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Amused to Death di Roger Waters
di [user #7386] - pubblicato il

alfio scrive:Dopo "The pro and the cons of hitch-hiking”, che suona abbastanza stanco e sa terribilmente di scarto di The Wall (come è poi nella realtà…) e “Radio kaos”, ascoltabile ma senza “graffiare mai”, Roger Waters nel 1992 tira fuori il genio ed il sarcasmo giusto per scrivere grande musica e grandi testi.

roger

Ispirato quantomeno nel titolo dal romanzo “Amusing Ourselves to Death” di Neil Postman, Amused to death tratta un unico tema attraverso la sequenza di canzoni in esso incluse, sullo stile di The Wall tanto per intenderci, senza però il senso di ossessione che aveva un po’ penalizzato “The final cut”.

Il disco si apre con “The ballad of Bill Hubbard” ovvero il racconto di un reduce che non riesce a salvare la vita al commilitone durante la Prima Guerra Mondiale, con un sottofondo musicale di Floydiana memoria.
Il pezzo successivo è il primo dei tre atti di “What God Wants” e la chitarra di Jeff Beck irrompe nella quiete aprendo la strada ad un brano rock carico di verve. Nei testi è ritratta una figura fortemente contraddittoria di Dio (God wants peace, God wants war), probabilmente mirata a denunciare l’uso strumentale che si fa della divinità per giustificare i propri intenti. Interpretare il tutto come un riferimento a George Bush all’inizio della guerra del Golfo (“Dio è dalla nostra parte”) è abbastanza immediato. In questo brano compaiano per la prima volta alcune figure che saranno presenti in tutto l’album: l’alieno, che rappresenta metaforicamente un punto di vista super partes nell’osservazione del comportamento umano e l’uomo stesso ritratto come una scimmia che assorbe tutto passivamente dalla televisione (“the monkey in the corner wrote the lesson in his book”). La televisione è in effetti il vero protagonista dell’album. Richiamata anche “musicalmente” con le registrazioni dei cambi di canale tra una canzone e l’altra, la TV che “ci nutre e uccide al tempo stesso” è il bersaglio della feroce critica Watersiana. La sua potenza mediatica anziché essere dedicata alla denuncia ed al risveglio della coscienza umana è completamente asservita all’appagamento del nostro bisogno di spettacolarità e finta giustizia, specialmente quando ottenuta vincendo una guerra a casa di qualcun altro e guardando il tutto comodamente in poltrona come se fosse una partita di football.
Va da sè che attaccare la televisione significa criticare sia chi la fa che chi la guarda. “Perfect sense” parla proprio di questo mettendo l’accento sulla leggerezza con cui scorrono in parallelo quotidianamente mondi “patinati” e azioni di guerra (“And the brokers on Wall Street said: […] History's for fools, man is a tool in the hands of the great God Almighty - And they gave him command of a nuclear submarine and sent him back in search of The Garden of Eden”). L’attacco del sottomarino viene poi raccontato in diretta da Marv Albert, telecronista sportivo della tv americana la cui voce scorre sul sottofondo musicale prima dell’esplosione dei siluri e del crescendo della canzone (“Can't you see - It all makes perfect sense - Expressed in dollars and cents - Pounds shillings and pence”) con la voce di Waters e quella delle sue vocalist a suggellare l’apice del pezzo, davvero da brivido a mio modesto avviso.
Segue “The bravery of being out of range”, ironia sul coraggio di guardare la propria battaglia da migliaia di chilometri di distanza, pezzo decisamente rock con il solito Beck in primo piano. “Late home tonight” richiama l’attenzione sull’immagine positiva e avventurosa che ci viene data della vita militare (“The beauty of military life No questions, only orders and flight”) che Waters definisce un costosissimo video game. “Too much rope” affronta ancora il tema di come vengono rappresentate le tragedie in tv, rapportando i drammi al benessere e cogliendo l’occasione per tirare frecciatine agli ex compagni di viaggio (Gilmour, Mason ed Ezrin) (“And the timber wolves are getting bold You look at your companions and test the water of their friendship with your toe They significantly edge closer to the gold Each man has his price, Bob [presumibilmente Ezrin] And yours was pretty low”).
“What God wants part II” torna sul tema di Dio e della fede inserendo cori gospel e tele-evangelisti per dare ancora una volta un punto di vista “televisivo” al tutto. “What God wants part III” regala il pezzo chitarristicamente più elevato dell’intero album. L’assolo di Jeff Beck tra le due strofe è un capolavoro di come tecnica e soprattutto grande espressività in ogni singola nota possano regalare qualcosa di memorabile.
Segue “Watching TV” una ballata toccante che narra la morte di una studentessa uccisa durante gli scontri di piazza Tiananmen. Waters coglie l’occasione per inquadrare l’avvenimento nel contesto, raccontando la storia della Cina nel dopo guerra e la cacciata di Chiang Kai-shek, ritiratosi a Formosa che avrebbe poi “trasformato in una fabbrica di scarpe chiamata Taiwan”. L’attacco alla televisione trova qui i sui risvolti più amari visto che Waters definisce la protagonista “half victim, half superstar” e ci ricorda che “she’s the one in fifteen million who can help us to be free because she died on tv”.
Il pezzo seguente “Three wishes” accenna al tema dell’amore attraverso la sua faccia più triste, l'assenza della persona amata a cui Waters dimentica di ovviare quando gli si presenta il genio della lampada e lui usa i suoi tre desideri a disposizione per la pace in Libano, per finire questa canzone e per non far morire il padre in guerra. Difficile l’interpretazione, forse si tratta di una dedica ad una persona trascurata e persa mentre la sua attenzione era troppo presa dai mali del genere umano. “It’s a miracle” ironizza amaramente sulla globalizzazione e sulle potenzialità dei mezzi di comunicazione destinati al mero benessere nel mondo di oggi. L’arrangiamento è molto suggestivo ed incornicia la graffiante retorica di Waters (“the human race has civilized itself”) nel modo più azzeccato.
E siamo alla title-track, “Amused to death” che non può che essere la conclusione della tesi presentata nel disco. E dopo qualche pennellata di geniale ironia (“quant’è l’aspettativa di vita di un televisore a colori, quant’è il tempo di conservazione di una baby diva”) l’analisi svolta dagli “antropologi alieni” porta all’unica possibile conclusione: questa specie è vittima del eccessivo benessere che essa stessa si è costruita, si è “divertita fino alla morte”.

Che dire? Un disco secondo me geniale nei testi e bello nella musica, grazie anche ai contributi del citato Jeff Beck, di Andy Fairweather Low, di Jeff Porcaro e altri. Con registrazione e suoni impeccabili, il disco è stato sicuramente sottovalutato non tanto dalla critica quanto dal mercato, forse a causa della mancata speculazione da parte della CBS sul fatto che Waters è un ex- Pink Floyd, nome ovviamente in grado di scatenare le masse. Buon per chi non l’ha mai sentito e ha voglia di farlo, visto che adesso il cd si trova tranquillamente a 10 euro.

CD Roger Waters - Amused To Death
Su iBS a 10,90 euro

concerti roger waters
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