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Gretchen Menn: "Abandon All Hope"
di [user #17404] - pubblicato il

In un momento storico in cui nel chitarrismo, spiccata capacità tecnica, proprietà di fraseggio e versatilità non sono più un punto d’arrivo ma una necessaria rosa di talenti alla base delle aspirazioni dei musicisti più ambiziosi, fare dischi in cui si snocciola la propria bravura tra trentaduesimi e composizioni complicate non basta più. Anzi, annoia ed è obsoleto. Servono ispirazione, idee, storie da raccontare e cura e passione certosina per la musica. Tutto quello che abbiamo trovato e ci ha fatto amare, questo – non facile ma non per questo meno coinvolgente – “Abandon All Hope” di Gretchen Menn.

Gretchen Menn: "Abandon All Hope"

Gretchen Menn è una musicista americana, musa della DiMarzio,  molto conosciuta per essere la chitarrista delle Zepparella, tribute band tutta al femminile dei Led Zeppelin, popolarissima negli USA.  Per dare un’idea dell’entità, del seguito e della popolarità di cui gode in America questa formazione, basterà dire che in più di un’occasione Steve Vai si è unito alla band come special guest.
Abandon All Hope è il disco solista di Gretchen ed è un lavoro che rivela come la perizia strumentale rock sfoggiata da questa musicista, non sia che la punta dell’iceberg di una personalità musicale molto più sfaccettata, colta e virtuosa.
Abandon All Hope è un concept album strumentale, ispirato e dedicato all’Inferno di Dante Alighieri. Nelle 15 canzoni che lo compongono, tra complessità di scrittura ed eleganza esecutiva, il disco rivela uno spessore compositivo notevole e una cura negli arrangiamenti minuziosa con la chitarra di Gretchen che fa da voce narrante, sempre totalmente asservita all’urgenza della storia che sta raccontando; tanto da essere capace, quando la musica lo richiede, di farsi completamente da parte. È il caso, per esempio, dell’inquietante, intensa e bellissima “Limbo”, dove la sei corde di Gretchen si limita ad accennare delicati mormorii chitarristici, lasciando a violoncello, pianoforte e archi la voce protagonista. Gli strumenti classici, infatti, sono una componente decisiva del disco che ha una componente orchestrale preponderante, tanto da sembrare, soprattutto in certi scorci, una colonna sonora perfetta. “Bloodshed" per esempio, è un pezzo che avrebbe fatto gola ad Alfred Hitchcock con il violino di Glauco Bertagnin (in questo lavoro alter ego della chitarra di Gretchen) in gran spolvero.

Gretchen Menn: "Abandon All Hope"

Questo pezzo, tra i più suggestivi del disco rivela come comunque il rock resti una pulsazione sempre viva, turgida e pulsante in “Abandon All Hope”: ogni volta che la batteria sorretta dalle ritmiche di chitarra distorta esplode, l’impatto sonoro è stupefacente. E’ proprio nel rincorrersi, doppiarsi e sfidarsi con il violino di Bertagnin che la chitarra di Gretchen sfoggia le sue tinte più suadenti e tecnicamente appassionanti: Gretchen è una chitarrista sopraffina che ha il tocco sicuro, espressivo e sanguigno maturato nel culto di Jimmy Page ma un fraseggio colto, cerebrale che tradisce studio e passione per Debussy come per Zappa, capace di impennate tecniche che strizzano l’occhio ora al fraseggio cromatico di Morse ora alle cascate di arpeggi di Jason Becker. Magistrale, da questo punto di vista, la prova chitarristica di Gretchen su “Savages” con fughe e contorsioni chitarristiche estrose e sfacciate.



Così come, è straziante la prova di Bertagnin lasciato solo con il suo violino in “Rise”.
Co produttore del disco, in cui suona anche il basso, è Daniele Gottardo che regala all’album un pizzico della sua sublime astrusa genialità.
In un momento storico e musicale in cui nel chitarrismo, spiccata capacità tecnica, virtuosismo, proprietà di fraseggio e versatilità non sono più un punto d’arrivo ma una necessaria rosa di talenti alla base delle aspirazioni dei musicisti più ambiziosi, fare dischi in cui si snocciola la propria bravura tra trentaduesimi e composizioni bizzarre e complicate non basta più. Anzi, annoia ed è obsoleto. Servono ispirazione, idee, storie da raccontare e cura e passione certosina per la musica. Tutto quello che abbiamo trovato e ci ha fatto amare, questo – non facile ma non per questo meno coinvolgente – “Abandon All Hope”.

Gretchen Menn: "Abandon All Hope"

Foto presenti nell'articolo Max Crace
Foto di copertina Larry DiMarzio
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