Da ragazzo di bottega a volto di Ovation: Bill Kaman si racconta
In occasione del ritorno della produzione americana di Ovation e di una prossima nuova anche in Italia, abbiamo intervistato Bill Kaman, figlio del fondatore e manager dell'azienda negli anni del massimo splendore. Ecco in diretta dal protagonista un po' di storia, delle belle foto inedite e le sue considerazioni sul futuro del marchio.
Nonostante il grande agio in cui ha vissuto (Ovation era un hobby per suo padre, che in realtà costruiva elicotteri), Bill è sempre stato una persona cortese e misurata. Appassionato fin da ragazzo di strumenti e musica, entrato in azienda nel 1967, cominciò dal basso, spazzando i pavimenti. Ci rimase per 35 anni, contribuendo a costruire la leggenda delle "roundback", che - soprattutto nel periodo 1975-1990 - spopolarono sui palchi di tutto il mondo grazie all'impareggiabile sistema di amplificazione e alla straordinaria suonabilità.

Forse non è un caso se l'inizio del declino Ovation è contemporaneo alla sua uscita di scena nel 2002: Fu allora che il management della Kaman Corporation cominciò a guardare con un po' di fastidio al "president's toy" che nulla aveva a che fare con il core business dell'azienda. La storia recente è nota: la cessione a FMI (Fender Musical Instruments) nel 2008, il disinteresse, la chiusura della storica fabbrica di New Harford nel 2014 e finalmente - notizia di pochi mesi fa - l'acquisizione da parte di DW Drums, che pare intenzionata a un rilancio in grande stile del marchio.
Dopo il 2001 Bill Kaman ha continuato a gestire i suoi interessi petroliferi, poi ha venduto tutto e si è ritirato in un grande ranch nel Texas, concentrandosi su ciò che ama di più: la musica. Ha studiato chitarra e canto, fino a diventare un performer di eccellente livello. È fresco di stampa il suo nuovo CD prodotto dal grande Matt Smith, che nel disco suona anche basso e steel guitar.
Bill Kaman: Ho cominciato a 15 anni spazzando i pavimenti, perché non avevo l'età per essere assunto. Poi ho cominciato a carteggiare manici e top a mano, a incollare le catene e via via. Questo accadeva nel 1967. Con gli anni ho lavorato in tutti i dipartimenti, ma non mi sono occupato dei nuovi modelli fino a fine anni '70.
AB: Le immagini pubblicitarie della Collectors Series, a partire dal 1982, in cui - solo o con famosi artisti - mostri le magnifiche Ovation in edizione limitata sono ancora oggi oggetto di culto non solo tra i fan Ovation. I tuoi stivali western attiravano l'attenzione, quella pubblicità funzionava. Di chi fu l'idea?
BK: Il marketing decise di spingere sul tema del collezionismo, quindi diedero l'idea di questa serie. Ho sviluppato io la maggior parte dei modelli, perché ero a capo del settore Ricerca e Sviluppo all'epoca. Ho sempre amato gli stivali western, quindi quello divenne un filo conduttore di quella campagna. E ovviamente, visto che ogni anno c'era un nuovo modello, avevo bisogno anche di un nuovo paio di stivali!
AB: Anche se hai lasciato Ovation da tempo, sei un appassionato chitarrista e ancora mostri un forte attaccamento all'azienda fondata da tuo padre Charlie. Come ti sei sentito quando hai appreso che FMI avrebbe chiuso l'impianto di New Hartford, CT e che la produzione USA sarebbe cessata?
BK: Ho lasciato l'azienda nel 2002 e negli anni successivi ho venduto i miei altri interessi nel settore petrolifero. A quel punto ho potuto concentrarmi sullo studio di chitarra e canto e su come esibirmi in pubblico. Pur avendo vari strumenti, tra cui Collings e Takamine, uso ancora parecchio anche le mie Ovation. Come mi sono sentito quando ho saputo che FMI avrebbe chiuso New hartford? Non posso dirlo, non potresti pubblicarlo.

AB: Con l'acquisizione del marchio Ovation da parte di DW riapre la gloriosa fabbrica di New Hartford e tornano le Ovation made in USA. Ritieni realistico ipotizzare un successo di questa produzione, nonostante la crisi mondiale e la concorrenza orientale?
BK: Se DW farà le cose giuste ritengo che possa ottenere ottimi risultati. Il trucco è non osare troppo, non andare troppo veloce e neppure troppo piano. Bisogna fare i modelli adatti a avere i giusti endorser. Poi sarà importante anche essere nei negozi migliori e organizzare una buona distribuzione all'estero. Sostanzialmente fare le cose bene, con attenzione e senza errori, come in qualunque business.
AB: Se tu dirigessi ancora Ovation che indirizzo prenderesti? Punteresti design e materiali radicalmente nuovi, oppure ti concentreresti nell'evoluzione più tradizionale dei modelli classici o al contrario punteresti su riedizioni fedeli delle chitarre storiche di maggior successo?
BK: Per prima cosa assumerei qualcuno che conosce i gusti di oggi e sa prevedere quelli di domani. Sono troppo vecchio per quello (Dio, l'ho detto davvero?!?!). Ma è vero, c'è bisogno di essere in contatto diretto con il mondo della musica per avere le idee chiare su come muoversi. Io lo ero allora, ma non lo sono più oggi e non tener conto di questo significa andare incontro a un sicuro insuccesso. Per rispondere alla domanda, penso che dovrebbero esserci alcuni modelli con la classica buca tonda, alcune Elite e alcune Adamas. Forse alcune acustiche non amplificate, ma non mi avventurerei sulle solid body, quel mondo chiede solo Stratocaster, Telecaster, Les Paul e 335, ma di quelle ce n'è già per tutti i gusti, in tutte le possibili configurazioni.
AB: Per concludere: secondo te qual'è la miglior Ovation costruita?
BK: La miglior Ovation di sempre? La mia 1984 Collectors prototipo! O forse le prime 34 Adamas slothead o le prime Elite 1537 con binding in legno.
AB: Grazie Bill e buona fortuna con la tua musica!
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