Quella con Gennaro Porcelli è stata una chiacchierata stimolante, a tratti illuminante. Dopo un gustoso approfondimento sul suono del blues acustico a colpi di slide e resonator guitar, si procede verso le derive elettriche, con una delle più antiche solid body ancora oggi in ottima forma.

Abbiamo incontrato il bluesman presso gli studi RR Sound di Napoli e con lui abbiamo trascorso un denso pomeriggio a parlare di chitarre, suono e approccio allo strumento. Quando sulla rastrelliera le mani hanno sfiorato le curve inconfondibili di una Telecaster, parlare di twang era d’obbligo. Meno scontato è stato scoprire la versatilità di cui la chitarra è capace a fronte di una configurazione e di una catena del suono quanto mai semplici.

La versatilità della Telecaster con Gennaro Porcelli

Gennaro, che nella band di Edoardo Bennato rappresenta forse l’estensione più puramente blues per sound e approccio, e che da sempre costruisce il suo suono con pochi elementi - ma ben studiati - ci racconta quanto sia importante conoscere il proprio strumento, padroneggiare controlli e tocco. Nella sua personale ottica, solo più in là arriva il momento di aggiungere elementi che possano quindi espandere le possibilità espressive del chitarrista, e non rappresentino un tentativo di ovviare ai propri limiti.

A rendere il tutto più evidente, tra le sue mani c’è un modello in stile Telecaster, una delle sei-corde più elementari e antiche in circolazione. Spesso tacciata di essere uno strumento spartano, svela di avere una pletora di suoni al suo interno, se la si conosce abbastanza a fondo.
Quella imbracciata da Gennaro è una chitarra costruita dalla liuteria italiana Marvit Guitars su sue specifiche. La configurazione è quella classica con ponte fisso a tre sellette e due pickup. Si tratta di una coppia di Joe Barden Danny Gatton, che del leggendario chitarrista riprendono brillantezza e aggressività con una risposta organica invidiabile. Il manico, più sottile del solito per una Telecaster old-school, condisce l’insieme con una suonabilità più pratica per chi ama passaggi veloci o bending profondi.

È inaspettato scoprire poi come il suono di Gennaro non venga costruito da tasselli graduali per puliti, crunch e distorti. Funziona invece - in un certo senso - per sottrazione: il suo suono base è quello dell’amplificatore insieme con la corposa distorsione di un pedale in stile Marshall Bluesbreaker sempre attivo, poi modulato col volume della chitarra per tornare a un suono pulito e andare ogni volta a trovare il giusto equilibrio di volume, sustain e grinta per ciò che si va a eseguire.



Nel blues elettrico, parliamo di un approccio gustoso e perfettamente comprensibile. Ma quanti si affiderebbero a una catena del genere per lanciarsi in escursioni dal sapore jazzistico o per esplorare i dolci e solari bassi alternati di Chet Atkins? Eppure, tutti quegli orizzonti si scoprono essere a un passo di distanza, a una rotazione di potenziometro o a un tocco di switch.