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Jazz Root: in prova le semihollow Soundsation con P90 e humbucker
Jazz Root: in prova le semihollow Soundsation con P90 e humbucker
di [user #17844] - pubblicato il

Il carattere legnoso del P90 o la spinta dell’humbucker, il look retrò del sapele satinato o quello raffinato dell’acero tirato a lucido: mettiamo a confronto le due facce della Jazz Root Series di Soundsation.
Il fascino di una archtop con la suonabilità della cassa sottile e la flessibilità di due configurazioni molto diverse per stile e sound: abbiamo messo alla prova la serie Jazz Root di Soundsation nella versione H con cassa in acero e pickup humbucker e nell’edizione P, con single coil e sapele.

Facciamo nomi e cognomi: la Root riprende da vicino le linee della 335, la Electric Spanish a cassa sottile e doppia spalla mancante di casa Gibson che ha accompagnato per mano l’evoluzione musicale del blues fino al rock n roll e poi all’hard rock, con esempi celebri capaci di sdoganarla nei territori inaspettati del grunge e del rock moderno. E poi jazz, funk, fusion, la semihollow si è immersa negli stili più disparati uscendone sempre a testa alta, e le due Soundsation in prova sembrano voler dedicare un tributo un po’ a tutte le derive della 335 con le varianti H e P.
Simili solo all’apparenza, le due edizioni in prova dimostrano essenze, suoni e approcci profondamente diversi. E tutto ruota intorno alla scelta di una cassa satinata in sapele con due pickup single coil in stile P90 o in acero gloss con humbucker.



Costruzione
Offerte a un prezzo decisamente accessibile, com’è da tradizione Soudsation, le due Jazz Root contano su una produzione cinese e sull’impiego di componenti hardware coreani al fine di offrire strumenti adatti a chi inizia ma con diverse caratteristiche capaci di far gola anche al musicista più navigato in cerca di un muletto.
La struttura è quella tipica delle semiacustiche a cassa sottile, con top leggermente bombato e fondo sagomato per un corpo leggero e maneggevole.
Il capotasto in osso e il ponte fisso contribuiscono a una tenuta d’accordatura più che accettabile, con meccaniche dall’azione regolare che semplificano gli eventuali ritocchi durante una sessione particolarmente aggressiva.
Su entrambi i modelli, i pickup sono ceramici e colpiscono piacevolmente per sensibilità al tocco. Irrinunciabile è l’abbinamento con un selettore a tre posizioni e quattro manopole per gestire individualmente volumi e toni dei due magneti con un’escursione morbida che rende il roll off facile da gestire anche per tornare da suoni saturi ai puliti senza necessariamente agire su un pedale. Quando si ruota il potenziometro si può accusare solo una leggera attenuazione delle frequenze più acute che, quando si parte dalla distorsione, diventa un piacevole addolcimento del timbro.

Jazz Root: in prova le semihollow Soundsation con P90 e humbucker

Rifiniture
Si tratta di strumenti particolarmente abbordabili, ma non per questo spartani: entrambe le Root montano vistosi segnatasti a blocco con un binding tutto intorno alla tastiera. La linea continua fino a cingere top, fondo e l’interno delle buche a effe, dettagli per niente scontati nella fascia di prezzo in cui le chitarre si muovono.
Sono ben stese anche le verniciature, classiche come il Cherry e il sunburst, ma anche meno scontate come il verde scuro a poro aperto per un aspetto più “grezzo”.

Suonabilità
La finitura è il primo punto di contatto con i due strumenti e non può che connotarne la suonabilità. Abbracciare un body satinato che lascia sentire il legno sotto la pelle è ben diverso dallo stringerne uno gloss, e lo stesso accade col manico, satin ma non “stopposo” sulla P e gloss ma per niente appiccicoso sulla H, lasciando la scelta alle personalissime preferenze del musicista.
In comune è il profilo: è indicato come un C, ma la tastiera larga e la sezione relativamente abbondante lo fanno somigliare più a una leggera D. La porzione centrale appena più schiacciata porta sistematicamente la mano sinistra a essere più “educata” nell’impostazione, per certi versi aiutando un esordiente a evitare di sviluppare particolari vizi di forma. In generale, appare indicato per lunghe sessioni di accordi e riff senza stancare.
Allo stesso modo, la scelta di una scala corta da 24,75 pollici consente di tirare bending e praticare ampi vibrati senza affaticare le dita, e muoversi lungo i 22 fret è sempre agevole, senza note morte né buzz.

