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Parts-casters: il confine sottile tra sperimentazione, restauro e falsificazione [IT-EN]
Parts-casters: il confine sottile tra sperimentazione, restauro e falsificazione [IT-EN]
di [user #63578] - pubblicato il

A volte le chitarre, gli amplificatori e, in alcuni casi, gli effetti sopravvivono inalterati al passare del tempo e noi ammiriamo attraverso questi pezzi da museo l’artigianato, i dettagli e i segreti che si celano dietro la loro costruzione.
Ma la maggior parte delle volte ci capita di trovare chitarre e strumenti “player grade” che hanno subito praticamente tutto ciò che si può immaginare, da interruttori aggiuntivi a modifiche della forma del corpo, a diverse finiture, a parti modificate e così via.
Tra le più notevoli e iconiche “partscaster” troviamo la “Blackie” di Eric Clapton, o la “black strat” di David Gilmour, solo per citare probabilmente le due più famose di sempre. Ma ci vengono in mente anche le sperimentazioni di Eddie Van Halen con forme, pickup e finiture, la Telecaster di Andy Summer, le Strat di Stevie Ray Vaughan e molte altre ancora.
Oggi affrontiamo il caso delle chitarre “vintage” che sono state modificate in passato, in alcuni casi più volte, per i motivi più disparati. La maggior parte delle volte accade quando qualcosa sulla chitarra si rompe e lo strumento deve essere riparato.
La prima domanda è: cosa fare? In architettura questa stessa domanda si pone ogni volta che un edificio ha bisogno di un intervento e i diversi approcci possibili sono davvero interessanti, aiutano ad aprire la mente e sono poi applicabili per qualsiasi tipo di restauro.
Una delle forme più antiche di “restauro” è quella che prevede di lasciare che l'”edificio”, o nel nostro caso la chitarra,…  muoia. Sì, questo approccio filosofico ritiene che la cosa migliore da fare sia lasciare che la chitarra diventi “rovina”, e ammirare il suo stato finale alla fine della sua vita. Immaginate la “Number One” di Stevie Ray Vaughan, o l’iconica Strat di Rory Gallagher: nessuno toccherebbe mai una vite su di loro, anche se sono assolutamente un grande esempio di chitarre “sopravvissute” che sono state rielaborate tante volte nella loro vita.

Se il primo approccio non fa per voi, allora si passa al secondo, ovvero al riutilizzo delle parti funzionanti della vostra chitarra come pezzi di ricambio per altre chitarre che ne hanno bisogno. Sì, non esiste un “albero dei pickup pre-cbs” che vi fornisca il pezzo di ricambio necessario e dovrete stare molto attenti quando cercate questi pezzi di ricambio su ebay… Cosa succede poi con questi pezzi venduti separatamente? Finiranno per completare un’altra chitarra vintage che forse era corretta al 99,99%. 
Quindi, da una chitarra rottamata si ha la possibilità di completarne un’altra. Negli Stati Uniti ci sono rispettabili “venditori di pezzi”, come Bill Pandolfi, “Tradeitinmusic”, che ha sempre osservato una regola, un “codic” per questo particolare processo, che è quella di non smontare mai una chitarra autentica, originale al 100%, mentre quelle riverniciate, già modificate, sono i pezzi ideali per questa sorta di “sacrificio per la comunità chitarristica”. Bill, con il suo lavoro, ha aiutato innumerevoli collezionisti in tutto il mondo a restaurare le loro preziose chitarre.
Sì, questo è il senso di un restauro: se manca un pezzo del puzzle, si aspettano anche molti anni prima di trovare quello giusto per poi rimetterlo al suo posto.
Ci sono collezionisti che possiedono una quantità pazzesca di pezzi vintage di ricambio, che tengono ossessivamente nei loro cassetti “nel caso in cui qualche pezzo delle mie chitarre originali si rompa”…. Eppure pochissimi di loro ammetterebbero di aver effettivamente restaurato un pezzo delle loro chitarre “originali”. Questo atteggiamento è in qualche modo legato a un’errata interpretazione di cosa sia un “restauro”, infatti qualsiasi collezionista che ripari o sostituisca un pezzo rotto sulla sua chitarra originale non dovrebbe vergognarsi di raccontarlo.
Ma non tutti i collezionisti tengono questi preziosi “pezzi di ricambio” nei loro cassetti, e a volte potrebbero essere tentati di metterli insieme per “creare” uno strumento intero. Questo è esattamente ciò che ha fatto Eric Clapton quando ha “creato” Blackie! Ma Eric era uno dei musicisti più famosi del mondo, quindi il suo caso rimarrà unico e oggi questo approccio non può essere preso alla leggera e necessita di ulteriori analisi.
In realtà, un’altra filosofia utilizzata nel restauro degli edifici ha avuto il suo promotore più importante nell’architetto francese Eugene Emmanuel Viollet le Duc, che credeva fondamentalmente in un approccio al restauro “stilisticamente corretto”, un approccio affascinante e artistico che presenta però alcuni punti oscuri. Infatti, per quanto ci piaccia la possibilità di ripristinare “invisibilmente” un pezzo mancante del nostro edificio, dipinto o… chitarra, Le Duc portò il concetto all’estremo, considerando legittimo anche costruire da zero un edificio completamente nuovo per ricreare la vibrazione di un antico passato.

Ça va sans dire, questo è l’approccio più pericoloso se portato nel nostro mondo della chitarra.

