CHITARRA DIDATTICA ONSTAGE RECnMIX RITMI NEWS

Back to the roots: Eko vuole riportare la produzione in Italia

di [user #11414] - pubblicato il
In controtendenza radicale con il sistema di produzione delocalizzato, la Eko annuncia dal Namm che vuole ritornare a produrre in Italia, con manodopera specializzata e livello qualitativo, ma anche quantitativo, elevato. Qui l'intervista all'AD sul Resto del Carlino https://www.ekomusicgroup.com/it/new/eko-guitars-riportiamo-qui-la-produzione
Che dire, sarebbe molto bello che un marchio storico tornasse in auge con prodotti di qualità e interamente lavorati in Italia, potrebbe fare da apripista per tanti altri marchi italiani del manifatturiero (tessile, calzature etc) che sono andati persi nel rincorrere il miraggio del guadagno a discapito dell'etica di produzione. In bocca al lupo EKO!
Dello stesso autore
Attenzione!! AAA cercasi Strato per Matt Schofield! NON È UN FAKE!!
Back-up....digitale
Coni Jensen Tornado Stealth - neodimio
Footswitch pr Peavey Bandit del 2005
Vendo (VENDUTI!) biglietti per Negrita - Assago 14 aprile
Stratocaster...eterno dilemma pick-up
DV Mark Little 40 L34
DV Mark news per il NAMM 2017
Loggati per commentare

di Pietro utente non più registrato
commento del 26/01/2017 ore 10:29:49
Puoi produrre in italia solo se stai sulla fascia di qualità alta,con relativi prezzi,altrimenti non c'è storia.Infatti se leggi l'articolo si riferisce in pratica ad una produzione di nicchia di strumenti di qualità alta (Fontanot è già lì) e di conseguente prezzo.Poi che il mercato ti premi è tutto un altro discorso,io la vedo dura in quel senso con la concorrenza che c'è.
Rispondi
di aleck [user #22654]
commento del 26/01/2017 ore 10:52:59
Secondo me finché continuano a proporre chitarra "nuove", come le Aere che hanno proposto fino ad ora, questa sarà una mazzata per loro più che un propulsore per la crescita. Onestamente, chi comprerebbe una Eko potendo prendere allo stesso prezzo una PRS, una ESP o una Shur? E perché mai dovrei comprare una Eko se allo stesso prezzo posso andare da un liutaio esattamente come quello che hanno assoldato loro e farmi fare la chitarra su mie specifiche? Anche perché, nel tentativo di proporre strumenti "di design" finiscono per proporre strumenti "seriosi" ma di dubbio gusto o meglio di dubbia capacità di far "presa" su un pubblico assuefatto ad altre forme. Strumenti che non hanno né la forza del classico, né un fascino "weird".

L'unica possibilità che hanno per sbancare, secondo me, è quella di seguire l'esempio di Danelectro, Supro, Selmer e tanti altri marchi "tornati" alla grande negli ultimi anni e riprendere una produzione di strumenti "storici", ovviamente riadattati agli standard qualitativi odierni. E questo è possibile farlo in Italia solo lavorando in modo semi-artigianale, come si fa alla Godin, per intenderci, invece che con una squadra di super liutai super costosi.

Le Eko del passato, per quanto fossero spesso ciofeconi, hanno il loro fan club in giro per il mondo, una Eko finì persino nelle mani di Hendrix, una nelle mani di Page... Una buona base storica per far ripartire un marketing vincente non gli manca. Una Eko Ranger 12 corde che riprenda "l'aura" dell'originale ma adoperi standard qualitativi elevati, una M24 con i suoi DiMarzio, una delle tante strangerie rivestite come fossero fisarmoniche... Sono strumenti che hanno un potenziale non indifferente se fatti in un certo modo e SOPRATTUTTO proposti come si deve, lavorando su un sito "figo" dedicato, su un "personaggio" che ne faccia demo e li pubblicizzi e su una buona distribuzione.

