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Zeropik: alcuni plettri riescono... col buco
Zeropik: alcuni plettri riescono... col buco
di [user #17844] - pubblicato il

Abbiamo testato a fondo i plettri made in Italy Zeropik: tre modelli in materiale sintetico con un curioso design bucato e alcuni assi nella manica.
Nella catena del suono il plettro è il primo anello, importante tanto quanto quelli che seguono e con un ruolo primario nella qualità stessa del playing. Non è un caso che un accessorio così piccolo riceva tanta attenzione da musicisti, aziende e sperimentatori di tutto il mondo, come dimostra il catalogo Zeropik.

Zeropik un’avventura di Julius Loglio, chitarrista e costruttore di strumenti musicali già noto al pubblico per la sua Weapon in fibra di carbonio e per l’avveniristica Liutus, solid body in cui il legno convive con materiali compositi generando un’armonia votata alla performance senza compromessi.
Performance è un tema ricorrente nei progetti di Julius e diventa un elemento primario anche in Zeropik, la sua collezione di originali plettri realizzati in resina, lavorati a CNC e basati su un design decisamente singolare.

Zeropik: alcuni plettri riescono... col buco

Tutti i plettri Zeropik sono ricavati da una speciale resina polimerica, dal colore grigio scuro opaco e caratterizzata da un attrito minimo su tutta la superficie. In un plettro, ciò si traduce in una scorrevolezza estrema, per facilitare l’esecuzione di parti veloci e ridurre ogni resistenza contro la corda. Al contempo, il materiale spicca per consistenza e occorrono molte ore di musica per avvertire i primi - per quanto impercettibili - segni d’usura: a oggi, non siamo riusciti a consumarne uno in maniera sensibile.

Il progetto del laboratorio bergamasco ruota intorno al comfort, al controllo delle dinamiche e alla velocità d’esecuzione. Pertanto il catalogo si concentra su tre precisi shape che potranno risultare familiari agli amanti del genere.
Il modello Standard misura 29,2 millimetri in lunghezza e ha uno spessore di 1,4mm. La forma a goccia con punta triangolare richiama alcuni dei plettri preferiti dai chitarristi elettrici di stampo moderno.
Una forma estremamente simile, adattata al caso, è proposta dalla versione Jumbo. La lunghezza si riduce qui a 29mm, mentre lo spessore cresce fino a raggiungere un importante calibro di 1,9mm. Le dimensioni portano con sé un suono peculiare, dall’attacco più deciso e con un rumore brillante e presente quando la punta entra in contatto con la corda.
Il Micro va in direzione esattamente opposta e, pur conservando caratteristiche timbriche simili agli altri due compagni - tutti tendenzialmente rigidi nella struttura con tutto quello che ne deriva - si rivolge a un target ben preciso, a sé. Le dimensioni minute di soli 23,7 millimetri in lunghezza e la punta più acuta si adattano allo stile dei chitarristi la cui plettrata spicca per l’economia dei movimenti, dove minor massa si converte in maggior velocità d’esecuzione.
Non è un caso che, tra gli utilizzatori dei plettri Zeropik, figuri un tecnico del calibro di Gianluca Ferro.

Zeropik: alcuni plettri riescono... col buco

Comune a tutti gli Zeropik è la presenza di un piccolo foro nella parte alta della struttura, dove le dita stringono il plettro. Il design prende il nome di Fingerdrive e ha lo scopo di fornire al musicista un contatto superiore con lo strumento, assicurando al contempo una presa sicura sul plettro e una completa padronanza delle dinamiche. Dopo un attimo di smarrimento per la strana sensazione tattile, il comfort è effettivamente dietro l’angolo e non risulta difficile imporre alle corde il proprio playing in maniera sensibile e naturale.



Il plettro è l’elemento che più di ogni altro è stato estrapolato dal suo ruolo naturale per diventare un accessorio anche estetico. Chi dice di non aver mai indossato un plettro come pendaglio di una collana mente e Zeropik ha deciso di strizzare l’occhio anche al versante lifestyle, ma senza perdere di vista l’utilità.
Tra i prodotti offerti sul sito è presente una collana in corda sottile con una speciale pinzetta a cui è possibile agganciare un plettro Zeropik semplicemente premendocelo contro, sfruttando il suo foro. La struttura appare salda e non bisogna temere che il plettro si sganci inavvertitamente, ma basta uno strattone più deciso per avere immediatamente tra le dita un plettro di riserva con cui suonare.
La soluzione, oltre a dare forma a un simpatico accessorio, è un piccolo salvavita se il plettro “titolare” salta di mano durante un momento particolarmente concitato di un concerto e si ha bisogno immediato di un rimpiazzo.

Il mondo Zeropik dimostra di brillare per idee originali, affiancando al sano spirito d’iniziativa una realizzazione di livello. Sul sito è possibile vedere l’offerta completa di prodotti ma, se vi capita l’occasione, non lasciatevi sfuggire l’opportunità di testare con le vostre mani i curiosi plettri con tecnologia Fingerdrive.
jumbo micro plettri standard zeropik
Link utili
Sito Zeropik
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