Non vediamo alcun problema in una chitarra “fatta” assemblando vecchie parti originali d’epoca secondo i propri gusti e le proprie preferenze (come ha fatto il signor Eric Clapton), entro certi limiti però e in modo che l’intervento sia chiaro e dichiarato. È però evidente che tale approccio si apre al mondo dei “fakers”, che “mescolerebbero” parti originali d’epoca a parti non originali per creare “assemblati” da pubblicizzare come vere, o addirittura chitarre  completamente false, dove nulla è più originale.

Una delle teorie di restauro di maggior successo applicate al mondo degli edifici storic è la “scuola italiana”, che in un certo senso applica tutti gli aspetti positivi degli altri approcci. Infatti, pur rispettando la vita, le cicatrici e le storie del manufatto, ritiene che, in quanto oggetto, esso debba essere riportato alla sua funzione originaria, per essere nuovamente utilizzabile. Questo approccio consente, e anzi vede di buon grado anche l’uso di materiali moderni per sostituire i pezzi mancanti, che saranno chiaramente identificati come tali dall’occhio esperto di un perito.
Oggi, a Vintage Vault, discutiamo di tutti questi interessanti concetti raccontando le storie di alcune chitarre diverse, che riteniamo siano gli esempi perfetti per chiarire il sottile limite che esiste tra Restauro, Sperimentazione e Faking.

Modelli Gibson “ES” degli anni ’50 – Derubati delle loro parti per creare “conversioni” Les Paul
Qui a Vintage Vault vorremmo che la gente smettesse di considerare i modelli ES prodotti da Gibson negli anni ’50 e nei primi anni ’60 come chitarre “minori”, acquisite per essere sistematicamente spogliate delle loro parti originali al fine di creare una fornitura per l’insana domanda di “bastardi”, alias “Conversion” Les Paul, probabilmente l’idea più folle che sia mai stata avuta nel settore della chitarra.
Una “burst” è speciale per un motivo, e non riuscirete a ricreare quella magia rubando un pezzo da una ES175 del 1959…
Questa azione rappresenta, a nostro avviso, quanto di peggio possa esserci nel “business” del Vintage, infatti le persone cercano e comprano deliberatamente splendide chitarre ES originali dell’epoca d’oro della Gibson, con l’unico scopo di derubarle delle loro parti originali, e non stiamo parlando di chitarre distrutte, ma di chitarre perfettamente funzionanti e originali!
Tutto questo… per poi costruire una chitarra che non è mai esistita, una Les Paul “conversion”, che in genere richiede che una VERA “goldtop” autentica dei primi anni, dal 1952 al 1954, sia spogliata della sua finitura originale, il manico sia vaporizzato per renderlo all’angolo corretto… e così via, in pratica la chitarra originale deve essere demolita e ricostruita per creare qualcosa di simile a uno scoppio.
Non abbiamo ancora capito come sia possibile che l’intera comunità chitarristica tolleri tutto questo, demolendo una chitarra ES originale perfettamente funzionante E una goldtop autentica per creare un bastardo che non è mai esistito, e continuando a commercializzare i prodotti finali fino a 50k!  nessuno batte ciglio.
Per noi di Vintage Vault questo è assolutamente impossibile da capire, fanno guerre di onestà sui forum per un manico cambiato su una Fender, eppure non vedono alcun problema in questa procedura.

Scambio del manico su una chitarra Fender: il caso di una Fender Telecaster del 1968/1969
Probabilmente la modifica più comune di tutte è la sostituzione del manico di una chitarra Fender. Fedele al suo design originale, il rivoluzionario manico “bolt on” fu creato da Leo con lo scopo di essere “sostituibile, riparabile, con facilità dal proprietario”, che doveva solo rimuovere 4 viti e rispedirlo alla fabbrica per la sostituzione o la riparazione. Durante il picco di mercato della fine degli anni ’90, inizio 2000, non era raro vedere chitarre mescolate per ottenere colori personalizzati o modelli “pre CBS” più desiderabili, ad esempio un corpo stratocaster del 1967 con finitura originale veniva utilizzato con un logo spaghetti e un cablaggio del 1963. All’epoca non sapevano che il potere delle chitarre Fender è quello di poter datare con precisione le parti all’anno di produzione esatto, quindi questi “mongrels”, che arrivano sul mercato di tanto in tanto, sono facilmente riconoscibili da un occhio esperto.
Ma non sempre è il rivenditore/collezionista a mischiare le chitarre per crearne una più “originale”, il più delle volte è il musicista, il proprietario, a stravolgere e personalizzare le proprie chitarre a suo piacimento.
È il caso di una Telecaster, numero di serie 193439, con una splendida finitura personalizzata “sonic Blue”, venduta anni fa da un’importante boutique italiana di chitarre a un collezionista privato in Francia, ma il manico, una tavola in palissandro del 1969 con “logo tv nero”, aveva un grave problema di umidità con la finitura della paletta, al punto che la finitura si stava delaminando dal legno. La chitarra aveva il gruppo e i potenziometri del 1966 intatti e un pickup al ponte datato settembre 1968.

Parts-casters: il confine sottile tra sperimentazione, restauro e falsificazione [IT-EN]

Il manico aveva problemi di truss rod a causa di infiltrazioni di umidità, responsabili anche della finitura della paletta, così il collezionista decise di installare un manico del 1966 con tastiera in palissandro, senza toccare le altre parti della chitarra.
La chitarra è stata poi portata per una valutazione a Francesco Balossino, alias Cescoscornerguitars, (che ancora oggi la presenta nel suo portfolio pubblico online), che l’ha identificata come una tarda 1968, viste le specifiche tardo sessantottine del corpo (alla fine del 1968 il modello di routing della telecaster è cambiato in un percorso “non diagonale”, ma la tasca del manico rimase la stessa dei tempi precedenti, per poi cambiare alla fine del ’69 con l’aggiunta di un foro per il pin router al centro della tasca del manico), indipendentemente dalla datazione del manico o dei piatti. In effetti, con l’acquisizione da parte della CBS, nel 1966 fu ordinato un enorme lotto di potenziometri, che in alcuni casi durò fino ai primi anni ’70!

