyler Durden scrive: Salve a tutti! E’ la mia prima recensione su Accordo, e per quanto possa essere ostico giuro che farò di tutto per non trasformarla in una dichiarazione d’amore per la compagna con cui faccio coppia fissa ormai da qualche mese: una bellissima G&L ASAT Classic two color sunburst! Tutto è cominciato quando, oramai diversi mesi or sono, m’era scoppiata un’inspiegabile voglia di Tele: no, non si trattava di effimera e sfuggevole GAS…a me, stratocasterofago e fenderofilo straconvinto, già possessore di Strato, conturbato dal contour body più che da ogni altra sinuosa forma, per di più accanito mangiatore di spaghetti logo incapace di nutrirmi di altro…dunque da dove questo strano amore per l’ascia che più che un’ascia qualcuno qui su Accordo ha paragonato coloritamente ad un ben rifinito “tagliere”?

Telemasters, Teledesign e conta degli spiccioli

ASAT CLASSIC 1

Oramai perdutamente invaghito del fascino spartano del Tele design, raffreddato ben bene l’animo per cominciare a fare i primi conticini in vista dell’imminente inevitabile Telesalasso, rimuginando tra me e me non mi ci sono voluti più di due minuti per capire il perché di quella violenta infatuazione: il rinnovato interesse per i Telemaestri di tutte le ere, a partire da un Jimmy Page decisamente Gibson addicted ma ai primordi legatissimo alla Telecaster floreale donatagli dal Becko (lui stesso fine intessitore di magici irraggiungibili suoni non con un’ipertecnologica JEM, ma con una scurciatissima Esquire con 6 corde, un pickup e poco più), passando per babbo James Burton, un tagliente ed espressivo Roy Buchanan, Scotty Anderson (!!!), il sorprendente Johnny Hiland, perché no il pirotecnico John “Cinque”, ma soprattutto lui, il Telemaestro definitivo, quel gatto di Danny Gatton, l’umiliatore, inarrivabile funambolo capace di suonare TUTTO con quel vecchio ferro forse sgraziato ma tanto tanto funzionale.

Strumento difficile da domare, la Tele, ma che sa ripagare il chitarrista avvezzo alle sue asprezze con un suono presente, forte e definito come nessun’altro: c’avevo provato davvero poco, in un negozio a Napoli, provandone qualcuna rigorosamente Fender, per conto di un amico alle prime armi che alla fine, già smaliziato, spazientito dai mille “problemini” e “difettucci” che si portano appresso le Fender odierne, scelse GIUSTAMENTE una bella Les Paul Studio con buona pace di quei pickup striminziti.

Love me Fender?

Anche per questi ultimi motivi, il nuovo amore non porta il nome Fender sulla paletta: avevo sentito troppo bene di queste Gorge&Leo, e ok ok m’ero commosso non poco guardando le foto del vecchio laboratorio di Leo. Per di più mi ritengo chitarristicamente abbastanza maturo da smettere di sbavare su un nome perdendo di vista un suono.

E volevo un’ascia che non avrei rivenduto, in barba alla svalutazione selvaggia degli strumenti che non provengono da Corona.

Allora eccomi a contattare il distributore Italiano degli strument G&L, ed ecco rispondermi dalla gentile signora che proprio dalle mie parti si teneva una fiera nella quale avrei trovato uno stand con non pochi oggetti del mio irrefrenabile desiderio.

E’ il momento buono per sputtanare senza ritegno il Premio di Produzione…salvo ricordarmi del piccolissimo particolare che quest’anno la mia azienda, soggiogata nella morsa di consulenti sanguisughe, ha ben pensato di non erogarlo per noialtri poveri impiegati tecnici di concetto…ma chissenefrega, ormai il dado era tratto, il trussrod allentato e per di più era il mio onomastico, per cui dopo questo excursus da pseudosindacalista mi metto in macchina e faccio un centinaio di chilometri (ma non era “dalle mie parti”???) accompagnato dalla mia ragazza, con la quale non potrò mai scusarmi abbastanza per averla praticamente IGNORATA per tutto il giorno, nel Paese dei Balocchi della fiera in cui ero immerso.

