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Gibson L5 CES Scotty Moore. O no?
di [user #116] - pubblicato il

"Vieni da me: ti devo parlare." Conosco il copione; quando Max esordisce così al telefono, sono guai. Max Panconi, eclettico chitarrista che da più di 10 anni ormai rappresenta una delle realtà più versatili del panorama musicale nazionale, patito di rockabilly ma affermato altresì per performances rock,beat,blues e swing, nonchè appassionato di vintage e di mastodontici piatti di fettucine ai funghi, è un po' croce e delizia della mia attività di liutaio: apprezza molto il mio lavoro e le mie capacità, e non manca di decantarle in giro. Per contro lavorare per lui è talvolta veramente angosciante. L'angoscia questa volta ha le sembianze iniziali di una L5 Wes Montgomery due toni Signature Series, bellissimo legno da Jazz con caratteristiche sonore (e relativo prezzo di listino) da aggressione alle coronarie. Anche questa volta il possesso del prestigioso grimaldello a 6 corde ha origine da un proficuo baratto. "Bella, vero?" Beh, sì bella lo è davvero... Il vero chitarrone, come piace a Max chiamare i legni con cassa superiore ai 3 pollici di spessore. Bella. Ma che c'entro io, che lavoro principalmente sulle solid body bullonate? La risposta è su alcuni libri che Max mi mette sotto gli occhi: il soggetto è sempre lo stesso; un chitarrone Gibson natural blonde tra gli artigli di Scotty Moore.

L5_sverni.jpgGibson L5 CES Alnico V 1955-6. E' questo l'obbiettivo di Max. E' un legno da 12.000 dollari, mi fa. Tu puoi farla uguale per molto meno. E per facilitarti il compito mi sono procurato lo strumento che più si avvicina esteticamente, contento? La faccia con cui mi dice questo ve la lascio immaginare. Così come è assolutamente indescrivibile il mio sbigottimento. Ma questa è una chitarra che vale un mucchio di soldi! E' una Signature! Non è il brutto anatroccolo che faccio diventare un cigno! Fiato sprecato; Max l'ha presa apposta, quella chitarra, per farsela sbuzzare da me....

E i pickups? Questa ha un PAF: quella due Alnico V ad espansioni rettangolari....Con la stessa faccia di prima mi confessa che una coppia di quei magneti, originali del '57, sono già in viaggio dall'Alaska, per la modica cifra di USD 700, solo parzialmente conguagliati da una coppia di Filtertron '58. Non contento, mi cava da un cassetto la basetta in faggio del pickup al ponte, pronta per essere verniciata. "Per le manopole e i potenziometri ho già contattato un tale su Ebay....". Sono attonito. Raccolgo le forze per trovare il modo di dire "ma cosa ti fa pensare che io sia capace di fare una cosa del genere, e soprattutto, NE ABBIA LA VOGLIA?".

L5_cavities.jpgLa mia odiosincrasia verso le set-neck risale ad alcuni anni fa, quando un amico si prostituì per farsi riverniciare la sua Les Paul: ancora non sono sicuro se i tre pellegrinaggi in Vaticano a seguito delle eresie che ne derivarono sono valsi perlomeno ad una permanenza in purgatorio. Ma Max sapeva che non mi sarei rifiutato, alla fine.....si sa vendere, il ragazzo.....Il punto è che lo avverto che ci vorrà tempo: siamo anche in inverno, e non è il massimo per verniciare...Ma lui mi tranquillizza dicendomi che non c'è fretta. Conosco troppo bene il soggetto: mi dice così ma poi,una volta iniziato, non sta più nella pelle dal desiderio di cimentarsi col nuovo giocattolo, e qui comincia l'angoscia a cui mi riferivo prima.