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Il proprietario ha poi venduto questa chitarra al rispettato RumbleseatMusic Vintage Shop di Nashville, e lo stesso strumento è apparso nuovamente in vendita alcuni mesi dopo, quando è stato offerto da ScruffVintageGuitars in Texas.

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Ora la chitarra è in vendita presso Tradeitinmusic, che ha trovato un manico d’epoca corretto, del 1968, con “logo TV nero”, per riportare lo strumento alla sua forma originale.
Come vedete, da una scelta di restauro del legittimo proprietario, fatta diversi anni fa, sono successe tante “storie” intorno a una chitarra autentica, che ha visto il manico sostituito per un problema di stabilità.
Si tratta di un “falso”? Assolutamente no! È stato fatto con cattive intenzioni? Assolutamente no! L’idea di Leo Fender di una “chitarra fatta di parti” era esattamente quella di “sostituire facilmente qualsiasi parte dello strumento, se necessario”. Quindi, a patto che questa chitarra sia descritta correttamente come uno strumento della fine del 1968, e lo è, e che il prezzo sia adeguato, si tratta di una splendida Custom Color della fine degli anni ’60 in un autentico e raro “Sonic Blue” con il manico sostituito con uno corretto per l’epoca. Dopo tutto, ogni chitarra Fender è la somma di tutte le sue parti.
Qual è stato l’approccio migliore per il restauro? Per preservare l’integrità della chitarra avremmo dovuto lasciare il manico originale danneggiato così com’è e mantenere la chitarra come una chitarra dall’aspetto fresco e non suonabile, ma “originale”; la seconda opzione sarebbe stata quella di ripristinare il truss rod e la finitura della paletta, ma questo avrebbe compromesso le decalcomanie e in modo estensivo i legni, quindi il proprietario ha scelto di sostituire la parte danneggiata, nel vero spirito di Leo Fender.
Ad un certo punto, su un paio di forum di chitarre è nato un acceso dibattito sull'”integrità” di ciascuno dei rivenditori/persone sopra citati, ma non è mai successo nulla di particolarmente dannoso o sorprendente, a parte la scelta di restauro di un proprietario sulla propria chitarra.

La Strat nera di Jimi Hendrix al “Monterey Pop Festival
Questa è una storia molto interessante, in cui il confine tra restauro e falso è stato chiaramente superato, ma è anche la prova del potere dei social media di oggi, e in modo positivo.
L’anno scorso, la superstar di Youtube Paul Davids ha pubblicato uno dei suoi fantastici video in cui affermava di aver suonato la famigerata Fender Stratocaster “Monterey Pop” di Jimi Hendrix in finitura nera.
A quanto pare la chitarra era accompagnata da una documentazione cartacea a prova di bomba e, secondo la storia, era di proprietà di Bob Levine, venduta all’asta da “Tappy Wright” nel 2012.
Ma già allora la casa d’aste statunitense si rifiutò di venderlo perché, secondo i loro esperti, c’erano troppe incongruenze che rendevano impossibile provare che si trattasse di un oggetto legittimo di proprietà di Hendrix.
Dopo che un pool di esperti, contattati da Paul Davids e dal proprietario della chitarra, ha sottolineato che non si trattava di quella usata da Jimi, si è scoperto che “Tappy” Wright aveva fatto firmare a un anziano Bob Levine, che stava vivendo i suoi ultimi giorni in un ospizio, una falsa lettera di provenienza, senza capire bene cosa stesse firmando… In realtà la chitarra era il risultato di un mashup di almeno quattro Stratocaster diverse, un corpo del 1965 in nero, un manico del 1964 proveniente da un modello hardtail, un neckplate del 1967 con seriale…
Quindi, sebbene lo strumento sia stato tecnicamente realizzato con parti originali Vintage, non è mai esistito in quella forma fin dall’inizio, ma è stato messo insieme artificialmente per affermare che apparteneva alla leggenda del rock Jimi Hendrix in persona.
Questo è l’esempio perfetto di un restauro stilistico alla “Viollet le Duc”, in cui è stato assemblato qualcosa che non è mai esistito, con il chiaro intento di ingannare il futuro acquirente.
In effetti, non dovremmo mai essere così sicuri dell’autenticità di una chitarra solo perché “è elencata in quel vecchio libro” o “registrata su quel registro”, infatti, a meno che non stiamo parlando dei libri mastri della Gibson, che erano i documenti di fabbrica realizzati al momento della produzione delle chitarre, tutto ciò di cui dovremmo fidarci è ciò che una determinata chitarra è alla data del nostro incontro con essa. Naturalmente, “registrarla” quando possiamo documentarne l’autenticità è un’azione fondamentale, ma ai tempi pre-internet erano pochissimi quelli che facevano registri (il più noto è l’elenco di J. Werner), ma ancora meno erano le persone in grado di determinare se quelle chitarre “registrate” fossero vere al 100%. Quindi, quando si deve autenticare una chitarra vintage, il nostro suggerimento è sempre quello di lasciare la provenienza cartacea all’ultimo posto, poiché a volte può essere fuorviante.

