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Kay K37, restauro con qualche licenza poetica

di [user #41217] - pubblicato il
Il progetto di cui voglio parlarvi ruota attorno all’ elettrificazione di una vecchia archtop americana prodotta dalla Kay. L’ esemplare in oggetto è una K37 o K6437 costruita in Illinois e databile tra la fine degli anni 50 e i primissimi anni 60. E’ completamente in mogano, un unico pezzo per il manico e un laminato a 3 strati per top fasce e fondo, con una cassa di dimensioni generose e una scala lunghissima di 25” e 7/8. Questa chitarra è stata la prima che abbia acquistato ed ha segnato la mia definitiva virata verso l’ accumulo insensato di bidoni in primis e la liuteria domestica in secundis.

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Ad ispirare le mie azioni è stato il desiderio di avere tra le mani uno strumento con tutti i pregi ed i difetti delle prime chitarre elettriche usate nelle strade e nei bar di Chicago, così con quei suoni in testa e con poche idee per raggiungerli mi sono messo al lavoro su questa vecchia signora.
Ho cominciato ovviamente con la costruzione di un nuovo ponte mancino in palissandro e di un nuovo capotasto in osso. Dopo averla usata come acustica ed aver ahimè constatato che i pickup Dearmond originali reperibili in commercio erano non solo eccessivamente costosi ma anche certamente da ribobinare, ho deciso di acquistare il pickup in foto, una riproduzione contemporanea ad opera di Victory Low Rider Pickups. Dovendo trasformare la chitarra in elettrica ho voluto intervenire anche su altri aspetti tecnici oltre all’ amplificazione: ho deciso di inserire un trussrod rimuovendo la tastiera e di sostituire gli scomodissimi tastini vintage con dei nuovi medium, sempre in ottone, ma più adatti alle mie dita. Sotto alla tastiera ho trovato una barra di acciaio che correva dal tacco fino a circa il terzo tasto, inserito in una fresata tutt’altro che precisa. Il fatto che questa barra non sia lunga fino al termine della tastiera (probabilmente per non indebolire la paletta) fa si che tutte queste chitarre, compresa la mia, acquistino con gli anni una strana curvatura proprio in corrispondenza del terzo tasto. Gli interventi eseguiti consistono nella chiusura della fresata previa pulizia e rettifica dei bordi di quest’ ultima e dell’ apertura con scalpello di un nuovo canale per il trussrod. Per quanto riguarda la tastiera, oltre alla sostituzione dei tasti, questa è stata rettificata e riportata (se l’ ha mai avuta) ad una raggiatura costante di 10”, sono stati rimossi e riposizionati correttamente i dot segnatasti ormai affondati nelle loro sedi ed è stato sostituito il binding. Qui, concedendomi la prima licenza poetica, ho deciso di cimentarmi nella realizzazione di un binding sormontato in stile Gibson. La vernice nitro ambrata, dove eccessivamente compromessa o assente come all’ imboccatura del canale del trussrod, è stata ripresa con la gommalacca.
Le meccaniche, Kluson Deluxe originali, erano ormai completamente bloccate dallo sporco, le ho quindi oliate con wd40 e girate a vuoto per giorni, non riuscendo ad aprire il loro chassis senza rischiare di danneggiarlo, fino ad ottenere una morbidezza accettabile.

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Ora veniamo alla parte elettrica: non volendo praticare alcun foro al top ho optato per tenere tutto flottante ad eccezione del pickup (fissato sopra al top con 2 viti e senza scassi) , sono quindi partito dalla realizzazione di un battipenna robusto e dalle dimensioni generose. Ho sperimentato alcune idee che avevo, ho utilizzato un pezzo di mdf da 5mm, quello con cui si fanno i fondi dei cassetti, verniciato a gommalacca, ho applicato sotto la vernice una decal con il mio logo e ho poi realizzato un binding a 3 strati come nelle più classiche e raffinate chitarre jazz. Per l’ incollaggio ho utilizzato solo acetone o una mistura di plastica e acetone, ho poi portato tutto a livello del battipenna con una lama. Stilisticamente sono molto soddisfatto dal contrasto tra la ricchezza del binding e la povertà del cartone pressato e credo che, quando possibile, lo terrò come mia personale cifra stilistica.
Il wiring è piuttosto semplice, un volume ed un tono con condensatore Ducati recuperato da una vecchia radio, l’ ingresso jack è posizionato sopra la buca ad “f” per permettere di inserirlo in tutta la sua profondita senza necessitare di ulteriori fori. Per evitare che il cavo penzoli tra le manopole ho poi costruito una piccola mensolina di legno che gli permette di andare a cadere dove non crea disagi. Utilizzo corde 010 per elettrica, scalatura che, data la lunghezza del diapason, risulta abbastanza duretta. Il suono acustico è in parte compromesso dalle corde in nickel ma in questo caso era soprattutto la voce elettrica ad interessarmi. L’ action va da 1,5mm al cantino ai 2,4 al mi grave.

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Mentre terminavo i lavori mi sono procurato un vecchio amplificatore della Steelphon, un Mustang Special degli anni 70. E’ un bel valvolare italiano di basso vattaggio che si sposa meravigliosamente con questa archtop, purtroppo però le mie conoscenze in campo elettronico, oltre ad esulare dal tema dei “diari acustici”, finiscono qui. Avendo finalmente uno smartphone come si deve vi lascio una carrellata di foto di qualità un po più dignitosa rispetto al mio standard.

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