CHITARRA DIDATTICA ONSTAGE RECnMIX RITMI NEWS
The Police - Torino 2007
di [user #13197] - pubblicato il

EdoFrasso scrive: Come parlare del concerto della reunion di uno dei gruppi più importanti della storia? Ardua operazione, senza sfiorare il già sentito. Ci proverò comunque, senza arrogarmi di poter essere originale. Quello della tanto pubblicizzata reunion che il due ottobre tocca il Delle Alpi di Torino è un concerto killer prevedibilmente e giustamente forzato, dichiaratamente improntato sulla risposta di pubblico, per da lì partire e provare a spingere fino al limite estremo la sperimentazione colta dove possibile, rimanendo sempre e comunque accanitamente ancorati al classico.

Gli sguardi di giovani scapestrati, le tinte bionde dei tempi andati, sono storia vecchia. Ora ci sono tre carismatici professori sul palco, passionali, convincenti, che ancora sanno dove mettere le mani su quelle loro canzoni così complicate, così interessanti, così misteriose. Copeland, simpatico, sportivo e vagamente strafottente, rimane il batterista progressive con più forza ed inaspettatività di sempre, (a mio parere il migliore di sempre) con la celebre abilità reggae dal tiro punk.

Di Summers la prima cosa che si nota è il fatto che ora è davvero vecchio. Ma il suo suono liscio è sempre brillante, sinuoso seppur il suo tocco istruito lo renda volutamente a tratti spigoloso.

Sting è elegante e fiero, una voce intaccabile e un ruolo di bassista di sensibilità sempre dilatata al massimo, che oscilla tra il jazz e accenni a funky.

I ragazzi che cavalcavano l’ondata punk amandone la freschezza seppur odiandone il suono sono adulti sperimentatori. E dirigono le loro ondate di matura padronanza del sound verso territori assolutamente non nuovi ma che ora conoscono ancora più di prima. Il risultato della chimica delle tre personalità musicali, è più Police di quanto non fossero gli stessi Police anni fa.

Uno dei gruppi che maggiormente ha capito che più si toglie, più si gonfia il suono, più pause si inserisce, più lo si dilata. Il gruppo che forse più di tutti ha capito perfettamente la formula per riempire l’atmosfera di un suono tendente al regale, di melodie coltissime dolcemente ricamate su di una ritmica pazzesca e sempre in tensione. Message In A Bottle e Synchronicity II e Walking On The Moon sono l’abbattimento del muro del tempo, e da li in poi il viaggio comincia ufficialmente. I Police sono sottilmente restaurati, molto più calati in un ruolo maturo, consci delle responsabilità di essere stati i Beatles degli anni 80. La scenografia sul palco è coerentemente essenziale, curiosa, e vagamente futuristica.

Copeland è a suo agio con svariatissimi tipi di percussioni. Sting porta e mantiene la sua voce sempre a livelli di un altezza formidabile. 56 anni compiuti quello stesso giorno, e le corde vocali sono più forti che negli anni 80.

Ci si aspettava un Andy Summers meno in forma. Invece il jazzista più punk di sempre è straordinariamente virtuosistico, per i primi brani quasi in maniera ossessiva. Il suono è rigorosamente fender, Tele e Strato. Si conferma il più gran genio vivente dell’effettistica, che è atmosferica e quasi surreale.

Su un intrattenimento assolutamente più jazz rock che post punk, il gruppo rintraccia tutto il suo percorso di pionieri New Wave. Con tante, talvolta molto piccole, variazioni qua e là, riscrive i suoi arrangiamenti, dilata i pezzi, li glorifica ulteriormente. Il clima è spesso tendente alla jam.

Momenti che spingono Sting perfino a portare una nostalgica versione di Hole In My Life verso Hit The Road Jack di Charlesiana memoria, in uno sviamento inaspettato e graditissimo. Tra una rallentata e potente Truth Hits Everybody, e una Can't Stand Losing You da manuale, passano tutte, una dopo l’altra, colpi sicuri battuti da mani sicure.