Numeri di serie modificati / numeri di serie nascosti
Finora abbiamo parlato delle modifiche apportate dai proprietari, per i motivi più vari (e legittimi), ma non è l’unica cosa che può accadere nel mondo delle chitarre. L’incubo di ogni collezionista è quello di vedersi rubare la propria collezione, in tutto o in parte. Quando ciò accade, di solito i ladri cercano di nascondere, occultare o scambiare i numeri di serie.
È risaputo che, a quanto pare, le mitiche pagine del “libro mastro” della fabbrica Gibson sono state rubate, rendendo impossibile per Gibson confermare le specifiche e i numeri di produzione di uno dei suoi modelli più importanti mai realizzati. E naturalmente la mancanza del numero di serie su una chitarra Gibson originale è sempre un elemento che solleva sospetti sulla sua provenienza.
Con le chitarre Fender, i numeri di serie possono essere facilmente scambiati, al punto che George Gruhn, in tutte le sue valutazioni, non li considera così drammaticamente rilevanti, a meno che non siano abbinati al 100% alla verniciatura del corpo.
Abbiamo visto molti numeri di serie Fender resi completamente illeggibili o danneggiati al punto da non essere più leggibili, ma anche numeri di serie “speciali”, come l’iconico e discusso “0001” di Gilmour, che a quanto pare sono stati scambiati da un altro modello per creare una chitarra più speciale, e questo è accaduto molto spesso negli anni ’90 con l’hardware dorato, per creare il mitico modello “Mary Kaye”, sostituendo l’hardware in nickel su una normale Strat bionda anni ’50.
Ma molte persone in passato erano anche timide e spaventate nel condividere i numeri di serie delle proprie chitarre al pubblico, mentre invece questo è il modo migliore per documentare la proprietà, l’autenticità ed è per questo che dovremmo apprezzare di più i venditori che li rivelano apertamente, questo è l’unico modo per costruire una comunità più sicura e pulita.

1954 Telecaster/Esquire: battipenna bianco / battipenna nero?
Secondo la storia conosciuta, quando Fender passò ai numeri di serie “neck plate”, all’incirca nell’estate del 1954, (sia per risolvere il problema dello schema “numero di serie per modello”, sia per i problemi che stavano avendo con i numeri di serie “pressati” sulla copertura in plastica del tremolo del loro nuovissimo modello (la Stratocaster) decise anche di abbandonare il look “blackguard” dei primi modelli, e di utilizzare il più recente materiale “white plastic” scelto per la Stratocaster.
Nel 1950 Fender fece stampare più o meno 5000 placchette per il ponte del nuovo modello “Esquire”, che durarono per ben 4 anni, includendo tutte le Esquire, Broadcaster, “Nocaster” e Telecaster prodotte in quel periodo.
Ma nel 1954 i primi ponti furono terminati e Fender decise di uniformare i numeri di serie per tutti i modelli di chitarra o basso  e questo cambiamento avvenne praticamente nello stesso periodo in cui furono introdotte i nuovi “white guards”.
La domanda è: una Telecaster o una Esquire del 1954 “white guard” può avere un numero di serie stampato sulla “bridge plate”? Oppure, in alternativa, una Telecaster o Esquire del 1954 può avere una “blackguard” con un numero di serie successivo di “neck plate”?
Secondo le conoscenze comuni, il primo caso non si è mai verificato, quindi i numeri di serie “bridge plate” sono sempre stati abbinati ai “blackguard” di stile più vecchio. Sono stati registrati alcuni esempi con un “blackguard” originale legittimo e un numero di serie più recente sulla piastra del manico.
Ma spesso abbiamo assistito a un cambio deliberato del battipenna, da bianco a nero, solo per aumentare l’appeal della chitarra da vendere, causando, come si può immaginare, non pochi problemi tra venditori e acquirenti.
Qualche anno fa, infatti, è stato lanciato negli Stati Uniti un incredibile progetto denominato “blackguardlogs”, che da allora si è evoluto in “GuitarLogs”, che mirava a registrare tutta la produzione “Blackguard” di Fender tra il 1950 e il 1954. Le chitarre venivano registrate con foto (quando disponibili) e, naturalmente, numeri di serie. Questo ha aiutato molti negozi e collezionisti a determinare se la loro chitarra fosse o meno una “Blackguard” legittima del 1954.
In effetti, non importa quanto si sia esperti, ma capire se un battipenna originale in bachelite sia originale di una certa chitarra del 1954 è davvero difficile e talvolta impossibile da capire se non c’è una mancata corrispondenza tra usura, finitura… (immaginate una chitarra pulita con un battipenna pulito installato). Alcuni famosi rivenditori statunitensi ci sono cascati almeno una volta nella loro carriera, ma sono riusciti a capire cosa stava succedendo grazie alla Community e ai Log.

Una prospettiva positiva per il futuro
Come abbiamo visto, sono tante le cose che possono accadere durante la vita di una chitarra, e il più delle volte decisioni sbagliate e scarsa conoscenza sono lo sfondo ideale per una “storia dell’orrore”.
Ma non è sempre così e negli ultimi anni una comunità in crescita, sempre più istruita e animata da autentica passione, ha definito una nuova direzione per il mondo delle chitarre vintage, che è quella di divulgare pienamente le storie delle chitarre, le modifiche, i restauri, al fine di condividere le conoscenze per proteggere questi bellissimi manufatti dai molti errori commessi negli ultimi decenni.
Persone come John Shults, Truevintageguitar, che rivela sempre tutte le storie, dall’acquisto dello strumento al prodotto finale che sarà pronto per la vendita, dai pickup riavvolti (nel modo corretto) alle parti mancanti che dovevano essere sostituite, John ha dimostrato che una chitarra originale autentica PUÒ AVERE un pickup riavvolto, e questo non altera il suo valore se fatto correttamente.
I maestri restauratori come Joel Wilkens JW Guitar Restorations o i liutai del ToneTeam in Italia, Romano Burini e Matteo Rufini, hanno dimostrato che il futuro di queste chitarre passa attraverso l’eccellenza del restauro e che non c’è nulla di sbagliato in un “Re-Fin” (finitura restaurata) se fatto in modo corretto….non c’è nulla di sbagliato in un “Re-Fret” (tavola refrettata) se fatto in modo corretto… e così via.
Ogni restauro è completamente documentato, pubblicato e certificato, nel vero spirito dell’arte del restauro, non diversamente da quanto avviene per i violini antichi o altri strumenti a corda.

