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Scott Mishoe: meteora shred che influenzò Govan
Scott Mishoe: meteora shred che influenzò Govan
di [user #116] - pubblicato il

Incontriamo Scott Mishoe, fenomeno dello shred anni '90 e pioniere delle tecniche di slap applicato alla chitarra. Dopo anni di silenzio, oggi Scott sta tornando a far parlare di se: ha rispolverato la sua discografia, sta presentando alcuni nuovi metodi didattici e sfoggia un endorsment - appena conquistato - con l'italianissima MOV guitars.
Scott Mishoe è un chitarrista che a metà degli anni novanta realizzò "Omnidirectional" disco divenuto una pietra miliare nella nicchia della chitarra shred . Un album che era una sintesi esasperata di tutto ciò che fino ad allora era stato fatto in ambito shred ma che, in qualche modo, sanciva il canto del cigno della chitarra strumentale più estrema. Il trend musicale oramai girava verso lidi totalmente differenti: il grunge aveva spazzato via le acrobazie di chitarra e non c’era più interesse per certe follie strumentali. Mishoe  finì per essere una meteora ricordata da pochissimi, fino a quando - negli ultimi anni -  mostri sacri della chitarra moderna come Guthrie Govan o Chris Broderick hanno iniziato a menzionarlo nelle interviste  come  loro fonte di ispirazione.  Oggi Scott ha ripreso a essere particolarmente presente nella comunità chitarristica rispolverando la sua discografia, presentando alcuni nuovi metodi didattici e sfoggiando un nuovo italianissimo endorsment con la MOV guitars. L’abbiamo raggiunto per fare quattro chiacchiere.

Il tuo disco "Omnidirectional" resta uno degli album più estremi nella storia della chitarra shred. Raccontaci la tua storia musicale e come è nato questo lavoro.
La mia storia musicale inizia quando avevo all’incirca sette anni e mio fratello maggiore Keith, che era un ottimo chitarrista, iniziò a farmi intrippare per la chitarra. Da lì a poco, l’altro mio fratello Keith mi portò a vedere il mio primo concerto; guarda caso, era Van Halen che suonava live all’Hampton Coliseum in Virginia. Erano gli anni in cui Van Halen era all’apice della popolarità e io lo adoravo: volevo suonare così. Conoscevo i suoi dischi ed “Eruption”, lo strumentale contenuto nel primo disco mi aveva letteralmente steso. Così quando glie la vidi suonare dal vivo, durante il suo assolo, capì che volevo diventare un chitarrista professionista, che quella era la mia strada. Ho iniziato a esercitarmi anche per 8, 10 ore al giorno e facevo andare il mangiacassette a velocità dimezzata per imparare gli assolo nota per nota. Ovviamente “Eruption” fu il primo brano che imparai a menadito!
Quindi, sempre grazie a mio fratello, scoprì altri tre chitarristi che mi folgorarono: Yngwie Malmesteen, Jason Becker e Allan Holdsworth che, tutt’ora, è in cima alla mia lista!
Nonostante la giovanissima età, ascoltare e studiare questi tre chitarristi mi spronò a lavorare su uno stile chitarristico che volevo fosse unico e distintivo. Tutto quel duro lavoro fu premiato perché riuscì con i miei primi demo a catturare l’attenzione di Mike Varney, discografico allora popolarissimo perché aveva scoperto talenti come Paul Gilbert, Yngwie Malmsteen, Jason Becker…la sua etichetta era quella dei dischi shred che tra gli anni ’80 e ’90 avrebbe sconvolto il mondo della chitarra: MacAlpine, Kotzen, Becker, Racer X…


Prima Varney parlò di me nella rubrica che gestiva su Guitar Player,
quindi mi inserì in una compilation chiamata “Ominous Guitarist From The Unknown.” Avevo 18 anni e comparire in quel cd rappresentò un punto di svolta nella mia carriera. Ottenni un endorsment dalla Fender che mi piazzo in mano una HM Strat e iniziai a collaborare con un bassista bravissimo, Ray Riendeau. 
Insieme a Ray iniziammo a scrivere un sacco di musica e a provare come pazzi. Una nostra canzone “Mal-funk-shen” colpì l’attenzione di Mark Varney, fratello di Mike. Anche Mike era nel mondo della discografia chitarristica shred, ma con un’etichetta più ammiccante alla fusion la Legato Records che sfornava dischi di gente come Brett Garsed, Frank Gambale, Shawn Lane. Con loro firmammo il contratto per quello che sarebbe diventato il mio primo disco “Omnidirectional” uscito nel 1995 e del quale sono davvero orgoglioso. Io e Ray ci abbiamo messo tutta la nostra passione ed energia e a distanza di vent’anni so che resta un riferimento per molti chitarristi.
Successivamente io e Ray abbiamo continuato a lavorare assieme realizzando un altro album “Chronic insomniac” che rivelava mia anima più rockettara. 