Le altre “candidate”: cronaca di una scelta annunciata

ASAT CLASSIC 2

Arrivo e senza neanche dire buongiorno mi mettono subito in mano un’ASAT semi-hollow coi classici “colpi di sole”: poche storie, mi hanno subito appioppato la meglia chitarra del negozio!!! “Se te la prendi, bene, altrimenti ce ne freghiamo, tanto ‘ste chitarre non fanno in tempo ad arrivare che qualcuno se le piglia!!!” Urca!!! A dir poco radiosa.

Mi lasciano solo con lei, e dopo pochi accordi che mi bastano per constatarne la notevole acusticità, la attacco impaziente a un Twin ben cranckato nella cameretta insonorizzata. Bastano veramente pochi istanti per capire lo standard qualitativo di cui stiamo parlando: le G&L sono macchine da suono con materiali ben selezionati, rifiniture raffinate, regolazioni precise e timbriche mozzafiato.

Me l’avevano detto e ora finalmente posso verificarlo sotto le dita: premetto immediatamente che questa “thin-line” è uno dei più bei pezzi di legno che mi siano passati per le mani, una tavolaccia veramente ben fatta con tutte le frequenze al loro posto, un feeling vintage e maneggevole, e chi più ne ha più ne metta…ma non è quello che cercavo!!!

Si passa allora a un’ASAT Deluxe Natural (inutile cercare su queste chitarre la linea di giunzione delle due tavole di ottimo frassino: non la troverete mai) con hardware dorato e due P90 che solo a vederli mi tremavano le mani: come nota di cronaca, va subito detto che su questa chitarra colui che l’aveva messa a punto era riuscito non so come a conseguire l’action più bassa che mi sia capitato di sfiorare su chitarre Fender o simil tali (sebbene io non prediliga affatto l’action rasoterra).

Di nuovo sul vecchio grosso grasso Twin…i P90 suonano belli vintage, caldi ma a mio parere un po’ sottili, ti deve piacere quel timbro ma…non è quello che cercavo!!!

Dunque è inutile farmi provare un’altra Deluxe assolutamente perfetta…per di più non voglio quel ponte, voglio che le corde passino attraverso il body, che si afferrino caparbiamente ad esso, in un amplesso che nemmeno la mia pesante manona destra potesse mandare fuori tono.

La vincitrice assoluta

E allora eccola lì: una bella Classic con i due pickup striminziti di cui sopra, spettacolare ed elegante nella sua livrea sunburst a due toni, col suo pettinatissimo frassino dalle venature ben parallele, sormontata da un luuungo manico di buon acero vestito con una barra di nerissimo e compatto palissandro.

Unico neo? Non volevo il palissandro sul manico, preso da un’antica malattia che sin dai miei primi incerti passi chitarristici mi fa favorire del legno d’acero il tatto e la scorrevolezza e probabilmente anche il timbro. Per di più il manico sembra enorme e io non ho le zampe di SRV.

Storco un attimo il naso, la prendo in mano, agguanto il manico e…la sensazione che mi pervade è quella di quando uno torna a casa dopo un lungo viaggio e si accomoda sospirando sulla sua vecchia poltrona di vimini in giardino.

“Aaaaaah!!!”. Questa chitarra mi sta facendo riscoprire l’importanza dei manici grossi che riempiono ben bene la mano, fattore importantissimo per esercitare il giusto controllo sullo strumento.

La larghezza, poi, è veramente “giusta”, un po’ più stretta dei manici Fender, ci si deve far la mano, ma nel mio caso è come se me l’avessero plasmato apposta.

L’accoppiamento corpo-manico è solidissimo, e forse proprio per questo lo strumento risuona tanto: restituisce buone vibrazioni fin sopra il manico, il suono ha respiro ed il sustain è veramente lungo. I tasti ben posati e grossi sono precisi e i bending volano: attenti però alla curvatura! Potrebbe non piacervi quella rotondità vintage della tastiera, molto peculiare se associata a codesti “tastoni”.