Speriamo di avere più Amp Tech come il Maestro Artigiano Massimo Mantovani di M-Tech Audio in Italia, che vi restituirà il vostro amplificatore vintage restaurato correttamente, con le parti originali sostituite in una scatola, senza la necessità di fingere un aspetto originale incapsulando gli involucri dei condensatori più vecchi solo per ingannare gli occhi…

Dopo che Francesco Balossino, Cescoscornerguitars, ha iniziato il suo portfolio pubblico con i numeri di serie e le immagini mostrate 5 anni fa, da allora sono stati creati “registri” professionali, in particolare quello citato in precedenza in questo articolo, creato da Richard diZerega, Guitarlogs.com, che ricostruisce in modo impressionante, anno per anno, la produzione di chitarre Fender. Questi registri contribuiscono a documentare le storie di queste chitarre, a fissare le pietre miliari del loro percorso, ad aiutare l’intera comunità chitarristica e a difendere la memoria e la storia di questi preziosi strumenti musicali.
Una cosa è certa: l’oscurità che circondava l’intera comunità negli anni ’90 e nei primi anni 2000, quando i prezzi salivano alle stelle e il denaro era l’unica cosa che contava, sta lentamente scomparendo, grazie anche a Internet, che ha aiutato le persone a connettersi tra loro e ha reso più facile la consulenza in tempo reale.
 A quei tempi i “lavori di restauro” erano visti soprattutto come qualcosa da nascondere, cercando di rivendicare la “piena originalità” per “alzare” il “prezzo” del pezzo da vendere.
E questo è, per noi, il punto chiave: dovremmo sempre concentrarci sul “valore” dello strumento piuttosto che sul suo “prezzo”. Secondo la nostra esperienza, le persone che pensano solo al “prezzo” sono quelle che alla fine prenderanno le decisioni più sbagliate con queste chitarre, poiché credono di avere il “potere” di comprare qualsiasi cosa e non si preoccupano di tutto il resto.
Le persone sinceramente interessate a questi strumenti “valgono” invece, magari hanno meno soldi, ma meriteranno sempre di possederli più degli altri.

[EN] Parts-casters: the subtle limit between experimentation, restoration and faking

Sometimes Guitars, Amplifiers, and in some cases effects, survive to the passing of time unaltered, and we admire through these museum pieces the craft, the details, the secrets behind their construction.
But most of the time we get to find “player” grade guitars, gear, that have experienced virtually anything you can imagine, from additional switches, to body shape modifications, various different finishes, changed parts…and so on.
Among the most notable and iconic “partscaster” we find Eric Clapton’s “Blackie”, or David Gilmour “the black strat”, just to name probably the two most famous ones ever! But Eddie Van Halen heavy experimentation with shapes, pickups, finishes, Andy Summer’s Telecaster, Stevie Ray Vaughan’s strats and so many more will come to mind.
Today we bring up the case of “vintage” guitars that have been modified in the past, in some cases several times, for various reasons, but most of the times it all happens when something on the guitar gets broken and the instrument needs to be repaired.
First question is: what you shall do? In Architecture, this same question is brought up every time a building needs intervention, and the possible different approaches are mind-opening and useful for any kind of Restoration.
One of the most ancient forms of “restoration” is the one that contemplates leaving the “building”, or, in our case, the guitar, to basically….die! Yes, this philosophical approach believes that the best thing you can do is let the guitar become “ruin”, and admire its final state at the end of his life. Imagine Stevie Ray Vaughan’s “Number One”, or Rory Gallagher’s Iconic Strat, nobody would ever touch a screw on them now, even if they’re absolutely a great example of “survivors” guitars that have been reworked so many times in their life.

If the first approach is not yours, then it comes the second one, which is reusing the working parts on your guitar as donor parts pieces for other guitars that need them. Yes, there’s no “pre-cbs pickups tree” to supply you with your needed replacement part, and you’d rather be very careful when surfing for these things as spare pieces on ebay…What happens then with these parts sold separately? They will end up completing another vintage guitar that was maybe 99,99% correct.
So, from a wrecked guitar a chance to complete another is made possible. There are respected “parts-dealers” in the United States, such as Bill Pandolfi, “Tradeitinmusic”, who has always had a rule for this particular process, which is never to dismantle a genuine, 100% original guitar, while refinished ones, already modified ones, are the ideal pieces for this sort of “guitar community sacrifice”. Bill with his work has helped countless collectors in the entire world to restore their prized guitars.
Yes, this is what a Restoration is about, if you’re missing a piece of the puzzle you maybe wait years for the right one to pop out, and then you put It back together where it belongs.
There’s some collectors that own really an insane amount of spare vintage pieces, that they obsessively keep in their drawers “in case some parts of my original guitars would break”.. Yet very few of them would admit to have actually restored a part on their “original” guitars. This attitude is somehow linked to a misinterpretation of what a “Restoration” is, and any collector that repairs or replace a broken part on his original guitar shouldn’t feel ashamed for doing that.
But not all collectors keep those prized “spare parts” in their drawers, and sometimes they might be tempted to put them together to “create” a whole instrument. Wait, this is exactly what Eric Clapton did when he “created” Blackie! But Eric was one of the most famous musicians of the entire world, so his case shall remain unique, and nowadays this approach can’t be taken lightly, and needs further analysis.
In fact, another philosophy used in Building Restorations had its most prominent promoter in French Architect Eugene Emmanuel Viollet le Duc, who basically believed in a “stylistically correct” Restoration Approach, a fascinating, artistical approach which has some obscure points though. In fact, as much as we love the possibility to “invisibly” restore a missing piece of our building, painting or…guitar, Le Duc brought the concept to the extreme, considering legit to also build, from scratch, a completely new building, to recreate the vibe of an ancient past.
Ça va sans dire, this is the most dangerous approach if brought to our Guitar world!
Personally we see no big deal with a guitar “made” by assembling old original vintage parts according to your taste and like (like mr. Eric Clapton did), to some extent though, since you should make that clear, but of course it opens up to the world of “fakers”, who would either “mix” original vintage parts to non original ones to create “mongrels” to be advertised as per real, or completely fake guitars, where nothing is original anymore.