E così, accompagnata da un'abbondante documentazione fotografica della CES, un giorno di novembre la L5 entra in officina. Il primo impatto, dopo averla smontata tutta, è con la verniciatura: secondo gli annuari Gibson, l'86 è stato l'ultimo anno in cui a Kalamazoo si sono usate le resine cellulosiche per le finiture. Questo legno è del '93 pertanto la finitura è sicuramente poliuretanica. La cosa non mi rende felice perchè, anche se la quantità di crosta da esportare è notevolmente inferiore a quella presente su una solid body, qui c'è il binding: e non solo attorno alla tastiera,paletta e contorni fasce front&back, ma addirittura nei contorni interni delle "F". Per togliere il poliuretano è necessaria comunque una ripetuta applicazione di ingenti quantità di sverniciatore, con il risultato di corrodere spesso irreparabilmente la plastica delle fregiature. L'unica soluzione prospettabile sarebbe la mascheratura del binding: lavoro immane che lascio a quando da legno devo verniciare colore solido....qui devo fare praticamente l'esatto opposto..Ed in ogni caso non è sempre possibile neppure applicarsi in questo senso. Decido pertanto di sverniciare la chitarra rispettandone attentamente le sezioni, evitando così di caricare troppo i contorni con la mortale sostanza.....

L'asportazione della vernice dietro il manico evidenzia la placca di fibra posizionata dietro la paletta e la necessità di aggiustarne i contorni nella "punta" che indica il centro della sezione del manico; infatti, essendo in origine sunburst e quindi con tale zona verniciata di scuro, l'applicazione non era stata eccessivamente curata. Max poi se ne viene fuori mostrandomi una foto dal dietro di un esemplare di CES che raffigura il manico separato da un filetto di noce dal tacco alla punta dell'headstock back: "la voglio così: magari anche solo una cosa cosmetica...che so...dipinto!".

Quando fa così lo strozzerei. Mi calmo e, ricordandogli che le chitarre le suona (e bene!)lui, ma il lavoro di sbuzzatore é compito mio, gli faccio presente che: negli originali il filetto, o anche i due filetti, è presente logicamente solo nei manici composti da più sezioni di acero incollate longitudinalmente, mentre questa ha il manico in un unico pezzo. La soluzione "cosmetica",come la chiama lui, è improponibile in quanto il manico è soggetto ad usura e pertanto alla lunga verrebbe da questa condizionata..."E' vero..." mi fa. Bravo ragazzo; dai retta a me vedrai che vivrai più a lungo! Non essendo ancora chiaro se Max intendesse mantenere le meccaniche originali oppure sostituirle, nel dubbio provvedo a suturare tutti i fori si ancoraggio dietro la paletta.

L5_2.jpgVelocemente quindi la fase di lucidatura, quindi il montaggio della circuitazione e dell'hardware. Max aveva intanto provveduto a far cancellare la scritta Wes Montgomery dalla placca sul ponte, sostituendola con Max Panconi (?). Il preziosissimo battipenna in celluloide viene fresato su di un bordo per accogliere il perimetro del pickup aggiunto. Le fasi di ultimazione sono frenetiche e vissute con la costante scocciatura rappresentata dal padrone che ormai vive on-line con il sottoscritto ogni momento della giornata, pronto a lamentarsi e a minacciare ritorsioni anche se passo troppo tempo in bagno.

"Domani vieni a prenderti questo armadio, sennò lo metto al cassonetto dei rifiuti ingombranti" Domani? Sono le 2 di mattina del 26 maggio quando finalmente, con mio profondo sollievo e con il tripudio di Max, la L5 se ne esce dal sacro suolo di casa mia. La resa sonora? Max ha voluto un legno di prima qualità e materiale originale dell'epoca per la circuitazione (addirittura ha speso $ 16 per una coppia di condensatori 0.22 MFD 600 Mah Sprague "black beauty"...): lo strumento suona veramente alla grande, soprattutto tenendo conto che si tratta comunque di una semiacustica, con tutte le questioni,soprattutto di feedback, che questa sua natura implica. Sarebbe veramente interessante poterla confrontare con una originale......

E' stata una grande esperienza, anche se vissuta con molto stress. Max è soddisfattissimo del risultato e adesso può finalmente fregiarsi del legno del chitarrista di Elvis. Io invece mi riposo.

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