Walking In Your Footsteps è l’oriente, Sting con flauto di Pan alle labbra. Don't Stand So Close To Me è abbassata di tono, e resa più psichedelica. Driven To Tears è intensissima, un grande grande Copeland. Invisible Sun è vagamente snobbata ma corale. Roxanne autocelebrativa ma lasciata viaggiare. So Lonely ci regala una Summers in stato di grazia in un assolo contenente tutta la sua grandezza puramente tecnica e tutta la tradizione da anni di standard jazz. Si è al cospetto di principi minimalisti, la loro capacità è nel riuscire di far passare attraverso la punta delle dita un universo intero creato da un giro di basso, un coro, un riff ridotti intensamente ai minimi termini.

Il finale è fin troppo scontato con una Every Breath You Take anche troppo perfetta, ma con una Next To You azzeccatissima, potente e che rivendica di diritto le origini Punk del gruppo. Ciò che resta dopo è un aria di New Wave e di accordi sospesi, l’atmosfera rilassata e statuaria di professionalità.

Poteva forse mancare la pecca? Il pubblico è tremendamente fuori fase. La massa, con il suo piatto piacere per la mediocrità, da cui non si riesce a staccare nemmeno quando una sera viene riempita di calore melodico, di gioia di una definita ritmica minimale, di cori argentei, è deludente.

La mostruosa italianità crea questo nel 2007? Sembra che qualcuno addestri il suo telefonino o la sua macchina fotografica a vivere l'evento al posto suo senza nemmeno la forza di provare a fare uno sforzo spirituale, che probabilmente alla fine ritiene superfluo. Il concerto Rock nel nostro millennio è proprio morto nel bisogno totale e forzato di un filtro a tutti i costi? Il pubblico del Rock è davvero solo in grado di vivere la passione con inerzia, come se non si fosse li in quel momento, ma lo si stesse solo guardando passivamente da fuori, applaudendo quando la circostanza lo richiede, il minimo sindacale, cantando qualche sporadico coro appena per fare presenza? La gente oggi ha così paura della passionalità? Pare di sì, ed è molto, molto triste.

Il pubblico nemmeno si accorge che quando Sting li rende marionette pop durante la bassezza intellettuale di De Do Do Do De Da Da Da facendogli cantare ossessivamente e ripetutamente un ritornello che ha la sua forza nel nonsense più totale, viene naturale pensare che forse il pungiglione inglese un pochino si sta prendendo gioco della folla dei 65000 che ha di fronte a lui, sta cinicamente giocando con loro, sta testando fino a che punto può arrivare il l’immensa forza del pop(ular) che le persone seguono sempre senza chiedersi nessun tipo di perchè. Sta dominando le persone che ha di fronte con il suo carisma e con la loro mancanza di pensiero. Ma probabilmente è una cosa a cui il pubblico del Rock nel 2007, non arriverebbe mai. E lo dico con forte, sincero, oramai abituato dispiacere.

Edoardo Frasso

concerti the police
Mostra commenti     43
Altro da leggere
Poets Of The Fall il 21 marzo in concerto
Anathema, live al Live Music Club di Trezzo sull'Adda
"PFM canta De Andrè-Anniversary", domani 12 marzo da Bologna il via al tour
Band of Rascals il 17 Gennaio 2018 al Rock'n Roll di Rho (MI)
Francesco De Gregori, tour estivo con una grande orchestra
Nanowar of Steel: tour e nuovo videoclip
Seguici anche su:
News
Gibson: nominato il nuovo Director of Brand Experience
Eko festeggia 60 anni il 13 e 14 aprile
T-Rex fallisce ma promette riscatto
Spunta online il prototipo Gibson Jimi Hendrix mai giunto in produzion...
In vendita il rarissimo DS1 Golden Edition: ne esistono solo sei
Namm 2019: una giornata tipo alla fiera più grande del mondo
La Strat interamente fatta di pastelli colorati
Guarda John Mayer presentare GarageBand per Apple nel 2004
Ascolta New Horizons: il nuovo singolo di Brian May
I temi chitarristici più caldi del 2018
Impara a suonare e a tenere il palco con Carlos Santana
Billy Gibbons suona Rudolph La Renna con il capitano Kirk
SHG Music Show Milano 2018 apre i battenti
Paganini Rockstar
Roy Clark: il chitarrista intrattenitore




Licenza Creative Commons - Privacy - Accordo.it Srl - P.IVA 04265970964