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Drigo, gli spippolatori e i pedali senza manopole
Drigo, gli spippolatori e i pedali senza manopole
di [user #17844] - pubblicato il

Puoi essere un fissato del tone shaping da cameretta o un artista da classifica che calca stadi e palazzetti da trent’anni, ma quando si parla di suono si diventa tutti un po’ nerd.
Spesso, da semplici appassionati dello strumento musicale, si fa l’errore di credere che i professionisti vivano il rapporto col suono in modo diverso, con la freddezza di chi deve “portare il lavoro a casa”. Ci si stupirebbe, invece, di scoprire quanti artisti affermati provino lo stesso trasporto quando scovano l’ultima novità di mercato, si ritrovano in braccio un pregiato pezzo d’epoca o hanno l’opportunità di mettere le mani su un circuito per cucirselo letteralmente addosso.
È quello che traspare in modo evidente quando si scambiano due chiacchiere con Enrico Salvi, aka Drigo che, mentre da una parte formava musicalmente un’intera generazione coi Negrita, dall’altra ha condotto una costante ricerca sonora, vicina in modo impressionante ai desideri di qualsiasi fanatico della sei-corde.

Incontrarlo a SHG Music Show 2023 è stata una piacevole scoperta, anche se non è la prima volta che lo incrocio in fiera: già nel 2021 si era portato via una solid body anni ’70 (Framus se ricordo bene, ma potrei sbagliare) su cui avevo messo gli occhi anch’io, soffiandomela letteralmente per un pelo dal “cespuglio di manici” che era l’affollatissimo stand di Giro Di Do. Stavolta lo ritrovo da Formula B, a celebrare la collaborazione con Marco Bovelli che ha dato vita al suo primo stompbox signature.

Drigo, gli spippolatori e i pedali senza manopole

Stratocaster alla mano, una pedalboard eccezionalmente minimale ai piedi, ha allietato il pubblico per entrambe le giornate con due incontri quasi a sorpresa, un approfondimento fatto di stile, suono e lick grossi quanto una casa.
Nota personale: è impressionante quanta padronanza dello strumento possa sfoggiare chi ormai ci “parla” attraverso quelle corde, creando dal nulla un tono gigantesco e sempre “giusto”, con un piccolo valvolare piazzato lì in un angolo di uno stand nel corridoio di una fiera.

Approfittando di un attimo di quiete prima della sua esibizione, me lo sono portato via per qualche minuto per conoscere meglio quei curiosi stompbox dalla livrea bianca e rossa su cui stava per alzare il sipario.



Il distorsore che ha disegnato insieme a Formula B, testato a lungo sul palco coi Negrita e infine condiviso col pubblico, prende il nome di Alhambra.
Il toro sullo chassis è opera di Drigo che, alla carriera di musicista, affianca da sempre quella di disegnatore e pittore. Poderoso ed espressivo, il suono che ha fatto ascoltare in sala sembra in effetti sposarsi decisamente bene con l’illustrazione.

Dinamico, da tenere sempre acceso e ripulire col solo potenziometro della chitarra per passare da suoni puliti e brillanti ai crunch fino ai lead da rock, l’Alhambra incuriosisce per le due versioni in cui compare ai suoi piedi.
Una ha il solo potenziometro del volume, mentre l’altra monta i classici tre controlli di volume, gain e tono. Mentre la versione a tre knob non lascia granché spazio a interrogativi, è una visione sopra le righe quella di impostare un preciso suono di fabbrica per la controparte a manopola singola, lasciando all’utente la sola preoccupazione di bilanciare l’uscita finale.
Quello che può sembrare un limite, dopo qualche minuto di ascolto si rivela invece un discreto punto di forza, quasi una filosofia: preoccuparsi poco della ricerca sonora, perché c’è qualcuno che l’ha già fatto a monte per te, e concentrarsi sullo sviscerare tutte le sfumature che un pedale simile è in grado di regalare quando si comincia a lavorare sul tocco e sull’intenzione. Sulla padronanza, appunto.
Marco spiegherà che, all’interno, è comunque possibile modificare i parametri con dei trimmer, ma l’impostazione di “set and forget”, lo ammetto, è affascinante.