La prova “elettrica” oramai sarà soltanto una conferma, come quegli esami che si passano con uno scritto brillante e si sa già che all’orale si dovrà faticare ben poco. Ed è così: il pickup al ponte è incredibilmente bluesy, ricco di calore e profondità quasi Texana, avvolge ben bene il chitarrista che pregusta l’acquisto facendogli piegare i lati della bocca in un compiaciuto sorriso.

In posizione intermedia, questa commovente ultima creazione del leggendario Leo regala il più perfetto twang da me mai udito uscire da una “pagaia”. E’ tempo di migliorare il nostro chicken pickin’, signori, perché questa simil-Tele non perdona, e c’è bisogno di essere belli precisi se non si vuole incorrere in grossolane stecche che metteranno a nudo la nostra imperizia sulle amate sei corde! E ciò è tanto più vero se si fa scattare di un altro passo il selettore: il pickup al ponte è veramente un killer, come dev’essere, ma privo di acidità e sorprendentemente rotolante anche sulle basse frequenze: non ti puoi nascondere, con questa seicorde.

Dal vivo l’ho provata un’unica volta, e anche volendo non mi era possibile scomparire nel mix: il Tele-suono era sempre lì, bastava che picchiassi giusto un attimino di più sui cantini…

Tutt’ora…

ASAT CLASSIC 3

Inutile dirvi com’è andata a finire…da allora questo strumento impeccabile continua a “insegnarmi a suonare”, vibrando a mio comando e restituendomi dai suoi sensibilissimi microfoni tutte le sfumature della mia mano, mostrandomi cosa migliorare, gratificandomi ad ogni plettrata con una ricca festa di frequenze, accrescendo la consapevolezza che uno strumento ben fatto è uno stimolo a migliorare come musicista e un’ottima compagnia per incamminarsi verso le alte vette del “suono”, oltre ad essere un oggetto di impareggiabile bellezza, assemblato con l’amore e la cura di un tempo, creato per creare, da curare e conservare per sempre.

Una chitarra per i cinque sensi:

  • VISTA: beh, fin troppo ovvio…semplicemente stupenda da vedere con quelle sfumature posate con cura e quelle venature.
  • UDITO: le sonorità sono stupende, di più non posso dire, ed è un miracolo quello che si riesce a fare con una coppia di singoli avvolgimenti e un paio di potenziometri sensibili.
  • TATTO: il sottile strato di nitrocellulosa che la ricopre è carezzevole quanto il legno vivo.
  • OLFATTO: non so che ci mettono…sarà quella roba essiccante o la lacca alla nitro…però ha proprio un bell’odore!
  • GUSTO: beh, non l’ho mai assaggiata…ma probabilmente è anche buona da mangiare!

Quel giorno ne ho provato diverse: ragazzi, le G&L non suonano come le Fender, ma ne rappresentano a mio avviso la naturale evoluzione. Feeling vintage e suono grosso, qualcuno le ha definite “vintage Telecasters on steroids”, a un rapporto qualità-prezzo veramente umiliante per i signori di Corona California.

Io me la son portata a casa per 1350 ¤…”prezzo di fiera”, mi dicono…bah, poco me ne importa: sono ben pagati per una Tele, almeno per i miei gusti, assolutamente “definitiva”.

Non mi dilungherò sulla serie Tribute: ne ho provate diverse, quel giorno, e ho riscontrato un’unica differenza “visibile” in una minor cura nell’accostamento tra i due componenti del legno del body, qualcuna poi aveva il setup lievemente da rivedere, ma TUTTE suonavano DA PAURA!

Accoppiamenti corpo-manico impeccabili, cura nei particolari…ho provato un’unica Legacy, uscita dagli stabilimenti Coreani: ho dovuto metterla giù dopo pochi minuti, perché c’avevo già il nodo alla gola e lo sguardo fisso nel vuoto ripensando alla mia Straterella Made in USA che al confronto mi pareva già un cartone…

Grazie per l’attenzione, e saluti a tutti!

asat chitarre elettriche g&l
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