Onestamente uno strumento "postmoderno" a 2000 e passa euro con il marchio Eko non lo comprerei mai. Una chitarra simil-storica dal bel carattere, fatta come Cristo comanda, su una fascia di prezzo attorno ai 1000... Beh, ci farei più di un pensiero.
Rispondi
di nawa utente non più registrato
commento del 26/01/2017 ore 11:28:1
La Eko di Page con cui è stata registrata Thank You ai Morgan Sound Studios nel 1969 e a cui tutti si riferiscono è in realtà una chitarra Eros dei fratelli Fuselli. Una Ranger appare sul palco dei Led Zeppelin in Australia ma direi che non è sufficiente :-) Quella di Hendrix invece è una bufala bella e buona, l'unica chitarra elettrica italiana "imbracciata" per una foto da Hendrix è una Goya Rangemaster della Zerosette (nel libro “Jimi Hendrix Electric Gypsy” di Shapiro & Glebeek). così, solo per la precisione (pedante).
Rispondi
di aleck [user #22654]
commento del 26/01/2017 ore 11:43:32
C'è chi ha fatto marketing con molto meno :)

Comunque una Eko 100 o Mascot appartenuta a Hendrix son sicuro di averla vista di persona in un qualche museo o Hard Rock Cafè...
Rispondi
di nawa utente non più registrato
commento del 26/01/2017 ore 11:59:59
E che fai allora, metti la foto di Page con la Fuselli sulla pubblicità?

comunque qui ci sono le mie riflessioni sulla materia. vai al link
Rispondi
di _marco_ [user #16324]
commento del 26/01/2017 ore 11:56:09
"E perché mai dovrei comprare una Eko se allo stesso prezzo posso andare da un liutaio esattamente come quello che hanno assoldato loro e farmi fare la chitarra su mie specifiche? Anche perché, nel tentativo di proporre strumenti "di design" finiscono per proporre strumenti "seriosi" ma di dubbio gusto o meglio di dubbia capacità di far "presa" su un pubblico assuefatto ad altre forme."

Parole sante Aleck. Il problema é proprio questo secondo me! ;)
Rispondi
di Ale'76 [user #13957]
commento del 26/01/2017 ore 19:16:01
"Onestamente, chi comprerebbe una Eko potendo prendere allo stesso prezzo una PRS, una ESP o una Shur?" Se assimilabile qualitativamente perché no? Così come ho preferito una Ducati ad una naked Giapponese ed una Guzzi Stelvio ad una BMW GS, perché non considerare un prodotto, qualunque esso sia, fatto in Italia? Condivido il discorso del liutaio, anche se c'è sempre l'incognita del risultato finale, penso però che la possibilità di avere uno strumento su misura possa valere il "rischio".
Rispondi
di aleck [user #22654]
commento del 27/01/2017 ore 01:57:11
Beh, c'è una differenza di fondo: Guzzi e Ducati non hanno nulla da invidiare ai grandi marchi stranieri, nè come storia, nè tantomento come stile. Eko invece, almeno fino ad ora, tra le sue chitarre made in Italy non ha proposto nessuna Monster e nessuna V7... Non un solo strumento "iconico". Solo chitarre "educate": seriose, un po' scialbe nel loro tentativo di stupire con sbrilluccichii vari e forme ardite... Una Monster o una V7 non le tiri fuori mica così: una Monster o una V7 sono figlie di un solido passato e proiettano il marchio nel futuro senza trdirne lo spirito. È questo che è mancato fino ad ora alle nuove Eko made in Italy. Una Shur, una PRS, una Fender Custom Shop, sono strumenti che hanno delle radici ben piantate nel terreno su cui crescono. La Eko ha delle radici, ma queste serie sono degli innesti non ben attecchiti... Altro che germogli! Una V7 è un germoglio di un grande albero, una Scambler è un germoglio di un grande albero... Questi sono frutti freschi e genuini di un albero che ne produce da decenni. Queste Eko che sono invece? Sono un po' come un innesto d'arancio su un nell'albero d'ulivo: 1) è normale non attecchisca; 2) perché dovrei comprare le arance nate da questo innesto piuttosto che le arance delle storiche piantagioni siciliane?