One of the most successful Restoration theories applied to buildings is the “Italian school” which sort of apply all of the “good aspects” of the other approaches. In fact, while it does respect the life and scars and stories of the artifact, it believes that, as an object, it must be brought back to its original intended function, to be usable again. And this approach will also permit the use of modern materials to replace the missing pieces, that will be clearly identified as such by the trained eye of an Expert Appraiser.
Today, at Vintage Vault, we discuss all of these interesting concepts by telling you the stories of a few different guitars, that we believe are the perfect examples to help clarifying the subtle limit that exists between Restoration, Experimentation and Faking.

Gibson “ES” models from the 50s – Robbed of their parts to create “Conversions” les Paul
Here at Vintage Vault we wish people would just stop considering ES models made by Gibson in the 50s and early 60s as “minor” guitars, acquired to be systematically stripped of their original parts to create supply for the insane demand of “mongrels”, aka “Conversion” les Paul, probably the most insane idea that was ever had in the Guitar Business.
A “burst” is special for a reason, and you’re not going to recreate that magic by stealing part off a 1959 ES175…
This action represents, in our opinion, the very worst that the Vintage “Business” can be, in fact people deliberately search and buy gorgeous originals ES guitars from the Gibson Golden Era, with the sole purpose of robbing them of their original parts, and we’re not talking about wrecked guitars, we’re talking about perfectly working and original ones!
All of this…to then “build” a guitar that never existed, a “Conversion” Les Paul, that typically require a REAL genuine “goldtop” from the early years, 1952 up to 1954, to be stripped of its original finish, neck steamed to make it “at the correct angle”…and so on, basically the original guitar “needs” to be demolished and rebuilt to “create” something similar to a burst.
We’ve yet to understand how it’s possible that the Entire Guitar Community tolerates all of this, demolishing a perfectly working original ES guitars AND a genuine goldtop to create a mongrel that never existed, and still marketing the final products for up to 50k !!! And nobody blinks an eye.
For us at Vintage Vault this is totally impossible to understand, they make “Honesty” wars on forums for a neck changed on a Fender, yet they see no problem in that “procedure”.

Neck swap on a Fender guitar: the case of a 1968/1969 Fender Telecaster
Probably the most common modification of them all is swapping a neck on a Fender guitar. True to its original design, the revolutionary “bolt on” neck was created by Leo with the purpose to be “replaceable, repairable, with ease by its owner”, all he had to do was to remove 4 screws and ship it back to the factory for replacement or repair. During the market peak of the late 90s, early 2000s, it was not uncommon to see guitars “mixed” to “create” custom colors or more desiderable “pre CBS” models, for example a 1967 stratocaster body with original finish was used with a spaghetti logo and harness from 1963. Little they know back then that the power of Fender guitars is that we can accurately date the parts to exact production year, so these “mongrels”, which hit the market from time to time, are easily recognisable by the trained eye.
But it’s not always the case where it’s the dealer/collector that mixes up guitars to “create” a more “original” one, most of the time it all comes down to the musician, the owner, that twists and customises his own guitars to his likings.
This is the case of a Telecaster guitar, serial number 193439, which features a stunning “sonic Blue” factory custom color finish, which was sold years ago by a prominent Italian Boutique Guitar Shop to a private collector in France, but the neck, a rosewood board one dated to 1969 with “black tv logo”, had a severe humidity issue with the headstock finish, to the point that the finish was delaminating from the wood. The guitar had an untouched 1966 assembly and pots, and a bridge pickup dated September 1968.

Parts-casters: il confine sottile tra sperimentazione, restauro e falsificazione [IT-EN]

The neck had truss rod issues because of humidity infiltration which was also responsible for the headstock finish issue, so the Collector decided to install a 1966 neck with rosewood fingerboard, without touching any of the other parts on the guitar.
This guitar was then brought for an appraisal to Francesco Balossino, aka Cescoscornerguitars, (which still has it featured in his public online portfolio), and he identified it as a late 1968, given the late 1968 specs the body had (in late 1968 the telecaster routing template changed to a “non diagonal” route, but the neck pocket remained the same as in the earlier days, it would change then In late 69 with the addition of a pin router hole in the middle of the neck pocket) regardless of the dating of the neck or the pots. In fact, with the CBS takeover, a huge lot of potentiometers was ordered in 1966, and in some cases they lasted up until the early 70s!

