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Warm up on tour con Stef Burns
Warm up on tour con Stef Burns
di [user #17404] - pubblicato il

Che la si odi o la si ami, la musica di Vasco è stata lo scenario nel quale la chitarra rock ha potuto ruggire ed esprimersi nella maniera più selvaggia e disinibita in Italia. Da oramai tantissimi anni, il ruolo di prima chitarra di Vasco è affidato a Stef Burns, chitarrista eccezionale, già noto per i suoi trascorsi con Alice Cooper. Siamo orgogliosi di dargli il benvenuto nella didattica di Accordo.
Ci mostri quali sono gli esercizi che compongono la tua routine di studio e pratica sulla chitarra quando sei in tour?
Generalmente, quando sono in tour, piuttosto che studiare o dedicarmi a esercizi veri e proprio tendo a lavorare sulle cose che poi mi troverò a suonare la sera durante lo show: le ripasso e cerco di ottimizzarle. Per esempio ripeto e provo gli assolo che devo eseguire al concerto e ci lavoro su. Vedo se suonandoli durante il giorno, mi viene qualche nuova idea da provare poi la sera on stage. Oppure, capita che se la sera prima durante il concerto combino un pasticcio o faccio un errore, il giorno dopo mi concentro proprio su quello, cercando di capire che è successo così lo riprovo e tiro a lucido la parte incriminata.


Dal punto di vista più meccanico ci saranno però delle cose specifiche che suonerai per scaldare e tenere allenate le mani?
Assolutamente sì. C’è per esempio una cosa molto semplice che faccio esclusivamente per far lavorare i muscoli. Si tratta di suonare delle note con il bending e di tenerle ferme, intonate. Non solo è un buon lavoro per curare l’intonazione e tenere sempre allenata la tecnica del bending ma aiuta la mano a scaldarsi e i muscoli a sciogliersi. Magari ci aggiungo un leggero vibrato.



Nell’esempio, facendo riferimento a un tradizionale box pentatonico di Am, proponiamo le più classiche posizioni di bending per fare pratico con l’esercizio proposto da Burns.

Oppure suono delle cose più meccaniche, che contribuiscano alla coordinazione delle due mani. Si tratta veramente di cose esclusivamente legate al riscaldamento, nulla di specifico se non far scaldare i muscoli e le mani. 


Osserviamo però al microscopio i pattern suonati da Burn e che vi proponiamo separatamente. Si tratta di un pattern costruito su una veloce sequenza di tre gruppi da quattro sedicesimi. Trascrivendolo in tre quarti ve lo proponiamo come un vero e proprio lick ritornellato. Attenzione alla pennata che è ben più insidiosa di quanto possa apparire e prevedere una certa attenzione e coordinazione. Sulla corda di B, Burns plettra esclusivamente la prima nota affidando a un legato deciso l’esecuzione delle altre tre. Viceversa, per dare più incisività ritmica e attacco, sulla corda di E attacca sempre con due pennate alternate seguite da due legati. I primi due pattern sono costruiti esclusivamente sulle note della pentatonica di Am (A, C, D, E, G). Il primo omette la nota D e le restanti quattro note E, G, A, C sono le stesse di un arpeggio di Am7 suonato con il E al basso. Potrebbe pertanto essere interessante pensarlo piuttosto che come una semplice svisata pentatonica come un arpeggio. Nel pattern successivo Burns opera un impegnativo lavoro di stretching con la mano sinistra e con il mignolo prende il D al decimo tasto. Sono ancora esclusivamente tutte note pentatoniche quelle impiegate. Con questa modifica il nostro arpeggio di Am7 di partenza si trasforma in un A7sus4. Vista la mancanza della terza, funzionerà alla grande per improvvisare tanto su un Am7 che su un A7. 


Il pattern successivo ci conferma che la nostra interpretazione di questi esercizi come arpeggi deve essere piuttosto corretta. Partendo dalla figura iniziale del Am7, Stef alza la settima minore G a G# e la terza minore C a C# e di fatto costruisce un arpeggio di Amaj7. Suonato in questa maniera ricorda da vicino certi fraseggi alla Steve Vai.


 Nell’ultimo passaggio Burns ripropone l’arpeggio di partenza di min7 eseguendolo un semitono avanti. Abbiamo così un Bbm7 con il F al basso. 

lezioni stef burns
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