Per intenderci, se volessi una moto da trial puro, ti rivolgeresti alla Ducati o a un marchio specializzato? Se volessi una Custom grande e grossa all'americana ti rivolgeresti alla Harley o alla Ducati? Alla Ducati ti rivolgi per un prodotto diverso, fatto in un certo modo, che rispetti una certa tradizione nelle linee e una certa "filosofia" a livello di ciclistica, che alla fine è il punto forte di un grande marchio. È un fatto di carattere e riconoscibilità. Una Ducati o una Guzzi le riconosci a metri di distanza per la linea, per il suono, e se ti ci siedi sopra bendato dalle sensazioni... Una di queste nuove Eko la guardi, la tocchi, la suoni ma se ci fosse scritto bello grande "Eko" diresti "ma che è?". Saranno anche ottimi strumenti, ma gli manca la materia prima: non fanno battere il cuore, non emozionano, non ti fanno in innamorare come solo un grande marchio sa fare.

La Eko è come la Lancia. Un grande passato (e la grandezza è tutta a favore di Lancia, mi dispiace un po' paragonarla alla Eko che non è mai stata dello stesso rango...), ma il presente? Il rilancio? Cosa gli è mancato? Esattamente quello che ho cercato di spiegare... Il motivo per cui, al contrario, Alfa tira benissimo sul mercato.

Io non ho proprio nulla contro l'idea di "comprare italiano". Mi son fatto fare una chitarra da Barbanera e ne arriveranno altre prossimamente, le preferisco tranquillamente a Fender e compagnia... Però il Barbanera mi propone qualcosa di esclusivo oltre che capace di competere con i mostri sacri a livello di carattere e stile.
Rispondi
di Ale'76 [user #13957]
commento del 27/01/2017 ore 14:41:12
Ciao, sono d'accordo con quanto dici a riguardo della storia che è dietro ai grandi marchi, tanto più nell'acquisto di un oggetto "passionale" quale è uno strumento musicale. La mia opinione voleva essere un poco più pragmatica: nel caso Eko iniziasse questa produzione totalmente Italiana e sfornasse strumenti musicali tecnicamente al pari degli altri brand, con prezzi assimilabili e che, infine, incontrassero magari anche il mio gusto estetico, sarebbero, per quanto mi riguarda, in una posizione privilegiata, se non altro per una mia idea di acquisto "etico". In merito alla notizia, personalmente, non ho informazioni se non che Eko ha intenzione di produrre una linea di strumenti in Italia, ma quali? Alcuni già in catalogo? Strumenti totalmente nuovi? Trattandosi di una operazione che, immagino, richieda investimenti, penso avranno una loro idea che li ha convinti che il progetto potrebbe essere vincente, quindi attendo le novità per farmi una opinione più completa.
P.S. Bellissime e con una forte personalità le Barbanera!
Rispondi
di aleck [user #22654]
commento del 27/01/2017 ore 15:26:59
Sono d'accordo con te. Semplicemente non condivido la politica di Eko: le nuove serie made in italy sono delle Fontanot marchiate Eko.

Ecco i modelli che hanno dato il via al "ritorno" del made in recanati:
vai al link
vai al link
vai al link
vai al link

Dato che a dirigere il progetto restano le stesse figure, immagino che su questa strada si intende continuare.