Drigo, gli spippolatori e i pedali senza manopole

Quei minuti a pochi metri da Drigo, nel corridoio di fronte lo stand Formula B, sono stati una lezione di stile e competenza sonora preziosa. Una lezione che, credo, molti dei presenti si porteranno a casa per la prossima volta in cui si troveranno a spippolare sull’ennesimo pedale dai mille controlli dal quale non riescono a tirare fuori il suono che hanno in mente. Perché, probabilmente, il suono in mente non ce lo hanno poi chiaro quanto credevano.
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di Repsol [user #30201]
commento del 15/12/2023 ore 08:00:36
Bello e interessante capire e sentire la passione che c'è dietro ad uno strumento musicale, in questo caso un pedale.
Spesso ci si sofferma solo ad analizzare il prezzo, l'estetica, la qualità dei materiali....ma per me è molto più interessante sapere cosa c'è dietro a tutto questo.
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di Ernestor [user #46937]
commento del 15/12/2023 ore 08:45:27
Grande Marco, ottimo Drigo! One knob sembra una stupidata su un distorsore o drive pedal, ma in effetti anch’io una volta fatto il suono il pedale non lo tocco più, e il pensiero è più che altro a non modificare inavvertitamente il set delle manopole, fare foto del pedale per congelare la regolazione e mettere le solite tacche col nastro adesivo o il pennarello. Avere solo il volume fuori e le regolazioni nascoste è una comodità, soprattutto per chi viaggia parecchio.
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di francesco72 [user #31226]
commento del 19/12/2023 ore 11:04:33
Si, se sei un professionista, quindi hai la certezza che il suono impostato sarà sempre quello, ma da possessore di vari distorsori e boost "one knob" ti garantisco che è tutt'altro che una comodità. L'adeguamento che ti danno i pot separati è quantomeno necessario (direi vitale) per chi frequenta la sagra del cinghiale e il dehor della gelateria, la pizzeria il venerdì sera e la piazza domenica e non ha un impianto che si asempre e solo quello con un fonico che conosce le tue canzoni e la band.
Ciao
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di Ernestor [user #46937]
commento del 19/12/2023 ore 13:46:48
Aimé ti capisco benissimo. Però lasciami dire che in effetti con l'esperienza anche questa difficoltà infine riesci a gestirla nonostante i contesti malorganizzati. Magari non sarai alla Royal Albert Hall ma posso testimoniarti per averlo visto coi miei occhi, che anche se sei alla sagra del cotechino vegano a smoccolare per il tuo suono fonfo, quando per una jam ti sale sul palco uno bravo che sa farsi i suoni, metti un Bonamassa o un Quaini, giusto per avere in testa un personaggio, quello in cinque minuti riesce a farti suonare la chitarra per come lo conosci. Il segreto è tanta esperienza sul suono. Poi, certo, buona base di partenza è la qualità dei pedali (e ovviamente ci sono anche Ampli e microfono; e se sei in digitale è uguale ma devi ragionare in digitalese).
In linea di principio dovresti poter andare col tuo amplificatore e non essere costretto a ritoccare nulla se non un minimo di eq, ma io mi ricordo benissimo i tempi in cui si andava e si rifacevano i suoni daccapo nonostante ci si fosse già lavorato a lungo a casa e in sala prove. Il fatto è che eravamo noi inesperti (e suonavamo già da una vita) a non conoscere i fondamentali di un suono di base ottimo e davamo la colpa al PA e all'organizzazione (spesso con un fondo di verità ma tante altre volte no). Oggi posso ammettere che la verità era che 9 su 10 il suono di base era già scadente e non poteva certamente essere migliorato dal contesto né dal PA o dal fonico, se poi il PA/fonico era scrauso si faceva la gara tra fessi. La svolta fu capire che "less is more", e quando abbiamo cominciato a togliere è venuta fuori la magia del suono sia sul palco che dal PA.
Ciao!😉🎼👋
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di francesco72 [user #31226]
commento del 19/12/2023 ore 15:12:05
Certo, se prendi Bonamassa che ha un suono e lo tira fuori dall'ampli, condivido; ma quando alal sagra del cotechino devi suonare i Metallica e prima c'erano i blues brothers, o il suono ti viene dai pedali o puoi anche scordarti di suonare bene. In quei frangenti l'ampli si usa pulito ed il suono te lo fanno i pedali. Fra l'altro io non ho nemmeno una pedaliera/astronave: phaser, overdrive, distorsore, chorus e delay.
Ciao
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di Ernestor [user #46937]
commento del 19/12/2023 ore 15:23:01
Sicuramente. Comunque da come la metti secondo me se provi con una buona pedaliera digitale forse riesci a dargli una sterzata nel verso giusto. L’ampero suona bene, anche le helix piccoline non suonano affatto male. In quei contesti e con il tipo di musica che fai tu potresti rimanere stupito di come riescano a rendere quei giocattolini. Se hai un amico che ce l’ha prova a fartela prestare per un po’ così puoi fare un confronto.
In bocca al lupo e buona musica 😉🎼👋
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di MM [user #34535]
commento del 15/12/2023 ore 09:09:
Bravo Drigo, mi piace tutto.
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di kross [user #16328]
commento del 15/12/2023 ore 10:39:47
Che tocco Drigo, che mano. E' uno dei chitarristi italiani più riconoscibili per il suo stile e i suoni sempre curatissimi e personali. L'ho visto tante volte suonare e ho sempre colto quanto sia concentrato sul linguaggio musicale lasciando da parte funambolismi che non gli appartengono.
Rispondi
di FranxAJ [user #18541]
commento del 15/12/2023 ore 10:43:19
Grande Drigo e grandissimi Negrita! Anni fa ho studiato in lungo e in largo i suoni di Drigo e di Cesare!
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di melonstone [user #55593]
commento del 15/12/2023 ore 12:28:
Drigo è veramente bravo, ed ha forgiato una intera generazione, la mia che avevo appena 15 anni quando uscì "Cambio", e finalmente qualcuno che suonava rock come "quelli" dall'altra parte dell'Oceano
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di Zoso1974 [user #42646]
commento del 16/12/2023 ore 11:30:05
Grande Drigo!
I primi Negrita degli anni 90 spaccavano veramente... visti due volte dal vivo, entrambe le volte totalmente rapito dalla sua chitarra.
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di bettow [user #30179]
commento del 17/12/2023 ore 01:05:04
L'intro di "cambio" è semplicemente spettacolare! Ogni volta che mi capita di ascoltarlo in macchina volune a palla!
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