Stratocaster Eric Johnson Signature, firma di classe!
Ogni volta che dai laboratori Fender viene sfornato un modello signature, subito le acque del mondo chitarristico si agitano per capire se la nuova arrivata sarà una Stratocaster con appiccicata una firma da mille euro, oppure uno strumento di classe degno del prezzo che porta attaccato al cartellino.
Non serve però arrampicarsi sugli specchi per capire che quella che abbiamo tra le mani è un vero gioiellino, non fosse altro per l'importante firma che porta. Esteticamente non sembra discostarsi molto da una normale Stratocaster, giusto un'incisione sulla placca del manico, ma ogni dettaglio è studiato per soddisfare Eric Johnson e i suoi fan. Per i materiali niente di innovativo, manico in un unico blocco d'acero quartersawn con finitura trasparente, la verniciatura del corpo però è un sottilissimo strato alla nitro, l'ideale per non imbrigliare sotto una pesante coltre di colore i due pezzi di ontano di cui è fatto.

Nonostante in casa Fender abbiano deciso di non adottare una finitura relic, molti sono i dettagli che rendono questo strumento invecchiato, a partire dalle meccaniche staggered, che non necessitano di alberini abbassa corde, al ponte a sei viti, passando per il battipenna '57 style e i pick up color crema. Proprio quest'ultimi sono quanto mai degni di nota. Tre single coil studiati appositamente per soddisfare i palati più fini, proprio come quello di Eric Johnson stesso. Nonostante il classico ronzio dovuto alla bobina singola garantiscono in ognuna delle cinque posizioni un suono pulito rotondo e corposo, con una definizione estrema a ogni frequenza. Più scuro, ma non troppo quello al manico, proprio come serve, tagliente e aggressivo quello al ponte. Vero è che gran parte del suono è dato dalle mani e dal cervello del chitarrista, ma questi tre magneti sono un ottimo punto di partenza per ricreare il distorto corposo molto utilizzato da mr. Johnson, mai zanzaroso e ricco di sustain, che permette di snocciolare complicate melodie senza rischiare di creare un inutile impasto.

Oltre al suono decisamente di classe questa Stratocaster è dotata di una comodità estrema, sembra subito di averla suonata per anni visto la facilità con la quale si possono eseguire i bending, ogni cosa è al posto giusto e grazie al manico con un sottile profilo a V anche dopo parecchio tempo la mano sinistra non si stanca. Resta un ultima cosa da descrivere prima di sentirla suonare: le due classiche manopole del tono hanno un wiring differente da quello delle normali Stratocaster, una delle due infatti agisce direttamente sul pick up al ponte, che altrimenti non sarebbe controllabile in alcun modo, modifica che molti eseguono sulle loro chitarre, ma che qui è già presente di serie.