Parliamo di strumenti ampiamente sopra i 3000 euro, quasi a sfiorare i 4000. E c'è da considerare che una PRS o una Gibson o una Fender da 4000 euro sono anche un discreto investimento in termini di valore sul lungo periodo, son cose da considerare quando si spendono 4 mesi di stipendio medio.
Rispondi
di aleck [user #22654]
commento del 27/01/2017 ore 15:53:20
Tra l'altro, guarda le pagine che ti ho linkato e poi guarda le pagine relative alle PRS, alle Shur, o ai Custom Shop Fender e Gibson... Guarda un po' di demo di queste Eko e poi guarda le demo di PRS, Shur, Fender e Gibson. Mettersi in competizione con dei colossi del genere richiede uno sforzo in termini di marketing che la Eko, almeno fino ad ora, si è dimostrata incapace o disinteressata a fare. Esistono tanti piccoli produttori che hanno lentamente creato un piccolo impero, vedi i danesi di Rebel Relic come uno dei tanti esempi, ma un piccolo impero capace di difendersi rispetto ai giganti lo crei investendo non solo in buoni strumenti ma anche nella promozione degli stessi. E' importante creare un'immagine, un "marchio", è importante inquadrare un target e trovare la giusta strategia per raggiungerlo.

In italia abbiamo tanti esempi nel campo dell'amplificazione: prendi DV Mark, Brunetti e Cicognani. Perchè i primi due hanno sbancato mentre il terzo è scomparso? Perchè i primi due hanno saputo creare un immagine attorno al marchio oltre che un prodotto valido, il secondo a malapena aveva un sito proprio. Prodotti tutti validi, eh, ma diverse strategie: Brunetti e DV Mark son stati al passo con la concorrenza munendosi di sito, dimostratori eccellenti, endorser e puntando tutto su una filosofia ben precisa; Cicognani ha fatto tutto un po' "a muzzo" e non ne ha raccolto i frutti.
Rispondi
di Ale'76 [user #13957]
commento del 27/01/2017 ore 18:33:10
Devo dire che le chitarre che hai linkato non mi dispiacciono, bisognerebbe provarle... Certo che, se il discorso si riduce ad applicare il proprio logo ad idee già esistenti sono d'accordo con te che ha poco senso. A quel prezzo, io, anche potendo, non le acquisterei mai, così come non acquisterei nemmeno uno strumento, di quel costo, Gibson, Fender, ecc... A riguardo della competizione, non penso che l'obiettivo di Eko sia di "fare le scarpe" ai big, puntano ad un aumento di fatturato, saranno sicuramente necessarie nuove strategie di marketing a cui, immagino, abbiano pensato.
Rispondi
di aleck [user #22654]
commento del 27/01/2017 ore 19:00:5
Mah, lo spero. Il rilancio è iniziato da un po' ma oltre ad un miglioramento della produzione e al gran lavoro di promozione da parte di Varini vedo poco. Quel che hanno venduto in più in questi anni lo devono proprio a questo. Bisogna vedere come gestiranno la cosa adesso. Non si possono applicare le stesse strategie che hanno funzionato su strumenti dal prezzo inferiore ai 500 euro a strumenti da 3 o 4 stipendi.
Rispondi
Seguici anche su:
Cerca Utente
People
Jackson rinnova per il Summer Namm
Moonlander: 18 corde per la chitarra lunare
Tre super-Strat da Charvel per il Summer Namm 2019
Timing, plettro e altre storie
Silverwood: torna “il meglio” del catalogo Supro
Fattoria Mendoza Boogia: l'overdrive distorsore definitivo?
Softube Console 1 SSL SL 4000 E Vs. British Class A Vs. American Class...
Kangra: fuzz e filter da Walrus per Jared Scharff
Gli AC/DC celebrano i 40 anni di "Highway To Hell"
Ronzio dagli amplificatori solo in appartamento
Max Cottafavi: non esistono assi nella manica
Blackstar amPlug2 FLY
Bose L1 Compact: tutto in 13kg
Daniel Kelly II è il vincitore del “Shure Drum Mastery 2019”
Brexit Guitar: dreadnought satirica da Martin

Licenza Creative Commons - Privacy - Accordo.it Srl - P.IVA 04265970964