Parts-casters: il confine sottile tra sperimentazione, restauro e falsificazione [IT-EN]

The owner then sold this guitar to the respected Nashville’s RumbleseatMusic Vintage Shop, and the same instrument appeared again for sale several months later when it was offered by ScruffVintageGuitars in Texas.

Parts-casters: il confine sottile tra sperimentazione, restauro e falsificazione [IT-EN]

Now the guitar is offered for sale at Tradeitinmusic, who found a period correct, 1968 neck with “black TV logo”, to bring the instrument back to its original shape.
As you see, from a legitimate owner’s Restoration choice, made several years ago, so much “story” has since happened around a genuine guitar, which has seen its neck replaced for a concerning stability issue. Is this a “fake”? absolutely not! Was this done with a bad intention? Absolutely not either! Leo Fender’s idea of a “guitar made of parts” was exactly that “any part of the instrument had to be easily replaced, If needed”. So, as long as this guitar is described correctly, as a late 1968 instrument, which it is, and priced accordingly, it’s a gorgeous late 60s Custom Color in genuine and rare “Sonic Blue” with a replaced neck, with an era-correct one. After All, any Fender guitar IS the sum of all its parts.
Which was the best Restoration Approach here? To preserve the guitar integrity we should have left the original damaged neck “as is” and keep the guitar as a cool looking, unplayable one, yet “original”; second option would have been restoring the truss rod and the headstock finish, but this would have compromised the decals and extensively the woods, so owner chose to replace the damaged part, in the true spirit of Leo Fender.
At some point a heated debate concerning the “integrity” of each of the dealers/people mentioned above popped out on a couple guitar forums, while nothing particularly malicious or surprising ever happened, besides an owner’s Restoration Choice on his own guitar.

The “Monterey Pop Festival” Jimi Hendrix Black Strat
This is a very interesting story, where the border between Restoration and fakery has been clearly surpassed, but it’s also the proof of the power of nowadays social media, and in a positive way.
Last year, Youtube Superstar Paul Davids published one of his fantastic videos claiming he’s played Jimi Hendrix’s infamous “Monterey Pop” Fender Stratocaster in black finish.
The guitar apparently came with a “bulletproof” paper provenance, and as far as the story goes it was owned by Bob Levine, and sold by “Tappy Wright” in 2012 on auction.
But even back then, the Auction house in United States refused to sell it because, in their experts’ opinion, there were way too many inconsistencies that made impossible for them to prove it was a legitimate Hendrix owned item.
After a pool of experts, contacted by Paul Davids and the owner of the guitar, pointed out that it wasn’t “the one” used by Jimi, it turned out that “Tappy” Wright had an elder Bob Levine, who was living his last days in a hospice, signing a fake provenance letter for him, without really understanding what he was signing at all…And the guitar was the result of a mashup of at least 4 different Stratocaster, a 1965 body in black, a 1964 neck from a hardtail model, a 1967 neckplate with serial…
So, although the instrument was technically “made out” of genuine Vintage parts, it never existed in that very form from the beginning, and was artificially put together to claim it belonged to rock legend Jimi Hendrix himself.
This is the perfect example of a “Viollet le Duc” “stylistic” “restoration”, where something that never existed was put together, with the clear intention to fool the future buyer.
In fact, we should never be that sure about a guitar’s authenticity just because “it’s listed in that old book” or its’ “logged on that register”, in fact, unless we’re talking about the factory Gibson ledgers, which were the actual Factory documents made when the actual guitars were made, all we should trust is what a given guitar IS at the date of our encounter with it. Of course, “logging” it when we can document its authenticity IS a fundamental action, but in the pre-internet days very few guys were doing registers (the most known is J. Werner’s list) but even fewer were the people able to determine if those guitars “logged” were 100% true. So, when you need to authenticate a vintage guitar, our suggestion is always to leave the “paper provenance” at very last, since at times can be….disturbing!

Changed serial numbers / hidden serial numbers
So far we’ve talked about modifications done by their owners, for the most various (and legitimate) reasons, but that’s not the only thing that can happen in the guitar world. Every collector’s nightmare is to see his collection stolen, in whole or in part, and when such a thing happens, typically thieves would try to hide, conceal or swap the serial numbers.
It’s widely known that apparently the mythical “burst ledger” pages at the Gibson Factory were stolen, making it impossible for Gibson to confirm specifications and production numbers of one of their most important models ever made. And of course a missing serial number on an original Gibson guitar is always something that raises suspicion about its provenance.
With Fender guitars, serial numbers can be easily swapped, to the point that George Gruhn in all his appraisals doesn’t really consider them to be so dramatically relevant, unless they are 100% matched to the body paintwork.
We’ve seen many Fender serial numbers completely made illegible, or damaged to the point of not being readable anymore, but also “special” serial numbers, such as the iconic and debated Gilmour’s “0001” that apparently were swapped from another model to “create” a more special guitar, and this happened quite a lot in the 90s with golden hardware, to create the mythical “Mary Kaye” model, by replacing the nickel hardware on a “regular” blonde 50s Strat.
But many people in the past were also shy and scared to share their own guitars serial numbers to the public, while instead this is the best way to document ownership, authenticity and that is why we should appreciate more sellers that disclose them openly, this is the only way to build a safer and cleaner community.