Poi però, sei letteralmente scomparso dalle scene. Che è successo?
Sì, è vero. Da un certo punto in poi le cose sono drasticamente cambiate nel mondo della musica strumentale per chitarra e del business che ci gravitava attorno. Non ti confesso che ho iniziato a sentirmi frustrato e ho preferito defilarmi pur continuando a lavorare davvero sodo sulla mia musica. Alla fine sono arrivato alla decisione di diventare un artista totalmente indipendente che produce, promuove e vende da solo la sua musica.

Tutti ti identificano con la tecnica dello slap applicata alla chitarra. Lo stesso Govan ti menziona come sua fonte di studio e ispirazione. Ci racconti come l'hai sviluppata?
Ho sempre amato la tecnica dello slap. Sono amico di bassisti eccezionali, come Victor Wooten, Reggie Wooten e Ray Riendeau e adoro guardarli e starli a sentire mentre suonano e sperimentano con quella tecnica. Così ho deciso di provare a sperimentare quella tecnica sulla chitarra, inizialmente chiedendo qualche dritta ai bassisti, studiando sui video. Dopo un po’, ho deciso di spingermi oltre la semplice trasposizione di idee bassisti sulla chitarra e di iniziare a cercare un approccio unico, distintivo. Allora ho iniziato a scrivermi dei miei giri, dei groove, investendo ore di pratica perché suonassero rotondi, morbidi e fluidi.Mi piaceva investire sullo slap perché sentivo che era qualcosa di realmente nuovo che stavo sviluppando sulla chitarra. La mia ambizione più grande è sempre stata quella di essere il più originale possibile sul mio strumento di avere una voce autenticamente mia, distinta. Di suonare davvero come nessun altro. E lo slap mi sembrava la giusta via.
Credo davvero di essere stato tra i primi, se non il primo assoluto a suonare con questo approccio e sono profondamente grato a Guthrie Govan di menzionarmi sempre come suo riferimento per questa tecnica.

Un paio di consigli per chi vuole cimentarsi nello studio delle cose pazzesche che suoni...
Due semplici quanto importantissimi consigli. Non partite subito a mille: quando imbracciate la chitarra e iniziate la vostra routine quotidiana di pratica, partite lentamente. Lavorate su un po’ di esercizi a velocità dimezzata e piano, piano alzate il metronomo.
L’altro consiglio è quello di prendervi delle piccole pause da 10, 15 minuti soprattutto quando preventivate delle sessioni di studio che possono durare molte ore. Cercate di non esagerare mai nell’affaticare i vostri muscoli!


Segui la musica strumentale chitarristica?
Certo, seguo la musica strumentale. Ci sono un sacco di ottimi chitarristi in circolazione.
Tra quelli che recentemente ascolto più volentieri c’è proprio Guthrie Govan, fenomenale. E’ un genio. Poi adoro ascoltare i sassofonisti e i pianisti.
Coltrane resta un riferimento assoluto per me: resto ogni volta estasiato per quanto bene Coltrane suoni attraverso i cambi di accordo nelle sue improvvisazioni. Ascolto molta musica classica, mi piacciono i violinisti. Hilary Hahn per esepio è una violinista allucinante! Poi, guia se non nominassi Shawn Lane che è un vero genio e che ho sempre amato. Ascolto moltissima musica: tenere la propria mente aperta su più generi musicali possibili è una delle maniere più efficaci per creare uno stile originale. 

Suoni delle chitarre artigianali fatte in italia, le MOV. Come le hai scoperte?
Ho scoperto le chitarre Mov tramite alcuni video di Fabrizio Leo.
Lui è un chitarrista bravissimo e oltre alla sua perizia sono rimasto colpito dalla qualità del suono. Così ho iniziato a interessarmi alle chitarre che suonava e ho scoperto le chitarre Mov. 
Ho contattato il loro costruttore Marco e ho scoperto una gran persona: lavoratore infaticabile che si fa in quattro per costruire le migliori chitarre possibili. Sono estremamente soddisfatto della SP 24 Viola Model uno strumento versatile, di livello altissimo che t aiuta a dare il massimo! Sono fortunato e onorato di suonare ed essere endorser di una chitarra del genere!

A cosa stai lavorando al momento?
Mi sto dedicando molto alla didattica. Accetto allievi su skype e ho appena realizzato dei metodi sul tapping in cui insegno i miei migliori chops. Chiunque voglia avere qualche informazione a riguardo può scrivermi direttamente a scottymishoe@gmail.com.


scott mishoe
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