Jazz Root: in prova le semihollow Soundsation con P90 e humbucker

P90 e sapele
Le differenze sostanziali tra le due Jazz Root stanno nei legni che costituiscono la cassa e nella scelta dei pickup. La P, con single coil di grosse dimensioni sullo stile dei P90, abbina un body in sapele. Il mix, dai medi dettagliati e con la percussività tipica del pickup, dà vita a uno strumento retrò a vedersi quanto a sentirsi. L’output contenuto permette ai bassi di farsi strada, fermi e abbondanti, senza distorcere e agli acuti di emergere con spiccata presenza sonora. Tutto “sa di legno” e la posizione intermedia proietta immediatamente nelle dimensioni del primo rock n roll e del rockabilly, fino al country. Quando si va in saturazione, ci si trova a calcare istintivamente la mano per sprigionare tutte le frequenze fino a scoprire un timbro ideale per il rock più maleducato, dall’indie all’alternative passando per un certo tipo di funk d’impronta lo-fi.

Jazz Root: in prova le semihollow Soundsation con P90 e humbucker

Humbucker e acero
La Jazz Root H sceglie una ricetta tipica per le semiacustiche a cassa sottile da rock, e il risultato è evidente fin dalla prima nota. L’output è nettamente superiore ed è facile spingere un amplificatore in saturazione, contando su un tono più grosso, rotondo sui medi e con acuti smussati che introduce il giusto livello di compressione per muoversi in arpeggi e accompagnamenti con la certezza di farsi sentire sempre nel mix.
Al manico il blues è pronto all’uso, e basta giocare col gain dell’amplificatore per navigare attraverso le acque del rock classico fino all’hard, scoprendo che i pickup lo reggono senza particolari problemi di rumorosità o di definizione, pur privilegiando una pasta cicciotta e vintage rispetto alla tipica separazione delle note dei sistemi d’estrazione contemporanea.

Jazz Root: in prova le semihollow Soundsation con P90 e humbucker

Le due Jazz Root rimarcano la flessibilità di uno strumento dal progetto antico, ma dalle molteplici facce, che ha saputo collocare le sue voci altamente distintive in tantissimi contesti stilistici. Soundsation ne interpreta le sfumature con due modelli altamente accessibili, perfetti per chi vuole esplorare il feel di una archtop dopo essersi sgranchito tra le solid body, con la certezza di avere a che fare con chitarre curate sul piano delle finiture che non sfigureranno in un appartamento quanto sul palco.

Sul sito Soundsation, la Jazz Root P è a questa pagina, mentre la Jazz Root H è a questo link. Entrambe sono in Italia con la distribuzione di Frenexport.
chitarre semiacustiche jazz root h jazz root p soundsation
Link utili
Jazz Root P sul sito Soundsation
Jazz Root H sul sito Soundsation
Sito del distributore Frenexport
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di Doppio Malto [user #52847]
commento del 22/09/2023 ore 20:11:46
Scrivete questo articolo proprio mentre sto valutando una seconda chitarra come questa da affiancare alla mia amata Telecaster... ...siete dei maledetti! :) :) :)
Rispondi
di Pietro Paolo Falco [user #17844]
commento del 22/09/2023 ore 22:48:46
Eheheh, la sete da semihollow è una brutta bestia!
Rispondi
di tau [user #971]
commento del 23/09/2023 ore 16:15:59
C'è di buono che in questi tempi la sete te la fai passare con pochi soldi.
Rispondi
di Shoreline [user #20926]
commento del 22/09/2023 ore 21:55:57
La paletta è inguardabile peccato..
Rispondi
di fab-for [user #62742]
commento del 22/09/2023 ore 21:57:49
effettivamente è orribile
Rispondi
di Pietro Paolo Falco [user #17844]
commento del 22/09/2023 ore 22:46:52
Ti dirò, c'è un po' da farci l'occhio se si è abituati a Gibson/Epiphone ma, da fan di Gretsch e dintorni, quelle forme morbide leggermente sovradimensionate in stile Penguin hanno un loro perché...
Rispondi
di pelgas [user #50313]
commento del 25/09/2023 ore 21:46:20
oscena
Rispondi
di Midas77 utente non più registrato
commento del 24/09/2023 ore 00:33:46
Che razza di articolo osceno. Sarebbe il caso di avvertire l'autore che il digitale esiste e, pensa te, suona bene da almeno 10 anni. Oggi si è evoluto, certo, ma non vedo tutto questo effetto "Wow" per uno dei dei tanti musicisti che decide di non usare l'ampli.
Che sensazionalismo del cavolo.
Rispondi
di Pietro Paolo Falco [user #17844]
commento del 24/09/2023 ore 02:20:33
No nocca pito 😶
Rispondi
di Repsol [user #30201]
commento del 24/09/2023 ore 08:03:11
Temo volesse scrivere qui...
vai al link
Rispondi
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