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Alcatrazz, il fortunato flop di Steve Vai
Alcatrazz, il fortunato flop di Steve Vai
di [user #17404] - pubblicato il

Non è da tutti entrare in una band per sostituire Yngwie Malmsteen e suonare così bene da convincere l'etichetta discografica a licenziare tutto il resto della band per investire invece nel vostro disco solista. Eppure, c'è anche questo nella storia di Steve Vai. Oggi ascoltiamo "Disturbing The Peace" album nato dalla breve permanenza di Vai negli Alcatrazz.
La collaborazione di Steve Vai con gli Alcatrazz, circoscritta al solo disco Disturbing The Peace, viene ricordata principalmente perché in questa band militava Yngwie Malmsteen, chitarrista allora molto più conosciuto e popolare di Vai. La leggenda racconta che nel primo show nel quale la band si esibì con Vai, il pubblico sommerse il gruppo di fischi invocando il virtuoso svedese. Bastarono però un paio di pezzi perché Vai riempisse la bocca di sabbia a tutta l’audience e s’imponesse come nuovo guitar hero. 
Nel 1985 Steve Vai decise di entrare negli Alcatrazz dopo un tentativo fallimentare di suonare dal vivo il materiale del suo disco solista Flex-Able. Nonostante la band allestita fosse eccellente, i costi di mantenimento e promozione dell’operazione, totalmente a suo carico, lo fecero desistere e motivarono a trovare un ingaggio.
Vai dichiarò di accettare la proposta degli Alcatrazz non tanto perché conquistato dalla loro musica, che anzi non apprezzava, quanto perché attirato dalla grande attenzione che gravitava attorno a Malmsteen. Attenzione che avrebbe potuto proiettare su stesso.
Gli Alcatrazz erano una discreta heavy metal band, che si confondeva tra i tanti altri gruppi del genere come Ratt, Quiet Riot in voga negli anni ’80. Vai entrò nel progetto e ne assunse immediatamente le redini artistiche scrivendo e arrangiando il novanta percento del nuovo disco.

Alcatrazz, il fortunato flop di Steve Vai

 L’apporto di Vai portò una freschezza e una complessità notevole al suono del gruppo: delle chitarre magnifiche e buoni pezzi per valorizzare la voce superba  del cantante Graham Bonet. Ma la nuova veste, artisticamente davvero interessante e ricercata, finì per discostarsi troppo dal suono del metal del periodo.
La produzione dell’album nacque sotto una luce sfortunata. 
L’etichetta discografica affidò la produzione del disco a una vecchia volpe come Eddie Kramer (Jimi Hendrix, Led Zeppelin, Kiss…) e questo mise in difficoltà Vai che avendo scritto e arrangiato tutto l’album era motivato a lavorare totalmente da solo, inseguendo la sua visione. Vai rimproverava a Kramer un sound troppo da vecchia scuola e una scarsa disponibilità ad assecondare la sue idee. Il chitarrista partecipò attivamente alla produzione del disco, seguendo e gestendo anche le registrazioni degli altri musicisti ma non riescì a interagire con il produttore. Vai arrivò addirittura a lavorare di notte alle registrazioni per poter agire indisturbato. Il mix finale di Kramer lasciò letteralmente atterrito Vai.
L’album non piacque nemmeno alla casa discografica Capitol che assistette a uno show case promozionale della band e decise di non investire nella maniera adeguata alla promozione del lavoro. La Capitol restò però stregata dalla chitarra di Steve Vai, a cui propose un contratto discografico per realizzare un disco solista che diventerà il leggendario Passion And Warfare
Nonostante quella di Disturbing The Peace sia una storia parecchio sfortunata, culminata in un flop discografico colossale, l’album resta un lavoro pregevole che brilla non solo per il respiro più pop e celebrale di tanti dischi metal del periodo ma - ovviamente - soprattutto per le chitarre incredibili di Steve Vai. A tutti gli effetti questo è un disco solista di Steve Vai, con tutti quegli elementi orchestrali, epici e ironici assieme, che caratterizzeranno i suoi lavori successivi, Sex And Religion su tutti. Rispetto a Flex-Able, in un solo anno, il linguaggio solistico di Vai appare evoluto in maniera impressionante. In questo lavoro compaiono tutti quei chop, tapping e sweep su tutti, che saranno veri trademark del solismo anni’80 e di cui Vai sarà pioniere e maestro.
In particolare, negli assolo Vai gioca tantissimo con le armonizzazioni, estremizzando quanto iniziato su Flex-able e pitturando con tinte aliene le sue fughe solistiche che diventano inestricabili.
L’assolo di "Mercy" è semplicemente devastante ed una spremuta del meglio si possa immaginare uscire dalla chitarra di Vai: leva, armonici, timing folle, armonizzazioni, tapping. 
Vera ciliegina della torta, resta il singolo "God Blessed Video" non tanto per il contenuto musicale (una gradevole pop metal song, con un eccentrico riff in tapping e un video simpatico) ma per la storia: in perfetta sintonia con la iella che caratterizzò questo disco, venne boicottata dalle radio che non la vollerò trasmettere per via del titolo - a detta loro anti-radio - e snobbata dalle televisioni per via del testo.

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