1954 Telecaster/Esquire: White Guard / Black Guard?
According to the known history, when Fender switched to “neck plate” serial numbers, approximately in the summer of 1954, (to both solve the “serial number per model” scheme issue and the troubles they were having with the “pressed-in” serial numbers on the tremolo plastic cover of their brand new model, the Stratocaster) they also decided to abandon the infamous “blackguard” look of the early models, and use the newer “white plastic” material chosen for the Stratocaster.
In 1950 Fender had more or less 5000 bridge plates stamped for the new “Esquire” model, and those lasted for a good 4 year productions, including all the Esquires, Broadcasters, “Nocasters” and Telecaster produced in that timeframe.
But by 1954 those early bridges were finished, and Fender decided to uniform serial numbers for all the bolt-on guitar or bass models, and this change basically took place at the same time when the newer “white guards” were introduced.
The question is, can a “white guard” 1954 Telecaster or Esquire have a “bridge plate” stamped serial number? Or, alternatively, can a 1954 Telecaster or Esquire have a “blackguard” with a later “neck plate” serial number?
Common knowledge would say that the first instance never happened, so “bridge plate” serial numbers have been always paired with the older styled “blackguard”. While a few examples with a legitimate original “blackguard” and a newer serial number on the neck plate have been accounted for.
But frequently we’ve witnessed a deliberate change of the pickguard, from white to black, just in order to “increase” the appeal of the to-be-sold guitar, leading to, as you can imagine, quite some trouble between sellers and buyers.
A few years ago in fact an incredible project has been launched in U.S. named “blackguardlogs”, that since then evolved in “GuitarLogs”, which aimed to log all the “Blackguard” production from Fender between 1950 and 1954. The guitars were logged with pictures (when available) and of course, serial numbers. This helped so many shops and collectors determining whether their guitar was or not a legit “blackguard” from 1954.
In fact, no matter how knowledgeable you are, but understanding if an Original bakelite pickguard is original to a certain 1954 guitar is really challenging and sometimes impossible to tell if there’s no mismatch between wear, finish… (imagine a clean guitar with a clean pickguard installed). Very famous U.S.
dealers fell for this thing at least once in their career, but they were able to understand what was going on thanks to the Community and the Logs.

A Positive Perspective for the future
As we’ve seen, there’s so many things that can happen during a guitar’s life, and most of the time poor decisions and little knowledge are the ideal background for a guitar “horror story”.
But it’s not always like that, and in the last few years, a growing community, more educated and genuinely passion driven, has defined a new direction for the Vintage Guitar world, which is to fully disclose guitars stories, modifications, restorations, in order to share knowledge to protect these beautiful artifacts from the many mistakes done in the last decades.
People Like John Shults, Truevintageguitar, who always discloses all the stories, from the purchase of the instrument to the final product which will be ready for the sale, from rewound pickups (done the proper way) to missing parts that needed to be replaced, John has shown that an original genuine guitar CAN HAVE a pickup rewound, and this won’t alter its value if done properly.
Master Restoration Luthiers such as Joel Wilkens JW Guitar Restorations, or the ToneTeam Luthiers in Italy, Romano Burini and Matteo Rufini, have demonstrated that the future of these guitars goes through the Excellence of the Restoration, and there’s nothing wrong with a “Re-Fin” (Restored finish) IF it’s done properly….there’s nothing wrong with a “Re-Fret” (Refretted board) IF it’s done properly…and so on.
Each Restoration is fully documented, published and certified, in the true spirit of the Art of Restoration, no differently than what happens with ancient Violins or other Stringed Instruments.
Hopefully we will have more Amp Techs as Master Artisan Massimo Mantovani from M-Tech Audio in Italy, which will return your vintage amp restored properly, with the original replaced parts in a box, without the need to “fake” “original” appearance by encapsulating the older capacitors envelopes, just to fool the eyes…
After Francesco Balossino, Cescoscornerguitars started his public portfolio with serial numbers and pictures shown 5 years ago, professionally made “registers” have been created since, most notably the one named earlier in this article, created by Richard diZerega, Guitarlogs.com, which impressively reconstructs, year by year, the production of Fender Guitars. These registers help documenting the stories of these guitars, setting milestones along their journey, helping the entire guitar Community and defending the memory and history of these prized musical instruments.
One thing is for sure, the shadiness that was surrounding this entire Community back in the 90s and early 2000s, when the prices skyrocketed and money was the only thing that mattered, is slowly going away, thanks also to the internet, that helped people connecting to each other and made real-time consultancy easier.
Back in those days “restoration works” were mostly seen as something to be hidden, trying to claim “full originality” in order to “raise” the “price” of the piece to be sold.
And this is, for us, the key point, we should always focus on the instrument’s “value” rather than its “price”.
In our experience, those people that just think about the “price” are those that will ultimately do the poorest decisions with these guitars, since they believe they have the “power” to buy anything, and they just don’t really care about all the rest.
People genuinely interested in these instruments “value” instead, they might have less money, but they will always deserve to own them more than the other ones.
chitarre elettriche fender gibson les paul stratocaster telecaster vintage vault
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di melonstone [user #55593]
commento del 25/05/2023 ore 12:57:51
Ciao, dove è stata rubata? intendo città
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di guitarfrullo [user #63016]
commento del 25/05/2023 ore 13:59:57
Scusate, aggiungo il dettaglio: rubata a Torino, zona nord della città
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di jack182 [user #41282]
commento del 26/05/2023 ore 07:41:36
Che dispiacere. Hai qualche sospetto in base alla circostanza? Il consiglio è sempre lo stesso, quello di setacciare tutti i siti di vendita per un pò. Dato che possiedi anche il seriale, se non l'hai già fatto, andare a denunciare il furto. Almeno da avere qualcosa che giustifica che sia tua in caso di ritrovamento (penso alla situazione in cui tu la ritrovi tra le mani di un acquirente ignaro che fosse rubata).
Rispondi
di guitarfrullo [user #63016]
commento del 26/05/2023 ore 18:37:26
È tornata a casa, questa brutta avventura si chiude qua
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